Ninna nanna malfamata 

Serie: Cinquanta Racconti


Non so come ci sono finito, ma sono qui, in soggiorno, con i gemelli in braccio, e ho un libro di Bukowski aperto sulle ginocchia. Sì, Charles Bukowski. L’ho preso dallo scaffale per caso, cercando un libro che potesse tenermi sveglio durante quella che sembra essere l’ennesima notte infinita di pianti e pannolini. E ora, eccomi qui, a leggere uno dei poeti più crudi e disillusi del secolo scorso a due neonati che hanno deciso che dormire è un’opzione, non un obbligo.

Leila mi guarda dalla cucina con quello sguardo che ho imparato a decifrare: «Cosa diavolo stai facendo?»

«Provo qualcosa di nuova» rispondo, sperando che la mia voce non tradisca l’aria di disperazione che mi accompagna ormai da settimane. «Forse un po’ di Bukowski li calmerà.»

E così inizio a leggere.

«La solitudine è una cosa che ti mangia vivo. Ma io la preferisco alla follia del mondo.»

I gemelli sono lì, avvolti nelle coperte, con gli occhi spalancati come se stessero aspettando chissà quale favola della buonanotte. Solo che, invece di sentire storie di principesse e draghi, si ritrovano con Bukowski che parla di bar, donne perdute e scommesse. Non esattamente il materiale che trovi nei libri per bambini, ecco.

Continuo a leggere, perché ormai non posso più fermarmi. Bukowski ha un modo di raccontare la vita che, a ben vedere, non è poi così diverso dal caos domestico. Sì, parla di solitudine e disperazione, ma lo fa con un tono che ti fa pensare che, dopotutto, la vita è solo un grosso scherzo. E a questo punto, anche il pianto dei gemelli sembra un po’ meno tragico.

«La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga nemmeno il biglietto.»

E qui succede qualcosa di strano. Uno dei gemelli sbadiglia. Lo guardo incredulo. Forse Bukowski ha ragione, penso. Forse la vita è solo un grande spettacolo, e questi due sono i miei spettatori più silenziosi. Continuo a leggere, questa volta con un po’ più di convinzione.

«C’è un posto al sole per tutti. Ma io preferisco l’ombra.»

L’altro gemello si agita un po’, si stiracchia e poi… chiude gli occhi.

«Leila» dico con voce appena sussurrata, incredulo, «sta funzionando!»

Leila si avvicina e mi guarda come se avessi appena compiuto un miracolo. «Stai dicendo che Bukowski ha fatto addormentare i bambini?» mi chiede, ridendo sotto i baffi.

«Sì! Bukowski! L’uomo che ha scritto di sbronze epiche e risse nei bar!» rispondo, cercando di non alzare troppo la voce per non rompere l’incantesimo.

I gemelli, incredibilmente, sembrano trovare conforto nella voce monotona e disillusa del vecchio Buk. Come se le sue parole, così lontane dall’innocenza, li avessero cullati in un sonno profondo.

«La vita, amico, è una cosa strana. E quando pensi di averla capita, cambia le regole del gioco.» leggo ad alta voce, ormai convinto che Bukowski sia una sorta di mago segreto per neonati.

Leila scuote la testa, divertita. «Forse dovresti leggere Bukowski ogni sera, allora. Altro che ninnananne.»

Mi appoggio allo schienale del divano, osservando i due piccoli addormentati, e penso che, in fondo, c’è una strana ironia in tutto questo. Io, che non riesco a farli smettere di piangere con le mie canzoni improvvisate o le favole tradizionali, li vedo crollare sotto il peso delle parole di un uomo che probabilmente non avrebbe mai immaginato che i suoi racconti potessero funzionare come un tranquillante per neonati.

Mi giro verso Leila e, con un sorriso soddisfatto, dico: «Forse dovremmo scrivere un libro di Bukowski per genitori. Lo chiameremo Ninnananne da un bar malfamato.»

Leila ride, e io mi lascio andare al relax. Per ora, Bukowski ha fatto il suo dovere. E se continuerà a farli addormentare, beh, penso che potrei leggere Post Office la prossima volta. Chissà, magari tra un capitolo e l’altro impareranno qualcosa sulla vita. O almeno, ci lasceranno dormire.

Serie: Cinquanta Racconti


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Potrebbe essere quasi un esperimento. Cosa o chi possono diventare da grandi dei neonati se ogni notte leggi Bukowski o altri autori maledetti per flarli addormentare. Racconto molo piacevole, oltre che ben scritto.

  2. Il tuo racconto mi ha ricordato un vecchio film “Tre scapoli e un bebé”, dove uno degli scapoli, pur di non rinunciare a leggere il giornale, lo leggerva ad alta voce, col bamino in braccio, modulando il tono della voce per farlo addormentare.
    Mi piace il tuo stile di scrittura e prima o poi, riusciró a leggere l’intera serie. Credo sia il genere di lettura che preferisco: leggera, piacevole e distensiva.