
Non ti legge nessuno
Serie: I tormenti d’animo
- Episodio 1: L’anziana
- Episodio 2: Non ti legge nessuno
STAGIONE 1
E l’anima uscì in punta di piedi. Si sedette davanti a me e mi fissò con compassione.
«Nino, io non voglio ferirti, ma vieni a trovarmi tutti i giorni, vieni da me, mi guardi, mi fai tante domande per cosa? Non ti legge nessuno!
Vieni da me, mi strazi, mi percuoti, mi strattoni, mi costringi a parlare, a dirti del mio intimo, perché? Perché quando non c’è nessuno che ti legge!
Quando ti sento arrivare dalle mie parti, sento il cuore battere forte, col fluire del sangue, preso da chissà quale fretta e messaggero di dolore, mi lascia il tuo amore, dietro la porta. Bussa con tocchi pesanti e veloci, apro e ti vedo con le lacrime agli occhi. E tu, chiedere, volere, cercare. Perché tutto questo? Non lo capisci che non ti legge nessuno?
Lasciami in pace, tienimi nei miei meandri, nei miei segreti intimi, dove io ho ragione di esistere. Non buttarmi addosso a quel foglio bianco, tanto non ti legge nessuno, lascia stare.
Non svegliarmi dal mio sonno eterno.
Tu devi sapere che ti amo, e solo per questo alla fine, cedo, esco dal mio rifugio naturale; metto fuori a nudo il mio amore per te. Coloro le tue pagine, disegno col sangue le tue vocali, le tue parole le scrivo con dolore. Non ti sei mai accorto dei miei lamenti? Ogni tuo personaggio lascia, come una scia maleodorante di veleno, il mal di vivere.
Cosa hai chiesto ultimamente? La storia di quel giovane quasi impazzito, solo per le strade isolate, di notte, perduto tra i suoi dolori e pensieri, travolto dai suoi veleni. Tragedia!
No, Nino, lascia stare in pace queste vittime, lasciale marcire nei loro tormenti, fregatene, tira avanti. Tu, guardali, e vai via, scappa. Tanto non ti legge nessuno, non li legge nessuno, non gliene frega nulla a nessuno della loro vita, e della tua, e della mia. Come puoi aiutarli?
Tu, vieni da me, fai uscire il personaggio, lo porti al piano superiore, lo butti sotto le luci perverse della vita, lo tormenti. Mi viene da pensare che ti diverti a narrare i dolori di queste vittime. No Nino, non farlo, non ti legge nessuno, non ne vale la pena, credimi.
E mi sento svuotata, tormentata, violentata da te e da loro.
I tuoi personaggi, sono tutti qui con me. Li vedo tutti i giorni, mi passano davanti agli occhi. Caricati dai loro pesi, oscillano, come sassi in bilico, tra me e te. Il loro cammino è lento, incerto. Ad ogni angolo li vedi fermarsi, vedere attorno vie d’uscita, forse sono in cerca di te, delle tue illusioni. Si, tu offri delle illusioni, offri luce che non hai, prometti salvezza senza verità. Nino, non ti legge nessuno! Fattene una ragione.
Mi guardano, insicuri se correre fra le tue braccia o stare nascosti nel mio mondo sicuro, al riparo di altro dolore.»
«Cosa facciamo? Andiamo? È sola una passeggiata, cosa sarà mai, andiamo, proviamo, respiriamo un po’ d’aria del mondo. Noi morti a noi stessi, sepolti in sottosuoli profondi, bui e umidi, senza uscita, non meritiamo una possibilità?»
«mi arrivano queste voci. E io, Nino, Anima tua, piango di dolore.
Apro le finestre e loro volano via, come uccelli svolazzano, con la loro voglia di scoprire il mondo nuovo. Cercano risposte, cercano ristoro d’animo. Tu, Nino, tu, salvatore d’Anime, tu non hai nessun diritto di illudere queste povere larve.
«Sono sicura che tornerete a me, vi aspetto tutti, vedete, mi siedo qua, e con gli occhi fissi al cuore duro di questo scrittore, aspetto che ritorniate al sicuro da me, tanto non lo legge nessuno!» rispondo loro con rassegnazione.
E li vedo perdersi in te. Entrare nel tuo cuore.
Con le lacrime che formano il mio fiume di disperazione ne piango il loro destino. Già mi tormento al loro tormento, mi abbraccio e chiudo gli occhi.
Mi rassegno al dolore che dal cuore cadranno su quel foglio bianco, da lì grideranno le loro speranze, chiederanno aiuto. Ma a te, Nino, non ti legge nessuno, chi vuoi che le aiuti queste povere creature?
A volte non tornano, muoiono, stesi sotto la tua penna.
Come in un campo di battaglia, incespicano in pietre insanguinate, cadono, in fosse comuni, dove tutto si confonde. Entrano in labirinti misteriosi senza amore.
Potrebbero incontrare l’amore, sì, questo è vero. Ma quanti di loro? Ma non ti legge nessuno, non puoi dare nemmeno questa speranza. Sei un egoista spietato. Li prendi, li butti con la tua dura penna sotto gli occhi tuoi, li tormenti coi tuoi pensieri, li uccidi un’altra volta e un’altra volta ancora.
Nino, nessuno ti legge!»
E l’anima, alzandosi, mi entra dentro con amore.
«Non mi legge nessuno. Sì, è vero, bene. E allora? Quando arrivano da me i tuoi pezzi di dolore, cara Anima mia, li curo, semplicemente li amo. Nel teatro del mio foglio le scene si ripetono, insistentemente, con amore, sì, sì, non mi legge nessuno. I personaggi, i nostri attori, leggono il loro copione, recitano la loro parte con amore, piangendo, ridendo, gridando, bestemmiando, pregando, tutti aiutano ad aprire il sipario del loro mondo.
E poi, ti cerco e ti cercherò sempre, con insistenza, amore mio. Tu sarai la mia meta.
Esigente, sofferente, verrò a chiederti carta, penna e calamaio, in eterno.
Nessuno ci legge?
Sicuro?
Io mi leggo.»
Che introspezione audace caro Nino! I protagonisti dei racconti che scriviamo portano alla luce un po’ alla volta pezzi della nostra anima, metterli tutti, come hai fatto tu, in un dialogo/confessione è coraggioso ed ammirevole. Bravo! Ma non è vero che nessuno ti legge come non è vero che si scriva solo per essere letti. Ovviamente il riscontro fa piacere, altrimenti non saremmo qua, però scriviamo soprattutto per noi stessi, con infinite variabilità da uno all’altro. Un abbraccio
Ciao Giuseppe. E’ un palcoscenico affollato dove cerchiamo di mettere ordine in un modo o nell’altro. Si scrive sotto impulso “necessario”, una sorta di pulsione incontrollata, quindi lo facciamo per noi, infatti come hai visto ho chiuso il racconto con “Io mi leggo!”
Però, è anche vero, che le nostre emozioni hanno bisogno di essere condivise, sarebbe, se non arrivassero agli altri, come non chiuere il cerchio. Un abbracio a te
Bravo Nino, fatti un applauso. Per il coraggio di queste parole e per la crescita che comportano. Spesso sento questa frase: io scrivo solo per me stesso. Penso, e credo, non esista cavolata più grande. Scriviamo tutti per qualcosa, o per qualcuno. Essere letti è sacrosanto, equivale ad esistere. Il terrore e il dolore più grande di qualsiasi scrittore è quello che tu descrivi in questi pezzo: non essere letti. Eppure. Avresti mai scritto questo pezzo se non fossi arrivato qui, e avessi avuto ( o non avuto) lettori?
Nel bene e nel male, che ti seguano oppure no, i tuoi lettori hanno smosso questa parte di te che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco e scrivere questo pezzo. E che, sono certa, andrà avanti, senza farsi fermare dal vuoto della paura 🙂
Ciao Dea, vero che è una cavolata dire “scrivo solo per me stesso”, andrebbe sostituito con “soprattutto per me stesso” lasciando spazio a un’altra moltitudine di motivazioni. Però converrai che l’impulso di scrivere sia assecondare un bisogno interiore. Un bacio!
Ciao Giuseppe, esattamente. Grazie per la precisazione, perchè in effetti, presa dall’atto della lettura, questo importante particolare lo avevo tralasciato. Partiamo tutti da un bisogno interiore, quindi nell’atto della scrittura, ci siamo anche e prima di tutto noi stessi. Non potrebbe essere altrimenti. “Scrivo soprattutto per me stesso” direi che è l’adattamento azzeccato.
Intendevo dire che tutti, quando scriviamo, abbiamo anche bene in mente un lettore potenziale…immaginarmi di scrivere per poi mettere tutto nel cassetto e lasciarlo lì, a me proprio è un’immagine che appare inconcepibile! Un bacio a te! (vorrei mettere il cuoricino ma sono a pc e non so come si fa…)
😘
Ciao Dea, sì scriviamo per gli altri, come dicevo a Giuseppe nel precedente commento, per una condivisione del tormento che l’anima ci ha donato per le nostre pagine bianche. Una volta scritto, come dici tu, dovrebbero essere lette. Ma scriverle, come tu sai benissimo, è già un momento eccezionale, fondamentale. E comunque, la mia riflessione, il dialogo con me stesso, nasce in senso profondo e generico. Ogni artista, scrittore, pittore musicista, e tanto altro, affronta questo tipo di dialogo giorno per giorno. Se ne esce provati ma, come se svuotati di qualcosa di vitale importanza, contenti del tormento.
L’anima fa resistenza, vorrebbe tenere i personaggi con sè, ma noi non dobbiamo cederle. La paura di sè stessi occlude le creazioni. Un bacio.
Davvero bello questo tuo dialogo con l’anima in cui affiorano dubbi, incertezze; in cui vengono a galla le delusioni, la paura di non essere all’altezza, di non essere letti. In fin dei conti, questa è la nostra paura. L’anima, però, diventa lo specchio dentro il quale guardarci, esattamente come siamo. Fidarci di più di noi stessi e, finalmente, fregarcene di tutto e guardare alla nostra arte che ha solamente il desiderio di venire fuori.
Ciao Cristiana, l’anima diventa lo specchio eterno nostro dove troviamo noi stessi, veri, nudi. Il dialogo con lei è naturale e fondamentale per la nostra sopravvivenza stessa.
Un bellissimo atto di resistenza e di amore, che splende nonostante tutta la cupezza che pervade il testo. Ho visto le insicurezze, forse le stesse di tanti artisti, prendere forma e parlarmi di verità scomode e nascoste. Mi è piaciuto il modo in cui dipingi il dialogo con l’anima, sincera e spietata, vera.
Grazie, è un dialogo quotidiano e di sua natura porta con sé questo tipo di riflessioni e paure. Alla fine non bisogna cedere.
Il dialogo con l’anima è davvero geniale! Puoi dirle che non è vero: qualcuno ti legge 🙂 Bellissimo e commovente, mi è piaciuto molto!
@ariannapaju Grazie Arianna, è un dialogo incessante pieno di dubbi, incertezze, paure. Comunque dirò che Arianna ha letto 🤗😀