Elyn

Serie: Not a Hero



I corridoi sembravano essersi trasformati nei labirinti della sua mente che, senza via d’ uscita percorreva a tastoni mettendo da parte la paura per trovare il coraggio di agire, strozzare i singhiozzi che le percorrevano la gola e lottare per la sua libertà, per se stessa. Tutta la vita aveva lasciato che altri decidessero per lei, tutta la vita era stata un burattino in balia di mani maligne e, ora che aveva assaporato la libertà, aveva l’ esatta consapevolezza di ciò che realmente desiderava.

“Prego, ora gira a sinistra, ultima stanza infondo…”

Quella voce fastidiosa le tampinava le orecchie procurandole più fastidio di quanto avesse mai immaginato e smuovendole dei ricordi che sembravano assopiti all’ interno del suo cuore, per un attimo li riportò a galla ma dovette inghiottirli e strozzarli in gola perché finalmente il labirinto si era dipanato in un unico corridoio lungo e stretto con al suo apice una porta metallica.

“Percorri il corridoio fino ad arrivare alla porta, grazie…”

“Ho capito!”

Presa dall’ impeto e dall’ adrenalina, Machi, rispose ad una donna robotica ed invivibile come se, il suo strazio potesse farla tacere ma ogni pensiero, ogni stizza, ogni disagio fu rotto dall’ aprirsi meccanico di quella porta ad un passo da lei, il rumore fu sordo e stridulo come se quei meccanismi non fossero stati azionati da tempo.

“Benvenuta.”

Quella voce sembrò definitivamente spengersi all’ interno di quell’ enorme sala vuota nella quale si ritrovò la giovane ragazza, era tutto così scuro, grigio e puzzava di muffa ed escrementi di animale, nella penombra era sicura che sopra di lei si levassero ragnatele dalla dubbia provenienza, non riuscì però a vedere la fine di quel luogo, capì solo che era grande abbastanza da far circolare un freddo vento e che vi erano delle colonne maestose che lo attraversavano.

“So che non è il massimo, ma questo è quello che abbiamo”

Una donna dai lunghi capelli rossi sbucò da dietro una di esse senza che Machi la notasse, era silenziosa e leggiadra come una farfalla tanto che, i suoi passi, non provocavano alcuno scricchiolio sul pavimento fatto da griglie di ferro e cosparso da vari tipi di ciottoli e detriti.

“C’è un po’ da riordinare ma ne vale la pena non credi?”

La donna batté rapida le mani e una fioca luce illuminò l’ androne mostrando tutta la sua lurida sporcizia depositatasi l’ da decenni, ma grazie a quella fioca luce la rossa si mostrò completamente in tutta la sua leggiadra bellezza, era alta e slanciata ma allo stesso tempo aveva un qualcosa di goffo, portava enormi scarponi neri e una fascia del medesimo colore che le teneva indietro i capelli mostrando i suoi occhi di un colore strano, una specie di grigio intenso con diramature di verde.

“Io sono Elyn”

Tese la mano fingendo dolcezza e in pronta risposta Machi tentò di nuovo la mossa che aveva provato con l’ uomo che l’ aveva rapita: aprì il palmo della mano destra e lo punto contro la sconosciuta che rise, una risata metallica, gelida e quasi familiare.

“Non prendermi in giro, sai benissimo di non poter fare alcun che, pensi di spaventarmi? Prendi la mia mano e accetta il mio aiuto”

Continuò a parlare con quel tono robotico pronunciando la frase come se provenisse da un computer e, a quel punto, Machi capì che era lei la voce senza volto che aveva sentito sin’ ora.

Era quello il momento del coraggio, era quello il momento per agire.

“Dimmi dove sono!”

La sua voce tremante tradì il suo atteggiamento sicuro tanto che, la donna continuò a ridere poggiandosi sulle ginocchia, sembrava essere in preda a convulsioni ma invece, probabilmente, era solo una schizzata troppo sicura di se che in un momento di lucidità aveva indicato un punto vago da seguire con lo sguardo, un cartellone arrugginito e cigolante che capeggiava lungo il muro destro di quel luogo “ Lonely land – proprietà di nessuno.” Recitava la scritta minacciosa.

“Ecco, ora lo sai, puoi smettere di essere così aggressiva con me!”

Rise ancora.

“Credo che tu debba spiegarmi un po’ di cose prima”

“leggi meglio quel cartello ragazzina.”

Machi si sforzò strizzando gli occhi per capire cosa vi fosse inciso in piccolo proprio sul bordo destro, era una scritta scura e nera contornata da polvere e ruggine che la giovane interpretò come: “ Area 121, Peter Darck”. Suo padre.

Il suo volto si corrugò in una smorfia di paura mentre una sensazione di vomito sembrava percorrerle lo stomaco, non aveva mai sentito nominare quel posto ma il solo leggere quel nome le diede dei capogiri a dir poco vertiginosi.

“Ti trovi nella terra di nessuno, la landa più desolata della terra, il residuo, la sporcizia, la malvagità di tuo padre albergano tutte qui.”



Not a Hero
  • Episodio 1: Anima sconosciuta
  • Episodio 2: L’istinto del mostro
  • Episodio 3: La stanza
  • Episodio 4: Elyn
  • Episodio 5: Demone
  • Pubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Come? Suo padre? Ma perché si trova li? Cos’è l’area 121? E chi è Elyn? Insomma non puoi lasciarci cosí. Il prossimo episodio è già pronto o lo stai ancora scrivedo? 😃 Questa storia è bellissima, non pensavo di potermi appassionare a un genere che non avevo mai neanche preso in considerazione. Mi piace il linguaggio, il ritmo calibrato con cui si dipana la storia e si svelano i particolari. Machi è una ragazza forte e fragile su cui grava un destino piú grande di lei. Ma adesso che succede??