
NUOVO INCONTRO
Serie: FRASTUONO
- Episodio 1: IL FRUSCIO
- Episodio 2: LA DISCOTECA
- Episodio 3: L’AEROPORTO
- Episodio 4: SILENE CERCA DINO
- Episodio 5: NUOVO INCONTRO
- Episodio 6: IL POTERE SALVIFICO DELL’AMORE
STAGIONE 1
Passarono un paio di giorni e, impegnata in un riordino di testi medioevali, Silene pensò poco a Dino, quasi se ne dimenticò.
Ma all’ora di cena le arrivò un messaggio whatsapp, da un numero che non conosceva.
“Sono Dino. Quello della discoteca Limbo. Ho saputo da mia madre che mi stai cercando. Perché?”
Silene si mise quasi a saltare dalla gioia. Era un ottimo nuovo inizio, pensò, dopo una precipitosa fine. Stava per comporre il numero, ma temeva che lui mettesse giù subito, e addio nuovo contatto. Scrisse, allora, cercando di risultare convincente, ma non invadente; cercò pure di scrivere in italiano corrente.
“Molto piacevole sarebbe incontrarti.. spero tu stia bene.. sorride ancora la vita.”
Forse era stata troppo sintetica, ma il terreno era alquanto scivoloso, lo aveva capito.
Aspettò la risposta. Andò in camera e si guardò allo specchio; i capelli erano da mettere a posto, gli occhi senza trucco non dicevano un granché. Anche il look quotidiano era mica tanto attraente. Se riesco a combinare un incontro mi devo sistemare un poco, pensò.
Trascorse un quarto d’ora. Silene teneva in mano il telefono, la batteria era carica e la suoneria al massimo volume.
Chissà perché si è isolato da tutto e da tutti, continuava a pensare. Dopo altri quindici minuti cominciò a credere che non avrebbe risposto. È sicuramente in difficoltà, si disse, magari per i problemi all’udito, vorrei tanto aiutarlo.
La sera stava terminando e Silene non sapeva come comportarsi. Mise il telefono silenzioso e se ne andò a letto. Domattina avremo le idee più chiare entrambi, cercò di convincersi.
Appena sveglia controllò whatsapp: c’era un messaggio di Dino, inviato alle 02.50. Soltanto un indirizzo: lo cercò su Maps. Che strano posto, attaccato all’aeroporto, forse mi sta prendendo in giro. Si preparò per andare in biblioteca; comunque qualcosa si sta muovendo, pensò ancora una volta.
Gli scrisse appena sistemata in ufficio, voleva chiedere di andarlo a trovare. “Passo io dove tu stai” stava per inviare ma si accorse che non era una proposta. Cercò il punto di domanda, che non usava mai, e lo aggiunse in fondo alla frase.
Dopo qualche minuto arrivò la risposta “Va bene. Ti aspetto alle otto.”
La giornata passò in fretta, per Silene; era al tempo stesso impaziente e timorosa di rivedere Dino. Forse aveva seri problemi di comportamento; forse le aveva dato un indirizzo falso per depistarla. Le era venuto in mente di chiedere ulteriore conferma, ma poi aveva lasciato perdere.
Così verso le sette e mezza stava girando attorno all’enorme area dell’aeroporto; il GPS si bloccava spesso, forse disturbato dal continuo passaggio di velivoli.
Alla fine arrivò a destinazione: era una casa bassa, con il tetto spiovente e un piccolo giardino recintato, completamente lasciato in abbandono. Le finestre erano tutte spalancate, si vedevano però le reti antizanzare abbassate.
Mentre si avvicinava al cancelletto vide aprirsi la porta d’ingresso, e apparire Dino. Affrettò il passo, finalmente sicura di averlo ritrovato. Lui la guardò un poco perplesso, forse non riconobbe subito la ragazza della discoteca con i capelli bicolore, e poi sembrava diversa in tutto, quasi un’altra persona.
Le porse la mano, ma lei cercò di abbracciarlo, per finire in una goffa stretta da lontani parenti.
Nel frattempo un paio di voli erano in fase di atterraggio, e un gigantesco Boeing stava decollando.
Entrarono in casa, il frastuono era assordante. Silene si guardò intorno: i mobili erano anonimi e ricoperti di polvere; solo qualche quadro alle pareti, con insipidi paesaggi di campagna; in mezzo al soggiorno c’era un tavolo con tre sedie di plastica; un divano mezzo sfondato completava l’arredamento della stanza.
Si chiese per un attimo se Dino avesse anche problemi economici, oltre a quelli di comportamento.
“Sono felice molto di rivederti” provò a dire Silene, ma le parole furono assorbite dalla potente voce dell’aeroporto.
Dino la guardò con un mezzo sorriso, le fece segno di aspettare, e cominciò a chiudere le finestre: i suoni esterni si attenuarono. Sembrava di essere al cinema, con un ottimo impianto surround.
“Come puoi vivere qui?” chiese Silene, ma subito se ne pentì.
“Non è la frase di prima” la corresse Dino.
“Ragione hai. Sono felice di rivederti!”
“Anch’io. Il mio cervello ha bisogno di rumore, altrimenti sono in difficoltà; non è sempre stato così, solo da qualche mese.”
La guardò, per capire se aveva inteso le sue parole.
“Non riesco a liberarmi di questa…” stava per dire dipendenza, ma preferì terminare con “necessità.”
Silene gli prese la mano; si sentiva a disagio, ma capiva che lo voleva aiutare; era poi sorpresa di questa così aperta confessione da parte di lui, forse non ne parlava con nessuno e questa situazione gli stava rovinando la vita.
Sì, disse tra sé, lo devo aiutare.
Ora si stavano guardando, ma non sapevano come proseguire il misero dialogo. L’ambiente di sicuro non aiutava Silene, e per Dino era ugualmente difficile intrattenere un ospite.
“Vuoi da bere?” le chiese con un mezzo sorriso.
“No; in un posto più tranquillo vorrei andare.”
“E dove, Silene… io ho bisogno del rumore!”
Si guardarono ancora, come due estranei che hanno bisogno di entrare in sintonia, ma non sanno come fare.
“Ma sei stato da un medico? Hai fatto qualche visita specialistica? Ci sarà un modo per liberarsi di questo… fastidio!” disse Silene, accorgendosi di aver parlato come una ragazza ‘moderna’.
Dino abbassò gli occhi, tristemente; sapeva che gli altri facevano fatica a capire la sua necessità, non la comprendeva nemmeno lui, poteva soltanto subirla. Forse era meglio non incontrarci, pensò, forse meglio salutarla e lasciar perdere.
Silene riprese coraggio. “Ti andrebbe una cena al ristorante cinese? Ne conosco uno appena fuori città dove c’è sempre una grande confusione!”
Dino la guardò, si sentiva goffo, impreparato.
“Si chiama ‘La Pagoda’, in mezz’ora di macchina ci siamo, che ne dici?”
“Proviamo” rispose Dino, ma non sembrava molto convinto.
Arrivarono al ristorante dopo le nove; era pieno zeppo di gente che parlava ad alta voce: un brusio intenso e continuo.
Si trattava di un vecchio capannone industriale trasformato: alle pareti erano fissati grandi laminati plastici con immagini orientali; la lunga sala era divisa a metà da un enorme acquario con instancabili e grossi pesci rossi, arancioni e gialli; dal soffitto pendevano numerose pale di stuoia intrecciata, che giravano lentamente, smuovendo l’aria un poco pesante dell’ambiente.
Una decina di camerieri passava continuamente tra i tavoli a prendere ordinazioni e portare via i piatti svuotati.
Parlare uno di fronte all’altro era quasi impossibile; forse per questo Dino si tranquillizzò e mangiò volentieri diverse specialità di riso e pesce.
Anche Silene fu soddisfatta della cena, ma si rese conto che per poter dialogare serviva trovare qualche altra scappatoia.
Uscirono che era quasi mezzanotte. Dino in macchina tenne la radio a tutto volume, il traffico era quasi inesistente.
Davanti al cancelletto Silene lo salutò con un caldo bacio sulla bocca; Dino lo accettò, per poi girarsi di scatto ed entrare in casa. Un mastodontico Airbus decollò mentre Silene montava in auto, con tutti gli oblò illuminati, riempiendo il cielo di frastuono.
Serie: FRASTUONO
- Episodio 1: IL FRUSCIO
- Episodio 2: LA DISCOTECA
- Episodio 3: L’AEROPORTO
- Episodio 4: SILENE CERCA DINO
- Episodio 5: NUOVO INCONTRO
- Episodio 6: IL POTERE SALVIFICO DELL’AMORE
Questa storia è di una tenerezza infinita. Mi riporta al film “Ubriaco d’amore”. Splendida.
Grazie Roberto.. il film non lo conosco.. la vicenda è tutta inventata, e i personaggi si sono formati quasi da soli..
Si certo, intendevo riferirmi alle atmosfere. È un film con Adam Sandler, che solitamente interpreta ruoli di commedia o comici, ma in questo caso romantico-drammatici. 👋🏻
Dino ha deciso forse di farsi finalmente aiutare? O semplicemente si rende conto che a volte ci serve il rumore fuori perché abbiamo il vuoto dentro? Io non lo so come si evolverà questa storia curiosa e singolare, però mi sembra di intuire una buona metafora, su cui ci potremmo discutere per ore. Bravo Furio
Ciao Cristiana.. la storia è quasi finita.. ovviamente hai capito che il frastuono è solo una rappresentazione della difficoltà di confrontarsi con gli altri, ma a volte anche con noi stessi.. per fortuna esiste l’Amore, una medicina potentissima