Operazione casa nuova al via 

Serie: Fino all'ultima paura


Dicembre 2016

Bergamo

Ha i polsi sottilissimi, delicati e chiari, i braccialetti della fortuna li portava girati due volte e annodati stretti, amore, amicizia, soldi, rosso, bianco e verde, quando ero piccola io mi sembrava fossero questi i significati legati ai colori, adesso qualsiasi cosa siano lei non avrà più nulla di tutto questo.

Le unghie sono fatte principalmente di carne, chissà quante volte al giorno se le mangiava.

Della sua maglietta chiara rimangono pochi pezzi, così logori e scuri, da accompagnare le ecchimosi lungo il suo torace, avrà lottato come si lotta da bambini, fino allo stremo e poi solitamente il gioco finisce e qualcuno ci fa felici con un gelato o un abbraccio, lei invece ha avuto un abbraccio crudele, divaricatore, che le ha tolto ogni possibilità di vita.

I suoi capelli, quei pochi rimasti, sono diventati terra e hanno fatto radici, si sono intrecciati al suolo, come a voler sfidare la vita, e dalla morte, desiderare di far nascere qualcosa di fertile, capelli nel suolo come semi, e far nascere nuovi occhi, una nuova anima, da quella terra di violenza.

Adesso, per un tempo lungo e indeterminato, sarò io la sua nuova casa.

I neon accecanti nei miei occhi non fanno più effetto e la luce non mi sembra mai abbastanza potente, cosa può sfuggirmi? Cos’è che ancora non vedo? Quali sono le conoscenze che di lei ancora non possiedo?

‘Ma tu hai figli?’

Quando me lo chiedono, nel mezzo di un bar pieno di gente o nei negozi vicino alle scuole o quando un pallone finisce inevitabilmente dentro la siepe del mio giardino, e rispondo di no, dico quel no con tristezza.

Dovrei dire che Paolo, il mio compagno, non può averne, ma nel mondo di oggi libero e intraprendente, fa quasi più chic dire che no, non ne vogliamo avere.

E quando mi ritrovo sotto il neon sempre troppo debole e sopra una pelle morta sempre troppo giovane, mi convinco che quella sia la versione più idonea a me, non ne vogliamo avere, perché come mai potremmo reagire io e Paolo, privatamente, ad un evento simile?

Invece adesso io sono qui e lei non è mia figlia, e passo il tampone di spugna sulla sua pelle, come se fosse qualsiasi altro mestiere al mondo, la facilità, la precisione, l’abitudine di ogni gesto che deve essere eseguito senza quel tipo di emozione che acceca.

Sono diventata famosa per questo, per me non ci sono casi più difficili o provanti di altri, sono tutti uguali, sono tutti corpi e tutti nonostante morti, ci devono ancora parlare e guidarci all’indietro, in tutto quello che è successo prima della loro fine.

Anche con lei sarà così, non sarà speciale, è diventata un caso famoso, è vero, ed è così che ci facciamo i soldi e il nome, per cui non posso negare il peso che fa sulla mia carriera, ma ognuno ha la sua storia e a nessuno mi sento di negare la sua importanza, chi sono io per definire la vita di qualcuno più importante di quella di un altro?

Mi sentirei come i loro assassini, in diritto di decidere sulla vita altrui.

Certo è che, a guardarla così, in quel che resta di lei, nessuno di noi dentro questa stanza avrà un perché abbastanza grande da spiegarne il senso di quell’accaduto.

Potremo dire, se ce la faremo, chi è stato, come, quando e attingere alle motivazioni classiche, gelosia, passione, potere, ma nessuna pagina della magistratura potrà dare un senso logico al perché lei, lì in quel momento e con quella persona.

“Dottoressa, procediamo con la parte inferiore?”

Respiro e annuisco.

Poi, come spesso accade, è un attimo, una flessione che porta a far diventare i proprio occhi come il più abile dei microscopi.

Stracciato e appiccicato alla sua coscia destra c’è qualcosa che potrebbe cambiare tutto.

Fabrizio me l’aveva detto, qualsiasi cosa tu trovi di rilevante, scavalca qualsiasi burocrazia e chiamami subito.

Ma abbiamo due modi di lavorare diversi, almeno in questo, lui le emozioni le gestisce in maniera differente, per lui sono benzina, il combustibile, per me un intralcio, un ostacolo da arginare e superare solo in un secondo momento.

Fotografiamo, isoliamo e poi preleviamo il tessuto, Fabrizio saprà quando ci sarà qualcosa da sapere, ammesso che qualcosa da sapere ci sia davvero.

Dicembre 2016

Lucca

Fabrizio ha appena pagato il conto, poi mi corre incontro verso il tavolino dove sono ancora seduta, adesso vorrei rimanere sola, ho ancora molte cose da fare e una vita intera da imballare che non sa ancora che posizione prendere.

“Adesso ti lascio andare.”

“Non è per te, ho un po’ di cose da sistemare.”

“Ho preso un altro caffè, lo finisco e vado. Tu volevi ancora qualcosa?”

“No, grazie.”

“Come sei finita con uno come Giacomo?”

Sorrido, sapevo che prima o poi mi avrebbe chiesto anche questo.

“Come ci sono finita o come è finita?”

“Tutte e due.”

“Avevo vent’anni, ero da poco arrivata qui e non avevo idea di cosa fosse l’amore, non ci pensavo.

Poi è arrivato lui, ha cambiato tutto. A lui è sempre piaciuto dire che la sua attitudine era stravolgere i miei piani. Era un tempo felice, io stavo bene di mio e lui sembrava perfetto, tutto quello che poteva rappresentare la mia idea di uomo e famiglia, così come donna lo ero io per lui. Ci siamo amati davvero, e nonostante tutti i casini, ci siamo accettati come nessun altro nella vita aveva mai fatto. Non è bastato.

Eravamo giovani, io avevo sulle spalle la casa e il lavoro, lui ha fatto un sacco di sbagli. Ero stanca, non ne potevo più, credo di averlo allontanato nel modo più terribile, piano e a lungo ma in modo costante, credo che sia sentito solo.”

Fabrizio tira fuori una sigaretta dal suo pacchetto di Marlboro.

“Ma ti mancherà?”

“Non adesso, adesso mi sento più che altro libera. Tra un bel po’ di tempo sì, perché non sarò riuscita a innamorarmi, perché lui rappresenta i miei vent’anni e questa città magica, perché sarà comunque lui il mio primo per sempre. Giacomo non mi dimenticherà facilmente, credo che anzi sarà forse più a lui a soffrirne, ma arriverà un momento in cui metterà un punto totale, mentre io sarò quella romantica e malinconica, mamma dice che tendo a vedere solo il lato positivo di Giacomo e della nostra storia, quindi penso che per me più passa il tempo più sarà difficile, mentre per lui il contrario. Ed è lui ad aver ragione in questo caso. “

Adesso lui dalle tasche tira fuori anche l’accendino.

“Ma lo ami ancora? Ne sei innamorata?”

“No, assolutamente. Sennò non se ne sarebbe mai andato via.”

“Allora non capisco.”

“L’affetto Fabrizio, la stima, il bene assoluto e puro, che vince contro ogni passione e ti assicuro che noi ne avevamo molta, ma è ciò che tu hai donato all’altro, la promessa di protezione, quando due persone diventano casa, hanno raggiunto l’apice e nessuno credo, potendo, distruggerebbe mai casa propria e i propri ricordi, magari li cambi, li abbandoni, diventano nuovi, ma vuoi sempre in qualche modo proteggerli. Non amo Giacomo, ma gli voglio bene, questo non cambia, ma fa la differenza fra me e lui, io gli sono sempre stata amica, anche nell’essere sua amante. I baci e il sesso non creano così tanta malinconia come i suoi abbracci, quelli mi mancheranno sempre, sì.”

Fabrizio ora si alza, vuole fumarsi quella sigaretta, ha il volto turbato.

“E tu, hai mai amato?”

Mi guarda come se fosse strano che a fare domande sia io, forse per via della sua professione.

“Non così, come dici tu. Comunque sia andata ritieniti fortunata Bea, amare così non capita sempre. E quando penserai che il più forte è lui, quando penserai che ha fatto quel punto, ritieniti ancora più fortunata, tu hai bisogno di altro.”

Su quel bisogno si rattrista, forse perché ormai sappiamo entrambi che nemmeno lui per me può essere quell’altro.

Mi bacia sulla guancia, senza la minima passione che ci ha visto coinvolti qualche mese prima e mi sento serena di questo, anche se la solitudine è uno specchio pericoloso da guardare a fondo.

Ci diamo appuntamento fra qualche giorno per concentrarci meglio su Marika, poi mi guarda a lungo un’ultima volta e se ne va, da dietro le vetrine lucenti intuisco istantaneo lo sbuffo denso della sua Marlboro, l’amore è strano, non ci rimane mai accanto quando davvero ne avremmo bisogno.

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Ho visto Beatrice al tavolino di quel locale nuovo in Via Fillungo, parlava animata con un uomo, visto così sembra il commissario, si tengono le mani unite e poi lei gli sfiora la guancia, tenera come è sempre stata Bea, così ora è già felice, così con lui sembra una cosa seria, mi aveva detto che lo doveva aiutare per delle indagini e non ho mai capito il perché, ma forse era tutta una scusa, forse lo frequentava già prima, no non è da lei. Stasera esco, io ci provo a dimenticarla, davvero, ma alla fine finisco sempre nei posti dove andavamo insieme. Mia madre continua a scrivermi incessante, devo rientrare, infondo è questa la vita in qui sono voluto tornare, io una casa nuova non l’ho mai voluta realmente. 

Serie: Fino all'ultima paura


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