Orion L’Ammazzadraghi: 1 – La Locanda

Serie: Le (dis)avventure di Orion

«Era un drago, vi dico! un drago!» Orion sottolineò la sua esclamazione picchiando il boccale sul tavolo della taverna.

«Bum!» rispose sarcasticamente uno degli avventori seduti al suo tavolo.

«Siete sicuro? un drago? vi sarete confuso…da queste parti non si vedono draghi da quando il nonno del nonno di mio nonno era bambino.» commentò scettico un altro avventore, un anziano mago con la barba a punta.

«Certo che ne sono sicuro! Era grosso come un elefante, e sputava fiamme più lunghe di quelle che faccio io quando mangio piccante!»

«Voi…voi sparate fiamme dalla bocca?!» il primo avventore, di nuovo.

«Non dalla bocca, non siate sciocco» rispose l’avventuriero, che poi riprese: «Sentite, ho visto un drago mentre venivo qua, sarà al massimo a due giornate a cavallo, e il vostro villaggio è a rischio. Bisogna fare qualcosa»

«Ah, si? e chi potrebbe salvarci? Voi?» gli chiese il mago.

«Certo! io so come fare! dunque…» Orion si interruppe, osservò il boccale e ne vide il fondo asciutto. In quel momento si aprì la porta della taverna, e lesto esclamò, additando verso l’ingresso: «Guardate! Ma quella non è Miss Dicembre? si, si, era sullo scorso numero di Playhobbit!»

Le persone al suo tavolo si voltarono tutte, giusto in tempo per ammirare un nano obeso che varcava la soglia, sottolineando il proprio ingresso con un tonante peto. Mentre tutti erano voltati, con rapidità Orion scambiò il proprio boccale vuoto con quello di un mercenario dalle orecchie a sventola che sedeva accanto a lui.

«Scusate, mi sono confuso…» riprese. Il mercenario guardò il proprio boccale vuoto e fece spallucce, convinto di averlo finito senza rendersene conto.

«Dunque, dicevo? Ah, si. Che posso aiutarvi col drago.»

«Oh, davvero? e come, di grazia?» La domanda del mago raccoglieva la curiosità di tutti gli astanti: ora anche qualcuna delle persone sedute agli altri tavoli aveva posato boccali e cosciotti di cinghialepre (irsuto suino dalla coda a batuffolo e dall’incedere saltellante), per ascoltare la risposta.

L’avventuriero non si scompose:

«Ma è semplicissimo! gli prepariamo una trappola. Lo facciamo atterrare in un punto ideale, e una volta lì…zack! Lo ammazzo».

Un brusio carico di scetticismo riempì la taverna.

«Uhm». Era sempre l’anziano mago a parlare, che evidentemente era la persona più rappresentativa e più saggia tra i presenti.

«E…cosa vorreste, per liberarci di questo drago? quale sarebbe il vostro compenso?»

«Ah, ma per chi mi avete preso?!» rispose con uno sdegno enfatizzato Orion.

«Io lo faccio per voi! perchè ho a cuore l’incolumità di questo villaggio! e per la fama…”Orion l’ammazzadraghi”! Sentite come suona bene? Pensate: solo a pronunciare un nome così, gli uomini si toglieranno il cappello in segno di rispetto, i bambini litigheranno tra loro per l’onore di impersonarmi nei loro giochi, e le fanciulle si bagn…»

Il mago lo guardò con disapprovazione, aggrottando la fronte.

«…si bagneranno gli occhi con lacrime di commozione!» Concluse Orion con incredibile faccia di bronzo. E con la stessa sfacciataggine, aggiunse:

«Quindi penso che mille monete d’oro potrebbero bastare.»

Il brusio attorno a lui aumentò. Si fece avanti allora l’oste, asciugandosi le mani nello strofinaccio che aveva appeso alla cintura:

«E come dovrebbe essere questa trappola?»

«Semplice!» rispose: «Tutti sanno che i draghi sono molto ghiotti, soprattutto di prosciutti affumicati e formaggi stagionati. E sappiamo che prosciutto e formaggio mettono sete. Basterà quindi trovare il luogo adatto, piazzare lì una dozzina di prosciutti ed altrettante forme di formaggio – mi raccomando, di quello buono, che i draghi hanno il palato fino! Se non fosse di suo gradimento se ne andrebbe e la trappola non funzionerebbe – e poi dieci barili di birra, di quella più forte che avete. Il drago, dopo aver mangiato, avrà molta sete. Berrà tutta la birra e si ubriacherà. Ed allora entrerò in scena io: mentre sarà stordito dall’alcol, gli taglierò la testa».

Il brusio cessò per un istante, per poi essere sostituito da un sonoro vociare, con gli avventori che discutevano: chi diceva che era un piano coraggioso, e chi invece sosteneva che fosse una follia.

«Beh, pensateci su, ma domattina dovrete prendere una decisione.»

Concluse Orion, svuotando il suo boccale (o meglio, quello del mercenario).

«Io, intanto, vado a dormire».

Si alzò con una calma ostentata e salì nella stanza che aveva prenotato.

Tutta la locanda (e mezzo villaggio) fu svegliata poco prima dell’alba: sulla montagna più vicina brillavano vampe di fuoco improvvise, come lampi che si scatenavano sul terreno, anzichè in cielo. E un rumore rombante li accompagnava.

«Il drago! il drago!» Gridava la gente. E chi correva di qua, chi correva di là, chi cercava di mettere al riparo i propri cari, chi invece, più pragmaticamente, al riparo ci metteva i propri averi.

Orion, calmo e pacifico, scese a far colazione nella locanda. Era seduto al suo tavolo, con davanti pane appena sfornato ed una tazza di latte di potamocero, quando arrivò l’anziano mago, accompagnato dal borgomastro. E fu quest’ultimo che parlò:

«Messer Orion, messere…»

L’avventuriero alzò gli occhi dal tavolo, e sorrise al panciuto uomo che gli stava di fronte. Questi riprese: «ecco, Taliesin, qua, mi ha detto che voi vi sareste offerto di uccidere il drago. Mi potreste spiegare come vorreste fare?»

Orion rispiegò per filo e per segno il suo stratagemma. Solo che stavolta i prosciutti diventarono due dozzine, così come le forme di formaggio, e le botti di birra salirono a venti.

«…E, ovviamente, mi darete duemila monete d’oro».

Il borgomastro guardò il mago con aria interrogativa, e questo fece spallucce. In quel momento, un ruggito fortissimo riecheggiò nell’aria, e:

«va bene! va bene! accettiamo! diteci voi come fare!»

«perfetto! caricate tutto su dei carri, e che alcuni vostri concittadini mi aiutino a portare l’esca sul monte, per preparare la trappola. Ah, e che non siano soggetti molto coraggiosi: non vorrei che si facessero prendere dall’entusiasmo e si cacciassero nei pasticci. I draghi, si sa, bisogna lasciarli ammazzare a chi è capace»

Disse in tono solenne.

«Certo, certo, avete ragione.»

Non potè che chiosare il borgomastro.

E fu così che prima che il sole sbucasse interamente da dietro il monte, erano già stati approntati cinque carri, carichi di formaggio, prosciutto e birra. E i cinque villici che li conducevano non sembravano proprio essere esempi di coraggio: tre troppo anziani per impugnare un’arma, due troppo giovani per averla mai impugnata, tutti e cinque pallidi come mozzarelle di yak e tremanti come se fossero stati in mutande al Polo Nord. Solo che non era il freddo a far vibrare le loro ossa…

Serie: Le (dis)avventure di Orion
  • Episodio 1: Orion L’Ammazzadraghi: 1 – La Locanda
  • Episodio 2: Orion l’Ammazzadraghi – 2: La Collina
  • Episodio 3: Fiato alle trombe! 1 – Un hobbit molto rumoroso
  • Episodio 4: Fiato alle trombe! 2 – Giocare d’astuzia
  • Episodio 5: Il Gineprone 1 – L’alchimista
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Narrativa

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    Discussioni

    1. Ma come diavolo ho fatto a farmi sfuggire questa serie, mah! Le notifiche ricevute erano solo degli ultimi due episodi… Comunque eccomi qui, grande Sergio. Mi son divertito un sacco e mi son bloccato nel commentare le frasi altrimenti avrei riempito una pagina. Vado a leggere subito il secondo episodio perché, a parte l’odore di prosciutto e formaggio, sento puzza di sola! Ahahaha

      1. Eh eh! Con l’esperienza fatta con Nico, hai il naso allenato a fiutare le sole…. ???

    2. Ciao Sergio, che bello questo fantasy, davvero fresco e allegro! Per un attimo mi sono ritrovato proprio nella locanda a parlare con Orion… Che personaggio! Davvero ben caratterizzato! La comicità domina, e Orion è proprio un bel tipetto, scaltro all’apparenza, ma certamente divertente?, una serie che inizio con piacere?

      1. Ciao Antonio! grazie per essere passato ad incontrare Orion, e grazie per i commenti! si, l’intenzione è quella di avere come tratto distintivo di questa serie l’umorismo. Non è facile, ma Orion è un personaggio a cui sono affezionato (è un po’ la mia rivisitazione dei miei eroi letterari o dei cartoni animati, nonchè dei miei personaggi di D&D) e “mi racconta” spesso storie divertenti. Per ora sono solo un paio, ma mi ha detto che ne ha un altro paio in serbo! 🙂

      1. 🙂 son contento che questo tipo di umorismo ti piaccia! provo ad intrepretare a modo mio (quindi migliorabile) un approccio che ho letto altrove (soprattutto Sapkowski: ricordo di Yennefer che va in banca a discutere con Vimme Vivaldi il tasso di interesse del suo conto…e la cosa mi aveva colpito, non sono cose che leggi in un fantasy, di solito) e che mi è molto piaciuto, ovvero prendere aspetti “moderni” e trasferirli nel fantasy, per creare un mondo non epico ma fatto di gente comune, coi nostri stessi interessi, problemi e vizi.

    3. Uhhh, la locanda… gli avventurieri… il drago! Si respira aria di sword&sorcery, che bello! Non sai quanto amo leggere in questo periodo il fantasy classico! Le premesse per una bella avventura ci sono tutte, gli elementi epici pure… non mi resta che partire per la battaglia! Grande! 🙂

      1. ops, se ti stavi preparando ad un bel fantasy epico classico, mi sa che sarai rimasto un po’ deluso! :- )
        Eh, anche se quando scrivo mi piace testare diversi generi, quando leggo, il fantasy rimane il mio preferito…
        Ed Orion è un personaggio con tanti papà: Tolkien è scontato, poi avrai riconosciuto un incipit alla Dungeons & Dragons, ma anche Sapkowski ha lasciato il segno.. : )

    4. Ciao Sergio, davvero divertente e ben scritto il tuo racconto! Sento puzza di bruciato e non è il drago ma la furbizia di Orion ad allenarmi! Vediamo cosa succederà ??

      1. Ciao Virginia! 🙂 grazie per il commento! eh, si, meglio tenerlo d’occhio, questo Orion!! 🙂

    5. Ciao Sergio,
      complimenti per il brano, molto divertente una storia epica e ironica allo stesso tempo che mi ha molto divertito.
      Ho notato una citazione o un omaggio al bellissimo fumetto Bone di Jeff Smith, Orion ricorda molto Phoncible col suo piano squinternato per mettere in trappola il Drago.
      Ci vediamo alla prossima

      1. Ciao Alessandro, grazie per essere passato! non volevo far lo sfacciato e chiedertelo esplicitamente, ma ci contavo che leggessi questo racconto, perchè quando ho letto il tuo “il Nipote”, ho ritrovato una forma di ironia molto simile.
        Grazie!
        Altro parallelismo: io nel tuo ho visto una citazione di Martin che in realtà non c’era, e idem tu nel mio! ahimè non conosco Jeff Smith, ma mi sa quindi che dovrò colmare la mia lacuna! Orion (nome che omagga, prima ancora che il personaggio mitologico, la costellazione ed il brano dei Metallica) era il mio personaggio in un gioco di ruolo online che facevo qualche anno fa, “Shakes & Fidget”. Era (è) un browser game fantasy fumettoso pieno di situazioni al limite del ridicolo, l’idea mi era venuta da lì.

      2. Leggilo perchè c’è una scena molto simile, tutta la serie è raccolta in un librone della Bao Publishing, è un fumetto veramente spettacolare, con un’ironia che, sono sicuro, ti piacerà molto.
        Senti ho riniziato a giocare a Shakes da poco, dopo un quintale di funghi inghiottiti anni fa, che coincidenza, se non avessi la barba lunga direi che sei la mia anima gemella :-p
        Io sono Scorza, ti cerco 🙂

      3. ahah! ma non ci credo! io sono Orion Lagavulin, va da sè 🙂 però io non gioco più da un paio d’anni ormai! avevamo fondato con degli amici la gilda “Le Mosche da Taverna”, ma ti parlo di 6 o 7 anni fa… poi so che la gilda si è fusa coi Peccatori, ed ora sono le Mosche Peccatrici 🙂 il mio pg è in qualche taverna a bere e far la muffa….

      1. ah, dimenticavo! certo, per il cinghialepre, la polenta è la morte sua! ma non ti dico altro, perchè devo ancora schiarirmi le idee per la prossima avventura dove questo mitico animale (autocitazione: io ho tatuato un cinghiale, la mia compagna una lepre) potrebbe avere un ruolo di rilievo. Non so ancora se da vivo o da cucinato…