PAGINA DI DIARIO – GIOVEDI’ TRENTA SETTEMBRE 2021, la bimba invisibile – commento

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


Ciao diario, qualche giorno senza pc non è che poi faccia così male.

Tutto è successo qualche giorno fa.

Ho letto https://edizioniopen.it/la-bambina-invisibile/ – La Bambina Invisibile.

Ho riletto più volte il racconto perché avevo il disagio di non riuscire a immedesimarmi in un personaggio, e questa è ormai una esigenza di cui non riesco a fare a meno. Per apprezzarlo, un racconto, devo entrare fisicamente dentro e viverlo di persona.

Dopo l’ennesima lettura ho capito.

Nessun personaggio di questo racconto mi calzava perché tutti mi calzavano. Tutti i personaggi sono invisibili.

Ok. Gestalt o affine.

Io voglio essere invisibile. O meglio, vorrei fossi invisibile io nell’insieme, e nel particolare invisibile la mia disabilità.

No.

Non è vero.

Io voglio intensamente esporre per affermarla la mia disabilità come mia pregevole connotazione.

La guerra fra bene e male, yin e yang.

Ecco. Io non sono nel racconto perché sono viva. Sono visibile!

Mi vedono los tontos, e non mi toccano, per paura di farsi male loro, soffocati dalla voglia inaspettatamente soddisfatta.

Mi vedono i turisti e non mi toccano, per paura di farsi male loro inciampando nella loro stessa pietà.

Ma sono i padroni con le loro cinghie in mano che mi fanno sentire viva. Senza parlare del pisciare, che quando prendo certi medicinali, non lo faccio neanche al comando mio.

Anche se quando scivolo nel torpore sono le cadute a svegliarmi. Stringo i denti, mi rialzo, ed ecco che sono “Realizzata”.

Ero contenta di aver archiviato il mio travaglio psicologico, quando mi suona il citofono l’amica di Daga. Quella del gatto finito sotto la macchina e ora ricoverato nella clinica veterinaria “Isola Verde” di via Marco Aurelio.

Non capisco perchè questa che è amica di Daga viene a rompere le ovaie proprio a me. Cosa c’entro io con il suo gatto. E poi credo che abbia qualche disfunzione vescicale perché è la seconda volta che viene a casa mia e non è neanche entrata che chiede di andare in bagno.

“Hahggg. Haaangoho” (ti accompagno).

Non ho molta voglia di alzarmi dal mio tavolino dove mi sto gustando la cioccolata prima che diventi fredda. E tanto chissà cosa ha capito la ragazza dal mio grufolo. Poi la volta scorsa con Daga ha detto che pur essendo completamente cieca, i percorsi al chiuso senza rumori, basta che li faccia una volta e poi se li ricorda perfettamente.

Un cazzo se li ricorda!

Sta andando diritta, e di passo deciso, verso l’alzatina inglese quattro gambe, intarsiata, dei primi del novecento, su cui ho messo il vaso Baccarat della zia.

Lancio un urlo.

“Ggggg sccc Ggggg scccc GgaaaHAAAAAAAA”.

Urlo che faccio fatica a far uscire dalle contorte corde vocali. E per il fatto dei circuiti alterati della mia centrale cerebrale, dove alcuni fili scoperti fanno contatto e scintille, il braccio destro, in una accozzaglia di piroette, sconquassa la tazza di cioccolata in uno spandimento uniforme sulla tastiera del PC, che non avevo ancora chiuso. Risultato: prezioso Baccarat salvo, ma PC annegato nella merda.

Ma se gli cadessero gli occhi nella pece a quella, che tanto non se ne fa nulla!

Che cattiva io. Che stella lei. E’ effettivamente intelligente. La donna delle pulizie ha obliquato, l’ultima volta che è venuta, il tavolo quadrato a cui lei si è “tastata”, e questo gli ha deviato l’orientamento.

Fattostà che sono rimasta disabilitata del PC per più di un giorno.

Poi il tecnico mi ha trovato un PC temporaneo con una tastiera “per disabili”, mi ha detto. Ha i tasti un poco più grossi e colorati, ma non è che riesco a battere con la mano destra meglio che con il mio PC. Cioè da schifo.

A! Per la cronaca, caro diario. Il gatto della centralinista di Daga, sta meglio. Per lo meno non è morto, come l’invisibile randagio di Plaza Bolivar.

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


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Discussioni

  1. “A! Per la cronaca, caro diario. Il gatto della centralinista di Daga, sta meglio. Per lo meno non è morto, come l’invisibile randagio di Plaza Bolivar.”
    da impenitente gattara, sono felicissima per il micio dell’amica di Daga ❤️

    1. Non so. Me li fa, mischiando foto mie con altre immagini, un collega che non è ancora mai comparso nei miei racconti

  2. A me, onestamente, l’idea di fondere un commento ad un proprio racconto piace molto. Mi piace questa mescolanza, questa intersezione. E sono contento di sapere che il gatto del centralinista si è salvato

    1. non ho dormito tutta notte per la notizia di ieri sera, che leggerai quando arriverai alla pagina di diario di ieri sera-notte.
      Comunque questa mescolanza penso che non la farò più, dopo le osservazioni critiche di Giulia

    2. oggi mi rimetto in pari col diario, promesso! Riguardo alla mescolanza capisco, si, forse è meglio evitare oppure studiare insieme una formula che non tocchi la sensibilità dell’autore citato…

    1. Grazie
      E’ che non riesco a commentare se non mi immedesimo in qualcuno, se non vivo nel racconto.
      Poi vabè a volte esco da qualche parte e l’autore potrebbe non condividere.
      Scusa alessandro, non ricordo, hai letto la mia serie Al di là di Nwerenkwarụ?
      Se non lo hai fatto mi piacerebbe che la leggessi dall’inizio e mi dicessi cosa ne pensi.
      💋

    2. ciao Alessandro
      Ho detto che immedesimarmi in un personaggio di quello che leggo, è una esigenza di cui non riesco a fare a meno. Era, perchè ho avuto una intensa critica da parte dell’autore di un brano che avevo commentato entrandoci dentro, che per delicatezza nei confronti di tutti non voglio fare più.
      Noterai che un mio “episodio” di questo diario l’ho modificato sia nel titolo che nel contenuto.
      Mi piace l’autore che avevo “scorrettamente” commentato e lo rispetto perchè credo sia molto bravo. Per questo ho ubbidito.
      Ciao Alessandro