PAGINA DI DIARIO – SABATO TRE OTTOBRE 2021, Il gatto della centralinista.

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


Sabato tarda giornata, direi ora di cena.

Ciao diario.

E’ quasi buio, le giornate si accorciano.

Benedetta è ancora di là immersa nell’arruffato mucchio di lenzuola inzuppate di voluttuoso sano sudore.

Dorme, e quando dorme l’aria, entrando attraverso il buco centrale della sua mascella, fa vibrare il palato, molle per la mancanza di osso, producendo un rumore con un registro soprano, come una grossa “A” che rimbomba in tutto l’appartamento.

Io sono profumata di bagno schiuma e shampoo ancora umido.

Non ho voglia di asciugarmi i capelli, tanto secondo Daga saranno sempre stopposi. Non è assolutamente vero, ma mi costa fatica contraddirla.

Preparo un piatto unico con grano saraceno e verdure d’autunno.

Betta sinceramente non sa cucinare anche se si fissa con il suo risotto alla milanese che fa schifo.

Pago qualcuno che glielo dica (non riesco a dirglielo io!).

Era sparita da più di una settimana senza la minima preoccupazione di darmi sue notizie, ma è fatta così.

E’ bastato un pomeriggio. Sono al sedicesimo cielo!

Io ho avuto il mio bel da fare con spasmi, movimenti incontrollati, sudorazione a litri. Credo che i miei grugniti stupidi li abbia sentiti anche Paolo (il vecchietto vicino di casa), dalla finestra che era rimasta aperta. Anche Benedetta non si è risparmiata.

Quanto durerà questa favolosa historia? Non lo so. Ma chi se ne frega!

E’ entrata questa mattina mentre ancora facevo colazione. Il sabato poltrisco fino a tardi.

Ha la chiave di casa mia.

Se l’è presa senza chiedere. Sono stata strafelice per il significato della empatica risolutezza. Anche se lei al significato che aveva per me, non c’ha neanche pensato.

Le Sneakers verdi Gioiacombo sono rimaste appena oltre la porta di ingresso. Una diritta e l’altra a due o tre metri rovesciata su un fianco. La giacca da motociclista in PU, Blu Navy, che non c’entra un cazzo con il colore delle scarpe, scomposta sul divano. La sedia in cucina capovolta per terra. Ancora la mia impronta di sudore mattutino sulla porta del frigorifero.

Adesso fa male la mia sinuosa schiena, per il contorcimento dei muscoli asimmetrici.

Dolore stupendo!

Ok. Si è svegliata. Ora ceniamo.

Sabato ore ventitrè e mezza.

“Devo andare” ha detto.

Mi ha sollevata da terra e ha ingoiato, trascinandola nella oscurità della sua gola, la mia lingua come fosse una cucchiaiata abbondante di tiramisù, facendo contrarre tutti i muscoli del mio corpo, buoni e non buoni. Ho i pelacci schifosi tutti dritti ancora adesso, compresa la boscaglia in mezzo all’inguine e quello che ci sta all’interno.

Questa mattina quando è arrivata, sorseggiavo la cioccolata “Sensaterra”, deliziosa! Ne bevo un casino in questo periodo, e ne compro a stock nella cioccolateria di corso Buenos Aires.

Avevo appena fatto finta di non essere in casa. Ero certa che, dall’orario, a suonare il citofono era la centralinista cieca amica di Daga, che era andata a fare visita al suo gatto ricoverato.

Ci va a piedi. Dalla clinica veterinaria a casa sua in via Guido Capelli, appena qui dietro, è una passeggiata di circa quaranta minuti. Dice che è per difendersi dal grasso del suo sedere. A me il suo sedere piace. Ma se tanto lei non se lo vede, cosa se ne preoccupa? Scusate, commento stupido!

Però ripeto, il suo culo e solo ben formato ed effervescente. Potrei anche farci un pensierino.

Non capisco comunque come può non avere paura di cadere, con un animale che gli gironzola a casaccio per la casa.

Quel giorno non sa come, è uscito dalla porta che forse la donna delle pulizie, portando fuori la spazzatura, aveva lasciato socchiusa. Non abituato alla strada si è fatto investire dalla prima auto che ha incrociato. Proiettato contro il montante della ringhiera da marciapiede che circonda l’angolo con via Brera, dopo un periodo di intontimento non si sa di quanto, si è trascinato fino contro il muro con estrema difficoltà. Il dolore era tremendo, ma la cosa peggiore era che le gambe posteriori non rispondevano più ai suoi comandi. Quando la donna delle pulizie, finite le sue ramazzate, si è avviata verso casa sua, lo ha trovato con la testa, il corpo e gli arti disposti in posizioni totalmente innaturali, immerso nella sua pipì e nelle sue feci che non era riuscito a trattenere.

Ricoverato da diversi giorni, dopo un primo periodo in cui sembrava non sopravvivesse, pieno di cannette, nel naso, negli arti e non si sa diavolo dove, ora si sta riprendendo. Comincia a mangiare qualche cosa e sembra che abbia anche come un accenno di movimento di una zampina.

La gattina della gabbia di fianco fra una vomitata e l’altra cerca, avvicinandosi e toccandolo attraverso le sbarre, di consolarlo e fargli coraggio. Non che sia conciata meglio, anche lei ha vari tubini che entrano nel suo corpo, ed è di una magrezza esagerata.

La centralinista è convinta che il suo gatto stia meglio proprio grazie al sostegno psicologico e morale della vicina di gabbia.

Domenica ore nove.

Che dormita! Come se il mondo non esistesse più fino allo scoppio doloroso della vescica.

Ieri sera mi sono addormentata sulla tastiera.

Ora pubblico.

Ciao Diario.

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Ha la chiave di casa mia.Se l’è presa senza chiedere. “
    Amo questo passaggio, mi corrisponde… quando le teste sono in sintonia chiedere non serve.

    1. purtroppo la centralinista mi ha detto ieri che che è morta, aveva un tumore inoperabile. Era carinissima ed elegantissima tutta nera come il suo