Palazzo di Giustizia, stanza 2C

L’orologio nel corridoio al secondo piano del tribunale segnava le 05:50. L’addetto alle pulizie arrivò con il suo carrello davanti alla stanza 2C e la luce che filtrava da sotto l’uscio indicava che il sostituto procuratore G. era già al lavoro.

Non c’era nulla fuori dalla porta e allora l’addetto alle pulizie tirò dritto. D’altra parte, anche se non ci fosse stato nessuno, in quell’ufficio lui non ci poteva neanche mettere piede: ogni tanto trovava fuori dalla porta un secchio di plastica colmo di mozziconi di sigaretta e cenere e uno scatolone pieno di pezzi di carta stracciata, bicchierini da caffè vuoti, pacchetti di sigarette, anche questi vuoti, naturalmente, mischiati alle cartine di caramelle alla liquirizia e alla menta che il magistrato alternava alla nicotina. In questi casi, l’addetto alle pulizie prendeva secchio e scatolone, li svuotava e li rimetteva al loro posto pronti ad essere riempiti di nuovo, tutto qua.

Lui non sapeva nemmeno cosa ci fosse dietro la porta del 2C, ma se l’avesse saputo avrebbe capito che, là dentro, non si potevano fare pulizie: faldoni, raccoglitori, buste, cartelle, anche pacchi di fogli sciolti fissati con elastici o con degli spaghi o dentro scatoloni di varie dimensioni erano dovunque e oltre a riempire tutti gli armadi e gli scaffali disponibili, trovavano posto accastellati uno sopra l’altro occupando tutti i mobili, e altre pile di plichi e documenti si ergevano come colonne di stalagmiti di carta sul pavimento e si arrampicavano lungo le pareti, arrivando a coprire anche la finestra, di cui per fortuna una piccola ribalta in alto poteva rimanere aperta per far uscire il fumo e per far entrare l’aria, poca però.

Anche la scrivania non faceva eccezione ed era sommersa da documenti e fogli vari, tanto che la lampada a stelo, il telefono e il piccolo portatile sembravano fuori posto, mentre i numerosi posaceneri che, per quanto capienti, erano sempre colmi di mozziconi sembravano trovarsi perfettamente a loro agio in quella confusione. Gli altri unici pezzi di arredamento disponibili erano la sedia del magistrato, di quelle di tela girevoli da ufficio, e due sedie di legno di vecchio tipo, come quelle delle chiese, dure e spartane, scomode, sistemate dall’altra parte della scrivania, dove potevano sedere i suoi collaboratori e gli ‘ospiti’ che, spesso, non si sentivano a loro agio seduti là sopra, e non era solo per una questione di scomodità.

«Avanti!» rispose in modo meccanico il sostituto procuratore G. quando sentì bussare alla porta, e in modo altrettanto meccanico spense la sigaretta che stava fumando e immediatamente ne accese un’altra.

Il commissario Mancuso entrò e se ne rimase in piedi davanti alla scrivania tenendo in mano una cartella di colore grigio, con pochi fogli dentro, una cartella nuova, senza neanche una piega, con solo una data e un nome scritti a stampatello sulla copertina.

Il magistrato sollevò la testa dai fogli su cui stava scarabocchiando qualcosa: «Si accomodi, Mancuso, non resti in piedi» lo invitò il magistrato ma Mancuso scosse la testa: era ormai un rituale quello, con uno che invitava l’altro a sedersi e l’altro che scuoteva la testa e restava in piedi.

«Mi hanno detto che ne avete trovato un’altra» disse il sostituto procuratore prendendo la cartella che Mancuso gli porgeva.

«Sì, stanotte, un’ora fa, più o meno, in via Magenta, vicino alla stazione. Teresa Makulova, 26 anni, moldava, immigrata regolare dal 2019, già segnalata come prostituta nel 2022» rispose il commissario con un tono freddo e piatto, che non esprimeva alcun sentimento «L’hanno scoperta quelli della municipale spostando un cassonetto. Numerose coltellate all’addome e alla gola, la Scientifica sarà più precisa.»

«Qualcos’altro?» chiese il magistrato, sfogliando rapidamente i pochi fogli all’interno della cartella.

«No. A terra c’era la borsetta, con dentro documenti e soldi, e vicino al cadavere, sul marciapiede, le solite cose che si possono trovare in posti come quello: un paio di preservativi usati, mozziconi di sigaretta, una lattina di birra vuota, delle monetine, fazzoletti di carta, altra roba ancora, ma niente di che. Comunque, il tutto è stato inviato anche questo alla Scientifica, non si sa mai.»

«Uhm» grugnì il magistrato. Monetine. D’istinto, coperto dalla scrivania, ficcò le mani nella tasca dei pantaloni e controllò. Già. Doveva proprio riparare quel buco o, quantomeno, cambiare pantaloni.

Anche se rapida e nascosta, la mossa però non sfuggì all’occhio attento del commissario Mancuso che non ebbe bisogno di mettere una mano in tasca: lui controllava sempre, prima, che fosse tutto a posto.

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Discussioni

    1. Grazie mille Giuseppe, sono contento che ti sia piaciuto ma ahimé devo dire che i miei racconti nascono e finiscono in breve tempo, non credo di essere in grado di gestire una serie (però non si sa mai…)

    1. grazie mille, sono contento che tu abbia apprezzato. In realtà l’ho concepito proprio come un racconto breve: i racconti brevi sono la mia specialità perché ho il livello di concentrazione di una mosca e quando scrivo qualcosa faccio già fatica a finire poche pagine assediato come sono da altri deliri e idee balzane di vario genere

  1. Hai descritto con minuzia di particolari il panorama desolante che si ammira negli uffici dei Tribunali, sommersi da stalagmiti di pratiche inevase. La digitalizzazione qua è una chimera, le lungaggini burocratiche una certezza. Adesso che sono entrato nella stanza 2C non esco fintantoché non mi spieghi come va a finire.

    1. esperienza di tribunali? in rrealtà ho descritto un posto dove mooooooolti anni fa venni convocato da un sostituto procuratore, si vede che l’ambiente non è cambiato molto da allora

  2. Ok, mi hai catturato. Molto bello questo racconto, e mi sembra un ottimo incipit se conti di continuare la storia. A dire il vero, devi continuarla. Non puoi lasciarla così, altrimenti (e parlo per esperienza) verrà a svegliarti di notte chiedendoti di continuarla. E vincerà lei. La continuerai.

    1. grazie mille, contento che ti abbia catturato! Non so se continuerò la storia, vedremo quando arriverà di notte, ho paura che si debba mettere in coda con un mucchio di altre prima di lei, purtroppo