
PAZZIA
Quando si parla di malattie mentali in molti riducono il tutto ad una sola parola: “pazzia”.
La pazzia che attanaglia la vista.
La pazzia che scompensa l’udito.
La pazzia che drena la volontà.
La pazzia che incupisce gli umori.
La pazzia dei pazzi.
Ma chi sono i “pazzi”?
Questa è la domanda più frequente, nella testa di Elia.
“Sono pazzo?” è un’altra.
Vive nel chiassoso frastuono delle sue allucinazioni da quando ne ha memoria.
Molto spesso parla da solo, agli occhi di chi lo osserva.
Vede mondi stravaganti che potrebbero essere equiparati alla fervida immaginazione di un bambino.
Sente voci grottesche che lo tormentano e voci angeliche che lo calmano.
Si tira i capelli e dondola, rannicchiato in un angolino della sua stanza, quando sente concerti di sussurri.
Passeggia da solo in compagnia della sua amata nonna defunta.
Ogni mattina, saluta il vicino di casa morto tre anni prima.
Durante i pasti, intrattiene conversazioni con i suoi genitori ad un tavolo apparecchiato per quattro; il quarto ospite, sempre presente, è il suo migliore amico.
Migliore amico che, però, non esiste.
Elia ha passato la sua vita avanti e indietro per i centri psichiatrici, perennemente accompagnato da due genitori preoccupati per la sua pazzia.
“Dottore, i medicinali non funzionano” dicevano, con voci disperate.
“Sta peggiorando, ora crede di essere una persona in grado di comunicare con i morti” continuavano.
“Deve rimanere in struttura per un altro mese” replicava il dottore.
“Non sono pazzo!” sbottava il ragazzo.
“O forse si” sentiva sussurrare.
“Chi ha parlato? Chi mi ha dato del pazzo?” iniziava a urlare.
Sotto lo sguardo, inorridito dalla preoccupazione, dei genitori si dimenava urlando a squarciagola.
Tentava di scappare ogni volta ma, puntualmente, i medici riuscivano a fermarlo.
La camicia di forza era l’unica cosa che conosceva davvero, dopo tutti quegli anni.
Non percepiva il supporto di chi l’aveva messo al mondo.
Dava loro la colpa di tutto quello che gli accadeva.
Lo stavano perseguitando, credeva.
Nella sua testa danneggiata da anni di malattia, i suoi stessi genitori volevano liberarsi di lui.
Lo accusavano di pazzia e pericolosità.
“Avete ragione, vostro figlio è peggiorato molto. Temo che la sua schizofrenia non sia più recuperabile, il suo corpo rigetta la cura.”
La madre scoppiava a piangere disperata.
Il padre usciva sempre fuori dall’ospedale per tranquillizzare i nervi attraverso il fumo di una sigaretta.
Era un loop infinito.
Vivevano tutti in un limbo distorto dalle conseguenze di una malattia mentale.
Quando Elia era stressato, le voci aumentavano.
Quando era triste, sua nonna e il suo migliore amico lo consolavano.
Quando era arrabbiato, si sentiva perseguitato.
Quando urlava, urlava anche il sé bambino.
Quando pregava i suoi genitori di non farlo rinchiudere, l’odio lo assaliva.
In struttura, la porta della sua camera si apriva da sola mostrando figure demoniache pronte a rapirlo.
La notte vedeva ombre alte che cercavano di afferrarlo.
E quando pensava ad un modo per scappare, la finestra del quarto piano diventava la sua via di salvezza.
Ad oggi, Elia non c’è più.
La malattia ha preso il sopravvento.
La pazzia che i suoi genitori non riuscivano a comprendere, si è rivelata essere la tomba della sua anima.
Una cosa, però, va sottolineata: Elia ha lottato fino all’ultimo.
Elia ha vissuto nella perenne speranza di non essere pazzo, pur cercando di guarire ad ogni costo.
Elia aveva solo vent’anni; la mente può risultare un posto orribile a quell’età.
Elia era schizofrenico, non pazzo.
La malattia ha un nome, non è pazzia.
La malattia, a volte, purtroppo vince.
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E co un racconto “utile”, che mi dà la possibilità di sapere qualcosa su un argomento che non conosco. Esistono dunque forme così gravi di schizofrenia?
Molti anni fa due miei amici ne soffrivano. Uno con i medicinali ha risolto e fa una vita del tutto normale, l’altro è finito in un centro di igiene mentale e non ne ho saputo più nulla. Livelli diversi o approccio familiare diverso?
Ciao Francesco. Potrebbe trattarsi tranquillamente di entrambi. Non tutti passano la vita con le allucinazioni, per quanto siano frequenti in molti disturbi. La schizofrenia ha molti sintomi e complicanze, alcune gravi altre meno. La mania di persecuzione o quella di onnipotenza, ad esempio, limitano la vita ma mai quanto vedere o sentire costantemente cose che non esistono. Manca il contatto con la realtà, in molti casi. C’è chi, come uno dei tuoi amici, riesce a cavarsela grazie ad una terapia mirata. Altri, purtroppo, hanno conseguenze così gravi da diventare pericolosi per loro stessi o per chi li circonda. Diventano psicotici e non sono più in contatto con la parte sana della loro mente. Una mia cara amica conosce una persona che ha avuto un episodio psicotico e le conseguenze sono state gravi. Per quanto in percentuale sia un disturbo meno diffuso rispetto ad altri, lo reputo uno dei peggiori. Le famiglie a volte fanno fatica ad affrontare una situazione simile perciò l’intervento medico e le strutture diventano l’unica via possibile, se la persona è in gravi condizioni. Grazie per il tuo commento e per la possibilità, che mi hai dato, di approfondire l’argomento.
Grazie a te!
Un racconto che vuole far riflettere, che vuole denunciare un gravissimo problema che affligge la società e che, per qualche assurda ragione, viene considerato ancora come un tabù, come se la malattia della mente non sia reale.
Davvero molto bello.
Grazie mille, Giuseppe! Sono contenta che sia stato di tuo gradimento, la salute mentale è un tema a me caro quindi sono più che soddisfatta nel sapere che il messaggio è stato recepito.
Molto molto toccante. Mi hai fatto riflettere su quanto sia dannoso etichettare (o liquidare) ogni cosa come “pazzia”. Uccide più della malattia stessa, a volte. E proprio chi dovrebbe starti accanto è il primo a fuggire, per paura o senso di impotenza, o disperazione, o che ne so. Troppo spesso si generalizza. Si abbandona, ci si arrende. Mi associo a Cristiana, si dovrebbe avrebbe il coraggio di chiamare ogni cosa con il proprio nome. Sarebbe molto più semplice essere visti, riconosciuti, e non sarebbe un tabu’ il poter chiedere un vero aiuto. Grazie per aver condiviso questa storia.
Grazie a te per aver lasciato questo importantissimo commento. Il succo della storia era proprio tutto ciò che hai detto. Nel mio piccolo, voglio cercare di sradicare questi tabù perché troppo spesso si pensa che si possa morire o stare male solo a causa di una brutta condizione fisica. La realtà è ben diversa, purtroppo. Fin troppe persone muoiono a causa dei disturbi mentali. Grazie ancora
Se i pazzi sono tutto ciò che dici tu, allora lo siamo tutti, ciascuno a suo modo. Tutti bisognosi d’aiuto e comprensione e tutti in grado di donare gratuitamente il medesimo aiuto di cui spesso necessitiamo noi stessi. Ci vuole consapevolezza e occhi aperti e, come dici tu, le malattie mentali hanno un nome che magari non ci piace venga pronunciato. Gridarlo senza vergogna o paura salverebbe molte vite come quella di Elia. Grazie per aver condiviso questa storia
Grazie a te per aver compreso il messaggio della mia storia. La salute mentale, se compromessa, può portare a vere e proprie malattie che limitano la qualità della vita, esattamente come farebbero molte malattie fisiche. Solo perché non si vede, non significa che non ci sia. Tabù sulle malattie mentali e la psicoterapia/psichiatria vanno combattuti.
Vanno assolutamente combattuti e credo che oggi ci sia maggiore consapevolezza, che forse siamo sulla strada giusta. C’è ancora molto da fare. Bisogna continuare a parlarne e la scrittura è un’ottima forma