Pazzia

“Ieri ho fatto un sogno: c’erano molte persone che urlavano il mio nome. Mi chiedevano di smetterla di tormentarli, mi imploravano di lasciarli andare o di ucciderli. Io ridevo e continuavo con le torture, sia psicologiche che corporali: usavo l’elettricità per lo più” spiegò la donna, seduta ad un lato del tavolo.

“Sogno interessante, lei sa di essere una psicopatica, sadica e bipolare? Lei è pazza, non crede?” chiese l’uomo seduto dall’altro lato del tavolo; se ne stava con le braccia incrociate.

“Le dispiace se fumo?” chiese, impassibile, la donna.

“Faccia pure, se l’aiuta in qualche modo”.

La donna si accese una sigaretta, si alzò dalla sedia ed iniziò a passeggiare per la stanza: era bianca, con le pareti imbottite e le sbarre alle finestre. Alla porta si potevano scorgere due energumeni vestiti di bianco che osservano la scena.

“Forse ha ragione. Ammettere di essere pazza, non è il primo passo verso la guarigione?” chiese, sogghignando, la donna.

L’uomo la osservò dalla testa ai piedi: era alta un metro e ottanta, gambe affusolate, le dita delle mani lunghe, seno abbondante, lunghi capelli biondi, occhi gelidi come il ghiaccio, nascosti da un paio di occhiali grandi con la montatura nera. Era di una bellezza disarmante e lui ne era profondamente affascinato.

“La dottoressa è lei. Come vede la camicia di forza che mi ha fatto indossare mi tiene ben legato e seduto alla sedia” rispose, mesto, l’uomo.

“Lo sa? Ha perfettamente ragione. Dovrei essere io a dirle come funziona la mente umana”.

La dottoressa si avvicinò all’uomo e si mise seduta sul tavolo, proprio a fianco del paziente.

“Le voglio spiegare la situazione, signor Bianchi: sua moglie, Giovanna, mi ha pagato bene per tenerla qui dentro e mi ha chiesto di ridurla ad un vegetale. Le assicuro che quando uscirà da qui, non riuscirà più nemmeno a portare il cucchiaio alla bocca senza che l’aiutino!”. Scoppiò in una grassa risata.

Le vene del collo e della fronte dell’uomo si gonfiarono per la rabbia, il volto gli diventò paonazzo e gli si deformò per l’ira.

“Tu, maledetta, non oserai farmi questo!” urlò il poveretto.

La donna fece un cenno verso la porta, che si aprì. I due inservienti entrarono a grandi passi.

L’uomo si divincolava sulla sedia, urlava e tirava calci.

“Non sono pazzo, lasciatemi, lasciatemi!” ripeteva a voce alta mentre i due gorilla lo portavano via con la forza.

“Dategli 240 mg di Clotiapina” ordinò la donna.

“Ma è il doppio della dose massima” farfugliò a bassa voce uno degli inservienti.

“Allora facciamo 300 mg. Ha qualcosa da ridire?” lo fulminò la dottoressa con lo sguardo.

“No, no. È lei il medico” rispose, scusandosi, l’energumeno.

“Sono sicura che ci divertiremo” sussurrò, compiaciuta, la dottoressa.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

Commenti

  1. F. T. Leo

    Bel racconto, bravo davvero, a me è piaciuto tanto!… Le atmosfere della novella mi hanno ricordato un po’, alla lontana, quelle del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, con la inumana e crudele infermiera caporeparto molto affine, almeno per certi aspetti, alla sadica e crudele dottoressa… Ma la pazzia del titolo è riferita alla moglie Giovanna, alla dottoressa, ad entrambe o a tutto l’insieme?… Chissà!… Ancora complimenti!

    1. Andrea Bindella Post author

      Grazie Fabio!
      Il film non l’ho mai visto purtroppo, comunque spero che la storia non sembri scopiazzata.
      Riguardo al titolo… se riesco a pubblicare le altre puntate, scopriremo a “chi” si riferisce.
      Ciao.

    1. Andrea Bindella Post author

      Grazie Tiziano. No è un racconto breve. Però se vi piace posso crearla una serie di episodi, oggi uscirà il mio nuovo romanzo e nei prossimi mesi un po’ di tempo lo trovo.