
PERCHÈ SALVARSI?
Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".
- Episodio 1: Nella borsa un cuoricino, a destra l’obitorio
- Episodio 2: La Bambola impaurita è “eccitata”
- Episodio 3: “Sexy” Requiem per contrabbasso
- Episodio 4: SENSAZIONE SONICA
- Episodio 5: PERCHÈ SALVARSI?
- Episodio 6: NEVE DI LAVA. MANICHINI, CHITARRE E CERVI
- Episodio 7: UN CERVO IN PANTALONI INTERESSATI
- Episodio 8: SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE CARNI
- Episodio 9: I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse al Luna Park Bohémien
STAGIONE 1
Infilarsi le calze a rete implica una destrezza particolare: bisogna tirar poco e non afferrare i buchi. Mettere le dita nei buchi e nelle ferite… sembra il tocco che la gente protrae con più dedizione.
Ho tolto il cerotto perché ormai la ferita sembra chiusa e pacifica. La convivenza tra noi sembra collaborativa e amichevole. Stamattina, mentre avevo la testa sepolta nel cuscino, il telefono ha squillato forte e mi ha destata da un sogno bellissimo. Da quando sono uscita da quella piccola sala operatoria squallida faccio sogni bellissimi… e dormo così tanto. La mia testa mi vuole portare lontano in un mondo sognato… ma il mio corpo mi richiama alla terra, mi riporta con i palmi sullo specchio, quando mi guardo senza vestiti e con il ventre che cerca di tornare a una forma uniforme: di lato si vede nettamente che manca un “ pezzo”.
Lo squillo di stamattina era la dottoressa che mi chiamava per darmi i risultati delle analisi sul mio bellissimo tessuto ormai non più mio. Ci ho messo un po’ a capire la telefonata. La mia dottoressa giovane e fredda, dagli occhi azzurri e immobili… mi ha chiamata di corsa per dirmi che non c’era nulla di male, lì dove il male sembrava aver fatto il nido definitivamente. Le operazioni chirurgiche per ora sono finite… anche se dobbiamo aspettare un altro risultato cui non voglio pensare. Attaccato il telefono sono solo rimasta a guardare il cuscino sporco di trucco. In genere mi strucco sempre prima di dormire, voglio essere “sincera” mentre sogno.
Tra un’ora l’appuntamento prefissato con i capelli spettinati e castani, l’unico pensiero che ora voglio avere. L’Estate inizia un caldo malinconico e stentato, come il sorriso che sto regalando al vestito nero e lungo che ho appena infilato. Mi guardo e penso a come dei corpi giovani, belli… unici… possano ammalarsi. Ogni giorno ci ammaliano, ci neghiamo ogni genere di cosa: l’Amore è pericoloso, il sesso è sconveniente, l’Amicizia tradisce… noi ce ne convinciamo e ci ammaliamo. Pazienti nel reparto dei “soli” ecco che stiamo attenti alla sigaretta in più, mentre non ci riconciliamo ai nostri padri fino a che è troppo tardi. Rinunciamo a tutto mentre riempiamo le tisane di zenzero: PATETICI. Ho pena per me… tre mesi fa stavo festeggiando la mia laurea con un ragazzo dai capelli biondi e lucenti che diceva di amarmi. Quel ragazzo ora non c’è… quell’amore non c’è mai stato. Quando seppi che stavo male lui seppe che voleva una moto. Ecco che ancora penso a come molti rapporti sembrano comodi e zoppicano tra un sabato sera, un rapporto sessuale veloce e un pranzo domenicale con i nonni di quel partner, che in fondo ti adorano perché sanno che sei molto meglio di quel nipote o quella nipote, che a quella tavola hanno portato altre cento teste cui si potevano scambiare le espressioni di speranza e timidezza.
Spalmo l’olio profumato sulle mie braccia e mi sembra di sentire il naso di quel viso dispettoso che corre lungo le mie spalle giù fino al gomito. Non cerco sesso, non cerco una cura. Voglio ancora credere che facciamo le cose senza cercare un qualsivoglia risultato. Mi piace pensare che si possa conoscere qualcuno per caso e che la pelle possa desiderare qualcosa di sconveniente e poco comodo. Mai più a quelle tavole con i nonni… mai più essere l’avventore preso tra la gente e messo a fare la comparsa più impacciata che si possa avere in un brutto film.
Percorro le spalline del vestito e mi guardo. I capelli sono cresciuti così tanto in questi mesi che arrivano fino alla metà del mio dorso esile. Ho sempre avuto le costole in evidenza, la parte superiore molto più magra dei miei fianchi così violentemente femminili. Due passi indietro e tre avanti mentre mi guardo allo specchio. Il telefono lancia uno scintillio, lo prendo tra le dita e leggo: «Ciao Tesoro, tra poco sarò da te… penso mezz’ora e sono arrivato. Ti avverto quando esco dall’autostrada…. e poi ti chiamo e mi guidi ok?» Buffa la coincidenza con il mio guidarlo la scorsa notte lungo il suo corpo accaldato. Ora sembra tutto così formale… sembra quasi un ragazzino vergognoso, mentre ieri proferiva su uno schermo accecante parole sconvenienti e annebbianti. Non so cosa voglio, ed è proprio questo che voglio. La GABBIA dello scopo e delle aspettative… la malattia del manto che attanaglia molti animali in cattività la proviamo tra mille gastriti, tessuti connettivi modificati e precancerosi… sistemi immunitari annientati dalle liste che ogni notte ci ripercorriamo nella testa prima di non riuscire a dormire. L’olio profumato spalmato per creare un contatto con un altro essere umano… lucidare il piumaggio e danzare nell’aere il tempo di una stagione.
La GABBIA e il tanto amore che pronunciamo a estranei che ci rimpiazzano facilmente. Caz… io valgo il mio tempo e il tempo di un maschio che si gonfia e si gonfia: in natura ciò si tramuta in accoppiamenti, poi in vita… nella nostra esistenza da umani si concretizza in telefoni muti e “Ciao” pronunciati poi, troppo tardi, quando tutti poi si accorgono che quella piccola persona, che sono Io, era così spaventosa perché vera. Piccola e reale, minuscola e spaventosa mantide pacifica che sbatte le palpebre, dolce e candida in un animo curioso e infantile… e maturo e duro. Mentre mi passo la mano tra i capelli, e li scuoto come fossero le fronde di un salice, ecco che mi vedo ancora spaventosa: vengo sempre male alle foto di circostanza, non rido mai a denti scoperti… non mangio crepes alla Nutella… dico poche volte “No” e ancor meno dico “SI”: per questo sono così spaventosa. Un mio amico quando avevo quattordici anni mi confessò di essere innamorato di me, prima di partire per il Sud Africa per sempre. Io non mi ero mai accorta di nulla. Io non mi accorgo mai di nulla, mi rimproverano di essere distratta… Dio quanto vorrei che qualcuno mi sbattesse al muro e mi destasse; e mi dicesse “TI AMO”, “TI ODIO”… “TI VOGLIO”… “TI VOGLIO MORTA”.
Ecco la chiamata, adesso dovrò guidarlo fino alla mia casa… fino al mio odore e al mio piumaggio.
Finito con le indicazioni di rito, esco fuori casa e scendo di corsa la discesa per farmi trovare sotto, e pronta. Tutto intorno un paesaggio fermo e noioso… tipico di una domenica pomeriggio in una strada dove non passa mai nessuno se non di corsa per andare altrove.
Ecco la macchina, la riconosco perché carica di strumenti e della custodia enorme del contrabbasso che sembra quasi una bara trafugata chissà dove. Lui frena frettolosamente e si ferma. Mi sorride e in quel momento mi rendo conto di quanto le foto siano così schifosamente inutili, buffe e lontane da quello che un sorriso dal vivo ti può scatenare. Sceso dalla macchina, vedo che si ferma e mostra un sobbalzo appena accennato, il suo passo si fa svelto e il suo sorriso non appassisce minimamente. Ecco quei capelli che nella mia giornata di dolore mi parlarono tanto, ecco quei capelli addosso alla mia faccia. Stretti in un abbraccio forte e puro. Lui mi prende e mi solleva da terra mentre mi sussurra mille “Ciao” spasmodici. La confidenza che si crea quando due persone esplorano ciò che è proibito, non si sa poi perché, è qualcosa che quegli ex fidanzati da tavolata domenicale non ci hanno mai dato… e non proveranno mai, e lo meritano.
Un legame flebile ecco che si crea tra il nero buio e la nocciola più matura. So che lui ha una partner, lui sa che io non approvo. Sappiamo che stiamo festeggiando in un abbraccio una stretta e un “Addio”… sappiamo che nessuno si dimenticherà mai di ogni minuto che da adesso a due ore ci vedrà protagonisti dispotici e impreparati, sicuri e sbagliati. Siamo così simili, bassi e insoddisfatti. Siamo così uniti e arrabbiati… CON COSA E DA CHI CI SALVEREMO?
Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".
- Episodio 1: Nella borsa un cuoricino, a destra l’obitorio
- Episodio 2: La Bambola impaurita è “eccitata”
- Episodio 3: “Sexy” Requiem per contrabbasso
- Episodio 4: SENSAZIONE SONICA
- Episodio 5: PERCHÈ SALVARSI?
- Episodio 6: NEVE DI LAVA. MANICHINI, CHITARRE E CERVI
- Episodio 7: UN CERVO IN PANTALONI INTERESSATI
- Episodio 8: SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE CARNI
- Episodio 9: I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse al Luna Park Bohémien
Un riflessione profonda, emozionale e vivida, che scuote il lettore, che lo voglia oppure no.
L’intento era quello. Grazie Ale. Per quanto riguarda il suggerimento ti ringrazio, ma il verbo che volevo usare era proprio quello. Thank you caro, ti abbraccio.
Ciao Francesca, non ho parole per esprimere le sensazioni che mi ha dato il tuo racconto. So solo, che non riuscirei mai a descrivere tanto chiaramente le emozioni che hai saputo “raccontare” con tanta puntualità. Senza fronzoli, dirette al cuore. Ora saprei a malapena riconoscerle, bisogna viverci dentro, cercando scampo nel guardarmi da “lontano”. Sono scomode verità portate a galla dalla disperazione e dallo spregio a quanto ci circonda: il famoso “vai a quel paese” (avrei usato altri termini, ma credo tu mi abbia compresa).
Ci intendiamo alla perfezione misà ??? grazie Micol… ottenere una connessione con chi a sua volta scrive è davvero un onore. Ti ringrazio… ti aspetto NEL nuovo episodio appena uscito.
L’incontro, in questo LibriCK, diventa il pretesto per riflettere sul mistero fumoso e forse sopravvalutato dei rapporti umani, spesso riconducibili a sottili legami opportunistici. Eppure la promessa di un abbraccio sincero e di un incontro tra anime resta una dolce e irrinunciabile illusione, descritta con il linguaggio coinvolgente a cui ci hai abituati e da riflessioni che oscillano tra faccende pratiche e questioni metafisiche.
Non ci rinuncio e mi adopero per far sì che qualche abbraccio sbocci e non resti nell’illusione. Grazie Tiz
Il risveglio come rinascita, la rinascita come consapevolezza. La tua “penna” è di una potenza esemplare, il tuo stile travolge come un fiume in piena: i lettori vengono trascinati non solo dalle vicende vissute della protagonista, situazioni reali e concrete, ma soprattutto dal continuo turbinio dei suoi pensieri. L’intera serie è vincolata alla consapevolezza di essere, di esserci con sangue e mente, di esistere come risultato della totalità dei multi frammenti che compongono il mondo intero. Ma il mondo è un universo in continuo divenire fatto di entità che spesso vivono senza vivere, che spesso vivono senza ciò che li rende umani: l’essere senzienti e capaci di percepire.
I sentimenti della protagonista, i sentimenti di cui parli, sono forti… così come le emozioni che emergono in noi che ti leggiamo. Grazie! 🙂
I tuoi commenti sono essi stessi racconti… sai quanto ti stimo… e il fatto che la mia potenza si sia manifestata a te, la fa crescere a dismisura. Grazie dal profondo della mia anima “ardente”.
Ciao Francesca,
ho avuto la sensazione che questo ritorno alla “normalità” sia ben peggiore del momento della malattia. Lì poteva essere tutto, qui è tutto scontato. Fluidità nella scrittura e finale sorprendentemente e tristemente reale. Brava! 🙂
Grazie Isa. Chissà se si rivelerà peggiore… di certo non è una battaglia senza vittime e una campagna senza le sue salme lasciate per strada. ??
Ho pianto, non sai quanto senta la tua scrittura e i tuoi racconti ” miei” nel senso che ho rivissuto sulla pelle.Tu sai dare voce a tante cose, emozioni che si vorrebbe buttare fuori per fare capire.. ma si ha paura della reazione…Tu sei forte…Ti stimo.
E io stimo ogni persona che sia ancora in grado di commuoversi… arrabbiarsi… soffrire e rifiorire. Io mi sono emozionata con te. Ti abbraccio cara ✨❤️✨
Francesca! Proprio qualche ora fa pensavo che era un po’ che non scrivevi su Edizioni Open, e adesso eccoti qui! Magie del caso…?
Il tuo stile potente, quasi violento, è riuscito ancora una volta a farmi “vivere” le emozioni che hai descritto. Non so fino a che punto questa serie ti appartenga, quanto della protagonista rispecchi te stessa. C’è un misto di dolcezza e rabbia in ciò che scrivi. Turbamento, ma anche voglia di un semplice abbraccio. ?
Sei così arguto che mi spiazzi e mi gratifichi al contempo. Grazie Dario. Una strizzata d’occhio alla tua mente vivace!
Un episodio veramente coinvolgente! Durante la lettura ho avuto l’impressione di trovarmi al fianco della protagonista, di provare i suoi stessi tormenti, le sue stesse preoccupazioni, e allo stesso tempo di vivere con lei i suoi sogni e speranze.
Oserei dire che presenta dei tratti della visione sulla condizione umana pirandelliana, come la questione delle “gabbie” sociali, riferimento (voluto o meno) che ho apprezzato molto. ?
Questa citazione, dal significato così difficile da digerire, mi è rimasta nel cuore: «Voglio ancora credere che facciamo le cose senza cercare un qualsivoglia risultato. Mi piace pensare che si possa conoscere qualcuno per caso e che la pelle possa desiderare qualcosa di sconveniente e poco comodo. Mai più a quelle tavole con i nonni… mai più essere l’avventore preso tra la gente e messo a fare la comparsa più impacciata che si possa avere in un brutto film.» ❤
Mi sono più ispirata a uno dei discorsi di Rose sul Titanic… Ahhahahahah tutti si sta andando a fondo baby… se non ci si mette a volare alto. Grazie tesoro, sei bellissima in ciò che noti e ciò che manifesti.
Brava davvero. Bella esplorazione, sopratuto sincera, ed è quello che più mi è piaciuto. Complimenti!
Scusa l’errore di battitira… *soprattutto
Nicoletta Grazie. La sincerità è qualcosa che manca spesso… e che è amaro come una prugna colta direttamente dall’albero… ma dopo un pò ti rinvigorisce con il suo sapore stuzzicante e potente.
Umilmente grazie.
La sincerità mi piace, sopratutto quando diventa uno scritto che fa emergere la realtà esperenziale con tutte le sue verità. Ti ringrazio infinitamente ✌️✨?
“Mi guardo e penso a come dei corpi giovani, belli… unici… possano ammalarsi. Ogni giorno ci ammaliano, ci neghiamo ogni genere di cosa: l’Amore è pericoloso, il sesso è sconveniente, l’Amicizia tradisce… noi ce ne convinciamo e ci ammaliamo.” In questo pezzo ho visto tanta maledetta realtà, è proprio vero, ci limitiamo in tutto, eppure continuiamo a essere malati, dentro e fuori. Il tuo stile è unico, dipingi con furenti pennellate ogni singola sensazione, senza perdere quel tratto dolce e malinconico… Hai davvero un tratto particolare mai riscontrato (almeno per quanto mi riguarda…) e la tensione vibrante della rabbia, della violenza interiore che esprimi mi coinvolge sempre più… brava, ognuno di noi ha il suo stile, ma il tuo, così viscerale, è davvero speciale…
Anto visceralmente mi colpisci e mi metti a terra. Caspita quanta emozione… caspita quanto mi rivedo in quella “violenza interiore” di cui parli. Non so se merito i tuoi meraviglioso complimenti… mi accontento di sapere che sono arrivata a te per qualche minuto… e che in qualche modo ti ho emozionato. Spero di riuscire a continuare a farlo.
Un beso