Primo indizio

Serie: Isòlano


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Suonarono diversi allarmi, compreso quello della loro auto per la fuga. Un enorme nube di fumo si levò in cielo, susseguita dallo svolazzare di molte banconote dal differente taglio. probabilmente, proprio quelle che non furono all’interno delle speciali cassette di sicurezza.

Ormai totalmente sventrato e parzialmente in fiamme, si apprestarono a svuotare il portavalori.


Tutti a parte Michele, che si diresse verso la 147 ferma lì ad attenderli e si piazzò al sedile di guida.

Gli altri finirono gli ultimi dettagli e si avvicinarono all’auto, con quattro diverse sacche stracolme.

Omar invece aprì il baule, ed estrasse una delle taniche di benzina. Bachisio si spostò stranamente a bordo strada, dove colpì al volto l’autista del tir per ben due volte, con il calcio della sua mitragliatrice. Lo colpì anche a terra, dandogli un paio di calci ben assestati nella zona del torace. Mossa non certo necessaria, ma d’altronde stavano per incendiare il suo grosso mezzo e non volle certo permettersi nessun tipo di reazione o cose del genere da parte sua. Forse il ragazzo esagerò un po’ troppo, l’arabo lanciò lui un occhiataccia mentre gli passava la tanica, senza però mollargliela del tutto e gli disse «vai, coglione, muoviti e non distrarti, cazzo!»

Quest’ultimo ne versò quasi tutto il contenuto sui sedili, frettolosamente, ma senza bagnarsi affatto.

Scese dal mezzo, continuò a versare benzina a terra nei pressi delle ruote anteriori della motrice per poi allontanarsi,

lasciando una scia di qualche metro, lasciandone il contenitore al termine e si diresse nuovamente verso l’autista. Omar conosceva quello sguardo, sembrava proprio volesse ucciderlo. «Che fai testa di cazzo, lascialo perdere e muoviti, vai verso l’auto, vai!» disse a Bachisio, il quale stava per sparare un colpo in testa al povero camionista.

«Muoviti, pezzo d’idiota, cammina! Ras Zeb» Dopo un attimo di ripensamento il giovane gli diede ascolto, e finalmente anche lui salì a bordo. Lo straniero fu l’unico, rimasto fuori dall’auto. Osservava intorno, pienamente soddisfatto. Tolse dunque fuori lo zippo e così lo accese, lasciandolo cader a terra.


Un enorme lingua di fuoco corse verso l’abitacolo, per poi arrampicarvisi al suo interno.

Iniziò a bruciare tutto, le lamiere prim’ancora d’iniziare a contorcersi scricchiolarono e dalla cabina si sollevò una cospicua cortina di fumo, che andava ad ingrossarsi repentinamente. Ormai terminata ogni cosa, Omar si diresse all’Alfa, con tutti gli altri che impazienti lo aspettavano. Michele, che ancora giocava con l’acceleratore, urlò lui:

«abbiamo poco tempo, forza, sali Andiamo, cazzo!» L’ultimo sportello finalmente si chiuse, e di tutto quel frastuono precedente rimasero solo gli eco della 147 che fischiarono sull’asfalto, a disperdersi nel vento.


Lo svincolo per uscire dalla statale nella quale si trovavano, fu a mezzo chilometro di distanza, e conduceva ad una lunga salita con carreggiata a singola corsia per senso di marcia. Era esattamente l’incrocio semaforico dell’ultimo ingresso per la città di Quartu Sant’Elena e loro dovettero prendere esattamente la direzione opposta di quest’ultimo. Una volta imboccata la salita dovevano muoversi, e farlo davvero in fretta. Ogni tempistica divenne fondamentale. Quella era una zona decisamente trafficata, avrebbero potuto incontrare alcune volanti o peggio ancora trovarsi dietro a qualche simpaticone alla guida che camminando a 40 km/h gli avrebbe rallentati.

Finito il ripido tratto iniziale si trovarono in piena zona residenziale, disseminata da enormi ville singole ed altrettante a schiera, dove presero velocemente uno sentiero sterrato. Questo proseguiva in un lungo viale alberato, nel quale sollevarono un enorme coltre di polvere sabbiosa. Quel viale li condusse ad un vecchio casolare abbandonato, senza proprietari, di cui loro ormai ne disponevano da mesi dove c’erano ben altre tre auto ad aspettarli. Per Bachisio una Panda, celestino chiaro. Michele ed Antonio salirono invece a bordo di una Grande Punto, nero metallizzato, con carrozzeria decisamente ammaccata ed alcune patane mancanti. All’ultimo del gruppo, Omar, lo attendeva un vecchio fuoristrada, un Land Rover. Ma prima si assicurò che tutti ripartirono, poiché fu suo il compito di bruciare l’ormai inutile Alfa Romeo e…lanciare il segnale al loro capo, attraverso un telefono satellitare.

Tornato verso la 147 cliccò sull’accendi-sigari, aspettò che gli altri compagni partirono, a distanza di qualche minuto l’uno dall’altro e senza andare veloci. Prese l’ultima tanica di benzina rimasta nel baule e ne versò tutto il contenuto all’interno dell’auto, la lanciò sui sedili e lo estrasse, rovente, dalla serpentina rossa ed incandescente.

Vi si accese la sigaretta poi compose un numero, il telefono fece un solo squillo.


Ora anche Françoise sarebbe stato al corrente dell’avanzamento del piano, il furgone preso d’assalto e i ragazzi diretti tutti quanti a casa sua. Tirò due grosse boccate, poi lanciò sia accendisigari che sigaretta nell’abitacolo andando verso il Land Rover.

Quella mattina filò tutto liscio, per il gruppo armato, oltre la straziante paura di tutti i presenti e quella guardia ferita alla gamba non ci fu niente da rimproverarsi… a parte… quello che solo Michele sapeva di aver accidentalmente combinato, ovvero aver fatto cadere quel raro fucile automatico sulla strada.

Serie: Isòlano


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