
Reparto assicurati
Nelle emergenze l’avvocato Peregretti manteneva la disinvoltura di chi per lavoro gestisce le disgrazie altrui.
Ricevuta la notizia, fatto un rapido calcolo sui tempi per il ricovero e la sala operatoria, aveva spedito di corsa il suo assistente all’ufficio della polizia locale e aveva anche trovato il modo di fermarsi a prendere un mazzo di tulipani gialli e rossi. Chi l’avesse incontrato avrebbe pensato che stesse andando ad una cena in terrazza.
I capelli bianchi, il rassicurante abito grigio e i vivaci colori dei fiori fecero il loro effetto e l’infermiera di guardia si offrì di accompagnarlo. “È nel reparto dedicato ai pazienti assicurati” commentò compunta. “Gli ospedali offrono tutti un servizio medico e infermieristico di alto livello, ma pochi colgono l’importanza dell’accoglienza. Invece è essenziale che il ricoverato abbia un’esperienza appagante anche nella degenza: visite tutta la giornata, trattamento alberghiero, sistemazione inappuntabile.”
Peregretti sorrideva accomodante, percorrendo corridoi ampi e luminosi, tra immagini dai colori pastello e vasi di sterlizia e calatea: un’agenzia immobiliare più che un ospedale. Pensava alle spese, all’assicurazione che forse le avrebbe coperte e alla polizza, se poi era stata mai stipulata; pensieri futili che occupavano la mente, indifferente al contesto. Ci pensò l’infermiera a ricongiungerlo alla realtà. “Si starà svegliando adesso dall’anestesia. Non lo affatichi” e sorridente gli aprì la porta.
La stanza emanava profumo di detergente alla lavanda. C’era uno spazio aggiuntivo per l’accompagnatore, il bollitore per tisane e le litografie di Roma nell’800, rigorosamente in copia numerata. Si, proprio un bell’albergo. Nemmeno un moribondo si sarebbe lamentato e l’ingegnere Rotonni, affondato e immobile nel letto ospedaliero, moribondo non lo era, almeno per il momento. Forse non aveva una bella cera, ma non si vedeva: il volto era tutto fasciato; la mandibola, fratturata nel lato sinistro, gli era stata rimessa a posto e bloccata e ora, dalla maschera di bende, spuntavano solamente gli occhi e un paio di cannule. Il quadro delle ingessature si completava con quelle alla gamba e al braccio sinistro, mentre a destra il braccio veniva tenuto fermo da una cinghia e dall’ago della flebo.
“Povero amico mio” esordì Peregretti. Conscio del momento solenne, si mise ritto ai piedi del letto, in posizione consona, squadrò la situazione con espressione accorata, si accertò che l’ingegnere lo vedesse senza sforzo e concluse. “Ti hanno conciato proprio bene.”
Alla finestra un vaso era pronto ad accogliere i suoi fiori. Li sistemò con studiata cura, prese una sedia e si mise a fianco del malato, per poterlo guardare con attenzione. Aveva pronta una spiegazione tecnica, pur sapendo che l’amico cliente sarebbe stato di certo d’accordo con lui, ma la fasciatura rendeva la situazione diversa e il discorso si stava per trasformare in monologo. Nulla di difficile, sia chiaro, però aveva bisogno che lui fosse d’accordo sulle azioni da compiere e in quelle condizioni il sinistrato non poteva certo dimostrarglielo. Quello sguardo tuttavia lo rasserenava; capiva che almeno lo stava ascoltando.
“Deve essere stato davvero un bello scontro se ti sei fatto così male. Meno male che quei fuoristrada all’americana che ti piacciono tanto sono grossi e robusti. Non ti sei ucciso ma i vigili hanno ricostruito l’incidente e dicono che il pedone attraversava sulle strisce e lo hai investito per imprudenza.” Un mugugno si alzò dalle bende. “Investito, poi. Alla fine sei andato anche tu a sbattere. Probabilmente, che ci fosse imprudenza non lo scriveranno nel verbale. Sai, non ci tengono a mettersi in mezzo a queste vicende e per noi è un fatto positivo.” Un altro mugugno, più lungo, rassicurò l’avvocato; il ferito era attento e seguiva.
“Riusciremo ad evitare una denuncia ma questo ci porterà ad aggiungere al risarcimento dell’assicurazione un qualcosa in più. Il vero problema, amico mio” sospirò immerso nell’emozione “è che questo sinistro capita nel momento peggiore.”
Nessun suono; attese qualche secondo e riprese. “La settimana prossima ci sarà l’udienza per l’incidente di due anni fa. Avevo idea di chiederti di partecipare, perché la tua presenza avrebbe influenzato positivamente il giudice e, di certo, la condanna per lesioni sarebbe stata molto mite. Abbiamo risarcito tutto e tutti ed è un elemento che non si può ignorare. Ora però non possiamo pensare di farti venire in udienza così; ci chiederebbero la ragione delle tue fasciature e verrebbe fuori che c’è stato un altro problema a pochi mesi dall’altro. Questo influenzerebbe molto il giudice e le cose sarebbero più difficili da sistemare.”
Peregretti aprì la cartellina di cuoio che aveva con sé, dove conservava un documento colorato, pieno di numeri e grafici.
“Avevo fatto fare una stima degli incidenti stradali qui a Roma. Lo sapevi che ogni mese, tra pedoni e ciclisti, ce ne sono tre o quattro che … va bene, lasciamo stare i numeri. Ma come fanno a non capire che è il loro comportamento scorretto che li mette in pericolo e che alla fine i poveri automobilisti sono vittime di questa minoranza di sprovveduti?”
Il ferito scalciò ripetutamente con l’unico arto libero.
“Eh, si. Avrei sostenuto questa tesi, nemmeno insensata, ma adesso la vedo più complicata. Ora qualche malpensante potrebbe credere ad una tua disattenzione, visto che è accaduto di nuovo. Per come si sono messe le cose, meglio tenere nascosto del tutto questo nuovo fatto. Accidenti a te e ai pedoni; ma non lo hai visto proprio? Ma perché questo tizio doveva attraversare la strada mentre stavi arrivando tu? Sempre nello stesso modo; strisce pedonali, semafori lampeggianti, velocità. Sai come sarebbe contento il pubblico ministero di sapere tutto questo? A quel punto, penso che ti darebbero almeno due anni.”
Il mugugno fu fortissimo, un urlo strozzato dalle bende. Peregretti si sentì sollevato; lo aveva convinto.
L’infermiera entrò portando il caffè. “Zucchero?”
“Lo preferisco amaro, grazie” e ne approfittò per domandare. “Non vorrei avere abusato della sua pazienza, ma vedo l’ingegnere molto nervoso. A volte scalcia e non so se sia un problema oppure no.”
“Non si preoccupi, sono gli esiti del risveglio dall’anestesia. Poi la voglia di alzarsi e di riprendere l’attività e immagini come si possa sentire” sorrise ancora, “ma ne avremo cura sempre al meglio.” Rassettò le lenzuola e li lasciò nuovamente soli.
“Comunque, sono convinto che sarà possibile venirne fuori anche stavolta” riprese, finendo di bere. “Farò in modo che gli atti di questo incidente li veda un magistrato diverso da quella carogna che ha seguito l’altro processo. Ti ricordi che interrogatorio che abbiamo dovuto subire? Sembrava che lo avessi investito apposta, quando quel folle si era lanciato per strada, abusando delle strisce pedonali. Non è che magari oggi è successo lo stesso?”
Mugugno, urlo, altro mugugno e altro urlo attutito.
“Si, capisco, deve essere andata proprio così. Mi regolo come l’altra volta: parlo con le assicurazioni, faccio avvicinare i parenti del ferito, propongo una transazione e poi negoziamo, ma comunque allungo i tempi in modo che prima si risolva la questione di due anni fa. Magari posso chiedere al giudice di chiudere tutto alla stessa udienza. Non ci conviene citare troppi testi a discarico, questa volta la lunghezza del processo sarebbe un danno.”
Ora le urla erano quasi un continuo e l’ingegnere muoveva la gamba, come se volesse scrivere nell’aria. L’avvocato era soddisfatto: strategia intelligente, modalità consolidate, tempismo perfetto. Stavolta, come sempre, avrebbe fatto molto di più di quello che ci si aspetta da un legale; un vero amico, ecco cos’era.
“Ne parliamo con calma appena stai meglio. Ora vado e mi accerto che gli atti siano inviati al momento giusto alla persona giusta. Qui non posso esserti utile ma ti farò visita appena ho novità. Stammi bene, vecchio mio.” Si alzò, strinse il braccio ingessato nel modo più virile che la situazione gli permettesse e uscì.
Mentre si avviava all’ingresso per salutare la sua inaspettata alleata, si sentiva un trambusto di grida e di voci animate. Che richiamo irresistibile! Una signora dai tratti marcati e dal vestito rosso ardente discuteva animatamente con l’infermiera dell’accettazione. Peregretti si avvicinò e l’infermiera lo trascinò nella discussione. “L’avvocato è appena stato in visita da suo marito, signora.”
“Mio marito è nel reparto lì in fondo, nello stanzone che dà sulla strada. E lo dovete spostare immediatamente” poi si voltò. “E lei chi è?”
“Permette, sono l’avvocato Peregretti. Vengo da una visita ad un mio cliente e, se posso, mi ritenga a sua disposizione.”
“Allora la conosco. Mio marito mi ha parlato di lei. Sono la moglie dell’ing. Rotonni e questi idioti vogliono tenerlo nello stanzone in fondo a piano terra. Glielo dica lei chi è mio marito.”
“Nello stanzone in fondo? A piano terra?” Peregretti fulminò l’infermiera, che si nascose dietro lo schermo del computer.
Il medico di guardia arrivò trafelato. “Ci scusi tanto, signora, siamo stati davvero imperdonabili. Nella confusione, abbiamo portato l’altro ferito nel reparto assicurati e suo marito nello stanzone comune. Erano sulla stessa ambulanza e questa è stata la ragione dell’errore. Per fortuna ce ne siamo accorti subito.”
“Io me ne sono accorta” puntualizzò la signora in rosso.
“Si, tutto grazie a lei. E per fortuna, non è accaduto nulla di irreparabile.”
L’infermiera alzò la testa da dietro lo schermo e sorrise sollevata. L’avvocato Peregretti invece non riuscì a sorridere, mentre ripeteva: “Già, nulla di irreparabile. Proprio nulla.”
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Un racconto molto intelligente e ben condotto con una prosa ordinata e accattivante. Ho molto apprezzato il dialogo fra l’avvocato e la gamba del malcapitato. Curioso il finale.
Riesci sempre a cogliere il punto e il grottesco. Grazie
Bravo. Interessante, scritto bene e con un finale divertente.
Grazie, sono contento che ti sia piaciuto e che ti abbia fatto sorridere
Ciao Hercule, lasciati dire che la tua è davvero una scrittura di livello, complimenti.
Grazie.
Detto da te ha il gusto delle scelte ponderate
Impeccabile, con la sorpresa inattesa fino alla fine. Complimenti.
Sei davvero gentile e attento e poi, ‘impeccabile’ mi ha preso di sorpresa.
Grazie
Bellissimo davvero. Mi ha ricordato, in certi passaggi, Buzzati. Complimenti
… però così arrossisco.
Grazie
Ciao, ottimo racconto e mi è particolarmente piaciuta la scrittura molto matura a mio avviso. Complimenti.
Grazie, ho apprezzato molto, soprattutto la scelta dell’aggettivo