Sanguinaccio

Serie: Vladimiro

Capita, che la suggestione possa prendere il sopravvento, soprattutto quando hai quindici anni e “ci sono buone probabilità che tu possa essere un vampiro” – stupido Barberis, se qualcuno gli dicesse “ci sono buone probabilità che tua moglie e l’idraulico non si limitano a parlare di tubi” forse imparerebbe a usare un po’ più di tatto. L’attesa di questo famigerato test per verificare il mio vampirismo mi aveva dato alla testa e alla gola. Desideravo bere, ma non avevo una sete qualunque come quella che si può provare in coda al casello dell’autostrada dopo un giorno di mare; era piuttosto una sete atavica, come quando ci si sveglia nel cuore della notte dopo aver mangiato una pizza salata. Sentivo anche che se non avessi bevuto del sangue nei prossimi cinque minuti avrei dato un morso alla prima giugulare di passaggio, la prima, fosse stata anche quella di un cane rognoso o di Brunetta. Di un Brunetta rognoso.

Zio Nosferatu se ne accorse. “Se continui a fissare il collo di Betty penserà che vuoi rubarle lo swarowsky”.

“Ho sete, zio. Ho bisogno di bere!”

E di fronte a questa disperata richiesta, lo zio andó dietro al bancone e cominció a miscelare uno dei suoi cocktail che lo resero celebre ai tempi del servizio di leva, quando ancora sopportava la luce del sole e si era distinto in armeria per il suo “bloody campari”. Quando tornò fisciettando come un militare in libera uscita capii che in quel bicchiere doveva esserci uno dei suoi cocktail corrosivi da ulcera. Ma mi sbagliavo.

“Succo di pomodoro e pepe” disse infilando un ombrellino che si inchiodò in quell’intruglio più denso di un gelato.

“Zio voglio del sangue. Del sangue capisci? Non questi ortaggi frullati. Devo bere del sangue, ora. Sto impazzendo!”

A quanto mi riferirono, nella ridente Rapallo – che ha vissuto il suo momento di massimo splendore intorno alla metà del 700, quando fu nominata città delle prostitute – a seguito della liberalizzazione delle licenze dei macellai, a un certo punto c’erano più maiali appesi alle pareti che crocifissi. La competizione tra i venditori di costolette presto di spostò su specialità via via più sofisticate e, infine, approdò al mercato idiota del sanguinaccio.

Zio Nosferatu si illuminò. “Ho quello che fa per te. In attesa che la tua amica, la vergine, ci raggiunga per il test, possiamo andare a prendere del sanguinaccio”.

“La vergine ha un nome: si chiama Giusy e dovremmo passare a prenderla in stazione”.

“Si, quello che è…”.

Ora, non si capisce bene perché, ma sangue di maiale e cioccolato piace a molte persone, un numero inspiegabilmente elevato. Quando, due anni prima, lo assaggiai a mia insaputa – è una cioccolata calda particolare, dissero. Ti piacerà, dissero – e reagii vomitando sul basset hound di Romina Reolon, oltre a radicare il mio odio verso i bulli maturai un importante, intimo, convincimento: il sanguinaccio fa veramente schifo.

Ma ora tutto sembrava improvvisamente diverso e i miei canini appuntiti suggerivano nuovi sapori. “Va bene Zio, va benissimo. Vada per il sanguinaccio”.

“Odio ripetermi ma: puoi evitare di chiamarmi Zio davanti agli altri?”.

Mi guardai attorno e non c’era nessuno a parte noi due. “Si, va bene”.

Solo pochi minuti ci separavano dalla rinomata macelleria di Lucio ma grazie alla guida da corteo funebre di Nosferatu riuscimmo a impiegarci un’ora e quando parcheggiamo accanto a un fiorino sentii che l’aria sapeva di sangue; sapeva anche di bruschetta all’aglio e di vino diventato aceto. Un momento: sentivo troppe cose, i miei sensi si erano amplificati.

“Lucio, ti presento mio nipote Vladimiro”.

Avevo il pallore tipico di un anemico stanco, stressato, digiuno e reduce da una maratona notturna di Lost. “Gliela diamo una bistecchina a questo bel giovanotto, magari da fare ai ferri?”.

“Sanguinaccio” dissi evitando i convenevoli: non ci eravamo fatti tutta quella strada in seconda – liberando nuguli di polveri sottili ad ogni sgasata – per fare un barbecue. 

Il macellaio guardó mio zio. “Il ragazzo sa di cosa sta parlando?”.

Zio Nosferatu annuí.

“Il sanguinaccio, quello che faccio io, non è per tutti. Bisogna essere dei veri manzi. Ragazzo, pensi di essere pronto per bere tutto quel sangue?”.

Aprii la bocca mostrando i canini affilati.

“Mio dio.”

È opinione diffusa che molti macellai pratichino la zoofilia e che nella manipolazione della carne riversino il loro rapporto frustrato con il piacere. Lucio non doveva essere da meno, a giudicare dalle carezze voluttuose elargite a filetti di vitello violati e inermi, ancora grondanti sangue caldo e adagiati su un banco di marmo; lo si capiva dalle smorfie di piacere e dai grugniti da orco prodotti mentre affilava e spolpava; lo si capiva soprattutto dai calendari alle pareti, in cui campeggiavano dei suini vestiti in lingerie sexy.

“Bevi” disse porgendomi un bicchiere di sanguinaccio che esalava ancora un filo di vapore. “Se vorrai sputarlo, va bene: nessuno ti giudicherà”.

Mandai giù. “Ancora, per favore. Ancora”. Vuotai tre bicchieri, poi tornai nel parcheggio, con la mente sgombera da ogni dubbio e fissai le luci della sera immaginando la mia vita dissoluta da vampiro, da reietto del sole, da bevisangue di maiale e di chissà cos’altro.

“Quello che è successo poco fa non significa niente” disse mio zio. “Aspettiamo di fare il test, stasera, con la tua amica. E comunque, nella peggiore delle ipotesi, posso offrirti un lavoro, parlerei io con tua madre. Alla notte ci si abitua, non ti mancherà la stupida luce del giorno e comunque potrai guardarla in tv”.

“Sarà la stessa cosa?”

“Non esattamente”.

Sospirai. “Allora mi va bene”.

In stazione, diventata da qualche anno la fissa dimora di un gruppo di clocharde, il treno di Giusy arrivó spaccando il minuto, annunciato da uno stridio di freni insopportabile. Giusy e i suoi settantasei chili -bagagli esclusi – mi vennero incontro. Mi stritoló come farebbe un pitone con una gallina prima di inghiottirla.

“Grazie per essere venuta. Comunque puoi abbassare la manica, non credo che il prelievo lo faremo qui. Lui è mio Zio”.

Tra i due non fu proprio amore a prima vista, per tutto il viaggio non fecero che punzecchiarsi.

Giusy aveva un ricordo torbido di lui. “Che fine ha fatto la Ferrari con cui era venuto l’altra volta? Scommetto che era a noleggio”.

“Ragazzina, con un corpicino come il tuo protresti lavorare da me: un buttafuori in piú fa sempre comodo”.

“Mi ricordo bene della sua fidanzata e del suo pomo d’adamo. Ma a lei piacciono anche le donne?”

“Toglimi una curiosità: le oversize come te pagano due biglietti?”

Fortunatamente, dopo cena e in attesa di Barberis, ci fu un armistizio e ci spostammo tutti in una stanza riservata del Nosferatu. Io tamburellavo con le dita su un tavolo come Lars Ulrich, Zio aveva divorato – e sputato elegantemente sul pavimento -fino all’ultima unghia e Giusy controllava compulsivamente il telefono.

Barberis arrivó, di umore nero come la pece a causa dell’esito del derby.  Con una siringa prelevò un po’ del sangue di Giusy e me lo fece bere.

“Adesso aspettiamo”.

“Cosa?” domandai.

“Se davvero sei un vampiro dovresti avere una reazione entro pochi minuti. Nulla di eclatante, ma dovresti avere una specie di, chiamiamolo, svenimento”.

Nel frattempo Zio e Giusy si misero a chiacchierare in disparte per appianare le loro divergenze. Parlarono a lungo, a bassissima voce, Zio gesticolava come un italiano all’estero, Giusy sembrava molto in imbarazzo.

Ormai erano passati venti minuti e l’unico sintomo di svenimento era imputabile all’alito da oltretomba di Barberis, che mi controllava a intervalli regolari le pupille. Poi arrivó la sentenza: “un giovane vampiro a quest’ora sarebbe già steso sul pavimento a dimenarsi come una scimmia: la prima sorsata di sangue di una vergine da una botta al cervello tipo overdose. E invece sei più composto di un ex democristiano. Per me puoi andare, sei pulito, l’unica notizia brutta della serata è stato il palo all’ottantanovesimo di De Rossi. Il resto mi sembra a posto: ringraziando Dio non sei un vampiro.

“Fermi tutti!” irruppe Zio Nosferatu. “Il test non è valido: questa ragazza non è vergine. Da almeno un paio d’anni, direi. Daltronde c’era da aspettarselo, si vedeva da lontano”.

“Come fai ad esserne sicuro? Cosa ha fatto?” disse Barberis.

Zio Nosferatu si avvicinò e gli bisbigliò qualcosa nell’orecchio.

Barberis si voltò verso Giusy. “Davvero hai fatto questo?”

Lei alzò le spalle con aria colpevole.

“Ok, il test non è attendibile”.

Dopo aver pronunciato queste parole entrarono tre persone pallide come una mozzarella di bufala, estrassero tre pistole semiautomatiche con silenziatore e crivellarono di colpi Barberis che cadde a terra con un tonfo sordo e vi rimase, adagiato su un letto di sangue che si espanse rapidamente.

Uno dei tre sicari mi chiese di aprire bene gli occhi e non ero certo nella posizione di poterlo contraddire. Poi mi chiese di spalancare la bocca.

“Guardate” esortò i suoi colleghi. Senza aggiungere altro se ne andarono, lasciandoci li a tremare, con un cadavere steso sul pavimento.

Fuori il vento ululava, dentro mio Zio piangeva all’idea dei sigilli che avrebbero apposto al locale e io ero sempre più disorientato e senza riposte. Merda.

Serie: Vladimiro
  • Episodio 1: Il ponte del Diavolo
  • Episodio 2: Zio Nosferatu
  • Episodio 3: Sanguinaccio
  • Episodio 4: Hikikomori
  • Episodio 5: Clinica Van Helsing
  • Episodio 6: Nictalopia – Parte I
  • Avete messo Mi Piace17 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Alessandro Ricci

      Veramente spassoso e divertente, infarcito di riferimenti contemporanei che rendono così facile l’immedesimazione del novello vampiro. Un brano che non ti lascia dissetato, ma che spinge a cercare altro sangue 🙂

    2. Vanessa

      Giusy e zio Nosferatu sono comici. Cento punti al calendario in lingerie dei porcellino che mi ha stesa ahahahahahah Un episodio dai toni comici, stimolante e Vladimiro continua a mettermi un sacco di curiosità. Bravissimo Tiziano 🤗

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Questo calendario in effetti ha riscosso un discreto successo, sto considerando di metterlo in commercio 🙂

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Si in effetti quel calendario ha riscosso un discreto successo 🙂 grazie davvero per i complimenti e per essere arrivato fin qui. Spero andrai avanti!

    3. Micol Fusca

      Bel colpo di scena, sono curiosa di leggere il seguito. La caratterizzazione del personaggio, Vladimiro, è davvero efficace e fa nascere un sorriso nonostante l’atmosfera post moderna da “Profondo Rosso”.

    4. Lara Coraglia

      Terzo episodio e terzo centro! Davvero, sei riuscito ad incuriosirmi molto tant’è che non vedo l’ora di leggere il prossimo. Tante domande che richiedono una risposta e una scioltezza tale nel descrivere le azioni che si riescono ad immaginare senza problemi!

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Addirittura guarda che mi monto la testa!!! 🙂 sono felicissimo che la serie ti stia prendendo!!

    5. Giuseppe Gallato

      L’incipit – in questi casi, il primo episodio – ha di certo un ruolo importantissimo, ovvero quello di incuriosire il lettore, rendendo indomita la sua curiosità. Ma l’intento alla base di una serie, a mio avviso, sta nel coinvolgere costantemente il pubblico, episodio dopo episodio. Lo scrittore, cioè, deve essere capace di progettare scene narrative nelle quali l’intensità aumenta progressivamente. Questa non è cosa facile, e non lo è soprattutto con un genere letterario come quello utilizzato da te per Vladimiro. Inoltre, al di là della storia che risulta sempre più ricca di significati – espressi e non –, un plauso va fatto alla punteggiatura… elegante e ben curata.
      Tiziano, complimenti! 🙂

    6. Giuseppe Blando

      Lettura sempre molto piacevole ma assolutamente non banale. Non so perchè ma leggendo i tuoi scritti mi è tornata in mente una serie di libri che credo siano stati i primi del genere umorismo da me letti, ovvero la serie di “Firmato Furax” di Pierre Dac & Francis Blanche

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Oddio non li conosco, devo assolutamente rimediare. Grazie ad ogni modo per l’accostamento che (vado sulla fiducia) sarà sicuramente edificante.

    7. Maria Anna Haag

      Come vedi ho letto il terzo episodio, ma non perché mi hai detto che c’è un altro riferimento al derby (anzi) e che non sei romanista (anzi, e te lo dico da laziale doc) avrei preferito che lo fossi, perché avresti omaggiato la tua squadra e lo avrei capito (in qualche modo). Invece è accaduto proprio quello che temevo, “l’esser condizionato dal contesto” …come in tutte le serie, in molti film c’è sempre una maglia della Roma o un Totti che spunta d’improvviso in qualche dialogo, buttata lì (e basta!), perché “attira” e tu non hai bisogno di attirare, la serie è carina di suo!
      Detto questo e chiudiamo parentesi, a me non interessa sapere ne che ha fatto Giusy, mi stavo invece chiedendo ma chi sono questi tre sicari spuntati dal nulla??? Bene bene, la trama si infittisce e la rete si allarga, sempre più coinvolta :).
      Ciao complimenti ancora! E sbrigati a scrivere che se no, non posso leggere il quarto episodio per paura sia l’ultimo ;)!

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Ciao @marianna sono davvero contento che la serie ti stia piacendo e comprendo anche le tue osservazioni su taluni stereotipi dai quali, in effetti e soprattutto in ambienti fantasiosi, si puó anche evadere. Dei tre sicari si parla ovviamente nell’episodio successivo cosí come in quello in corso di stesura, spero di non far attendere troppo sia te – grazie davvero per le belle parole di incoraggiamento – sia gli altri lettori. Anticipo che su questa serie vorrei sfruttare tutti e 12 gli episodi, sperando che almeno su finale si riesca a capire se davvero Vladimiro è un vampiro o se è solo tutto un grosso equivoco.

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Ciao Blaise, il tuo commento mi rende felice. Sto scrivendo (un po’ troppo a rallentatore) il quarto episodio che spero leggerai. Grazie ancora per il tuo bel commento

    8. F. T. Leo

      Complimenti, Tiziano, non è per niente facile scrivere un racconto “ironico” di genere vampiresco…
      Il geniale sarcasmo che ci metti in ogni racconto della saga di Vladimiro dà un quid in più a tutto l’insieme e ti lascia sempre scappare, nel corso della lettura, qualche bella risata ma, all’unisono, anche qualche bella riflessione: “le probabilità che la moglie di Barberis e l’idraulico non parlino solo di tubi”, “il morso alla prima giugulare di passaggio, fosse anche quella di un cane rognoso o di Brunetta (di un Brunetta rognoso)”, “i cocktail corrosivi da ulcera”, “la zoofilia dei macellai”, “i calendari con i suini in lingerie sexy”, “la stazione ormai dimora fissa di gruppi di clochard”, “l’essere più composto di un ex democristiano”, “la Giusy vergine-non vergine”, etc. etc. Questa è vera e propria satira, bravo davvero!…

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Fabio incasso volentieri i generosissimi complimenti, mi godo questo momento (e quando mi ricapita?!). Spero di poter sfornare quanto prima un nuovo episodio, ma lo devo ancora concepire, ci vorrà un po’. Più in generale ho scoperto che scrivere un LibriCK è divertente, ma dedicarsi ad una serie da vita ad un vero e proprio progetto e l’impegno e il divertimento sono amplificati, per questo consiglio a chiunque di lanciarsi in una serie. A prestissimo e grazie ancora.

    9. Massimo Tivoli

      Gran bel episodio anche questo! A questo punto, sono troppo curioso di sapere non solo se Vladimiro è un vampiro o meno ma soprattutto che ha fatto Giusy 😀

      1. Tiziano Pitisci Post author

        ahahahha Giusy l’ha combinata grossa 🙂 per il prossimo episodio mi ci metto d’impegno visto che sta suscitando della curiosità. Grazie per avermi spronato a proseguire 🙂

    10. Marta Borroni

      Dopo averti letto ho fame, ho sete, ho paura, insomma ho tutto (per non parlare del fatto che vorrei assolutamente assaggiare il Bloody Campari!)
      Il richiamo al cibo e al fatto di nutrirsi, ambivalente, è molto intelligente, mi piace perchè nel testo trovo termini come vergine e mozzarella di bufala e non so perchè ma funziona bene questo miscuglio di richiami e paragoni continui tra colori, odori e sapori, contrapposizioni di immagini che rendono il racconto forte, come ad esempio i calendari con i suini in lingerie.
      Mi piace molto l’inizio, ben descritto, bravo davvero perchè sarò ripetitiva ma padroneggiare questo genere letterario non è affatto facile!

      1. Tiziano Pitisci Post author

        Marta dovrò farti una statua per questo commento così attento e generoso. Grazie davvero, soprattutto per aver trovato il tempo di leggermi e aver apprezzato (senza distogliere lo sguardo ) l’immagine repellente dei suini in lingerie. A prestissimo Tiziano

      2. Marta Borroni

        Dai, che dopo divento vanitosa 😀 suini in lingerie ormai nella top ten delle citazioni! Aspetto anche con trepidazione il proseguimento… a presto!