Sé riflette 

Dice, Giusé non ne posso più di stare chiusa in casa. Tutte quelle volte che ho sognato di poter spaparanzarmi sul divano, gambe all’aria, capello sguercio, cervello spento. Mo’ no.

Dice, Margherì sentimi bene, la vita è qui adesso. Con me, in queste quattro mura di Via Marsala.

Dice, no, non è possibile, la vita è fuori. Mi manca la frenesia, il freddo, lo smog, i miei colleghi.

Dice, ma che cazzo ti racconti, goditi un po’ di ozio adesso che puoi, stendi la pasta, la biancheria, te stessa su un letto, fai come il cane.

Dice, fai come il cane?

Dice, si fai come Fuffy, un sovversivo vero, onesto pressappochista di prospettive contenute, seguace accanito della serendipità più spicciola, sbrigativo nel ridimensionamento utopico, focalizzato su hic et nunc, yin e yang, tuttavia smodato nel crepitus ad libitum e per questo felice.

Dice, quello sei tu, mica il cane.

Dice, felice?

Dice, no, Giusé, quello del crepitus. Sei felice per questo?

Dice, non sono felice io, è felice il cane. A me manca il calcio, la birrozza con gli amici, il caffettino al baruccio sotto, il traffico del mattino quando m’incazzo e tiro certe bestemmie che mi guardo nello specchietto per controllare se sono ancora io.

Dice, e quando ti guardi sei ancora tu?

Dice, sì sono sempre io, però incazzato. Adesso un po’ mi manco. In queste quattro mura sono sempre lo stesso, non cambio mai.

Dice, fai come il gatto.

Dice, come il gatto?

Dice, si Giusé, un rivoluzionario vero, esteta e narcisista, raffinato cinico dalle movenze esperte, lento e agile al contempo, meritevole di osservazione, qualunquista dai toni indecifrabili, alzatore sopraccigliare per eccellenza, impeccabile nell’aller se faire cuire un œuf, senza peli sulla lingua quando si tratta di ses oignons Giusé…c’est simple comme bonjour !

Dice, ah. Dice, Margherì ma noi siamo già cane e gatto, quindi siamo pure tutte ste cose qua?

Dice, ma ti rendi conto quante cose ci siamo detti che non ci eravamo detti mai?

Dice, si però Margherì quella cosa del crepitus non la fare tu che sennò mi destabilizzi.

Dice, vabbé non la faccio e tu non fare il rivoluzionario che l’ultima volta che hai tentato di aprire la lattina con la bocca ci abbiamo rimesso settecento euro di dentista.

Dice, affare fatto.

Dice, Giusé ma dov’è Fuffy?

Dice, Margherì il cane non ce l’abbiamo lo sai. Il gatto nemmeno.

Dice, giusto.

Dice “Buonanotte Margherì”.

Giuseppe si dà un’ultima occhiata nello specchio prima di spegnere la luce.

La voce da donna gli viene bene, i dialoghi pure. Sembrano veri. 

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Raffaele Di Poma

    Inizialmente pensavo che il dialogo si svolgeva tra due persone, ossia Giusé e Margherita; poi il colpo di scena finale dove mostri che è un monologo o meglio: un dialogo che Giusé fa con la parte femminile che è in lui.
    In tutto questo ci vedo l’alienazione dell’attuale società amplificata dall’odierna pandemia.

  2. Maria Vaccaro Post author

    Ciao ragazzi, innanzitutto grazie per aver speso il vostro tempo per me! Questa tristezza…non l’avevo infusa volontariamente tra le righe…però devo ammettere che non può non essere parte dello scritto…in tempi così vicinamente apocalittici, è tutto sommato un’inevitabile presa di coscienza.

  3. Tiziano Pitisci

    Ho amici che stanno a casa da soli, non sono arrivati a questi livelli, non ancora, ma non è da escludere. Arriveranno al punto di dire “dice” e parlare da soli? Dice, chissà…Dice che si dice sempre “ho amici che…”