Sgattaiolare via

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Stati Uniti, anni '40. Delle promesse determineranno la vita di un ragazzo, intrecciandola a persone profonde in mezzo ai furenti venti della seconda Guerra Mondiale.

Tornano indietro verso il tardo pomeriggio. Il cielo sta cambiando colore, sta per prepararsi all’incendio del tramonto. L’aria si fa più fresca, annunciando l’arrivo della sera. Finalmente scorgono la casetta bianca. La signora Brown sta rientrando dopo aver accompagnato una coppia di ospiti a fare un giro per il giardino. Ha ancora l’ombra di un sorriso cordiale che però sparisce immediatamente alla vista del cavallo in avvicinamento. Dopo qualche secondo riesce a riconoscere chi sta cavalcando e chi si trovi dietro di lui. Stringe i denti, riducendo le labbra magre in una linea sottile di disapprovazione. Questa volta non interverrà. Prima vuole parlarne in privato con la ragazza. Gira i tacchi ed entra in casa, tutta rigida, assalendo di correzioni il primo cameriere in cui incappa. John ferma Tyson prima che inizi la proprietà della signora Brown e aiuta Kathrin a scendere. Dopo aver posato una mano sul muso di Tyson e averlo fissato negli occhi neri e limpidi, si allontana da lui. Mentre accompagna Kathrin verso il portico, la ragazza tiene il capo rivolto verso l’alto, per ammirare come il sole colora le nuvole di un arancio intenso, striato di rosso e rosa.

«Hai mai visto un tramonto qui? Non da dentro casa», le chiede John. Lei abbassa la testa, voltandosi a guardarlo con un mezzo sorriso.

«No. Di solito a quest’ora mi sto già preparando per la cena. Non ne ho mai visto uno nemmeno dalla finestra della camera».

«Davvero? Tutto questo è abbastanza …».

«Triste?», suggerisce lei. Il sorriso si allarga, contagiando il ragazzo.

«Sì, triste. E noioso, se permetti».

Ridono con leggerezza. Kathrin prova una certa invidia per la vita che conduce John. In quella a cui è sempre stata abituata lei tutto è troppo facile da ottenere. Hai tutto e nulla perché le cose perdono il loro sapore, il loro valore. Ad esempio, è stato appagante mangiare a mezzogiorno le stesse uova che è stata lei a raccogliere. È niente in confronto a quel fa John, il nonno di Tom e la signora Collins, ma per lei significa tanto. John si ferma quando Kathrin sale i gradini del portico. Lei si volta non vedendolo più al suo fianco.

«Cosa ne dici? Ti va di assistere al tramonto di domani?», domanda, togliendosi il cappello.

«Certamente. Anche se …», sposta lo sguardo in basso a lato.

«Cosa?», chiede curioso, ma allo stesso tempo leggermente preoccupato.

«Sarebbe molto meglio se domani non ci fosse un tramonto», conclude Kathrin, sorridendo mesta.

«Tu stai chiedendo l’eternità», sospira, posandosi le mani sui fianchi, «ed è tanto. Come minimo, il tramonto di domani dovrà essere mozzafiato».

È vero, desiderare l’eternità è chiedere tanto. Ma chiedere semplicemente di condurre una vita come tanti altri? Avendo la certezza che davanti a te ci siano ancora tanti anni da vivere. Questo non è chiedere tanto. È la normalità.

«Speriamo. A domani, John».

«A domani, Kat». Dopo aver fatto un cenno col capo, indossa nuovamente il cappello. Non si volta subito, rimane a guardarla ancora per qualche secondo. Dopotutto, nemmeno lei è desiderosa di andarsene immediatamente. Sarebbe molto facile per John, adesso, salire due gradini per baciarle la guancia. Con leggerezza, qualcosa a cui Kathrin potrebbe ripensare prima di addormentarsi. Ma i suoi piedi non si muovono e lui rimane fermo, concedendosi solo un ultimo sorriso. Solo quando è lui a voltarsi, Kathrin rientra. Si sente strana, quasi delusa, ma questa non è l’emozione giusta. Non sa cosa si stesse aspettando. È sovrappensiero quando sta salendo le scale. Nemmeno si accorge di incrociare la signora Brown.

«Buona sera, signorina. Al suo maggiordomo sta concedendo una lunga pausa, a quanto vedo».

«Buona sera, Mrs. Brown. Non mi sembra una brutta cosa. È una pausa più che meritata».

«Certo».

«Allora a più tardi», la saluta Kathrin, diffidente. C’è qualcosa di diverso.

«Potrei parlarle questa sera?», chiede Mrs. Brown, andando dritta al punto e ignorando il congedo.

«Stasera?».

«Sì, dopo cena. È molto importante». Non le stacca gli occhi di dosso, come se si aspettasse che potesse fuggire da un momento all’altro.

«Dopo cena… non lo so, Mrs. Brown. Oggi mi sento molto stanca, avrei molto bisogno di riposare».

«Bene», ribatte immediatamente l’anziana, con aria scettica. «Allora verrò a trovarla domani mattina, mentre starà facendo colazione».

«Va bene. Buona serata».

«Buona serata».

Kathrin si volta subito, salendo le scale con gli occhi spalancati. Ha la sensazione che non ci sarà nulla di buono nel discorso della signora Brown. Raggiunge rapidamente la sua stanza e quando si chiude la porta alle spalle, è decisa ad evitarla in qualsiasi modo.

***

Quando John entra nella proprietà del padre, lo scorge mentre cammina diretto a casa. I dubbi lo assalgono. Dov’è stato? Ha fatto un controllo dalla signora Brown, per vedere se lui rispetta il patto? Porta svelto Tyson alla stalla e rientra in casa, trovando Richard ancora con la giacca. Non aspetta nemmeno a togliersela, va a prendere subito una bottiglia di liquore e un bicchiere da riempire. John alza lo sguardo irritato. È tentato di prendere tutto quel liquore e buttarlo via. Se Richard non spendesse così tanti soldi in liquore, forse riuscirebbero a permettersi degli abiti nuovi. Recentemente ha passato poco tempo a casa. Da un’occhiata in giro, vedendo che Richard non si è affatto preoccupato di pulire la cucina.

«Dove sei stato?», domanda John, brusco, mentre va a recuperare la scopa.

Richard lo guarda con la coda dell’occhio e prima di rispondere, beve un gran sorso. «Da tua madre». Si passa il dorso della mano sui baffi e riempie nuovamente il bicchiere, nonostante non abbia ancora finito di berlo tutto. Si siede sulla sedia, stanco. John alza un sopracciglio mentre spazza sotto alla tavola, dov’è pieno di briciole e rimasugli di croste di formaggio. È ovvio che adesso Richard si attacchi ad una bottiglia: l’ha sempre visto fare così dopo esser stato alla collina. Ma non è questo a sorprendere John. Ormai è passato un anno abbondante dall’ultima visita di suo padre alla tomba della madre. Quando John arriva a pulire sotto alla sedia di Richard, quest’ultimo non si sposta di un centimetro per facilitargli il lavoro. La sua mente è già annebbiata, sia dal dolore che dall’alcool. Questa volta si è versato un liquore più forte del solito.

«Ѐ bella», mormora Richard, con voce persa. Quando ha finito di bere dal bicchiere, passa direttamente alla bottiglia.

«Cosa?», domanda John con freddezza.

«La tomba, come l’hai sistemata», risponde suo padre, dopo essersi perso nei suoi pensieri per qualche istante. John si ferma e lo guarda. Non prova stupore. È una strana sensazione, come se finalmente quel vuoto che ha sempre sentito dentro di sé fosse stato riempito, anche se dal vento leggero. Come se alla fine fosse stata riscoperta la sua presenza.

«Grazie», sussurra, riprendendo a lavorare. È il primo complimento che riceve. Quando ripone la scopa, passandoci davanti, si accorge che il lavabo è pieno di pentole sporche. Potrebbe anche ignorarle, ma con che cosa potrebbe preparare la cena questa sera? Se aspetta Richard, sicuramente salterebbe il pasto. Con un sospiro, comincia a lavarle. Richard intanto continua a scolarsi la bottiglia di liquore in silenzio, sotto la luce calda della lampada a neon.

Mentre ha le mani immerse nell’acqua, John ripensa a quel che gli è successo. È stato un gran giorno. Spera che domani sia altrettanto. Quindi andrà ancora alla casa di cura, per la ragazza. Sta valutando a che ora partire quando ha finito di lavare le pentole. Si sta asciugando le mani con uno straccio quando gli ritorna in mente lo stesso pensiero del pomeriggio. Lui va dalla signora Brown per colpa di suo padre, per colpa della promessa che gli ha fatto. Non per altro. Vuole chiedere a Richard a che punto è, se finalmente gli ha dimostrato quel che voleva. Posa lo straccio con uno sbuffo e se ne va dalla stanza, spegnendo la luce. Suo padre ormai si è perso nella fitta nebbia dell’alcool, comodamente seduto con i piedi appoggiati a una sedia, le gambe distese. Questa sera John cenerà da solo. 

***

Kathrin bussa piano. Ben le apre e strabuzza gli occhi assonnati, sorpreso di trovarsi davanti alla ragazza, vestita come se fosse già metà giorno. Si guarda attorno, per accertarsi di non essersi preso a letto. Kathrin gli fa segno di tacere e di entrare.

«Buongiorno, Ben», dice in un sussurro.

«Buongiorno», risponde, confuso. «Cosa succede?».

«Io ora devo andare. Non devo assolutamente vedere Mrs. Brown, perciò inventati una storia quando chiederà di me. Non m’importa quale». Parla veloce, con fare furtivo.

«Andare? Dove? E perché non dovrebbe esser vista?».

«Perché sono sicura che mi rinchiuderebbe finché non sarò costretta a letto», risponde schietta.

«Ma perché?».

«Non lo so. Ma io non posso restarmene rinchiusa qui. Devo andare». Si volta svelta, ma viene afferrata per un braccio.

«Sta scappando?», domanda allarmato Ben. Il tic agli occhi si fa marcato.

«No. Tornerò questa sera».

«Può dirmi dove va? Anche se credo di saperlo». 

«Da John», risponde, sulla difensiva, fissando Ben negli occhi. Prima che lui possa ribattere, aggiunge: «Ben, io mi fido di te. Sono venuta qui per questo, altrimenti non ti avrei detto niente. Non farmi pentire».

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Amore, Young Adult

Discussioni

  1. Il povero John deve accontentarsi del complimento ricevuto sotto l’effetto dell’alcool, ma in fondo, quella dell’ubriaco a volte è la voce della verità, e credo che il rapporto padre/figlio avrà altre evoluzioni… E Kat e John? Il loro amore avrà ancora molto da dire?! Altro bell”episodio, come sempre?!

    1. Ciao Ivan! Scusami per l’immenso ritardo nel risponderti. Ti volevo ringraziare per i commenti sempre incoraggianti e piacevoli. Mi fanno sempre molto piacere! Alla prossima