
Sheridan City
Serie: Vendetta Piumata
- Episodio 1: Qualche miglio nel Wyoming
- Episodio 2: Raymond, il Vecchio
- Episodio 3: Figlio del capo tribù Arapho, Giovane Corvo
- Episodio 4: Sheridan City
STAGIONE 1
Detto questo, non fu comunque facile per lui, trovare dei vestiti che si adattassero alla sua conformazione fisica.
Gli sarebbe bastato uccidere uno dei malcapitati a tiro lungo il cammino verso Sheridan, ma no, Giovane Corvo non uccideva chi non lo meritasse, a meno che qualcuno non volesse uccidere lui per primo firmando così la sua solerte condanna.
L’indiano era alto centosettantanove centimetri per quasi ottantatré chili, tutto muscoli, due spalle enormi così come le mani e dita grosse manco fossero tronchi d’albero. Occhi scurissimi, neri, come le profonde pupille e dai lati esterni leggermente arcuati, a ricordare una tipologia più asiatica. Degli zigomi molto sporgenti, fronte bassa e curva con un naso aquilino davvero grosso e labbra assai imponenti, larghe e carnose. Se non fosse stato per la sua pelle così liscia e l’assenza di pelo facciale, sarebbe sembrato un uomo molto più grande. Il ragazzo invece, aveva solo diciannove anni. Comunque, dopo non poche difficoltà sopraggiunte anche per un difficile uso della lingua americana, riuscì a trovarsi un tavolo tranquillo all’interno di un Saloon molto frequentato. Tutte quelle persone agivano da buon diversivo, più un posto fosse affollato, meno avrebbero dato nell’occhio una volta riuniti.
Peccato che lui non fosse al corrente sullo stramaledetto Saloon nel quale si trovava.
Quello era il Brown’s Red, il B-Red, come tutti lo chiamavano in città. Posseduto da quella canaglia di Juan Gonzalo, un vecchio messicano proprietario terriero arricchitosi dal contrabbando di bestiame, pellame e oppiacei.
Juan era un uomo senza scrupoli, la cui vita più volte appesa ad un filo gli dimostrò che morire non era il problema, bensì solo uno dei tanti modi in cui poterlo fare, gli donava del vero filo del torcere. Era tutt’altro che un amante degli indiani, visto che vi si scontrò più e più volte durante i suoi traffici avendone sempre la peggio.
L’ultima volta giurò che se ne fosse uscito indenne, avrebbe prima o poi preso lui stesso lo scalpo di uno di quei maledetti pellerossa. Nella città di Sheridan il signor Gonzalo era molto conosciuto, un rispettabile uomo d’affari, certo non più dedito a scorribande criminali ormai da una vita e di cui non tutti sapevano. Eppure quel passato se lo portò sempre con sé ed oltre che rispettato, grazie anche al suo temperamento, fu molto temuto dagli abitanti.
Con quel suo saloon e grazie ad altri affari che stipulò con l’amministrazione cittadina, dava da mangiare ad un sacco di famiglie diverse, le quali erano sempre molto riconoscenti nei suoi confronti. Soprattutto quelle meno abbienti e più povere, con molti figli giovani, visto che trovare una degna occupazione a Sheridan non era certo facile ed invece, con Juan, si trovava sempre una soluzione. Quindi l’ultimo posto dove andar a ficcare il naso e/o pestar i suoi lucidi stivali da duecento dollari al paio, era proprio il B-Red, casa sua nonché cuore pulsante della città.
Turner invece non conosceva affatto Sheridan, per quanto riguardò lui se non fosse stato per incontrare l’indiano, mai avrebbe messo piede in un posto così al nord del Wyoming e per giunta in cui ancora non vi passasse neanche il treno. Non amava proprio spingersi da quelle parti del confine, e per via di tutti questi motivi laggiù non aveva il benché minimo aggancio. Anche lui ed i suoi scagnozzi entrarono in città, finalmente. Impiegarono un po’ a capire dove fosse la zona centrale, e non ebbero la minima idea di dove si trovasse Giovane Corvo.
A detta sua sarebbe stato lui a farsi vedere, ma Owen sapeva bene che le strategie degli indiani assieme al loro assoluto riserbo, avrebbero potuto dimostrare ben altro. Proprio quando ancora cercavano dove lasciar i cavalli in un posto tranquillo, senza dar retta ai tanti mocciosi che girandogli intorno millantavano prezzi assurdi in cambio delle cure per i loro visibilmente stremati destrieri, successe una cosa alquanto inaspettata.
L’indiano aveva appena fatto un volo di un paio di metri, proprio dall’interno di un saloon a loro adiacente.
E cadde a terra, abbastanza pesantemente. Uscirono degli uomini, che continuando a gridare cose come «ben ti sta, mezzosangue» o «la prossima volta ci penserai due volte, prima di tornare qui» ridacchiavano verso di lui.
Finché uno di loro estrasse la pistola dalla fondina, mirando verso Giovane Corvo ancora a terra.
«Fermatevi, voi! Come vi permettete?» sbottò Owen gridando, e scendendo da cavallo.
Fece un particolare cenno ai suoi compadres, con un movimento preciso del cappello da cowboy.
Gesto che significò, in quell’esatto momento, di restare fermi e buoni. Zitti.
«Chi vi ha autorizzato a trattarlo cosi, eh, ditemi…!» continuò in maniera arrogante.
«E tu chi diavolo sei, yankee? E si può sapere cosa te ne frega di questo schifoso verme indiano, eh?
Non sarai mica dalla sua parte» disse uno dei tre, quello più alto, che tracannò un grande sorso dal boccale che ancora reggeva in mano dando una gomitata sul petto di uno dei suoi amici, continuando a sogghignarci insieme. Era palese che quelli, ubriachi, cercavano rogne.
Eppure l’indiano qualcosa l’ha combinata di sicuro, pensò Owen.
«Dalla sua parte un corno, quell’uomo è di mia proprietà! Siamo tre giorni che lo cerchiamo, è scappato dal ranch perché non voleva più lavorare, stupido buono a nulla! Sono grandi e grossi, ma quando si devono spaccare la schiena diventano femminucce, maledetti animali!» rispose a gran voce Turner, avvicinandosi all’indiano.
Questo, capì subito e stette al gioco. Si prese un vigoroso calcio nello stomaco, poi un altro sul fianco.
E quelli si che furono reali, nonostante facessero parte dell’astuta messinscena. «Pensavi di filartela un’altra volta, eh, vero? Lurido bastardo irriconoscente» aggiunse Turner, mentre lo prese per i capelli, sollevandolo da terra.
«Cammina, vedi cosa ti aspetterà ora» disse, mettendosi poi due dita in bocca per fischiare forte in direzione dei compagni. «Legategli le mani, e la cima sulla mia sella! Lo facciamo passeggiare per un po’, questo stronzo figlio di una maledetta squaw! Hai sentito? E ringrazia che non ti faccio legare per i piedi e trascinare dal mio cavallo, che tanto moriresti dopo neanche due miglia e non mi serviresti più a nulla. Irriconoscente che non sei altro, muoviti, cammina!» concluse Owen, spingendolo verso i ragazzi che attoniti, osservavano sgomenti da sopra i loro cavalli.
Serie: Vendetta Piumata
- Episodio 1: Qualche miglio nel Wyoming
- Episodio 2: Raymond, il Vecchio
- Episodio 3: Figlio del capo tribù Arapho, Giovane Corvo
- Episodio 4: Sheridan City
Bravo Loris e bravo Owen, un’ottima idea per salvare Giovane Corvo. Però, ho l’impressione che non sia finita qua con Gonzalo.
Episodio piacevole, aspetto con curiosità il prossimo.
Grazie! Tra l’altro c’era all’inizio scritto “malcapitati capitati” 🤣 Ho visto e corretto l’errore poco fa. Son contento che ti sia piaciuto, davvero.
@joe8Zeta7 Non è la prima volta che qualcuno usa cinematografico come aggettivo per un mio racconto (spero neanche l’ultima 😅) e la cosa mi riempe alquanto di positività. Credo lo story telling nell’arte sia fondamentale come ad esempio nella musica, dove non si legge ma si ascolta e basta. Dunque riuscire con parole scritte ad evocare scenari articolati nei quali si svolgono dinamiche particolari è sempre stato un mio desiderio, sapere che almeno in parte già riesce…è per me emozionante. Questo ci porta al discorso degli audiolibri, visto che prima o poi vorrò che alcune mie “opere” possano diramarsi anche in cose appunto come loro. Grazie Giuseppe, ti aspetto nella strada che porta via da Sheridan, lontano dalle sue poche luci e al riparo da occhi indiscreti.
Sarò lieto di seguirti in questo viaggio nel lontano west! 👌
E se vorrai auto-cimentarti nella produzione dei tuoi audiolibri sarò felice, se lo vorrai, di darti qualche consiglio in merito. 👍
Per quanto mi piacerebbe realizzare io stessi audiolibri in prima persona, mi rendo conto di non esserne ancora all’altezza. Da buon sardo ho un accento molto calcato e una dizione troppo come dire, circoscritta. Per come la vedo io, ci vuole una voce degna del racconto, una voce usata davvero bene è ahimè per me è ancora troppo presto per riuscirci a un livello che io stesso giudicherei ottimale! Penso tu mi capisca 😅
Concordo con Nicholas sull’effetto cinematografico della scena nel saloon, che hai saputo gestire molto bene.
Se non fosse arrivato Owen sarebbero stati davvero guai per Giovane Corvo!
Ciao Loris! Bell’episodio! Molto cinematografica la seconda parte, con dialoghi tipici del genere, ma non banali👏🏻 La prima parte contiene informazioni che, se frutto di una ricerca, aumentano ulteriormente i meriti dell’opera.
Molto curiosa questa tua interpretazione della prima, non può che compiacermi e sussurrare a me stesso voci d’incoraggiamento a tirar fuori ancor più. Per me un lettore contento significa tanto, tantissimo! Grazie