
Sotto terra
Serie: Il vagabondo della notte
- Episodio 1: La necropoli di Gristor
- Episodio 2: Sotto terra
- Episodio 3: In mezzo alla folla
- Episodio 4: Il vagabondo della notte
- Episodio 5: Il baratro
STAGIONE 1
Il sole non era ancora tramontato del tutto quando mi affrettai a fare ritorno a casa per poi precipitarmi nuovamente sul posto con l’occorrente necessario al mio scopo. Mi misi quindi alla ricerca di un rifugio più o meno sicuro dove riposare e, dopo essermi assicurato che i sorveglianti avessero terminato il loro breve quanto distratto giro d’ispezione, adeguatamente nascosto, mi accinsi a stabilirmi nei pressi di una zona nella quale la vegetazione ed in particolare gli alberi crescevano più folti. Non vi era un gran numero di tombe nei dintorni, i quali, malgrado disponessi di una manciata di fiammiferi, fui abbastanza accorto da non illuminare, onde evitare di segnalare la mia presenza; piuttosto mi dedicai a contemplare l’assoluta quiete che, col favore del buio crescente, li governava. Non c’era nulla da ascoltare, se non lo sporadico gracchiare di uno o due corvi in lontananza poggiati su delle lapidi rischiarate dal pallido bagliore lunare; ma a parte questo il silenzio dei morti era tutto ciò che regnava in quella ormai notte tanto suggestiva.
La stranezza della situazione – già abbastanza controversa di per sé – crebbe ulteriormente quando mi alzai dal giaciglio che avevo preparato per poi dirigermi verso le scale che portavano giù, nelle catacombe. Volevo visitare quel luogo di notte, come in preda ai brividi di curiosità che provano i ragazzini quando si recano in qualche posto sperduto o abbandonato.
A proposito di questo, mi torna alla mente un pensiero che una volta lessi in uno dei racconti dell’incubo di Edgar Allan Poe, il quale, ancor prima di Freud, anticipò una teoria secondo cui l’essere umano, guidato da un incontrollabile «impulso di perversità», sia in costante propensione a violare la legge morale mosso da un unico desiderio: quello di infrangerla per il solo gusto di farlo; e di cedere una volta e per tutte alla malia che il fascino del proibito esercita su di lui, pur di auto-distruggersi. Dunque io, nella mia circostanza, ero forse perversamente attratto da qualcosa di vietato – qualcosa che io potevo scorgere unicamente nei luoghi dove riposano i morti? Ma da cosa ero attratto, esattamente?
Tutto ciò di cui ero certo, era che non fossi più capace di ricavare alcun appagamento spirituale dalle cose ordinarie della vita: né dai libri, né dalla musica educatrice concepita da Platone; e solo i morti mi offrivano conforto.
Perciò, sebbene fossi ben consapevole dei rischi che stessi correndo, mi affrettai con una certa eccitazione verso la rampa di gradini che mi avrebbe condotto all’interno del colle che torreggiava sulla parte bassa di Gristor. In accordo con le mie aspettative trovai il cancello in cima alla scalinata distrattamente socchiuso e privo di lucchetto, ben conoscendo la superficialità con la quale il custode – lo stesso con cui mi ero intrattenuto più volte nei giorni passati – svolgesse il suo lavoro. Fra me e me ringraziai tale noncuranza, poiché fu quella a permettermi di soddisfare l’impellente bisogno di trasgredire ogni criterio.
L’oscurità mi circondò in fretta, al che mi accinsi ad estrarre un fiammifero per poi accenderlo, svelando poco a poco davanti a me gallerie e corridoi che in tutte le direzioni si dileguavano nel sottosuolo. Ripensai a quanto quelle catacombe fossero imponenti, rabbrividendo all’eventualità di smarrirmi lì dentro qualora mi fossi spinto troppo oltre, soggiogato dalla smania febbrile dell’esplorazione proibita. Il rumore dei miei passi riecheggiava nel buio con una regolarità tale da inquietare perfino me stesso, benché talvolta questo cessasse per consentirmi di osservare gli epitaffi incisi sulle lastre di marmo che sigillavano i loculi ai lati nei quali erano deposte le salme, probabilmente avvolte in lenzuola di lino o rinchiuse in sarcofagi di pietra. Le incisioni più vecchie erano al contempo quelle più illeggibili e costituivano la maggioranza; delle più recenti invece si poteva ancora leggere il nome, la data di nascita e di morte del defunto e, occasionalmente, qualche parola commemorativa accompagnata da un’epigrafe religiosa. Mi sorpresi più di una volta, mentre osservavo le tombe più antiche le cui scritte erano sbiadite, ad immaginare in quale stato di conservazione potesse riposare quella gente: se le ossa si fossero già corrose a tal punto da rendere irriconoscibile lo scheletro o se, al contrario, la forma di questo fosse ancora ben definita.
Man mano che mi addentravo più a fondo negli stretti cunicoli, tenendo sempre bene a mente la via del ritorno che avrei dovuto percorrere per tornare in superficie, intrapresi un soliloquio durante il quale riflettei nuovamente su quanto i miei pensieri fossero controversi. Il crescente stato d’eccitazione dal quale ero animato nell’esplorare simili luoghi era esente dal giocare un qualsiasi sia pur microscopico ruolo in una spiegazione razionale e coerente con se stessa; ciò che avvertivo era un’inesplicabile tentazione verso ogni cosa che riconducesse, direttamente o indirettamente, alla morte. «Quale assurdità!», pensai. «Non dovrebbero gli uomini venire sospinti dai loro impulsi vitali, respingendo con disgusto un’idea tanto ignota quanto temuta quale è la morte? Oppure, costoro non badano più del dovuto al valore della loro esistenza, ponendo invece attenzione su altro? Perché io, che ora sono circondato dalla morte, mi sento vivo?»
In realtà, ora io credo che un uomo vivo sia destinato unicamente a rimanere inappagato, e sono convinto che ciascun figlio di coloro che una volta Melville, nel suo grande romanzo di mare, definì i «ladri del frutteto» – ed in particolar modo il fanciullo, la cui vera natura non è stata ancora del tutto contaminata – nel profondo dello spirito, sia inevitabilmente preda di un ancestrale desiderio di conoscenza proibita che non riesce a soddisfare. Mi domandai dunque cosa ci fosse, per un uomo, di più proibito, di più misterioso, di più inaccessibile ed inconoscibile, di ciò che sta oltre la morte. «Nulla», replicai a me stesso. «Poiché fra tutte le anime che abbiano mai popolato la Terra, quelle che l’hanno lasciata sono le sole, davvero onniscienti.»
Al sopraggiungere di questa mia ultima riflessione, un insano pensiero, che menziono tuttora con non poca vergogna addosso, sfrecciò facendosi largo fra i miei desideri più irresistibili, fino a predominarli tutti. Nel prendere una decisione simile, sapevo di star toccando il fondo, ma questo non faceva altro che sfamare l’abominevole impulso di perversità dal quale ero soggiogato. Così mi spinsi ancor più in profondità nelle catacombe e, dopo aver finalmente trovato un loculo vuoto, decisi che quella notte l’avrei trascorsa dormendo nella tomba. Non mi dilungherò per cercare di motivare le mie azioni, poiché come ho detto poco fa, non vi è spiegazione razionale che regga: semplicemente volevo farlo, e lo feci.
Finché non giunse l’alba, la cui luce penetrò lievemente il terreno attraverso i lucernari, dormii un sonno alienante che non posso paragonare a nessun altro fra quelli sperimentati prima di allora in termini di qualità, benché la bassa temperatura del luogo ne compromise lievemente gli effetti.
Serie: Il vagabondo della notte
- Episodio 1: La necropoli di Gristor
- Episodio 2: Sotto terra
- Episodio 3: In mezzo alla folla
- Episodio 4: Il vagabondo della notte
- Episodio 5: Il baratro
Ciao Gabriele! Coniugare l’inquietudine all’introspezione è sempre una mossa vincente (per quanto riguarda la mia esperienza di lettore). In fatto di gusti, io ho sempre viaggiato su binari paralleli all’horror. Paralleli ma molto vicini. Ciò che viene chiamato soprannaturale, per me è declinato a fantastico/magico; lo psicologico a esistenziale. Non avendo mai trovato una nicchia ben definita per i miei gusti (e per il mio spirito irrequieto), continuo a benedire letture come queste, che sembrano le parenti più prossime di quel genere a me consono che ancora oggi fatico a individuare.
Grazie Nicholas per queste parole che mi fanno comprendere ancora di più di quanto siamo vicini in termini di gusti letterari. Anche io non ho mai puntato precisamente verso l’horror, perché nella sua concezione più classica lo trovo banale. Il panorama weird, ad esempio, gli è molto vicino ma si differenzia per quegli aspetti che amo trattare di più. Anche più difficile, direi, ma qui su EO ci proviamo 🙂
Eccoci al secondo capitolo! Ormai la tua passione per Poe è abbastanza esplicita 😂
Ad ogni modo, ho preferito questo episodio al primo, devo dire, l’atmosfera è molto simile, ma qui ho trovato la scrittura più scorrevole. Ripasserò presto!
Mi sono riletto anch’io per curiosità parte del racconto e, sì, più che appassionato qua sembro proprio un bambino innamorato di Poe 😂 Infatti in alcuni punti non è molto scorrevole ma me ne rendo conto solo ora. Spero che il risultato sia ugualmente gradevole 🙂
Grazie Sergio 😀
Questo è un racconto un po’ più lungo che ho scritto ormai qualche mese fa, e che ho deciso di pubblicare qui trasformandolo in una serie ad episodi. Ci tengo particolarmente perché rappresenta la mia prima idea di “storia consapevole” (mettiamola così), per la quale, prima della stesura, ricordo di aver pre-organizzato un po’ tutti gli aspetti che avrei trattato: prima d’allora non l’avevo mai fatto, sbagliando. Inoltre credo che la mia passione per Poe qua sia decisamente urlata ai quattro venti 😂
Ti ringrazio come sempre per aver letto e commentato, sei un lettore prezioso.
Lo stile, sempre impeccabile: da questo punto di vista, leggere i tuoi racconti è come bere un whisky davanti al camino.
Per i contenuti, poi, molto bella la riflessione sulla curiosità, e la conclusione col fatto che ciò cheeno conosciamo (e che quindi per questo ci affascina) sia la morte
“l’impellente bisogno di trasgredire ogni criterio.”
Questo passaggio mi è piaciuto