Terzo demone

Serie: In una strana notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: In una notte strana un uomo vive e rivive i suoi demoni. Nel precedente riceve la visita del secondo demone misterioso.

Con il corpo leggermente pendente in avanti, con un andatura lenta e perplessa, mi avvicinai a quelle cinque figure immobili. Non riuscivo a decifrarne i lineamenti, non avrei saputo dire nulla di loro, qualora mi avessero chiesto una descrizione, manco vago concetto potevo dire se non trattarsi di cinque figure diafane. Non avrei potuto aggiungere però, per ovvie ragioni, che mi trasmettevano uno strano senso di familiarità. Sentivo che i due demoni che mi avevano parlato altro non fossero che ombre della mia stessa anima. Stavo arrivando a convincermi che ero finito alle porte di un inferno, distruttivo, il mio! Sono convinto che ognuno di noi abbia un suo inferno, una sua entrata e una sua uscita. Sul lato sinistro, vidi una scalinata, che serpeggiava dei vecchi muri cadenti che portava su a, santuario, essa passava attraverso un arco pericolante, in alto c’era scritto “Salite le vostre scale con amore e perdono, troverete la pace “. Mi vidi dentro il mio inferno di dolore e volai con una rapidità impressionante verso quella scalinata, volevo posare i miei piedi bagnati e salire uno a uno gli scalini, portarmi via da me, fuggire lontano da quella passione. Girovagai attorno a quel desiderio, ma non potei scendere, planare la mia leggera figura impaurita. Rimasi a guardarla con bramosia. Mi rattristai e mi trovai, scaraventato giù, per terra, lontano dal santuario.

Ero convinto, più il tempo passava più ne avevo la certezza, che ero di fronte ai miei mostri, davanti ad un atto di ribellione o di salvifica azione riparatrice, la mia vita stava mostrandomi il lato peggiore. E qual era quello migliore? Mentre camminavo verso di loro, mi ripetei questa frase più di una volta. Cosa avevo fatto di buono io? Chi avevo veramente amato se non me stesso? E poi, avevo amato me stesso veramente? Una pozzanghera un po’ più piena delle altre mi restituì il mio viso contorto, distorto dal muoversi agitato dell’acqua che si dimenava percossa dal vento, un volto non proprio distante di quello che mi sentivo io di avere in quel momento. Il mio viso era umido per la pioggia che senza pietà era finita su quella strana notte. O si trattava di lacrime impetuose, forse salvifiche?

Quando fui vicino alla mia sorte, mi accorsi che una figura si staccò dall’allineamento e venne verso di me. La vidi muoversi con leggerezza, a me sembrò che volasse, a me sembrò che divenne più grande di quanto immaginasse fosse, tanto da coprire la porzione di cielo che mi apparteneva. Volava senza far rumore, come una bassa nuvola densa e inquietante. Bloccai il mio passo in attesa di capire cosa stesse facendo. Aspettavo che mi raggiungesse lei. La guardavo con attenzione, strinsi gli occhi per aguzzare la vista, penetrai l’aria pregna di umidità e nebbia per avere certezze di quell’essere. Anche se, vedendolo volare via il mio cuore cominciò a dare i numeri. Vidi girare sopra di me, un pipistrello, nero, e i suoi ultrasuoni perforanti aggravavano la mia sensazione, la sua minacciosa figura avanzava. Alzai la testa per seguire le sue rotte, giravo il collo in maniera vertiginosa, e più lo seguivo, più quell’animale sembrava aumentare la velocità, fino a che mi ritrovai per terra, disteso al mio destino.

Chi poteva essere questa volta? Nel primo demone s’era personalizzato la superbia. Io superbo? Mai! Mai avuto un atteggiamento che potesse solo sfiorare l’altezzosa aria spregevole che hanno i superbi, mai! Mai trattato male nessuno. Quel Prof, ma va, quello era una persona che amava essere ripreso, sai, ci sono persone che non riescono a possedere manco un briciolo di orgoglio, di ambizione sociale. Non ho umiliato io quel Prof, è stato un atto normale aver ripreso quel pover’uomo. Se poi, costretto dalle circostanze, io, comportandomi di conseguenza, venga confuso per superbo, allora caro demone, hai un concetto della superbia strano. Io non sono un superbo, capito? Sono solo uno che ha saputo ottenere un ruolo, una posizione dignitosa in questa società, a caro prezzo. Che ne sai tu? Le persone sconfitte dalla vita hanno la tendenza a dare la colpa agli altri, a chi, come me, ha saputo emergere, imporsi. Se qualcuno accanto a me sia arrivato addirittura a fare gesti estremi, caro demone, qual è la mia responsabilità? Dimmi, la mia indifferenza? La mia pietà mancata? Ma no, non si dà un pezzo di pane a chi te lo chiede, si dà un lavoro. Il pezzo di pane se lo devono guadagnare loro, non venire regalato. Perché mi sono rifiutato di aiutare quella famiglia? Tu, giudice senza cuore, mi dici che la mia superbia li ha uccisi? No. Se sono superbo, ora che sei tornato dentro, se trovi questi difetti, agisci, muoviti. Io non vedo errori nel mio comportamento con gli altri e nemmeno con me stesso. Tutto fatto nel migliore dei modi!

E poi, mantenere un certo contegno dinanzi a certe situazioni, non è facile. Tu sai, che nomini mia moglie, tu, che sei sparito prima che potessi ascoltarmi, tu lo sai mia moglie la sera quando torno a casa, la cosa migliore che mi dice è «Dove sei stato bastardo?» Tu lo sai che appena giro le spalle lei si sfoga e mi dà, con i suoi arnesi da cucina, delle botte in testa? Non ci credi? Vieni a vedere, guarda questo bernoccolo, è proprio fresco, di ieri sera. Entro, saluto come sempre. «Dove sei stato bastardo?» Lascio perdere e vado dritto a sdraiarmi sul divano. Voglio far finta di essere solo. Chi parla? Nessuno, mi dissi. Tu lo sai che arrivò a darmi un ceffone, un morso nella mano che cercava di riparare un suo pugno diretto nella mia bocca spalancata, è arrivata a darmi calci, mi ha anche sputato. «Tu sei la vergogna della mia famiglia.» Demone, tu cosa avresti fatto? Con tutta calma e rispetto per le donne, vedi, guarda le mie nocche su questa mano, c’è ancora il suo sangue, ed il mio. Forse ancora dorme, lì per terra.

Serie: In una strana notte


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Sono d’accordo con @Dea, il finale è agghiacciante e, come sottolinea bene Irene, lo risolvi in un’unica terribile riga. Siamo di fronte a una persona o allo stesso demone che alberga in essa? Le sue visioni lo sconvolgono e lo trascinano in un baratro che, forse, lui stesso ha creato. Il suo viaggio dantesco diventa catartico e liberatorio nel momento stesso in cui egli si rivolge domande e lascia che il dubbio si insinui dentro. Fra le righe, mi pare di leggere, che c’è una speranza.

  2. Il demone è sempre dentro di noi e prima o poi ci presenta il conto sbattendoci in faccia la realtà. Una narrazione serrata, volta a svelare l’inferno che può scatenarsi nell’animo umano. Bravo Nino!

  3. Agghiacciante il finale, cambia tutto in una sola riga.
    Interessante il modo in cui il protagonista si rivolge ai demoni, ricorda un dialogo con sé stesso. Cerca di screditarli, eppure lui per primo si mette in discussione…

    1. Grazie dello spazio che hai trovato per leggere questo racconto Dea. E’ un intruglio di sentimenti e paure da far rabbrividire. L’ultima frase, sì, è determinante. Grazie sempre.

  4. Uno sfogo alla grande! Evoca emozioni e questo fa centro. Mi piace il concetto, inoltre sono un simpatizzante dello stile paicologico. Magari, mi permetto, dai un pò più di ritmo spezzando i paragrafi. 👍

    1. Ciao Nicola, grazie per la lettura, sì mi avevano già consigliato di fare attenzione proprio a quello che mi dici tu, per dare respiro al lettore. Questo era già inserito e non l’ho voluto toccare, dall’altro rimedierò. Grazie per il consiglio.