
Tziu Giulliu
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
San Sperate è un comune della Sardegna situato a venti chilometri da Cagliari. Paese museo famoso per i suoi murales e per le pietre sonore scolpite sul basalto, dal grande scultore Pinuccio Sciola, scomparso nel 2016.
Il paese delle pesche giganti, colorate, di cemento armato, al centro di Piazza Gramsci; o dolci, grosse e deliziose, farcite di crema, delle pasticcerie. E fresche, dei tanti frutteti e della sagra ormai storica, in occasione della festa in onore di San Sperate, nel mese di luglio.
Un paese in costante fermento artistico e culturale, da molti decenni, grazie alla compagnia teatrale La Maschera; ai Cantadoris (1) di un tempo; ai tanti poeti e scrittori più contemporanei, come la scrittrice di best seller, Cristina Caboni.
Importante, oggi più che mai, anche il festival di cultura popolare, presso lo Spazio Antas Teatro, giunto alla sua ventesima edizione: Cuncambias, che significa baratto. Uno scambio che include musica, arte e letteratura. Cinque giorni di spettacoli, presentazioni di libri e premiazioni del concorso letterario (2) Anselmo Spiga, drammaturgo, e persona di grande umanità e cultura, che ha lasciato – troppo presto – un ricordo di sé e un segno indelebile all’interno della sua comunità.
Uno dei personaggi più noti e amati del paese, attore di commedie, ospite attivo e di riguardo di Cuncambias, è stato il signor Podda Giulio, per tutti tziu Giulliu.
Era nato nel mese di settembre del 1913. A dieci anni di età, era già un piccolo lavoratore, come guardiano di un gregge. Paura e lacrime – raccontava spesso ai tanti intervistatori di TV e giornali – quando calava il buio e lui, ancora dietro il camposanto, a pascolare pecore e agnelli, con il timore che gli spiriti dei morti, secondo le dicerie popolari, saltassero fuori.
A scuola non c’era andato: erano in pochi, a quel tempo, quelli che avevano il privilegio di poter studiare. Imparò a leggere e a scrivere negli anni trenta, grazie a don Mulas, il parroco, che formò una piccola classe, a cui impartì le sue lezioni serali, in sacrestia.
Era stato contadino, ciabattino contro voglia, per volontà di suo padre, e poi di nuovo in campagna, all’aria aperta. A Giulio piaceva muoversi, non sopportava di stare seduto tutto il giorno, a fare scarpe. Calzature che, in quel periodo, venivano realizzate a mano, dai calzolai del paese.
Nel 1934 l’avevano arruolato; avendo passato la malaria, pur essendo guarito, da Roma fu trasferito a Nisida, a non far niente tutto il giorno: un ozio che non gli piaceva affatto. Quando fu trasferito a Ciampino, nel magazzino delle merci da spedire in Abissinia, essendo più attivo, era anche più soddisfatto.
Alla fine degli anni trenta, iniziò a lavorare nei cantieri edili, dove tutto si faceva a mano, senza betoniera, ruspe o macchine di alcun tipo. C’era da faticare – raccontò spesso – ricordando quel periodo in cui, senza automobile, né sua, né di altri compagni di lavoro, doveva recarsi da San Sperate a Carbonia, con la sua bicicletta: sessantanove chilometri per andare e altrettanti per tornare; sette ore di viaggio. Aveva tenuto duro per alcuni mesi, poi gli avevano proposto un lavoro alle saline Conti Vecchi. Solo ventitré chilometri, per raggiungere la località di Macchiareddu. Un’ora e mezza di viaggio; sempre pedalando in bicicletta.
Aveva conosciuto la bella ragazza che sarebbe diventata sua moglie, quando lei aveva sedici anni. Essendo minorenne non poteva decidere liberamente se accettare la dichiarazione d’amore, scritta, come usavano a quei tempi. Non ricevendo risposta, l’eroico Giulietto aveva osato fermarla per strada, per sapere se lei lo volesse, come futuro sposo. Dopo breve tempo i genitori della ragazza avevano acconsentito ad accogliere la proposta ufficiale, per chiedere la mano di Flavia, in un incontro tra le due famiglie.
La frenesia di Giulio, ancora molto giovane, di sposarsi, era dovuta, in parte, anche a evitare la tassa di 70 lire, imposta dal regime fascista, ai celibi che avevano superato i venticinque anni di età. Tassa abolita dal governo Badoglio nel 1943.
Dal loro matrimonio nacquero nove figli, che gli diedero molti nipoti e pronipoti. Sua Moglie morì quando tziu Giulliu aveva novantatré anni. Un grande amore che non ebbe fine neanche quando lei se ne andò. Ogni mattina, di buon ora, con l’annaffiatoio legato sul portapacchi della bici, si recava al cimitero, per tenere freschi i fiori sulla tomba della sua amata Flavia. Non si sa cosa le bisbigliasse, o quali pensieri cercasse di comunicarle, fissandola negli gli occhi della foto incorniciata sulla lapide, con la vista annebbiata dalla commozione.
La sua grande famiglia e i tanti amici che aveva intorno, lo aiutarono a reagire, sostenendolo in tutto.
Alcune persone del paese lo coinvolsero in un progetto di rilancio dei mattoni in terra cruda. I ladini: manufatti di argilla e paglia, modellati con uno stampo di legno. Blocchi con cui venivano costruite la maggior parte delle case, molti decenni addietro, in gran parte dei paesi sardi, soprattutto del Campidano. Tziu Giulliu era un esperto; quando lavorava in uno dei cantieri all’interno della base NATO di Decimomannu, ne aveva fatti a migliaia, su richiesta dei Tedeschi.
I cento anni li festeggiò sul palco di Cuncambias. “Sa speranza ki tenemu deu, finalmente est’arribada, de mei meda disijada: is cent’annus festeggendi seu” disse con parole in versi, alla platea che lo acclamava.
Uno dei regali più graditi, di quel compleanno, fu l’incontro e la lunga chiacchierata con il mitico e indimenticabile, sardo d’adozione, Gigi Riva. L’ex calciatore, al tavolino del bar, gli aveva confidato che lui, quando ancora giocava, alle saline Conti Vecchi andava a metterci i piedi a bagno. Si scambiarono confidenze, sorrisi e doni.
Si salutarono con l’augurio di poter battere il record dell’ultra centenario sardo che aveva già compiuto 106 anni. Da parte di tziu Giulliu a “Rombo di tuono”, di poter raggiungere la sua età, in buone condizioni fisiche, almeno quanto lui.
I 100 anni e uno, li festeggiò partecipando alla lunga pedalata organizzata in suo onore. Lui in testa e gli altri, giovani e meno giovani, appresso.
A 100 anni e due, in occasione dell’Expo di Milano, partecipò come testimonial, accompagnato dal sindaco Enrico Collu, per promuovere il progetto dei mattoni in terra cruda e i prodotti agroalimentari del loro paese. “Siamo in partenza – aveva dichiarato il sindaco – […] con il motto: mangia sano e vivi a lungo.”
In quell’occasione tziu Giulliu aveva fatto parlare di sé, come visitatore più longevo di quella importante esposizione universale. Aveva rilasciato dichiarazioni e persino autografi, come un VIP. Appariva a suo agio avendo già intrapreso la sua attività di attore nelle commedie dialettali.
La Nuova Sardegna, in un articolo di Luca Fiori dell’undici ottobre 2015, gli aveva dedicato un pezzo: “Tziu Giuliu, a 102 anni, visita l’expo”.
Nel 2015 anche Giancarlo Magalli, sardo come lui, lo invitò a raccontare la sua storia, durante la trasmissione I Fatti Vostri.
“A 103 anni è l’attore più anziano del mondo. ‘Non ricordo le battute, devo improvvisare, ma sono ancora pieno di vita’.” Scriveva in un articolo il quotidiano La Stampa. E proseguiva: “Giulio Podda domina senza tentennamenti il palcoscenico […] capace di strappare applausi a scena aperta.”
Nel 2016 fece parte, come attore comparsa, del cortometraggio di Jacopo Cullin Deu ti amu.
All’età di 104 anni, con la sua amata Graziella, sua inseparabile compagna, pedalava ancora, fino a Monastir, Decimomannu e Villasor, i paesi più vicini. Leggeva il giornale senza occhiali, giocava a carte con altri anziani e scriveva poesie.
Nel mese di agosto del 2017 una troupe del documentario “The human longevità project”, dall’America approdò fino al sud della Sardegna, per farsi rivelare quali fossero i segreti per un elisir di lunga vita. A loro, come a tanti altri – Giapponesi e ricercatori vari – rispondeva semplicemente: “Ho fatto molti lavori per mandare avanti la famiglia […] sono come il napoletano, faccio di tutto.”
Il suo carattere gioviale e la sua generosità, lo rendevano simpatico e benvoluto da tutti.
I bambini del rione San Giovanni, dove abitava, in occasione di Halloween, passavano per il solito “dolcetto o scherzetto”. Lui li aspettava per offrire le castagne, ben calde, appena arrostite. Alla nuova usanza, importata dall’America e nata in Irlanda, Tziu Giulliu si era adeguato, nonostante la vecchia tradizione sarda fosse molto diversa. In passato, la notte tra l’uno e il due novembre, dedicata a Is animeddas, si lasciava la tavola imbandita e molti lumini accesi, per offrire ristoro alle anime vaganti e senza requie.
Per i suoi 105 anni il baldo Giulio aveva festeggiato cantando Trallallero accompagnato dal suono della fisarmonica.
Mancavano tre mesi a compierne 106, quando la nostalgia della sua amata Flavia, prevalse, forse, sul suo attaccamento, tenace, alla vita.
L’intero paese era commosso. Il video di Ennio Madau del 2019, Su mundu est gai? (3) che gli dedicarono post mortem, nell’edizione successiva di Cuncambias, nella parte grafica di Roberto Pillitu e Giovanni Pilloni, ricorda le bici in volo del film E.T. di Steven Spielberg. Una poesia per immagini, alternata alle scene comiche interpretate dallo stesso attore, ciclista e poeta scomparso. Un omaggio toccante, ampiamente meritato.
(1) Poeti-cantori improvvisatori.
(2) Il concorso letterario Anselmo Spiga, di solito scade a maggio.
(3) si puo` vedere su you tube
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
Incredibile! Davvero una storia pazzesca, questa di Giulio.
Non posso che ringraziarti per avercela fatta conoscere. E, come sempre, il tuo stile, pulito e sobrio, è un piacere per la lettura.
Grazie a te , Giuseppe, per l’ attenzione rivolta a questa serie e per le parole, assai gradite, dei tuoi commenti.
Quest’ uomo, tziu Giulliu, come ha fatto notare Cristiana, e` destinato a diventare una leggenda, per le prodezze con la sua Graziella, per le sue doti umane e attoriali di commediante e soprattutto per la sua resilienza eccezionale.
“Lui li aspettava per offrire le castagne, ben calde, appena arrostite. “
rende tutta l’idea del carattere di quest’uomo. Bel personaggio anche Tziu Giulliu. Letto con piacere!
Le frasi che hai evidenziato sono due particolari che ho inserito quasi all’ultimo, quando il racconto era gia` scritto. Due aspetti osservati e riferiti da chi lo conosceva bene. Ho sforbiciato un po’ il testo per farci stare queste due immagini, che come dici tu danno l’ idea di quale fosse il suo carattere.
“Ogni mattina, di buon ora, con l’annaffiatoio legato sul portapacchi della bici, si recava al cimitero, per tenere freschi i fiori sulla tomba della sua amata Flavia”
delicatissima descrizione
Ciao Bettina, grazie; spero di riuscire a mantenere ancora vivo il ricordo di questi e di altri grandi vecchi, cercando di coinvolgervi anche con le prossime storie della stessa serie sui centenari.
bella figura d’uomo questo Tziu, e bella anche la sua vita benché dura. Ma ricca, una di quelle esistenze che si strappano al tempo giorno per giorno, anno per anno e che non lasciano il tempo di annoiarsi.
Lo descrivi molto bene e con affetto, è evidente: con lo stesso affetto con cui parli di quella che, immagino, sia la tua terra.
Ciao Gionni B., dici bene: parlo della mia terra e della storia di un uomo che e` stato, quasi, un “vicino di casa”, nel senso che e` nato e vissuto a pochi chilometri di distanza da casa mia: lui a San Sperate, io a Decimomannu. Un personaggio quasi leggendario, come ha scritto Cristiana, che passera` alla storia, soprattutto dell’ arte e dello spettacolo, del suo paese.
Grazie per averlo apprezzato.
p.s. Uno zio Giulio ce l’ho avuto anche io, però lui ha fatto solamente una cosa, il fornaio per tutta la vita.
Ogni storia dei centenari sembra diversa, anche se alcune cose in comune, molto spesso, ci sono.
Una storia incredibile, commovente, curiosa e appassionante. Mi riprometto di andare a vedermi tutto. Naturalmente non per mancanza di fiducia nell’autrice la quale, al contrario, si sta rivelando ottima cronista nonché ottima scrittrice. Quanto tuttavia perché non avevo mai sentito parlare di questo personaggio che appare quasi come leggendario. Concludo con una nota mia. Lo dico, lancio il sasso e ritiro ridacchiando la mano. ‘La tassa sui celibi’, mi pare tanto grottesca quanto più che mai attuale visti i tempi che corrono 🙂
Ciao Cristiana, grazie 🙏
Sai sempre come stimolarmi ad andare avanti. E sono d’ accordo con te: Giulio e` ormai destinato a diventare un personaggio leggendario per l’ attenzione diffusa che ha suscitato la sua storia di vita, anche fuori dall’ Italia.
Non mancherò di guardarla. Grazie per la dritta ☺️
“aura e lacrime – raccontava spesso ai tanti intervistatori di TV e giornali – quando calava il buio e lui, ancora dietro il camposanto, a pascolare pecore”
‘Paura e lacrime’. Quanto deve essere stato difficile.
Se ti incuriosisce su Sardegna Digital Library puoi trovare il video “San Sperate…” dopo alcune immagini del paese, c’ e` l’ intervista a tziu Giuliu, seduto nel cortiletto di casa sua.
Che bella testimonianza, persone così sono monumenti umani, testimoni di una memoria che rischia di andare persa. Il racconto che ne fai poi è molto delicato, si intuisce chiaramente l’amore per la tua terra. Grande stima
Ciao Zelda, grazie. Monumenti umani mi piace come definizione. L’ amore per la nostra povera e ricca terra, c’ e`. Cerco, come posso, di mettere in evidenza, alcuni aspetti positivi, anche se, tra inquinamento e cambiamenti climatici, non so quanti potranno essere, in futuro, i centenari.
Che vita piena Giulio, chissà se avrebbe mai potuto immaginare che anche noi ne saremmo venuti a conoscenza. Stai facendo un lavoro nobilissimo, condividendo la vita di queste persone con chi altrimenti difficilmente avrebbero potuto conoscerne.
Grazie Roberto, che gioia per me il modo in cui state accogliendo le storie di questi miei conterranei, ultraresistenti che io, nel mio piccolo, cerco di raccontare. Tziu Giuliu era un personaggio che fece parlare di se`, sempre in modo benevolo, in tante occasioni, anche a livello nazionale. Mi affascinava e mi incuriosiva da molto tempo, per questo ho cercato di saperne di piu` e ho voluto condividere la sua storia con voi, che siete i miei cari amici virtuali.
Un dettagliato ed affettuoso resoconto della vita piena ed intensa di una persona che è stata accompagnata fino alle fine da un fisico forte e sano, ma anche, probabilmente, che non si è mai data mai il tempo di sentire gli acciacchi della vecchiaia. Esempi da seguire, sia il personaggio che il tuo scritto.
Grazie Gincarlo, una grossa responsabilità, scrivere questo testo, sulla vita di un grande uomo, semplice e straordinario, non solo per l’età che ha raggiunto. Decimomannu, il Comune citato più volte, che confina con San sperate, è il paese in cui sono nata; quello in cui ho lavorato per decenni, e dove vado ogni giorno, per esigenze famigliari. Nonostante la breve distanza tra i due paesi, non ho mai incontrato, personalmente, tziu Giulliu; ne sentivo parlare spesso, soprattutto dalla collega che abitava nel suo stesso paese. Ho cercato di raccogliere e verificare qualche altro dato, cercando di non scrivere fake news; spero di essere riuscita nell’intento di continuare a diffondere l’esempio di un uomo che merita di essere ricordato e può darci una grande lezione, non accademica, ma di vitale importanza.
Pardon: San Sperate e non San sperate; non vorrei sminuire e apparire offensiva nei confronti degli abitanti e del santo martire che dà il nome al paese.