UN CERVO IN PANTALONI INTERESSATI

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".

Ricci castani, occhi bestiali, riflessi dorati di una perfezione soffocante… circondata di parvenze che di notte mi guardano dormire… che mi guardano girarmi da un lato e risvegliarmi da sogni agitati che richiamano la mia attenzione. Ho spettatori fatti di aria e aliti desiderosi: li sento addosso, me li vedo intorno. Non amo essere guardata, mi piace spiare… guardare gli altri muoversi, sorridere; poi muoversi, godere o perire. Il mio telefono non è mai stato così attivo, mi sento così richiamata sulla terra, quando io invece sono in aria e mi libro tra l’odore di disinfettante e di creme cicatrizzanti; tra un profumo speziato che circonda i miei capelli… e tra i petali di questa rosa di carne che lentamente si apre dolorosamente e così, si scopre.

Tra una settimana vedrò di nuovo il mio tormento castano e attonito. In queste notti in cui vengo guardata da questi fantasmi di altezze diverse e lingue che si sporgono… ecco che mi guardo le gambe: ultimamente sono più magre, sembrano più lunghe e volermi spingere verso quell’aereo spazio sopra queste tre parvenze maledette e sante. Passato, presente e futuro… varie età e storie dissimili. Ricordo i capelli castani in bocca, e mi sembra di soffocare mentre gli occhi da giovane cervo mi attirano.

Seduti al tavolo del ristorante questi occhi da cervo nobile mi scrutano come a voler cercare una risposta… non capisco il perché tutti cerchino risposte da me, e su di me. Non conoscono le domande eppure vorrebbero sapere, quando invece io non sono altro da quello che si può percepire “guardandomi” seduta al tavolo di un ristorante. Mangiamo e beviamo, parliamo meravigliosamente… lui è così giovane; anch’io lo sono, ma rispetto a lui appaio come una piccola lupa che gira intorno alla sua preda così grande e succulenta. Non voglio addentarlo. Guardo quegli occhi infossati e scuri che ridono e a me si rivolgono increduli. Sono una persona così semplice, e così mal percepita che vengo io stessa chiusa nel labirinto dove tutti credono che io li voglia portare. In realtà a me piacciono le altezze, le montagne e le “viste” ampie. La solitudine delle montagne: quelle cime così pervase di ogni cosa che dal cielo arriva, così desiderate e così difficili, solo perché lontane. Vorrei abbracciare la cima di una montagna per farla sentire meno terribile. È nata appuntita e argentea, è nata unica e può toccare l’aria nelle sue parti più pure e dure. Vorrei abbracciare tutte le cime di tutte le montagne… sentirmi a casa… sentire le mie mani che si fanno roccia e i miei capelli farsi nuvole. Vorrei sentire di avere un posto almeno lassù.

Penso tutto questo, mentre il giovane animale uomo mi passa la tazzina di caffè, a me destinata. Mi sento lo stomaco esplodere: ultimamente tollero poco il cibo, sono così piena di uomini e parvenze e di ardenti dolori… che anche una briciola di pane fatica a trovare spazio.

Uscendo fuori noto la sua altezza imponente rispetto alla mia esile figura. Lui ha una storia tutta sua: è un ragazzo infinitamente dolce e duro. Non ci sono intenti carnali tra i nostri passi… lui ancora mi scruta, io ancora sento quel lampo di affetto che mi aveva scaldata tra un raviolo che aveva schizzato sulla mia faccia una goccia di salsa allo zafferano; e la cameriera straniera che si rivolgeva a noi come fossimo una coppietta d’innamorati. In realtà siamo solo due persone che, per motivi assai incerti, si sono ritrovate ora sedute sugli scalini esterni di un ristorante. Lui si alza la maglia e mi fa vedere una cicatrice molto simile alla mia, dovuta a qualcosa che non ho ben capito cosa fosse; in quel momento ecco che invece della bramosia mi sembra di sentire il bramito di quella dolce e imponente figura. La lupa così lo stringe a sé… ed ecco che il telefono suona e il cuoricino arriva a richiamarmi ai miei tormenti sensuali.

Dopo questo casto abbraccio saliamo in macchina e torniamo verso casa: due chiacchiere e l’odore dei suoi ormoni che inizia a riempire l’abitacolo così pulito e nuovo. Credo che a lui farebbe bene impazzire… e che forse mi aveva chiamata alla lotta e alla caccia.

Ora la predatrice viene riportata a casa con dolcezza. Un bacio sul suo occhio, un sospiro da quel petto grande e quadrato. Il cervo inizia a brandire le sue corna verso la lupa che è già piena e stanca.

Maldestri segnali e confusi pensieri. Ecco che ci salutiamo sorridendo. Lui ora è forse sofferente in pantaloni ora divenuti “interessanti”. Io mi stringo intorno a me mentre salgo verso casa e prendo a calci ogni sasso. Il cuoricino illumina la mia mano e la mia strada mentre tengo il telefono tra le dita.

Stasera mi sono sentita così troppo umana mentre venivo vista come bestia rara. Guardo da lontano la montagna e penso che accetterò di vedere il mio ex. Mi ha scritto giorni fa e vorrà vedere come sono sopravvissuta probabilmente. Io credo che andrò da lui per uccidere ciò che in me resta di lui… poi lo squarterò succhiandogli la vita dalle labbra… gli graffierò ogni lembo della sua pelle così chiara e fredda. Voglio asportare me da lui. Voglio tornare sul luogo del delitto d’Amore peggiore: chiamare Amore la paura di restare soli.

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".
  • Episodio 1: Nella borsa un cuoricino, a destra l’obitorio
  • Episodio 2: La Bambola impaurita è “eccitata”
  • Episodio 3: “Sexy” Requiem per contrabbasso
  • Episodio 4: SENSAZIONE SONICA
  • Episodio 5: PERCHÈ SALVARSI?
  • Episodio 6: NEVE DI LAVA. MANICHINI, CHITARRE E CERVI
  • Episodio 7: UN CERVO IN PANTALONI INTERESSATI
  • Episodio 8: SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE CARNI
  • Episodio 9: I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse al Luna Park Bohémien
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    Commenti

    1. Alessandro Ricci

      La tua capacità di descrivere gli infermi emotivi della protagonista, la grande capacità descrittiva e le figure retoriche così particolari e evocative, sono elementi cos’ ammalianti da non lasciare scampo. Il lettore non può far a meno di provare in fondo allo stomaco lo stesso disturbante turbamento. Amo leggerti ma devo confessare che per me è piuttosto “faticoso”.

      1. Francesca Lucidi Post author

        Mi dispiace che sia faticoso. Spero troverai anche dello zucchero che mitighi l’amaro.
        Grazie Mille 🙂

      2. Alessandro Ricci

        Scusa ho usato l’aggettivo sbagliato, ma lo avevo messo tra virgolette nel senso che è impegnativo scendere nei tuoi abissi, comunque ti avevo anche fatto un sacco di complimenti :-p

    2. Micol Fusca

      Ciao Rose, prima di leggere i tuoi racconti faccio un bel respiro. Mi coinvolgono gli aspetti psicologici della tua protagonista, la sua ricerca di appagare una fame di “essere esistere”: ora, tu dici è sazia. Riconosco in tutta la tua serie la descrizione di un ” vuoto ” di cui si prende coscienza d’ improvviso e la necessità di “infilarci” dentro qualcosa a tutti i costi:non importa cosa. Sesso, cibo… Il problema è che in realtà è un buco nero e non si potrà mai colmare. La tua scrittura mi da questa sensazione introspettiva e sebbene non sia mai “facile” leggerti è importante.

    3. Dario Pezzotti

      Mi verrebbe da scrivere che sei un po’ una birbantella! L’ho scritto davvero? Oddio, fingi di non aver letto.😂
      Anche in questo episodio gli opposti che plasmano il tuo carattere si fondono in un’alchimia perfetta. Sei tu: con una mano tocchi il cielo, mentre con l’altra accarezzi la coda del diavolo.😉

    4. Debora Aprile

      Ciò che sto amando maggiormente dei tuoi scritti è il modo in cui emerge la personalità della protagonista. Anche i lati più nascosti vengono alla luce in maniera del tutto spontanea e naturale, senza alcuna forzatura di stile. L’improvvisa esplosione di tenerezza, da parte della ragazza, va a bilanciare perfettamente il suo lato più sensuale e voluttuoso. Un altro elemento che ha fatto breccia nel mio cuore è stato questo suo sentirsi parte di niente e, allo stesso tempo, parte di tutto, soprattutto grazie a questa frase: “Vorrei abbracciare tutte le cime di tutte le montagne… sentirmi a casa… sentire le mie mani che si fanno roccia e i miei capelli farsi nuvole. Vorrei sentire di avere un posto almeno lassù.” Bravissima ❤

    5. Giuseppe Gallato

      Ciao Francesca! Episodio che si apre con una descrizione deliziosa, degna del tuo stile affascinante. Questa volta ho percepito la protagonista più “umana”, più dedita a dare ascolto ad altri pensieri. Poi la chiusura “chiamare Amore la paura di restare soli.” è strafantastica: quanta verità, quanti significati in una brevissima frase. Complimenti! 🙂

    6. Tiziano Pitisci

      Altro episodio succulento da gustare avidamente come un pasto. Credo che il tuo punto di forza sia il linguaggio simbolico. Ho adorato la metafora dolorosa del dover sottrarre con la passione una parte di te, una parte che testimoniava la tua vulnerabilità. Bello davvero. Comunque questo nuovo ragazzetto, invece, trattamelo bene 😃

      1. Francesca Lucidi Post author

        Hshswhwhhwahahwhwhwhwhwh ma guarda che io sono una cucciolona… di lupo sì… ma non maltratto mai le persone senza una ragione, al massimo le cancello e ignoro. Comunque il ragazzetto ad oggi sta benissimo 😁 chissà se la caccia vedrà sangue, fuga… o silenzio. Forse è un gioco? Forse uno spin off? Magari un bluff? Probabilmente uno stuzzichino?
        Sicuramente quella sera nessuno dei due ha dormito serenamente.

    7. Antonino Trovato

      In te gli opposti convivono con una fantastica armonia, tra desiderio e realtà, carne e spirito, sensualità e dolcezza. La tua brutale poesia sparge sul tuo animo sensibile violente pennellate che scoinvolgono ogni anima che ti legge. Hai fatto volare anche me tra le alti cime di quelle solitarie montagne, facendomi condividere il tuo ardente desiderio…

      1. Francesca Lucidi Post author

        Sicuramente sono un soggetto che rimane impresso. Duro e caramelloso allo stesso tempo.
        È emozionante leggere i tuoi sensibili commenti… ti ringrazio. Mi fa piacere conoscervi. Felice di ritrovarti ogni volta qui nella mia storia.