UN OSPITE INATTESO

Serie: REALTÀ NASCOSTE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Arkon continua a fuggire dal suo passato, in un mondo onirico che forse lentamente inizia a comprendere. Ritornato con la coscienza nel mondo "reale ", viene inspiegabilmente drogato da Luvart, che si rivela essere un demone al servizio del dott. Olivier.

   «Ce l’ha ancora con sé?» Il suo Padrone sibilò la domanda, aspettandosi già una risposta affermativa. La sua voce acuta strideva con la corporatura imponente. Sopra un naso aquilino, gli occhi indagatori chiusi a fessura scrutavano in direzione del demone.

   «Sì, mio Signore. L’umano lo custodisce nella tasca dei pantaloni.»

   «Non si è accorto di nulla?»

   «No.»

   «Bene, molto bene» disse il dott. Olivier, sfregandosi le mani. «Ora è importante recuperarlo, a tutti i costi!»

Il demone annuì, obbediente. L’altro quindi proseguì, facendosi serio.

   «Ricorda però, o mio fidato, che il bracciale non può in nessun modo essere estorto con la forza. La magia di protezione del Cerchio del Guardiano impone che, una volta indossato, solo colui lo porta ha il potere di cederlo. Dovrai, quindi, usare l’astuzia per fartelo consegnare.»

   «Non abbia timori, Sire. Farò ciò che va fatto.» Luvart sostenne lo sguardo del dott. Olivier con fierezza. Poi continuò: «Conosco molti modi per convincere gli umani e piegare le loro anime deboli».

   «C’è, però, una cosa che mi disturba» proseguì il demone, accigliato «e che non riesco ancora a comprendere. È uno strano fenomeno: è successo che l’umano sia riuscito a sfuggire in qualche modo da questa realtà per trasferire il suo spirito in un’altra dimensione, in un altro mondo.»

   «Ma che sciocchezze stai dicendo?» proruppe l’altro in una grassa risata.

   «So che sembra quasi impossibile per un umano, ma le assicuro che l’ho percepito chiaramente.»

   Vedendo la ferma convinzione di Luvart, il dott. Olivier ci pensò un po’ su, mutando poi espressione. «E va bene, indaga. Non vorrei che questo strano fenomeno, come lo definisci tu, intralci i nostri piani. Comunque, rammenta che la priorità è rientrare in possesso del Cerchio del Guardiano. Ma ora basta parlare, vai!»

   Proferite queste ultime parole, la sagoma scura del dott. Olivier si allontanò, tornando a confondersi con le altre ombre del bosco.

   I suoi occhi avevano un che di profondo, come se avessero il potere di scrutare tutti i segreti celati in fondo alla sua anima. Arkon, ancora incapace di muovere ogni singolo muscolo, stava ricambiando quello sguardo con timore e dubbio. Non capiva ancora perché quell’uomo l’avesse paralizzato e ora lo stesse fissando in quel modo. Cosa voleva da lui?

    «Non hai ancora capito, vero?» iniziò Luvart, con un mezzo sorriso amaro. Aveva ripreso le sembianze umane, ma giunto a quel punto decise di rivelarsi.

   Alla vista del vero volto del demone Arkon sgranò gli occhi, colto dal panico. Luvart gli afferrò la testa con le sue mani ossute e rise, tronfio dell’effetto che stava facendo su quell’insulso umano che era in suo potere.

   «Potrei ucciderti facilmente, lo sai? Anche adesso, subito. Basterebbe una leggera torsione del capo e…la tua povera e fragile spina dorsale si spezzerebbe provocandoti una morte istantanea.» Il demone stava giocando come fa il gatto col topo, e ne godeva. Sarebbe andato avanti così per ore a torturare Arkon, prima psicologicamente per poi passare alle sofferenze fisiche. Ma aveva un compito da svolgere e il suo Padrone non perdonava chi falliva.

   «Però sei fortunato» proseguì «mi servi e quindi non ti ucciderò. Per ora. Tuttavia prima devo capire una cosa, giusto per sicurezza. Perciò rilassati e abbandonati al mio sguardo.» Luvart si portò più vicino la faccia dell’uomo, inchiodandolo nel vortice magnetico delle sue orbite rubine, che ora avevano iniziato a scintillare. L’anima di Arkon venne come risucchiata e trascinata in fondo ad un abisso, cadendo nel vuoto di una vertigine senza fine.

   Precipitando chiuse gli occhi e dopo qualche istante si sentì come sospeso. Un sentore che sapeva d’antico penetrò le sue narici. Riconobbe immediatamente che si trattava dell’aria del sottosuolo. Riaprì gli occhi e davanti a lui riconobbe la foresta delle lucciole azzurre. In basso, i suoi piedi nudi stavano ora calcando l’erba dell’immensa radura. Sopra la sua testa, la terra. Era ritornato nel mondo dei suoi demoni. Solo che questa volta ce n’era uno in più.

   Al suo fianco c’era Luvart.

   «Come?…» Arkon rimase esterrefatto nel vedere che il demone era riuscito a trasferirsi nel suo mondo interiore.

   «Ehi, rilassati» fece l’altro, quasi divertito dall’espressione dell’uomo. Si guardò bene attorno e poi constatò: «Così questo è il mondo nel quale ti trasferisci. Interessante».

   «Che ci fai tu qui? Questo è il mio mondo.»

   «Lo so, lo so. È tutto nella tua testa» e dicendo questo il demone puntò l’artiglio dell’indice contro la fronte dell’uomo. Poi continuò: «Però c’è troppo in gioco. Beh, ormai avrai capito chi sono io. No? Chi pensi che ti stesse inseguendo mentre scappavi dalla villa del dott. Olivier?»

   «Si tratta dunque di questo! Sei il suo guardiano!» Arkon aveva riacquistato sicurezza nei confronti di quello che fino ad un’attimo fa era stato il suo aguzzino. Si fermò però a riflettere un attimo. «Ma se sei un demone… come mai il dott. Olivier riesce a comandarti?»

   «Non è una cosa che ti deve importare» lo interruppe in fretta l’altro. «Sta di fatto che su di te c’è una taglia succulenta e presto sarà mia. Ti ho rinvenuto nella radura e portato nella mia tana, nella grotta, lontano da occhi indiscreti.»

   «Vuoi dire dagli altri guardiani. Hai detto che c’è una taglia sulla mia testa, no? E quindi sicuramente non sarai stato l’unico ad essere stato assoldato. Dico bene?» precisò Arkon.

   «Ok, ok, basta così» il demone allargò le scarne braccia in un gesto teatrale di rassegnazione «Comunque, devi spiegarmi come hai fatto a scomparire sotto i miei occhi. Ti avevo praticamente preso.»

   «Non so. Io… non ricordo.»

   All’improvviso si zittirono entrambi. Il terreno sotto i loro piedi aveva iniziato a tremare. Si voltarono e videro un’onda d’erba che stava avanzando verso di loro.

Serie: REALTÀ NASCOSTE


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. La storia continua ad essere interessante e si arricchisce di elementi magici e oggetti utili, stratagemmi perfetti per un fantasy. L’unico appunto, se posso, affinerei maggiormente il linguaggio dei demoni perché lo percepisco troppo vicino a quello umano.

    1. Grazie mille 🙏 e grazie anche per il suggerimento. Effettivamente penso sia interessante lavorarci su. Ogni osservazione per me (ma penso per tutti noi) è preziosissima per migliorarsi.