
Un titolo qualsiasi
Serie: Sortilegio Originario
- Episodio 1: Un titolo qualsiasi
STAGIONE 1
Passeggiava, sovrappensiero. In mezzo a tutta quella gente si sentì momentaneamente confuso, spaesato.
Come se quel fluido e scomposto ammasso di portafogli avvezzi al consumismo compulsivo destabilizzasse il suo baricentro emozionale. Persino lui stesso, che si trovava lì per degli acquisti precisi, girovagava quasi a vuoto.
Finché passeggiando, si trovò davanti al caparbio ingresso di quella dozzinale libreria in cui fu solito entrarvi saltuariamente. Giusto così, tanto per, finendola in qualche inaspettato modo a sollazzarvisi, incuriosito.
Talvolta affascinato, ad esempio per la nuova sezione allargata dei manga di ultima generazione oppure nel reparto cancelleria, tra le cose per bambini, dove trovava sempre un piccolo e perfetto regalo per sua figlia di appena nove anni. Che so, tipo una gomma a forma di avocado, delle matite con buffi, carini e sbrilluccicanti animali in cima o delle strambe lampade a led. Tutte cose che lei amava molto, teneva ben ordinate nei suoi astucci oppure che usava la notte poco prima di prendere sonno, per rilassarsi.
Fu lì che sereno, sfogliò il settantesimo numero estratto tra le centinaia della collezione di One Piece, con affianco i primi venti di Demon Slayer. D’improvviso, in un momento in cui girò il capo per guardarsi attorno, proprio come capita in un posto molto affollato dove tutti camminano avanti e indietro, gli cadde l’occhio in uno degli scaffali adiacenti. Una forza d’attrazione venefica lo catturò, un particolare bordo con strani motivi, ideogrammi apparentemente cinesi e dai diversi motivi vintage spiccò in mezzo a tutti gli altri, conquistandone così la sua più totale attenzione. Dunque repentino, si spostò, diretto verso quel preciso tomo.
Lo osservava, così come lo si fa con un oggetto raro e prezioso, di pregiata fattura, e lo toccò.
Una piacevole scossa lo percorse da testa a piedi, nel mentre provò come uno strano senso di appartenenza.
Quella confidenziale sensazione che percepisci quando nella mano, trattieni un oggetto di uso quotidiano.
Come un cellulare ad esempio, un portadocumenti, il telecomando della televisione o l’accendigas.
La scossa, intensa, trasmise in lui un forte senso di euforia che lo lasciò per un attimo, con un forte ed ebete sorriso stampato in faccia.
«The Backdoor Man, scritto da Ewlett Clarckingson, 1984, edizioni LightfLame INC» lesse a voce alta.
«E chi diamine è? Mai sentito, Ewlett Clarck qualcosa…» aggiunse Leonardo, diretto senza ulteriori indugi verso la cassa, trovandosi dunque in coda qualche minuto dopo. Prima di lui una signora, sulla cinquantina, pagò e rimase lì. Ferma. Intenta ad imbustare i suoi presumibilmente rispettivi regali per gli altrettanti nipotini, dato che lui ne poté intravedere due oggetti di forma pressoché uguale e dalla stessa spiccicata dimensione.
Saranno sicuramente uno per ciascuno, così non litigheranno per aver ricevuto cose differenti, una più brutta di quella che invece ha avuto in dono l’altro, rifletté.
Dopo qualche interminabile istante, la signora terminò le sue faccende e finalmente toccò a lui.
Risultò inavvertitamente scortese e maleducato, non contraccambiando affatto il gentile saluto del dipendente Mondadori. Lanciò giusto il suo secco «carta?» mentre mostrava appunto la carta di credito tenuta in alto con mano destra, suggerendola quale unico metodo di pagamento. Porse il libro verso quel ragazzo, che ne scannerizzò il codice a barre, disse il prezzo e digitò il corrispettivo sul pos nero che stazionava poco più avanti. Staccandolo dal suo cavo di carica lo porse verso Lorenzo, il quale vi poggiò sopra il magico rettangolino di plastica pieno di denaro tanto virtuale quanto tangibile ed il dispositivo, emise così il suono del pagamento andato a buon fine.
Il commesso provò dunque ad augurare una buona serata al signore, ma senza successo, visto che venne di nuovo ignorato completamente. Più che reale maleducazione, la sua fu piuttosto una cieca e totale indifferenza, non dava proprio il benché minimo peso a ciò che gli succedeva intorno. Fu come su di giri, rapito da chissà quali pensieri ed assorto in un altro mondo che lo trasportava a migliaia di chilometri da lì. La sua mente fluttuava in un limbo di pensieri inenarrabili, dei quali nemmeno lui ne conobbe provenienza. Per certo capì e successivamente, pensò, solamente al fatto che quel libro dovesse tornare a casa con sé punto e basta.
Dunque uscì, fuori dalla libreria, nei grandi corridoi all’aperto del centro commerciale dove iniziò a sentirsi abbastanza frastornato. Camminava, in mezzo a tutte quelle frettolose persone, cercando di mettere a fuoco le ultime cose da sbrigare e dirigendosi così verso l’ala ovest.
Ogni volta finisco per tralasciare qualcosa, questi cavolo di posti son fatti per confonderla, la gente.
Per portarti a desiderare e dunque comprare, cose che in realtà nemmeno ti servono davvero, pensò, mentre si specchiava nel riflesso delle vetrine di una nota multinazionale di profumi e cosmesi.
Sistemò il suo baschetto grigio, accarezzandosi il folto pizzetto con la mano libera dalle diverse buste e con viso compiaciuto entrò in una gioielleria. «Salve, son venuto a ritirare l’orologio che avevo lasciato in riparazione.
Il Maserati, si ricorda?» disse alla signorina con cui qualche sera prima parlò e dalla quale cui venne prontamente riconosciuto. Bionda, di bellissima presenza e con un tailleur blu notte, décolleté nero opaco, collant otto denari pressoché invisibili e una camicia bianca dal colletto alto.
Eccessiva, mia cara, troppo elegante! Sembri pronta per un appuntamento galante con qualche facoltoso rampollo nell’american bar del Wellesley Knightbridge di Londra, uno dei più lussuosi della city, a sorseggiare cocktails da cinquanta sterline l’uno. Invece sei una dipendente Stroili Oro all’interno del centro commerciale di una città con meno di trentamila abitanti.
Secondo lui, se la tirava, un po’ troppo. Ma smise di pensare a tali bazzecole, apprestandosi a risponderle.
«Sì, il cognome è Lorenzi, una semplice sostituzione della batteria.» Questa digitò qualcosa sul portatile che aveva davanti, scorrendone con sguardo attento alcune informazioni finché gli rispose: «Ottimo, sì, signor Lorenzi! Qua vedo anche che ha anche già pagato al momento della consegna, le confermo dunque che abbiamo provveduto alla riparazione, lucidando anche cassa e cinturino. Mando subito una collega a prenderlo dal laboratorio, così glielo consegniamo subito. Mi dia giusto un attimo, va bene? Attenda pure qui, grazie» concluse, dirigendosi verso una delle ragazze che in quel momento non era impegnata con nessun cliente.
Serie: Sortilegio Originario
- Episodio 1: Un titolo qualsiasi
L’inizio mi è piaciuto molto. Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio.
Stroili oro…