Un unico obiettivo

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)

John prosegue con il suo piano. Se c’è una cosa che ama della sua vita, questa è il lavoro alla fattoria sua e dei Collins. Lo fa entrare in completa armonia con ciò che lo circonda, lo fa sentire realizzato a fine giornata. Gli dà degli obiettivi da raggiungere, dei tempi da rispettare. Lo fa sentire importante, essenziale, perché senza di lui sa che le cose procederebbero con più fatica. Questo è ciò che interessa a John per quanto riguarda il suo piano. Non farà lavorare Kathrin come fa lui solitamente, ma proverà a farla inserire in quella catena che si crea una volta che si comincia. John ha un unico scopo per quanto riguarda la ragazza: vuole che lei si senta fondamentale, in compagnia e legata alla sua vita. Perciò, le fa vedere il lavoro che solitamente svolge insieme al nonno di Tom e poi le fa provare le cose più semplici che gli vengono in mente: come seminare, annaffiare, raccogliere uova e dar da mangiare al bestiame. Per Kathrin è una giornata pesante, ma tutte le piacevoli sensazioni che riesce a trarre la ricompensano al cento per cento e il piano di John inizia a funzionare.

È quasi senza parole quando vede che Kathrin riesce a far parlare il nonno di Tom. In tutti gli anni che ha lavorato insieme a lui, non lo ha mai visto conversare all’aperto mentre è impegnato nei campi. Allo stesso modo reagisce la signora Collins, quando sente rientrare suo padre. È una novità anche per lei. È stato lui ad invitare Kathrin a fermarsi per pranzo. La ragazza trova l’anziano sinceramente simpatico e caloroso. In qualche modo le ricorda il modo affabile con cui le si rivolgeva suo padre. Durante il pranzo, per la prima volta, non si finge di non sentire quel che il nonno dice: come se Judith fosse davvero seduta a tavola insieme a loro. È soprattutto merito della ragazza, perché riesce ad abbattere l’insicurezza con cui affrontare la situazione e presto anche John e la signora Collins si uniscono a lei, imitandone i modi. Quando Kathrin chiede cortesemente alla signora Collins se si può apparecchiare per cinque, il nonno di Tom si illumina in volto. Per lei è facile immaginare di avere accanto la moglie dell’anziano. Ha un unico chiaro ricordo di lei e suo fratello Christian, e questo è un gioco che erano soliti fare assieme. Nella sala da pranzo fingevano spesso di tenere delle cene a cui invitavano re e regine immaginari. Era soprattutto Christian ad inventarsi i personaggi e i loro caratteri: Kathrin doveva solo seguire le sue idee, capire com’erano fatti sia d’aspetto fisico che di personalità.

Una volta finito di pranzare i due ragazzi aiutano la signora Collins a sistemare tutto quanto. È la prima volta che Kathrin lava i piatti, e lo fa accanto a John, mentre il nonno di Tom ha sistemato una sedia vicino al lavabo, per continuare a parlare con lei. Quest’ultimo è molto dispiaciuto della partenza della ragazza quando arriva l’ora di andare.

«Le prometto che tornerò a farle visita, signore». Poi con un sorriso aggiunge: «Anche alla sua Judith». Saluta insieme a John la signora Collins, ringraziandola per la sua ospitalità. Infine escono e vanno a recuperare Tyson. La signora Collins li segue con lo sguardo, il sorriso sulle labbra che non accenna ad andarsene. Come è suo solito fare ultimamente, si lascia andare all’immaginazione. Forse anche Tom un giorno entrerà da quella porta accompagnato da una ragazza. Allora si sentirà la madre più felice del mondo.

«Sei stata fenomenale oggi», si congratula John, scoccandole un sorriso.

«Non ho fatto nulla di speciale», alza le spalle dall’aria fragile, con noncuranza.

«Questo è quello che pensi tu», mormora, afferrando le briglie di Tyson. «Allora, vuoi cavalcare un po’ tu durante il ritorno?».

«Torniamo già a casa?». Il dispiacere suona chiaro nella sua voce.

«Pensavo fosse meglio così».

«Ti prego, John, facciamo almeno una pausa a metà strada».

«Per me va bene».

Kathrin è a cavallo e John la segue affianco a piedi. Kathrin ha bene in mente le parole del dottore, sa di non doversi affaticare troppo. Perciò procede lentamente, ondeggiando al ritmo del passo calmo di Tyson. Inoltre in questo modo può trascorrere più tempo lontana dalla casa di cura, in compagnia di John.

«Mi piacerebbe molto vivere in una casa come quella di Mrs. Collins, anche se è molto diversa dalla mia a New York …», sospira. Increspa la fronte quando si accorge che alcuni particolari della sua casa non li ricorda più bene.

«Abitavi a New York?», le chiede, stupito.

«Sì. Non te lo avevo mai detto?». Nei momenti in cui è con John, si sente come se lo conoscesse da una vita. Forse sta dando molte cose per scontate.

«No. Deve essere stato un bel cambiamento per te. Perché una newyorkese sarebbe dovuta venire proprio qui in Montana?», domanda, «insomma, non credo che la casa di cura di Mrs. Brown sia l’unica».

«No, infatti … anche io ho trovato il tutto molto assurdo. Però mia madre è originaria di qui. Abitava in una cittadina non molto distante. Non si è nemmeno presa il disturbo di trovare un posto nei dintorni di New York … conosceva quello di Mrs. Brown e non ci ha pensato due volte a spedirmi qui». Mentre racconta, tiene lo sguardo fisso davanti a sé, leggermente infastidita.

«Quindi da giovane ha lasciato il Montana?».

«Sì. Mio padre era venuto qui per degli affari e l’ha conosciuta. Per lei deve essere stato una specie di miracolo. Mi ha sempre detto di preferire la vita di città. Comunque, se l’avesse desiderato, mio padre avrebbe accettato di trasferirsi qui per lei».

«Sembra essere davvero una brava e buona persona», sorride gentile. Kathrin ricambia, con un briciolo di tristezza nei suoi occhi verdi. «E tu invece? Come la pensi?».

«Se devo essere sincera, preferisco tutto questo», risponde.

«Ti va se ci fermiamo lì? Non sembra tanto male come posto». John indica una collina con qualche piccolo albero, a poca distanza da loro. Kathrin risponde con un cenno della testa. Lasciano Tyson a pascolare libero e si sdraiano sull’erba soffice, osservando le nuvole che corrono veloci in cielo.

«Credo d’aver capito», dice Kathrin di punto in bianco, parlando dopo un po’ di silenzio.

«Cosa?».

Entrambi si girano su un lato, per guardarsi in volto. «Tutto questo», con un gesto della mano indica ciò che la circonda, «e anche prima, la visita ai Collins. Fa parte del tuo piano».

«Te l’avevo detto che ci saresti arrivata».

«Già».

Si scrutano negli occhi, così simili eppure diversi. Non sono molto distanti fra loro. Se John allungasse un braccio, riuscirebbe a sfiorarle il viso. È quasi tentato a farlo. «Perciò funziona?».

«La tua idea?».

«Sì, la mia idea».

Kathrin fa finta di pensarci su, storcendo la bocca in una lieve smorfia mentre guarda verso l’alto. La risposta la conosce benissimo. Da quanto tempo non si sentiva così bene? Ma qualcosa è cambiato: la sua paura. Questa è la cosa più importante. Non teme più di non riuscire a controllarsi e di porre così fine alla sua vita con un gesto impulsivo. Ora ha paura che i suoi binari si concludano troppo presto. Aveva ragione John: c’è così tanto da vivere e ciò che ha fatto oggi è solo una piccola parte. Ma si può accontentare di questa, sente che potrebbe vivere in questo modo per sempre, senza provare il bisogno di andarsene da qui.

«La tua idea funziona benissimo».

Per qualche momento John si lascia trasportare dalla felicità nel sentire queste parole, poi si fa pensieroso.

«Hai detto che prima o poi te ne dovrai andare».

«Sì».

«Ovviamente quando starai meglio. Mi chiedevo … se sapessi già, più o meno, il tempo che ti rimane».

Kathrin abbassa lo sguardo seria e risponde con un filo di voce: «Non ne ho davvero idea, John. Ma qualcosa mi dice che succederà tra non molto».

John le sfiora il mento con il pollice, per farle alzare il capo. «Devi esserne felice. Vuol dire che stai guarendo». Qualcosa non va in lui. Per poco ha lo stesso tono di voce abbattuto di Kathrin. Ha la sensazione di essersi immerso troppo in questa storia. Gli ci vogliono pochi attimi per capire che non ne uscirà mai, nemmeno quando Kathrin starà bene. Non ci ha fatto molto caso, ma è così: al mattino non vede l’ora di andare alla casa di cura per vedere lei, e non per sistemare la faccenda col padre. Kathrin però un giorno o l’altro andrà via e allora lui cosa farà? Non è detto che Richard lo lasci andare in guerra. Quindi sarà costretto a rimanere qui? Comunque, alla fine andrà a vivere in un luogo simile a questo. E allora ha davvero senso lasciarsi coinvolgere così tanto? Volerle tanto bene? Le sarà soltanto amico, fissandosi un unico scopo: renderla felice, anche se gli costerà la propria felicità. Perciò abbassa subito la mano, lasciandola posata sull’erba. Sussulta impercettibilmente quando lei gliela copre con la sua.

«Grazie». Abbozza un sorriso. «Per tutto quello che stai facendo».

«Per te, questo ed altro».

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)
  • Episodio 1: Per Tom, per i Collins
  • Episodio 2: La prima uscita
  • Episodio 3: Conoscersi meglio
  • Episodio 4: Indesiderato
  • Episodio 5: Riflessioni 
  • Episodio 6: Crescente sospetto
  • Episodio 7: Un unico obiettivo
  • Episodio 8: Sgattaiolare via
  • Episodio 9: Christian Wilson
  • Episodio 10: Fine dei giochi
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    Discussioni

    1. Ciao Linda, sono un po’ indietro con la lettura, cercherò di recuperare, ma non mi sono dimenticato di questo bel racconto! Mi sono identificato nel pensiero di John, l’amore è complicato a volte, soprattutto quando ci si rende conto che qualcosa potrà dividerti dall’amata/o. Ma credo che non sia finita qui, la strada è ancora lunga, perché Kat ha scoperto finalmente la semplicità e la gioia di vivere! A prestissimo?!

      1. Ciao Tonino! Non preoccuparti, pure io mi sono presa indietro con le pubblicazioni tra una cosa e l’altra ? Scoprirai tutti nei prossimi episodi, buona lettura! 😉

    2. Hai fatto ben capire perché John ancora non si decide a farsi avanti… Sa che perderà Kat, quindi ritiene che sia inutile spingersi oltre. Sarà un peccato se questa storia finirà male, spero in una sorta di miracolo, in modo che Kat possa guarire.

      1. Ciao Ivan! Sono aperti ancora tanti scenari e forse ci stiamo avvicinando alla metà della storia completa… Perciò nulla è ancora detto 🙂 Grazie per esser già passato 😀 Alla prossima!

      1. Ciao Kenji! Ci sei andato poco distante, se possiamo dire così, perché è ambientato durante gli anni della seconda guerra mondiale. Penso che il contesto molto rurale possa trarre in inganno vista comunque l’area abbastanza dispersa in cui sono pensate le scene.
        Ti ringrazio molto per il complimento! Spero continuerai a seguire la serie 🙂
        Un saluto