Una fimmina valorosa. Il riscatto

Serie: Sicilia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La storia di una fimmina valorisa

«Tutta Alcamo trema.

Il rumore della rivoltella si sentì spargendosi per tutte le case do paìsi. Era a notti di santo Stefano, adduoppo al giorno di Natali, quasi tutti dormivano, qualchi delinquenti no.

Na banda di vastasi si apprisintò sutta la casa di Franca, sgommando, tantu chi si ni futtivunu, nessunu sarebbe intervenuto, nessunu avrebbe detto qualcosa: lo sparo era stato chiaro, fatevi i cazzi vostri.

Scesero dalle macchine.

In una di loro c’era il nostro Filippu, il piccolo delinquenti mafioso. Gentaglia comu a iddu, entrò in quella casa. Presero a legnate i genitori e rapirono la ragazza. Con loro portarono anche il fratellino. Dovevano ammazzarlo per staccarlo dalla gamba della sorella. Preferirono rapire anche lui anziché ucciderlo. Un atto di pietà in quella notte spietata.

Franca, nel salire in macchina si accorse che dentro c’era Filippu. Gli sputò in faccia. Il ragazzo, pulitosi la sua faccia umida, le tirò un ceffone da farla svenire. Lei sentì il mondo girarle attorno, sentì che l’aria dentro quell’auto stava finendo, non respirava. Si sentiva la guancia che le scoppiava, le colava il naso. Di rosso colorò il suo pigiama. Riuscì a dare un’occhiata al fratellino accanto a lei prima di perdere i sensi.

L’indomani, cari picciuotti, non ci crederete, nonostanti aveva sentito quel rumore, chiaramenti un colpo di rivoltella, tutto il paìsi pensò, avìa pinsari, che i due ragazzi erunu andati via, scappati, fuìti. Si sa, la storia insegnava ca chi se ne iva, chi scappava dalle famiglie, erunu obbligati a sposarsi. Diversamenti era un disonore, punibile con la morte o la disonoreabilità soprattutto della fimmina. Praticamenti diventava donna di mali affari, una buttana!

Di solito queste fughe duravano una nottata, l’indomani si tornava a casa per la paciata. Questa era un’offerta di quiete e di sistemazione dei fatti, un accordo, dopo la tempesta, e in genere, proprio per le etichette ca giravano nelle boccacce della genti, in generi si accettava. A volti le cose sfuggivunu de manu. Chi sapi a storia do americano con la sciabola. A sapiti?»

Lu zu Pippinu fece una pausa. Aspettava una risposta di noi autri ma anchi per prendere veramente una boccata d’aria. Sembrava stancu. Tirò due volte la pipa da farle fare un rumore strano, come a farla sgommare, così comu feciru quelle due auto di cui cuntava.

Poi, si agitò un poco, muovendo la bocca comu a liberarsi di qualcosa, ma vide ca non c’era spiranza. Si fermò e chiuse gli occhi, facendo una smorfia per un paio di secunni. Poi, aspirando fumo e non sentendo risposta proseguì.

«Beni, vedo ca non la sapiti. L’americanu fici lu teautru. Prese la sciabola e via. E finìu comu finìu. Ma nto 1966, questo non è successu.

Chidda fuga durò sette giorni.

Nel frattempo, non si sa il motivo, forse riuscì a scappari, il fratellino tornò a casa. Raccontò al padre dov’erunu stati purtati e così, imbracciarono le armi con alcuni parenti e andarono verso quel casolare per risolvere la questioni.

Ma lì arrivati non trovaru nessunu.

Nel tragitto c’era una macchina abbandonata. Quannu si fermaru per guardari meglio, si accorsero ca c’era del sangue nel sedile posteriore. Per il padre si feci buio pestu. Per iddu, sua figghia Franca, avìa statu ammazzata. Non ce lo toglieva nessunu dalla testa. Cominciò a gridari comu un pazzu.

 

«Filippu, figghiu di buttana, t’ammazzu con le mie stesse mani, ti strappo i coglioni e te li fazzu ingoiari. Maledetto! Maledetto!»

 

La povera Franca avìa subìtu di tuttu. L’avevunu lasciata senza mangiari, sula, in mezzu alla lordìa, e poi… poi, ne abusò quel figghiu di troia.

Fimmina svirginata, fimmina spusata. Era legge!

Una legge che vigeva da tantu tiempu. L’alternativa per un padre disonoratu era chidda di ammazzari il giovanottu per difendere l’onore della famiglia.

Il padre di Franca invece si comportò in un altro modo.

Ascutati.

Vengu e mi spiegu.

Adduoppo sette giorni, Franca fu portata nella casa dello ziu, dove si era organizzata una riunione delle due famigghie. Quella di Filippu, in atteggiamenti malandrini, e quella di Franca. La paciata non finì beni. Il padre di Franca si era rivolto alle autorità locali. Si rifiutava categoricamenti di dare la mano di so figghia a quel delinquenti. Franca, con coraggiu, si schiera col padre. Adduoppo chiddu che avìa vistu era ancora più convinta di chiddu ca dicìa.

«No, non voglio sposarlo.»

Padre e figlia si costituisco parte civili e denunciano Filippu.

Lu paìsi, cari picciuttieddi, cominciò a diri la sua, a fari il proprio processu. Franca addivintau la svergognata del paìsi, nessunu più la vulìa. Putìa restari sula.

Una domenica, all’uscita de la messa, il parroco si avvicinò alla ragazza e le disse

«Francuzza, te la posso diri una cosa?»

«Mi dicissi patri parrucu, parlassi.»

«Se ti ostini a purtari avanti questa storia della denuncia, ti aspetta una condanna. Lo sai no? Resti zitella, ti rendi conto?»

«Megghiu zitella ca persa!»

«Francuzza, pensaci, una volta che hai… insomma una volta che hai consumatu, anche agli occhi di Dio le cose cambiano. Non pensi che dovresti pensarci beni a rinunciarci a Filippo?»

«Pinsata bona fu!»

E se ne andò via, anzi scappò da tutto chidda falsità. Era la voci della tradizioni, della paura, era l’eco del potere.

Franca si sposò nel 1968. La sposò il suo picciuotto, Giuseppi. Si, quel picciuottu che avìa sentitu u friddu della pistola nell’orecchio.

Lu paìsi cominciò a zittirisi. Pianu pianu Franca acquisì valore e onori.

Filippu fu condannatu a tredici anni di carceri. Appena uscito, poi, fici a fini ca avìa fari.

Morto ammazzatu.

Picciuotti, comu avete sentito chista è stata la prima donna che ha saputo teneri testa ad una società intera. Viditi ca li fimmini devunu essiri trattate beni. Sono importanti assai.

Oggi, sta cominciando a cambiari qualchi cosa, non la lasciati.

VI dicu sulu chiddu ca dissi Franca e poi vi ni andati per i fatti vostri.

«Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi fa certe cose e non chi le subisce.»

Boni cosi picciuotti, a n’autra vota.»

Serie: Sicilia


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi ha fatto venire i brividi pensare che queste cose accadano davvero, e ancora. Una bellissima storia di riscatto e coraggio. Grazie per avercela raccontata.

    1. Ciao Irene, inutile dire che donne come Franca non dovrebbero mai mancare, ma forse più importante ancora uomini come Filippu non dovrebbero esistere, ma sappiamo che il mondo gira al contrario purtroppo

      1. Già, ma per fortuna non sono tutti come Filippu. E il mondo è pieno anche di uomini validi che quelli come Filippu li sanno condannare 😊