Verità Svelate

Serie: Summer Crimes


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «Inizio con una lager, poi direi...aggiungiamo magari qualche stuzzichino da dividere in due, che dici?» «Ottimo! Due pinte di Six Points Crisp, sir! E due porzioni di Nachos Nirvana.» Il signore al banco annuì, dando ai due il suo gentile benvenuto.

«Sai, non so come andrà a finire questa conversazione…» Iniziò Stanley, con espressione alquanto preoccupata. 

«Posso ben immaginare le reazioni che una qualsiasi persona normale possa avere, durante l’ascolto di quello che sto per dirti, Jack. Tu lo sai, quanto io ci tenga a te…» venne interrotto dall’arrivo dei grandi boccali, ghiacciati. 

«Mi sa che allora di questi ne serviranno molti» gli rispose lui, prendendo il suo in mano, sollevandolo per un attimo ed aggiungendo: «alla nostra, Stanley! E a tutti quelli che ci vogliono male!» «Salute!»

Il sonoro tintinnio di vetro contro vetro, fermò momentaneamente la loro espressività, lasciandoli così liberi di abbandonarsi allegramente nei prorompenti flussi di quei prelibati sapori della corposità del luppolo.

Poi, il dottore, ruppe il silenzio: «tu sai, quanto mi manca Ratchel. Son già passati quasi due anni, da allora.

Ma per me tutto è rimasto uguale. Appena mi sveglio la mattina, la prima cosa che faccio è cercare lei.

E ci metto un po’ a rendermi conto, che… non c’è… e, che non ci potrà mai più essere.»

«Ti direi che lo so, Stanley, che ti capisco, eppure… sarebbe solo una frase di circostanza, perché non potrei mai davvero capire cosa si prova a perdere la propria moglie, specie così, in un modo…» Jackson venne interrotto. L’amico, in segno di stizza batté la mano sul bancone, ricomponendosi all’istante. Poi, esclamò: «il punto non è quello, Jack, non è la perdita in sé. Tu non sai nulla di quello che c’è dietro veramente… oggi sarebbe stato il suo anniversario, per cui ho deciso di vuotare il sacco, almeno con te.» «Vuotare il sacco, ma che dici?» domandò O’Shea, mentre indicava il suo boccale in modo da farsene portare un altro. «Il dipartimento è marcio, caro mio. Tu non hai idea di tutto quello che nascondono, fidati! io stesso non ci potevo credere…» Stanley, fece una piccola pausa.

Dopo un altro sorso, riprese, oltrepassando il punto di non ritorno. «È stata uccisa per una noncuranza, gli Affari Interni scoprirono tutto ed insabbiarono la cosa mandando il Direttore di allora in Nebraska. Ti ricordi, di lui?»

«Si, mi ricordo che Gomez se ne andò, ma fu lui a scegliere di cambiare! Ormai mancava poco alla sua pensione e per quella fu una scelta quasi spirituale, se così si può dire…» «Spirituale un cazzo, Jackson. Lo hanno spedito lì solo per fargli un favore, per non toglierli pistola e distintivo, per non creare un vero e proprio scandalo nel dipartimento.

La mia Ratchel è stata brutalmente uccisa da un uomo, liberato per presunta innocenza e mancanza di prove dato che… qualcuno pensò bene di farle sparire dall’archivio, e l’avvocato era il genero del giudice che presidiò l’udienza.»

«È la prima volta che sento tutte queste cose, Stan. Sono dichiarazioni molto pesanti, sei davvero sicuro di quello che mi stai dicendo?» Il coroner tirò un grosso respiro, profondo, poi si schiarì la gola, e con un tono di voce più basso disse a Jack: «il killer che stanno cercando tutti, compreso te, sono io. Io, ho ucciso il vice direttore. Io, ho squartato quella donna che hai visto oggi nel mio tavolo. E sono io, che ho deliberatamente ucciso le altre due vittime.

Grazie al mio lavoro, ho potuto nascondere tutto, esame dopo esame! Nessuno avrebbe mai sospettato una cosa del genere…» L’agente, rimase confuso. Frastornato, da quelle inaspettate informazioni, per lui sconvolgenti.

«Ma che cazzo dici, dai, finiscila. Se è uno scherzo, smettila subito.» «Mi dispiace Jack, avrei voluto dirtelo prima e spiegarti tante altre cose, ma ormai è troppo tardi!» «Porca puttana Stanley, smettila! Mi stai infastidendo, ora pago e c’è ne andiamo da qui, cazzo. Quando fai così il coglione non so se darti un pugno in faccia o spararti un colpo in testa…» gli rispose O’Shea alzandosi, donando lui una pacca sulla spalla. Tolse il portafoglio dalla tasca posteriore, e si accorse che Stanley iniziò contenuto, a piangere. Alcune lacrime gli solcarono il volto, le sue mani tremavano leggermente, ed esclamò: «purtroppo non verrò con te, amico mio. Spero che un giorno potrai  mai perdonarmi…»

«smettila di fare il melodrammatico e alza quel culo flaccido, adesso and…!» In quel momento, quattro agenti dell’Fbi fecero irruzione nel locale. Armati, puntando le pistole verso loro due ancora al bancone. «In ginocchio, svelto! Mani dietro la testa, dottor Schmidt!» disse uno degli agenti. «Ma… ma, fermi! Ci dev’essere un errore, non abbiamo fatto niente!» esternò Jackson, con le mani in alto, bene in vista. «È stato bello conoscerti, O’Shea. Te l’avevo detto che io avrei offerto solo il primo giro…» disse il dottore prima di essere raggiunto da un altro degli agenti, il quale esclamò: «la dichiaro in arresto per omicidio plurimo, ha il diritto di rimanere in silenzio. Tutto quello che dirà, potrà essere usato contro di lei in tribunale. Se non può permettersi un avvocato, gliene verrà assegnato u…» «e basta con sta lagna, falla finita cazzo. Abbiamo capito!» «Toglietemelo dalle palle, portatelo via!» «Ciao Jackson! Mi dispiace di averti deluso. Almeno vienimi a trovare, ogni tanto» disse Stan nel mentre che venne trascinato fuori da due diversi agenti. O’Shea impallidì, tutto successe così in fretta che non ebbe il tempo di metabolizzare, finché un altro agente lo riportò alla realtà dicendogli «la prego di seguirci in centrale, vorremmo farle alcune domande.»

«Sono in arresto?» chiese. «Certo che no, vogliamo solo rubarle qualche minuto» «Allora rubatelo a qualcun’altro, non ho tempo da perdere con voi federali.» Tornò al bancone, incrociando casualmente li sguardo con quello della barista eccessivamente composta data la situazione, la quale esordì: «era da tempo che lo intercettavano, credo che lui in qualche modo lo sapesse! Ultimamente veniva qui spesso, penso abbia scelto appositamente questo locale poiché lo faceva sentire a casa. Lui e Ratchel si erano conosciuti proprio qui.»


Jackson, sconvolto e affranto, giurò a se stesso che avrebbe fatto giustizia, a costo di farsi ammazzare da qualche sicario governativo e cose del genere. Non gliene importava, se Stanley gli aveva detto tutte quelle cose poteva starne certo che fossero la verità. La verità, sarebbe presto tornata a galla e per il dipartimento i problemi, quelli seri, stavano davvero per iniziare.

Serie: Summer Crimes


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Felice di averti tenuto compagnia con un mio scritto! Questa è una serie di racconti autoconclusivi dove i crimini più efferati, come ad esempio l’omicidio, sono alla vera e propria base. Ti ringrazio per aver lasciato un commento