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Serie: Area Cani


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: 2
  • Episodio 2: Intro
  • Episodio 3: 1

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: purtroppo siamo sempre nell'area cani...

Chiuso. Come chiuso?! Ma se vedo gente dentro…

Sì, all’interno del cortiletto recintato c’è un capannello di signore, tutte vicine e disposte a cerchio, una scena tipo film, in cui la gente del ghetto si scalda attorno al fuoco di un bidone; ma qui non fa freddo e, decisamente, non siamo nel ghetto, anzi, è probabile che si siano riunite attorno ad una manciata di cazzi degli altri, chiuse dentro, perché, non si sa mai, che qualche extracomunitario (tipo uno svizzero od un cipriota ad esempio) entri e se le rubi, stile ratto delle Sabine in versione brianzola.

Mi faccio notare con un mezzo sorriso ed un delicato cenno della mano, per tutta risposta le signore si voltano, mi guardano in cagnesco, musi lunghi, sospettose, diffidenti; si stacca la capobranco e si avvicina alla rete, mentre io inizio a slacciarmi la cinta, in modo da lasciare che mi annusi i genitali per tranquillizzarsi (l’ho visto in tv).

«Deve entrare?» Mi domanda,

«No.» Rispondo «Faccio il giro dei cancelli del quartiere, per controllare che siano chiusi.» Le dico ricomponendomi «Certo che devo entrare!»,

«É maschio o femmina?»

«Ma cos’è un colloquio?! Sono un uomo!»

«Non lei, il cane dico.»

«Il cane? E cosa interessa a lei del mio cane?!» Ribatto stizzito.

«Perché la mia è una femmina e non vorrei mai che…»

«”Ma mai che”… che cosa?» La interrompo « E se è maschio perché mi copre la femmina e se è femmina perché mi litiga con l’altra femmina e se son due maschi perché bevono la birra e poi mi palpeggiano la femmina. Ma basta con ‘ste storie! I cani ormai sono tutti sterilizzati, stia tranquilla e poi sa cosa le dico? Il mio cane è in fase di transizione, va bene? Fa parte della comunità LGBTQ/DOG+, quindi si rivolga a loro chiamandoli can*, d’accordo?! E adesso mi faccia entrare, prima che inizio un body shaming dopo di cui, quando ho finito, deve buttare tutti gli specchi che ha in casa!»

La capobranco mi guarda con aria di disapprovazione ma è consapevole di essere obbligata dalla legge della Repubblica Italiana ad aprirmi, tuttavia, prima di farlo, non resiste ad evangelizzarmi ancora un poco e così aggiunge: «Mi raccomando però, faccia attenzione!»

«Ma cos’è, mia madre?! Faccia attenzione lei piuttosto, che se non mi apre subito, vado a casa, do il lassativo al cane, torno qui, lo imbraccio come un AK47 al contrario ed inizio a farlo sparare come un innaffiatore da cortile, ta-ta-ta avanti e trrr indietro! Mi faccia entrare!»

Mi apre; entriamo.

La donna ritorna dal suo branco, tutte le altre femmine riconoscono subito l’odore di feromoni che emana e si voltano a guardarmi con il pelo irto (qui vi abbuono qualunque battuta), percepisco la tensione sessuale a distanza e mi vien quasi da marcare il territorio ma evito.

Ormai siamo qua, godiamoci questa fantastica area di sgambamento per cani, maledetto il momento che ci sono voluto venire.

Libero Alfred, che parte con 207 giri di campo ad una velocità da campionato del mondo, praticamente un Marcell Jacobs a pelo lungo (vi abbuono anche questa e qualunque altra battuta sul pelo, sui feromoni e su Jacobs). Terminati i giri di campo mi si avvicina, io raccolgo un bastone da terra e ci diamo dentro con una serie di 80 lanci a scatti veloci, che manco in una palestra di crossfit; lo motivo urlandogli “vai tigre!”, come fossi un personal trainer ad inizio estate, con la differenza che io non faccio schede, non chiedo soldi in nero e so parlare italiano.

All’ultimo lancio Alfred non raccoglie il bastone ma si concentra nell’annusare il mondo, dividendolo in centimetri quadrati: è il segnale che posso rilassarmi per 20 minuti. Estraggo il cellulare.

A Milano se una persona ha il cellulare in mano significa che non ha piacere di parlare con un’altra persona, a dire il vero, anche se non ha il cellulare in mano non ha piacere di parlare con un’altra persona e, a dirla proprio tutta, anche se sta parlando con un’altra persona non ha piacere di parlarci: quindi i discorsi, se proprio si sente questa impellenza comunicativa, devono essere estremamente concisi e soprattutto funzionali; altrimenti vai a parlare da solo in metro come fanno tutti, che della tua vita non importa niente a nessuno, come dei tuoi post su Facebook (non ditemi che prima di mettere like, li leggete, perché non ci credo, ma sappiate che, anche gli altri fanno lo stesso con voi).

Mi si avvicina un’anziana signora:

«Salve.» Sussurra placida la dolce nonnina.

La guardo con gli occhi che maggiormente possano esprimere il fastidio che sto provando, la mamma mi ha insegnato che la sincerità ripaga sempre e voglio sforzarmi di essere più sincero possibile con questi indigeni;

«É un maschio o una femmina?» Mi domanda,

«Ma allora la vostra è un’ossessione! Dovete risolverla ‘sta cosa! Comunque io sono un uomo, il cane invece è un eunuco. Dopo le faccio sentire come canta bene i Bee Gees in falsetto.»

«E come si chiama?» Indaga la vecchina.

«Ma dobbiamo per forza fare questa conversazione? Si chiama Alfred!»

«Oh che bel nome…» Sentenzia la pensionata.

«Nome stupendo signora, veda lei che in canile i volontari lo chiamavano “Psyco”. Poi mio padre ha deciso di dargli un nome inglese, elegante, un nome che lo ripulisse, come fanno gli imprenditori con i figli drogati quando gli stampano i biglietti da visita con sopra scritto “dream manager”.»

L’attempata guarda Alfred e gli sorride: «É proprio bello.» Asserisce.

«E lei è proprio rincoglionita, signora mia, la cataratta si può fare in day-hospital, lo sapeva?»

La vecchia non mi considera e prosegue la sua investigazione: «E quanti anni ha questo bel bambino?»,

«Mio Dio, ma è un incubo stare qui! Non lo so quanti anni abbia. A quello prima avevo segato una zampa per contargli gli anelli delle cartilagini ma è venuto fuori un pieno esagerato, sono finito nel penale, un casino che non le dico.»

«E allora non sa quanti anni ha, povero piccolo?» Sottolinea con tenero disappunto la maledetta ottuagenaria.

«Ho detto che non so quanti anni abbia, non che lo solleciti con un pungolo elettrico per fare i bisogni! Se la sconvolge tanto, facciamo così: mi dia il suo numero, quando il cane tira le cuoia, considero 15 anni come media, la chiamo e facciamo il conto a ritroso fino ad oggi. Contenta?».

«Il mio ha appena compiuto quattro anni, abbiamo fatto la festa, gli ho preso anche la torta ma quella apposta, neh!» Mi spiega tutta orgogliosa,

«Ah, ma che bello!» Esclamo «Immagino un coca-party al LoolaPaloosa con le troie rumene, ha fatto benissimo! Anche buttare 50 euro per una torta di biscotto per cani, che ne valeva per certo meno di uno, è una cosa davvero intelligente. È conscia del fatto che il suo cane ignori il significato astronomico della cosa, eh, sciura?»

la vecchiaccia non raccoglie la delicata provocazione, a casa starà nel ripostiglio per non sporcare, come SuperViky, ma con la puzza, all’aperto, invece, è ossigenata a dovere, perciò prosegue: «E cosa gli dà da mangiare?»,

«Ma è un interrogatorio? Vuole che l’accompagni all’Ikea di Carugate e prendiamo l’abat-jour Stanislavskiova, così me la punta in faccia?! Ma cosa diavolo vuole che mangi?! È un cane! Mangia il cibo per cani! Capisco fossi venuto qua con un condor, la domanda sarebbe stata lecita. Cosa gli do da mangiare… gli do 30 euro a inizio settimana e si arrangia lui con JustEat.»

«Al mio ogni tanto do un po’ di carne trita, il veterinario mi ha detto che gli fa bene.»

«Il suo veterinario evidentemente è un luminare, fa bene a tirargli addosso i soldi come si fa con le stripper. Pensi che ci sono paesi in cui il cane lo mangerebbero più volentieri, sapendo che ha mangiato la trita».

Sono stravolto, spalare la sabbia del deserto sarebbe più piacevole che trovarmi qui ma la mummia non molla niente e mi incalza: «Ma va di corpo regolare?» S’informa.

«Eh no, però! Così no!» Sbotto «Non si può parlare della merda del cane con uno sconosciuto il venerdì pomeriggio! Ma cosa avete nella testa? Isolatevi!»

«Il mio ogni tanto la fa un po’ molle, sono un po’ preoccupata…»

«E ‘sti cazzi lo mettiamo?! Vorrà dire che se ha la sciolta, al posto del sacchetto, porterà la cannuccia ma cosa diavolo vuole da me?! E comunque mi pare stia meglio di noi… di lei certamente.» Affermo mentre guardo l’animale: il cane della strega è un cagnetto piccolo, tonico, caricato a RedBull, pare un ragazzino di 14 anni a primavera, ha iniziato a correre in cerchio ad una velocità siderale e lentamente ci sta scavando un anello tutt’attorno.

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Discussioni

  1. Sono gattara, fazione opposta, ma da quanto ho avuto modo di scoprire in compagnia di un’amica l’universo da te descritto (mi sto scompisciando dalle risate) non è del tutto fantascientifico. Io amo i gatti perchè si fanno i cavoli loro e io mi faccio i miei. Siamo una famiglia di animali asociali ;D