10CP12

Serie: Fondazione


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo che William e Jeffrey ebbero curato la madre di Herta Cinder dalla consta, Charles e Henry sono stati attaccati da 10CP12, il quale stava cercando qualcuno in grado di tradurre uno strano codice segreto.

“Non abbiamo speranze?! Ma noi non sappiamo tradurre quella scritta incomprensibile, che facciamo?!”

“Cosa state dicendo mocciosi?! Sapete tradurre questa roba sì o no?!”

12 era un un uomo biondo, con gli occhi azzurri, alto quasi tre metri e pesante duecento chili; aveva la pelle grigia che sembrava fatta di metallo.

Scott intanto era rimasto dietro i due.

“Allora mocciosi?!”

“Sì, io so tradurre quelle scritte.”

“Charles, cosa stai dicendo?”

“Reggimi il gioco. Ho un piano. Al mio segnale proviamo ad attaccarlo al petto”, gli sussurrò.

“Allora che cosa c’è scritto?!”

“Ho già visto quel foglio e so il codice che c’è scritto. Ma non so a memoria quel testo, se non mi fai leggere il foglio non posso tradurre.”

“Leggi!” 12 alzò il foglio in modo che Charles lo potesse vedere, e in quel momento suonò l’allarme che diceva che era evaso, “Sbrigati!”

“Non riesco a leggere da lontano. Vado a prendere i miei occhiali.”

“Non ci provare! Tu rimani qui!”

“Allora mi devi dare il foglio in mano, se no non riesco a leggere.”

12 si avvicinò a Charles e gli avvicinò il foglio a qualche centimetro dalla faccia.

“Adesso!”

Charles e Henry cercarono di dargli un pugno al petto, ma si fecero male da soli per via della sua pelle metallica.

“Piccoli mocciosi. Mi state prendendo in giro, vero?!”

12 cercò di afferrare Scott, ma Charles si mise in mezzo.

“Non toccare il nostro sorvegliante!”

“Se no?”

“Ti faremo male!” disse Henry.

“Non ho tempo di lottare con voi. Se mi lasciate l’umano io me ne vado senza uccidervi.”

“Mai!”

Charles e Henry tentarono di nuovo di attaccarlo, ma non ottennero risultati. 12 prese entrambi per il collo e li sbatté sul pavimento; li fece sprofondare per mezzo metro nell’acciaio.

“Adesso che quei mocciosi sono a terra veniamo a noi.”

12 si avvicinò a Scott, che continuò a indietreggiare fino al muro.

“NON TOCCARLO!”

Charles gli diede un calcio sulla schiena; la creatura si girò verso di lui.

“Non ti sei ancora stancato? Nella mano con cui ti ho preso ho meno forza, l’altro moccioso ha di sicuro più di un centinaio di ossa rotte, ma comunque tu ne hai di sicuro più di cinquanta.”

“Allora ne ho ancora centosessanta integre!”

12 gli diede una gomitata che lo fece schiantare contro il muro. In quel momento, poco lontano da sé, Charles vide qualcuno dall’altra parte sfondare la parete. Era una persona che assomigliava molto a William, anche se era molto più alto di quest’ultimo. L’uomo che Charles non conosceva, impugnava una falce, la quale aveva scanalature rosse.

“Prenditela con qualcuno della tua taglia.”

Lui si avvicinò rapidamente, cercò di colpire 12 con la falce, ma fallì.

“Tutto qui quello che sai fare?! Voi Messor siete solo degli arroganti che si credono di essere…!”

Ma mentre 12 parlava distrattamente, venne attaccato a sorpresa, e in pochi secondi fu a terra in pezzi.

“Era solo una finta. Fino a che il tuo avversario non è a terra, non abbassare mai la guardia.”

Richard cominciò a fissarlo intensamente con i suoi occhi rossi, mentre il nemico era per terra; quindi si appoggiò al muro continuando a fissarlo. Lasciò la sua falce appoggiata al pavimento.

Scott, vedendo che la situazione si era tranquillizzata, corse da Charles.

“Charles?! Henry?! Ci siete?!”

Scott sdraiò entrambi sul pavimento, e si assicurò che il loro cuore stesse ancora battendo. 

“Sono vivi, vero?”, chiese a Scott.

“Sì. Ma tu chi sei? Un Messor?” in quel momento sentirono l’allarme che 13 era evaso “Un attimo. Sei 13?!”

“Cosa te lo fa pensare?”

“Il muro che hai sfondato è quello della tua cella! Tu puoi prendere anche aspetto umano!”

“Perspicace.”

Entrò nella stanza Giulia, che subito corse da Charles e Henry.

“Sono vivi, tranquilla Giulia.”

“Ok, per fortuna!”

“Portiamo 12 nella sua cella.”

“Un attimo”, era Scott, “Se sei 13, perché mi hai protetto? E come hai fatto a immobilizzarlo?”

“Il mio sguardo funziona anche contro le altre creature. Se guardo una creatura fortemente ferita posso decidere di bloccare la sua rigenerazione e i suoi movimenti.”

“E perché mi hai protetto?”

“Lo faccio perché me l’ha detto William, non credere che io abbia morali strane e intricate, o promesse idiote da mantenere. Se ne avessi voglia potrei decidere di mangiarti anche adesso.”

“William?”

“Lui è mio fratello maggiore. Adesso noi andiamo.”

12 fu portato nella sua cella da Giulia e Richard, e quest’ultimo prese il foglio, quindi i due tornarono da Scott.

“Io torno nella mia cella.”

Richard tornò nella sua cella, e intanto era arrivato anche Pierre da loro.

Giulia e Pierre si sedettero accanto ai due, che erano ancora per terra, anche Scott si sedette sul pavimento. Intanto Richard continuava a guardarli dalla sua cella, dalla parete frantumata.

Dopo una decina di minuti i due si svegliarono.

“Buongiorno principesse”, disse Pierre.

“Mi fa tutto male.”

“Anche a me…” disse Charles “Scott?! Scott sta bene?!”

“Sono qui, sto bene grazie a voi”, Scott abbracciò entrambi, “Grazie”

Charles cercò di piegarsi su sé stesso.

“Che fai Charles? Sei ancora molto ferito, fino a che non ti rigeneri completamente dovresti stare fermo.”

Ma lui continuò a muoversi.

“Se conosco bene Charles sta facendo così perché non vuole che tu noti che sta piangendo di gioia per il fatto che sei ancora vivo.”

“Già. Non ho bisogno neanche di leggergli la mente per capire la situazione”

“Pierre, Giulia… Che dite?!” disse singhiozzando.

“Grazie.”

Scott abbracciò i due.

In quel momento William entrò nella stanza.

“Eccomi. Adesso mettiamo a posto tutto questo.”

Prima di tutto si avvicinò ai due, li toccò e in pochi secondi guarì le loro ferite.

“Adesso va meglio?”

“Sì… Grazie… ”

Charles, che stava ancora piangendo, lo abbracciò; William ricambiò subito l’abbraccio.

“Adesso va tutto bene, va tutto bene.”

William lo lasciò e lo aiutò ad asciugare le sue lacrime.

“Dopo voglio parlarti”, disse Richard.

“Ok”, quindi riparò la parete.

“13 è tuo fratello?”, chiese Scott.

“Sì, mio fratello minore.”

“E quell’arma che aveva in mano è chiaramente la falce 02, o mi sbaglio?”

“Non ti sbagli.”

“Ecco perché sono scomparse.”

“Già. Adesso è ora di andare però.”

Loro tornarono alla loro routine, invece William andò da suo fratello.

“Cosa c’è?”

“12 aveva questo foglio.”

“Davvero?”

“Davvero. Stava cercando qualcuno che fosse in grado di tradurlo.”

“Questo non va affatto bene.”

“Credi che stiano preparando un attacco?”

“Ne sono sicuro. Tieniti pronto, comunque fra poco riuniremo gli otto.”

“Davvero?!”

“Davvero.”

Infatti poco dopo William andò a chiamare Giulia.

“Giulia, vieni con me.”

“Ok”, i due si diressero verso la sala esperimenti, “Cosa stiamo andando a fare?”

“Una riunione di vecchi amici.”

All’interno della stanza Giulia vide che c’erano solo i suo zii e sua madre.

“Chi va a prendere Jeff, Vittoria e Cloe?” chiese Elisa.

“Vado io. Voi aspettate qui.”

Quindi William tornò con loro tre.

“Allora? Come state?”

“Sicuramente staremmo meglio fuori da qui Ale.”

“Vittoria! Basta. Quel tempo è finito. Calmati, adesso siamo un vecchio gruppo di amici che si sta riunendo.”

“Jeff… Va bene allora”

“Mi sbaglio o manca ancora qualcuno?” era Cloe, “Cioè, ho sempre sentito che eravate in otto.”

“Stanno arrivando, gli ultimi due”, disse Richard.

Infatti in quel momento entrarono in stanza due piccole creature che stavano volando. Un corvo bianco e una farfalla con il corpo bianco e le ali con tante sfumature diverse di rosa. Entrambi si appoggiarono alle spalle di William.

“Eccoci qui”, la farfalla aveva una voce femminile.

“Potreste essere così gentili da darci gli anelli per non farci risentire dell’effetto del vostro oggetto di famiglia?”, il corvo aveva una voce maschile.

“Subito.”

William tirò fuori due anelli, che appoggiò al collo di entrambi; quindi presero aspetto umano.

I due avevano chiaramente tratti orientali e si assomigliavano molto, avevano capelli neri e occhi scuri. Lui indossava vestiti neri, lei un lungo vestito rosa e bianco.

“Ciao gente.”

“È da tanto che non ci vediamo.”

“Voi chi siete?”, chiese Giulia.

“Io sono Aki Ogodei”, disse la farfalla.

“Io Sho Ogodei. Siamo gemelli.”

“Amichevolmente chiamato Martin.”

“Già. Speravo ve ne foste dimenticati di Martin.”

“Perché Martin?”, chiese Cloe.

“Perché qui, una persona molto poco intelligente con uno smanicato glitterato verde era appassionato di film di supereroi, e ha deciso di chiamarmi Martin perché assomiglio a un super cattivo che si chiama così.”

“E non pensate che sia un soprannome geniale?” era Alexander, “Dovreste essere d’accordo con me.”

“Certo, come no. Comunque, come mai ci hai chiamati qui?”

“Dobbiamo proteggere i quattro Multus.”

“E perché?”

“È una questione… Complicata”, rispose William, “Sia personale sia che riguarda… La sopravvivenza dell’universo.”

“Oh, ok. ”

“Non dirmi che 03 vuole conquistare il mondo, ti prego”, era Martin .

“No, non è quello il problema. 03 non è ancora così tanto sfaccendato da voler conquistare il mondo.”

“Comunque, io e Martin non abbiamo mai visto le loro anime, ma sono davvero così grandi?”

“Sì Aki. Nessuno aveva mai visto delle anime così tanto grandi, soprattutto una in particolare.”

“Quindi pensi che qualcuno stia cercando di ucciderli?”, chiese Sho.

“Già”, Richard mostrò il foglio che aveva 12, “Una creatura andava in giro cercando qualcuno in grado di decifrare questo foglio. Ovviamente non lo ha trovato, ma questo foglio era anche un’esca per capire se qualcuno stava cercando di capire le nostre mosse.”

“Ah. Bene.”

“Pensi che abbia agito da solo?”, chiese Vittoria.

“Di sicuro no, c’è di un gruppo di creature.”

“Un gruppo?”

“Tuttavia non sappiamo chi altri, oltre 03.”

“Volete che restiamo qui quindi?”

“Esattamente. Restate con noi?”

“Certo!” era Aki, che appoggiò un braccio sulle spalle di Alexander “A casa morirei di noia!”

“Aki. Ricordi tutti quei discorsi sugli ordini restrittivi dopo che ci siamo lasciati?”

“Per niente Ale. Anche tu vuoi stare con me”

“Aki, no. Stammi lontano, grazie”

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