1CP48

Serie: Fondazione


“Ah… Va bene. Io ho bisogno di nutrirmi di carne umana. I miei poteri dovrebbero essere questi: posso rigenerarmi, posso fare uscire dalle mie mani degli artigli, ho una forza sorprendente, posso creare intorno a me una specie di barriera nera per non farmi guardare e posso parassitare gli umani entrando nelle loro ombre, e quando voglio posso uscire dall’ombra senza fare niente o uccidendo direttamente la vittima”

“Quindi tu sotto quel nero hai un corpo simil-umano? Cioè, mentre mangiavi ho visto chiaramente che hai una bocca e una pelle simili a quelle di un umano”

“Non mi interessa saperlo. Piuttosto mi interessa sapere dove sono!”

“Stai tranquillo. Non è un posto brutto, qui potrai avere tutto il cibo che vuoi a patto che non uccidi e non combini casini”

“Non è male. Ma il cibo sarà sempre mezzo marcio o anche fresco?”

“Non lo so, dipende”

“Ah. Mi sbaglio o ci sono un sacco di umani vivi lì fuori?”

“Sì, perché?”

“Allora c’è del cibo fresco!”

“Loro non sono cibo. Il cibo arriverà già pronto per essere mangiato da te”

“Come no? Che cosa sono se non cibo?!”

“Non sono cibo, anche loro vogliono sopravvivere, tutti vogliono sopravvivere. Ora, se mangi umani già morti o che uccidi sul posto, a te non cambia niente, ma cambia per gli umani che vorrebbero vivere”

“Funziona così la competizione tra preda e predatore, il predatore ha il diritto di uccidere la preda, no?”

“Noi non siamo bestie, quindi smettila di comportarti come tale e ragiona in modo obiettivo. Se tu non fai storie potete vivere sia tu sia gli altri umani, quindi smettila di frignare e accetta ciò che dovrai fare!”

“Va bene, scusa”

“Vedi di controllarti. Comunque, togliti quella cosa dal corpo e fatti vedere”

“No! Perché dovrei?!”

“Tu non puoi decidere di non farlo, è un ordine questo”

“E se io non volessi ascoltarti?”

Giulia lo stritolò velocemente con un coda di sangue.

“Prova a ripetere quello che hai detto”

“Come se avessi paura di te! Io non lo faccio!”

Giulia lo stritolò così forte che lo tranciò in due, di netto; la parte superiore del suo corpo cadde nella zona alla luce, la parte inferiore nell’ombra. Giulia bloccò subito la parte alla luce, impedendo il suo spostamento.

“Lascia andare il mio busto!”

“Fatti vedere e io ti lascio rigenerare all’ombra”

“Perché tu sai che non mi posso rigenerare alla luce?! Io non te l’ho detto!”

“Posso leggerti la mente. Ti fai vedere o vuoi restare tagliato in due per sempre?”

“Ok, lo faccio, ma poi tu mi lasci rigenerare, chiaro?!”

“Chiaro”

Si scoprì che la creatura, sotto la sua barriera nera, aveva un corpo molto umano. Era un ragazzino con i capelli neri corti, ben curati, gli occhi marroni e il viso chiaro.

“Non sei per niente diverso da un umano”

Giulia quindi lanciò il suo busto all’ombra, vicino alle sue gambe, e lui si rigenerò in pochi secondi.

“Contenta adesso?”

“Sì. Sono contenta. Ma i tuoi capelli sono così normalmente o li curi quotidianamente?”

“Li curo, ovviamente. Io mi prendo sempre cura del mio corpo”

“Capisco. Tu hai un nome?”

“Nome? A cosa mi dovrebbe servire?”

“Per chiamarti non ti pare? Io mi chiamo Giulia”

“Perché mi dovresti chiamare?”

“Perché non sei così pericoloso, e non penso tu voglia rimanere isolato qui per sempre”

“Ah, in realtà non mi dà fastidio stare da solo”

“Davvero? Anche essere intrappolato in una stanzetta non ti dà fastidio?”

“Ok, quello sì”

“Allora vedi di tranquillizzarti”

Giulia si avvicinò alla vetrata e uscì.

“Non è poi così pericoloso”

“Secondo te possiamo usare dei narcotici per addormentarlo e fargli un controllo medico?”

“Sì, ma credo che non ci sia bisogno di narcotici. Lui non è poi così pericoloso, e neanche così cattivo”

“Ah, mi spiace ma preferisco non rischiare. Quei narcotici non avranno alcuna ripercussione negativa a lungo termine, non preoccuparti”

William entrò nell’ufficio di Jeremy.

“William, potresti occuparti tu dei documenti di 49?”

“Sì, va bene. Ma anche io ti devo chiedere una cosa”

“Che cosa? Riguarda quei tre scommetto”

“Già”

“Perché tieni tanto a loro?”

“Vorrei che potessero fare passeggiate fuori dalla fondazione”

“Fuori dalla fondazione?! Ti rendi conto del casino che potrebbero provocare?”

“Non provocherebbero niente. Sono tranquillissimi, soprattutto ultimamente, e di sicuro non grazie a te”

“Bisogna seguire le regole!”

“Senti chi parla, ipocrita”

“Perché?! Non ho fatto niente!”

“Certo, non hai fatto niente. Della piccola percentuale di fondi che scompare ogni anno tu non ne sai niente, ovviamente. Tu pensi davvero di prendere in giro me? Cerchi davvero di nascondere qualcosa a qualcuno che è in grado di vedere e manipolare i ricordi?”

“Non so di cosa tu stia parlando”

“Non fingere di non saperne niente. Quei ricordi te li tiro fuori dalla testa a forza”

Jeremy non rispose.

“Va bene, allora vuoi davvero che io ti faccia male. Anton sapeva che volevi ucciderlo, me lo disse ancora prima del fatto. Io volevo venire da te e farti a fette, ma lui mi fermò. ‘Tu restane fuori. Non fargli del male, non importa come tratta me, ma promettimi che lo proteggerai sempre e proteggerei e gestirai sempre la fondazione, anche per Kai’, queste furono le ultime parole che mi disse, prima che tu lo uccidessi solo per i soldi dell’eredità”

“Davvero ti disse questo?!”

“Davvero. Uno dei motivi per cui resto qui è quella promessa, che manterrò finché potrò”

“Tu eri tanto amico con mio padre e Kai?”

“Certamente”

“Eppure la maggior parte delle creature che ho mai visto sono razziste contro gli esseri umani… ”

“E quindi?”

“Perché proprio tu che sei il più potente non sei razzista? Normalmente penserei che il più potente è anche il più razzista”

“Non lo so, cioè perché dovrei sapere perché non sono qualcosa?”

“Perché dovresti sapere cosa sei, e quindi anche cosa non sei”

“Wow è arrivato Parmenide. Comunque hai sviato la domanda iniziale”

“Giusto… Va bene, allora”

“Grazie. Era quello che volevo sentire”

Il pomeriggio, alle tre, William andò dai tre ragazzi.

“Volete venire ad aiutarmi con gli esperimenti con 1CP48?”

“Si, va bene”

“Anche per me”

“Ma è uno specchio, che esperimenti dovremmo farci?

“Charles, ho scoperto che il materiale incastonato nella sua cornice influenza il suo modo di ‘specchiare’ l’immagine riflessa”

“Ah ok, va bene”

Tutti e sette andarono nella suddetta cella.

“Quindi” era Edward “Ci sono anche degli oggetti qui dentro?”

“Sì, questo è uno di quelli”

I tre sorveglianti, e anche Fatima, che arrivò appena dopo, restarono fuori dalla cella, solo i ragazzi e William entrarono.

“Su quel tavolo ho raccolto tutti gli elementi della tavola periodica che potevo raccogliere, ovviamente sono solo elementi puri, visto che funzionano solo quelli, e solidi”

Lo specchio era largo sei metri e mezzo e alto due; era contornato da una cornice dorata, con al centro un incavo ovale con incastonato dentro un materiale nero. Esso rifletteva quasi tutto normalmente, tranne le persone, che riflettava con i colori invertiti; infatti la pelle di tutte le persone diventava bluastra nel riflesso.

William tolse la pietra nera, e lo specchio cominciò a riflettere normalmente anche le persone.

“Cerchiamo di seguire l’ordine della tavola periodica, così non ci confonderemo”

“Ma quel materiale nero che cosa era?”

“Carbonio. Iniziamo dal litio”

Provarono litio, berillio e boro, ma non cambiò niente.

“Vediamo se cambia con del sodio”

William andò davanti allo specchio, e il suo riflesso cambiò. Il suo viso era uguale, ma aveva gli occhiali, i capelli lunghi, un tatuaggio di una fiamma sul braccio destro. In più, cucita sulla camicia, che era di colore nero, aveva una stella bianca a sette punte. Tuttavia il dettaglio più inquietante erano i suoi occhi: erano completamente neri, sia la sclera sia l’iride sia la pupilla. Erano di un inquietante nero uniforme.

“Che cosa vuol dire quel riflesso?”

Ma William non disse niente.

“Stai chiaramente nascondendo qualcosa!” Jeremy entrò nella stanza “La smetti di nascondere le cose?! Sei solo fastidioso! Io lo so che in qualche modo quel riflesso nasconde qualche indizio sul tuo passato! Quindi dimmi subito tutto!”

“In realtà non è così”

William sembrava stesse dicendo la verità.

“Pensi che io ti creda?! Puoi anche essere convincente mentre parli, ma adesso stai chiaramente mentendo!”

William non rispondeva.

“Ah sì? Va bene. Allora faccio la stessa cosa che hai fatto prima a me. Le altre due persone che hai salvato dall’attacco poco prima del 26 Luglio di 03 erano mio padre e un altro tuo amico, Kai Fitzgerald; che scommetto che è il padre di Charles! E nonostante questo tu non dici niente! Ah, e non provare a negare che quell’uomo non abbia niente a che fare con Charles! Nelle vecchie cose di mio padre ci sono molte foto di te, mio padre e questo Kay; e lui assomiglia in modo sorprendente a Charles!”

“Tu conoscevi mio padre?!”

“Sì, lo conoscevo”

“Erano grandi amici loro tre, ma ricordo che Kai venne ucciso da un uomo di nome Giovanni Macaro o qualcosa del genere, ma William insabbiò tutto per qualche motivo, che sono sicuro che c’entra con quel riflesso di cui lui non vuole parlare!”

Charles guardava William con aria triste, implorando di dirgli ciò che sapeva su suo padre.

“Come fa a mentire così senza avere rimorso?”, si chiese Edward

“Gira voce che lui abbia alcuni tratti di psicopatia”, rispose Mairie

“Già, tipo l’assenza di rimorso, la tendenza a sfruttare e plagiare le altre persone e forse il narcisismo; però è empatico ed è in grado di affezionarsi ad altre persone, o almeno ai nostri tre ragazzi e poi non è per niente impulsivo”

Serie: Fondazione


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