5CP35

Serie: Fondazione


Giulia, accompagnata da William fino alla cella, entrò da sola; 08 era alta quanto lei.

“Cosa vuoi da me?!”

“Portarti fuori da qui, da tuo padre.”

“Perché?!”

“È molto malato, e non si vuole fare curare.”

“Cosa?”, lei prese aspetto umano. Era alta quanto Giulia, aveva la sua stessa età e le assomigliava molto, “Seriamente?!”

“Seriamente. Vieni con me, ti porto da lui.”

“Davvero? Mi vuoi… Aiutare?”

“Sì! Adesso vieni con me.”

Le due uscirono insieme, e si diressero nella cella 32 da sole, visto che William se ne era andato.

“Tu sei mia cugina sia da parte di mio padre che da parte di mia madre?”

“Credo di sì. William e tuo padre sono cugini di primo grado, credo. E le nostre madri sono sorelle.”

“Per questo quando ti guardo mi sembra di guardare in uno specchio?”

“Credo di sì.”

“Tu credi sempre o hai anche risposte certe?”

“Riguardo i gradi di parentela non ho mai risposte certe. Non sono brava in questioni di parenti.”

“Ecco, appunto.”

Quindi Cloe entrò nella cella.

“Giulia, adesso torniamo dagli altri.”

“Ok.”

La sera Fatima andò da Giulia ed Edward.

“Voi due avete visto William?”

“No.”

“No, perché?”

“5CP35 si stanno di nuovo arrabbiando. C’è bisogno che lui li calmi.”

“Sono qui”, William entrò nella stanza, “Andiamo subito”

“Ok, bene.”

I quattro si recarono verso la cella.

“Cosa sono 5CP35? Cioè, sono più creature?”

“5CP35 è un gruppo di quattro manichini”, rispose Giulia, “Essi scelgono un padrone e si fanno comandare solo da quella persona, quando il padrone muore ne cercano un altro. Essi sono in grado di prendere l’aspetto di altre persone se hanno il DNA di esse, e anche di diventare invisibili. Loro non hanno nessuna morale, qualsiasi cosa che gli ordina il padrone lo eseguono e non dicono mai ad altri cosa gli ha fatto fare.”

“Il problema è che adesso hanno scelto William come padrone, e lui non li ordina niente, quindi si annoiano e certe volte cominciano a sfondare la porta della loro cella, ma anche quelle di altri se riescono. Cioè, le celle intorno a loro contengono, ovviamente, creature tranquille. Ma comunque sarebbe meglio che non distruggessero le celle”, aggiunse Fatima.

“Mi sono inventato qualcosa per tenerli occupati, comunque.”

Quando William e Giulia entrarono videro che sui muri della cella c’erano segni di calci e spallate, tuttavia i manichini erano fermi in posa.

“È tanto difficile stare qui senza combinare guai?”

Appena William parlò tutti e quattro cominciarono a muoversi e parlare.

“È noioso!”

“Non difficile.”

“Non ci fai fare mai niente di interessante!”

“Va bene. Allora adesso vi faccio fare un po’ di cose, contenti?”

“Sì!”

William passò a uno dei quattro un foglio piegato.

“Adesso io vado. Guardate il foglio solo alle otto di questa sera, e seguite le indicazioni su di esso.”

“Agli ordini.”

Quindi i due uscirono.

“Che cosa c’è scritto su quel foglio?”

“Solo un paio di cose non troppo semplici per tenerli occupati.”

“Ok.”

Il pomeriggio dopo William, accompagnato dai ragazzi e i loro sorveglianti, entrò insieme a Giulia nella cella di 32.

“Allora? Ci siamo decisi?”

“Sì, ci siamo decisi”, rispose Sam.

“I primi sintomi li ho avuti qualche settimana fa.”

“Quante precisamente?”

“Credo due o tre. Fino alla notte di due giorni fa stavo più o meno bene, poi ad un tratto è peggiorato molto velocemente.”

“Ok. Va bene. Adesso tornate nella vostre celle.”

William e Giulia accompagnarono tutti nelle celle, successivamente William creò l’antidoto e lo portò a Jeffrey. Questo mentre Jeffrey e William erano completamente soli; addirittura nella stanza, William allontanò anche i sorveglianti.

“Bevi questo.”

“Ok… ”

Lui lo bevve.

“Adesso?”

“Aspettiamo mezz’ora”, William si sedette sul pavimento, proprio davanti a lui, “E vediamo se fa effetto”

“Può non farmi effetto, quindi?”

“Potresti rigettarla e vomitarla, e a quel punto ti preparo un altro tipo di cura.”

“Perché non hai preparato subito quello, allora?”

“Il 90% dei malati viene curato da questa, il restante 10% da un altro tipo.”

“Ah. Ok.”

Per qualche minuto non parlarono.

“Quella tarantola che ho visto in una teca è tua, vero?”

“Sì, è mia. Alla fine in che tipo di ragni ti sei specializzato?”

“Le agelenidae. Immagino che tu abbia studiato le tarantole, giusto?”

“Sì, esatto.”

“Mi fanno impressione quei ragni troppo grandi.”

“Pensa se mai incontrassi un ragno alto venti metri.”

“È una frecciatina contro di me?”

“Assolutamente sì.”

“Torna dallo psichiatra e fatti dare un mano. Non sei divertente.”

“Ne ho già dieci.”

“Smettila. Ti metto le mani addosso!”

William lo guardò ridendo.

“NO! Mi stai contagiando! Smettila!”

“Lo so, ma volevo rispondere così per non rimanere con le mani in mano.”

“Smettila, stupido.”

“Va bene. Ci sta sfuggendo di mano.”

“Basta! Cosa ti è successo? Prima non eri così. Dov’è finito il bastardo senz’anima che eri?”

“Sono diventato più umano, come mi dicevi sempre. Alla fine avevi ragione, anche un dio può essere umano.”

“Certo che ho ragione! Ne dubitavi!?”

Jeffrey gli diede un pugno; ma William lo schivò velocemente.

“Vedo che ti sei già ripreso.”

“Ma non ho ancora il pieno controllo.”

“Cosa te lo fa capire?”

“Se lo avessi tu non saresti riuscito a schivare il mio colpo.”

“Non è vero.”

“Chi è qui che prendeva sempre le botte dall’altro?”

“Eravamo pari.”

“Non mi sembra proprio.”

“Ti ricordi male allora.”

“A quanto pare essere un prodigio in letteralmente qualsiasi cosa, non esonera dall’essere un idiota.”

“Grazie, ti voglio bene anche io.”

“Uhm?”. Jeffrey era molto stranito .“Cos’è quel bel sorriso che hai? Non mi avevi mai fatto vedere un’espressione tanto felice.”

“Già, e quindi? Ti devo mandare i miei ossequi?”

“No no. Ossequi e viaggi nell’abisso tieniteli, non voglio morire.”

“Sono davvero così spaventosi?”

“Sì. Decisamente.”

“Forse potresti ragione. Però si è fatto tardi. Io devo andare.”

“Mi lasci qui da solo nella mia cella?”

“Vuoi che io rimanga con te?”

“Beh, sì.”

“Rimanere?”, William sorrise, “Certo!”

Solo in quel momento Jeffrey si rese conto di quello che aveva detto.

“No! Che sto dicendo?!”

“Che vuoi che io stia con te. Finalmente hai capito cosa vuoi tu.”

“Io… ”

“Vieni con me!”

William trascinò Jeffrey fuori dalla sua cella.

“Dove stiamo andando?”

“Da 3CP27. Tanto adesso che è sera non ha sorveglianti.”

“E cosa sarebbe?”

“Ti ricordi i mirmaragni?”

“Sì, come potrei dimenticare un ricordo così stupido?”

“3CP27 è un esemplare maschio di mirmaragno in grado di comunicare in modo complesso e comandare gli altri ragni maschi. In più è in grado di cambiare le sue dimensioni.”

“Davvero?”

“Davvero.”

Una volta entrati videro il ragno, che era grande qualche centimetro, sul pavimento.

“Wow.”

Jeffrey lo prese in mano.

“Prova a trasformarti, vediamo se riesci a capire il ragno.”

“Non credo sia possibile.”

“Tu provaci.”

Lui si trasformò, e appena lo fece 27 si avvicinò alle sue zampe.

“Allora?”

“Sta toccando la punta della mia zampa con i pedipalpi. Non so se dovrei essere affascinato o schifato da questo comportamento.”

“Cosa sta cercando di fare?”

“Non ne ho idea. Un attimo. Cosa?”

“Che succede?”

“Sento una specie di sensazione strana.”

“Del tipo?”

“Che lui sta provando a comunicare con me o una cosa del genere. Però non ci sta riuscendo.”

“Già il fatto che tu abbia capito che lui vuole comunicare con te è una comunicazione, no?”

“Non hai torto effettivamente.”

“Certo che non ho torto.”

I due restarono insieme per tutto il resto della notte.

“Sono quasi le sette di mattina. Siamo stati qui per un sacco di tempo.”

“Già. Allora Jeff, pace?”

“Va bene. Pace. Ma non so se i miei familiari siano d’accordo.”

“Sam di sicuro sì, Vittoria con il tuo incoraggiamento sì. Forse quella più difficile da abituare è Cloe.”

“Già, ma di sicuro anche lei lo farà.”

“Ci conto. Io adesso vado a fare lezione ai miei ragazzi. Appena lo riterremo opportuno la aggiungerò al gruppo.”

“Ok. Ma non dovresti andare a vedere se i manichini sono riusciti nel loro intento?”

“Te l’ho già detto prima quando te ne ho parlato. Loro sono abituati a azioni molto più difficili di quello, di sicuro sono riusciti a portare tutto a termine.”

“Voglio sperare che tu abbia detto a loro di distruggere il foglio con le indicazioni”

“Soltanto noi otto sappiamo decifrare quei codici, infatti gli ho fatto distruggere solo quello in cui era scritto il modo per decifrarlo. E poi quel foglio ci serve come esca per capire se qualcuno sta tramando qualcosa.”

“Bene,”

“Io adesso vado,”

William lasciò Jeffrey nella sua cella.

“Quindi la vostra famiglia ha due rami diversi che si odiano?”, chiese Scott, la mattina dopo.

“Sì, più o meno. In realtà c’è un terzo ramo, i Cinder, ma è da circa un secolo che non sappiamo più che fine hanno fatto,”

In quel momento qualcuno bussò alla porta.

“Avanti”, disse subito Charles.

Entrò una ragazza molto giovane, circa dell’età dei sorveglianti.

“Ciao. Chi sei tu?”

“Sei tu Guglielmo William Messor Ash?”

“Sì, sono io,”

“Io… Sono Herta Messor Cinder”

“Davvero? Che sorpresa,”

“Sì, è vero,”

“Come mai sei qui?”

“Mia madre si è ammalata di consta. Ho cercato dappertutto qualcuno in grado di curarla, e ho trovato due cacciatori che mi hanno detto che tu ne sei in grado, e che ti avrei trovato qui,”

“Capisco. Da quanto tempo è malata?”

“Circa una settimana,”

“Fino a che punto i suoi sintomi sono arrivati?”

“Ha difficoltà ad alzarsi in piedi e camminare, ma lentamente ci riesce,”

“Ok. C’è molto tempo per agire. Riesci a portarla qui o preferisci che sia io a venire?”

“Quindi mi aiuterai?”

“Certamente,”

“Grazie! E preferirei che sia tu a venire,”

“Va bene. Ma prima mi serve una ciocca di suoi capelli o comunque del suo DNA,”

“Va bene. Posso portarli oggi stesso,”

“Bene. Non so se riuscirò a venire oggi, ma di sicuro domani ci sarò,”

“Grazie mille!”

Serie: Fondazione


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