3CP07

Serie: Fondazione


La sera William stava di nuovo leggendo il suo libro con la copertina bianca, quando le tre anime comparirono.

“Anche se vi lascio molto liberi non vuol dire che potete uscire quando vi pare.”

“Lo sappiamo.”

“Ma quanto tempo è passato da quando noi siamo morti?!”

“Più di trent’anni.”

“Trenta?!”

“Ve l’avevo già detto.”

“E che cos’è questo posto?”

“Una fondazione che raccoglie creature paranormali.”

“Anton e Kai?”

“Sono morti”, gli spiegò tutto, “Capito? Adesso lasciatemi leggere”

“Perché? Hai tutta la notte per leggere!”

“Voglio leggere ancora qualcosa e poi andare da mia figlia.”

“Tua figlia?!”

“Giulia, la ragazzina bassa e magra. Mia figlia e di Elisa.”

Poco dopo William andò da Giulia; si salutarono. William si sedette su una sedia, Giulia si sedette in braccio a lui, e lui la abbracciò.

“Come va, tutto bene?”

“Sì, ma sono preoccupata per Edward.”

“Perché?”

“Non dirmi che non hai visto uno dei suoi ultimi ricordi. Ha fatto un sogno che l’ha scosso molto, ma a me sembrava qualcosa di più di un sogno, o mi sbaglio?”

“Già, era di più di un sogno, ma molte cose che ha sentito sono false o mezze verità, sono state dette apposta per farlo spaventare. È meglio per lui che creda sia solo un sogno, perché se noi gli dicessimo qualcosa capirebbe che che c’è qualcosa che non va.”

“Ma chi lo vuole far spaventare?”

“03. Sta cercando di spaventarli per farli scappare da me, l’unico davvero in grado di proteggerli.”

“E perché vuole farli scappare? E chi sono gli altri, visto che parli al plurale?”

“Loro quattro hanno un’anima molto particolare, che può essere sfruttata molto di più di una normale anima.”

“Ok, credo. E poi ti volevo chiedere ancora alcune cose.”

“Dimmi pure.”

“Tutti i poteri che ho li ho perché sono un ‘vampiro’?”

“No, gli unici poteri che hai per quello riguardano le azioni che puoi fare con il sangue e la saliva, per il resto sono tuoi poteri intrinseci, che avresti avuto in qualsiasi caso.”

“Poi, se noi prendiamo quella forma molto grande qui dentro, che succede?”

“Normalmente distruggeremmo qualsiasi luogo chiuso, ma il materiale dei muri lo impedisce. Infatti se lo facessimo rimarremmo bloccati nella stanza, e verremmo schiacciati a morte dalla gravità.”

“Ok, ma comunque possiamo prendere la forma più piccola, no?”

“Sì, giusto.”

“E questa è sempre antropomorfa, giusto?”

“Normalmente la maggior parte delle volte sì. In più c’è un altro caso: se qualcuno viene portato in un territorio di un altra famiglia questo si indebolirà e sarà obbligato a rimanere in una forma ancora diversa, che non è sempre antropomorfa. Come succede ai Dust.”

“Ah, loro in qualche modo possono tornare ad essere in grado di prendere il loro vero aspetto?”

“Sì, poiché il ‘territorio’ di una famiglia vuol dire soltanto un edificio con al suo interno un oggetto intero e non rotto importante per la famiglia.”

“E l’oggetto della nostra famiglia quale è?”

“Noi ne abbiamo due, uno che apparteneva alla famiglia prima e uno che abbiamo creato noi Ash. Esso è 8CP29.”

“Ed Elisa, che in teoria è di un’altra famiglia?”

“Il fatto di avere una figlia insieme ci ha fatto appartenere ognuno alla famiglia dell’altro.”

“Ok, ancora due. I Cinder sono qui?”

“No, abbiamo perso le loro tracce dopo la seconda guerra mondiale, e da allora non ne abbiamo più sentito parlare.”

“E ultima cosa: sia quando ho aspetto umano sia quando ho l’aspetto più grande non ho l’ombelico, ma lo ho quando ho il terzo aspetto, perché?”

“Noi nasciamo con quell’aspetto, e poi poco dopo prendiamo forma umana; infatti siamo in grado di riprodurci solo mentre abbiamo quelle sembianze.”

Rimasero insieme a parlare ancora per molto.

La mattina dopo, mentre stavano facendo lezione, Charles guardò di sfuggita alle spalle di Scott, la parete vicino alla porta; lui urlò e scappò dall’altra parte della stanza.

“Quel coso! Date fuoco a quella bestia di satana! Date fuoco a tutta la stanza per disinfettarla! Date fuoco a tutta l’edificio!”

“Charles, calmati. Che succede?”, chiese Scott.

“DIETRO DI TE!”

Scott si girò per vedere, in pochi secondi sbiancò completamente, si alzò lentamente e raggiunse Charles.

“Ahahah! Sei bianco come un lenzuolo!”

“Tranquilli, va tutto bene. Lei è una tarantola ammaestrata, non aggredirebbe nessuno”

William si alzò e si avvicinò al muro. Sul muro c’era un ragno grande più di trenta centimetri; lui la prese e la appoggiò al suo busto.

Tutti erano piuttosto spaventati dalla tarantola, ma nessuno così tanto come Charles e Scott.

“Quel ragno è tuo?”

“Sì. Non capisco che ci fa qui, visto che ha la sua teca in cui era chiusa, ma è la mia ragazzaccia.”

“Forse si sono aiutati fra ragni quando 32 è scappato”, disse Scott con la voce tremante.

“Può essere, comunque adesso la riporto nella sua teca.”

“Un attimo”, era Pierre, “Qualche vile vuole provare a superare l’aracnofobia?”

“No grazie.”

“Non sono vile.”

“Sì, certo. Non sei scappato con la coda fra le gambe da quel ragno che potresti uccidere con un colpo e il cui morso non ti farebbe assolutamente niente, eh?”

“Pierre, Henry, non girate il coltello nella piaga”, disse Giulia.

“Esatto! Giulia, difendimi!”

William andò a riportare la tarantola nella teca.

“Tu sei aracnofobico?”, chiese Mairie a Edward.

“No, quando io e Scott condividevamo la camera qualcuno doveva pur occuparsi degli insetti e dei ragni. E poi io sono il fratello maggiore, quindi di solito ero io quello giudizioso e ragionevole.”

“Nessuna fobia?”

“Nessuna fobia, per adesso. Tu?”

“Belonefobia, non seria come l’aracnofobia di Scott ma comunque forte.”

Edward si alzò e andò vicino a suo fratello.

“Stai meglio?”

“Più o meno. Sono ancora bianco?”

“Decisamente.”

Si sedettero, William fece in tempo a tornare che Edward svenne.

“Dove sono?”, Edward era steso su un piano operatorio a petto nudo, “Che cosa mi è successo?”

“Finalmente sei sveglio.”

Lui si girò in direzione della voce, e vide una persona seduta accanto a lui. Esso era vestito di nero, aveva una maschera bianca di avorio sul viso senza fori e al collo uno stetoscopio.

“Chi sei!? Dove sono?!”

“Calmati. Non far salire la frequenza del battito cardiaco.”

Lui si stava alzando dal letto, ma l’uomo lo fermò subito mettendogli una mano al collo.

“Fermo. Fra qualche minuto potrai andare.”

Quindi cominciò a sentire il suo battito cardiaco con lo stetoscopio; proprio mentre ascoltava Edward notò una cicatrice sul suo petto, proprio sopra il cuore.

“Potresti rispondermi alla domanda? Chi sei? Che cosa sta succedendo?”

“Va bene”, l’uomo tornò sulla sua sedia, “Hai avuto un ictus, e per fare più in fretta ti hanno portato da me e non in un ospedale”

“Un ictus?! Davvero? Questo è il malore che non mi ha ucciso… Elisa aveva ragione.”

“Già, aveva ragione. Hai una malformazione al cuore molto comune, che tuttavia davvero raramente porta a conseguenze così gravi come la tua. Sei davvero molto molto sfortunato. Quindi, oltre a farti tornare cosciente, ti ho fatto un intervento in modo che non ti succeda più niente del genere. Fra un poco, quando sarò sicuro che l’intervento è andato completamente per il verso giusto, ti lascerò andare. Tuttavia fra qualche settimana dovrai tornare da me per fare una visita di controllo.”

“Va bene, credo. Ma cosa ho precisamente?”

“Forame ovale pervio. Un foro tra atrio sinistro e destro che fa mescolare sangue arterioso con sangue venoso, detto in parole semplici. Ho messo un ‘ombrellino’ per tappare il buco.”

“Ah. Ma chi sei?”

“3CP07. Il medico, ma non come 41. Io non faccio esperimenti a caso.”

“Perché porti una maschera? E poi prima mi è sembrato che tu conoscessi Elisa.”

Ma lui rimase in silenzio.

“Edward stai bene?!”, Giulia entrò e interruppe il discorso.

“Sì, sto bene.”

“Lui può già uscire?”

“Sì, l’intervento è andato bene.”

I due uscirono.

“Che ore sono?”

“L’una, sei stato da 07 per più di quattro ore.”

Tornarono nella cella e lui mangiò pranzo.

“Dopo all’una e mezza William mi ha detto che io e lui dovremo fare degli esperimenti con 36.”

“Ok, quindi dovremo recarci nella cella degli esperimenti?”

“Esatto. 36 vuole che qualcuno esamini una delle sue lame.”

“Vuole che gli staccate anche l’altra?”

“Già, ma lui si può rigenerare. Io sono lì di supporto a William.”

“E poi perché lo vuole?”

“Non lo so, ma è una bella occasione per studiare le sue lame per capire bene quali materiali riescono a resistere ai suoi colpi.”

Poco dopo andarono nella sala degli esperimenti; William e Giulia erano dentro con 36.

“Pronto 36?”

“Sì, sono pronto!”

William afferrò una delle sue lame, ma proprio in quel momento lui fermò il tempo.

“Che sta succedendo William?”

“Adesso nessuno ci può sentire. Tu sei Jack Ash, non è vero? Tu sei il lontano parente mostro della famiglia originale che è entrato a far parte della nostra famiglia.”

“Mi hai scoperto.”

“Perché sei qui?!”

“Volevo rivedere Lily. Sembra quasi che tu non sia felice di rivedermi!”

“Io sono scappato per lasciarmi il mio passato alle spalle! E il mio passato continua a tornare a tormentarmi!”

“Il tuo passato ti tormenta? Non capisco il tuo discorso.”

“Noi siamo mostri!”

“Certo che lo siamo, e ne andiamo fieri!”

Jack gli diede una testata.

“Calma! E poi non dire a nessuno di questo mio potere.”

“Vuoi dire che non hai detto a nessun umano i tuoi veri poteri?”

“Già.”

“Perché? Hai paura di spaventarli? Poverini, non avranno più il coraggio di essere razzisti contro di te.”

“È meglio così, fidati.”

“Se lo dici tu.”

“Comunque adesso faccio ripartire il tempo, poiché il tempo a disposizione sta per finire, e ti stacco la lama, ok?”

“Va bene. Fai in fretta.”

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