9CP45

Serie: Fondazione


Il tempo riprese a scorrere, William staccò la lama in un colpo solo, 36 con grande fatica soffrì in silenzio.

“Grazie. Ti volevo dire anche un’altra cosa, riguardo quei quattro. Io posso anche aiutarti, ma prima o poi James li vorrà uccidere. Come tutti gli altri.”

“Quindi?”

“Lui li farà soffrire, non sarebbe meglio che lo facessi tu, senza sofferenze?”

“C’è una terza cosa, ovvero lasciare tutto come sta.”

“Capisco. Ma James non capirà così facilmente.”

“Sono pronto a tutto.”

“Sicuro?”

“Ovvio.”

“Di cosa state parlando?”, chiese Giulia.

“Niente. Adesso noi due andiamo.”

“Perché ti imponi questi limiti? Abbandona questo posto.”

“Non posso. Devo mantenere la mia promessa.”

“Se ti stressa così tanto puoi anche non mantenerla. Le persone a cui l’hai promesso sono morte, nessuno la prenderebbe male.”

“No. Non posso. Adesso noi andiamo.”

I due uscirono con la lama, che diedero a Fatima.

“La analizzerò questo pomeriggio stesso.”

“Perfetto. Dopo arriverò anche io. Voglio costruire delle protesi per 36”, disse William.

“Ne sei capace?”, chiese Fatima.

“Sono molte poche le cose che non so fare.”

Il giorno dopo, mentre faceva lezione, sentirono bussare qualcuno alla porta.

“Avanti.”

Entrò un uomo che Edward non aveva mai visto.

“Rieccomi qui.”

“Ci conosciamo?”, chiese William.

“Di solito in questo manicomio sotterraneo ci vengo sempre io, visto che tutti gli altri agenti dell’FBI sono delle fighette impaurite.”

“Quindi, come mai qui?”

“Mi hanno mandato per avvertirvi di non disobbedire più agli ordini impartiti dall’alto.”

“Per cosa? Noi non abbiamo disobbedito a niente per quanto ne sappia.”

“Ah davvero? Le tue due marionette non te ne hanno parlato? Loro mi hanno detto di dirtelo di persona.”

“Prima di tutto io non ho marionette, di chi stai parlando? Secondo: queste persone a che cosa hanno disobbedito?”

“Sai perfettamente chi intendo. Gli è stato detto chiaro e tondo un paio di cose. Per esempio, non sapevamo che qui dentro ci fossero molte creature che hanno bisogno di nutrirsi di carne o sangue umano! Quindi vogliamo che tutte quelle creature vengano uccise subito!”

“Ma… !”

“Ragazzi, tranquilli”, lo interruppe William, “Qui utilizziamo carne fatta crescere in laboratorio e sangue sintetico o di persone già morte. Non abbiamo bisogno di uccidere”

“Davvero? E chi sarebbe questo esperto di fiducia che è in grado di gestire un laboratorio così complesso?”

“Io.”

“Tu?!”

“Già, non va bene? Se non vi fidate di me mandate pure qualcun altro a controllare il mio laboratorio.”

“Beh… Ok. Se le cose stanno così allora credo che vada bene… ”

“Bene. C’è altro che dovrei sapere?”

“Sì. Un’altra cosa molto importante. A quei due è stato detto di eliminare dalle posizioni di rilievo i mostri e i carcerati, e per questo non puoi trovare scuse.”

“Pensi che questa cosa si effettivamente fattibile?”

“Certo. Togliere dalle posizioni importanti tutti i malati di mente e tenerli intrappolati è un passo importante da fare.”

“Malati di mente eh? Va bene. Non voglio scendere ai vostri livello minacciando, per esempio, di lasciare libere le creature in modo che uccidano tutti gli esseri viventi nei dintorni, quindi ti dirò una piccola verità: se io non avessi donato anima e corpo a questo posto nessun altro sarebbe stato in grado di tenerlo in piedi.”

“Ne dubito. Sia io sia i miei superiori. Quanto può essere forte una creatura? Mettiamo che tu sia in grado di distruggere completamente un continente, anche se lo trovo davvero esagerato, comunque saremmo in grado di tenerti a bada rinchiuso dentro una stanza con tutte le misure di sicurezza necessarie.”

“Ecco. Errore. Lasciate fare a chi ne sa qualcosa.”

“Dove sarebbe l’errore?”

“Mi dà fastidio ammettere da dove attingo energia per sopravvivere, ma se questo vi farà comprendere la situazione sono pronto a farlo.”

“Quindi? Da dove attingi energia? Dal nucleo della terra? Non mi sorprenderebbe.”

“Io divoro buchi neri supermassivi, o supernove.”

L’agente tremò di paura, ma subito dopo si riprese.

“È impossibile una cosa del genere.”

“Te lo posso dimostrare anche adesso.”

“Non c’è bisogno di dimostrare qualcosa di falso. Prenderò atto che hai dichiarato il falso per intimorirmi.”

“Credi quello che ti pare. Non è una minaccia, è un avvertimento. La maggior parte dei mostri potenti non è così gentile come me, anzi. Appena troverete un mostro senza scrupoli potente anche solo la metà di me, sappiate che non potrete fare niente per combatterlo.”

“Io… ”

“Davvero, lasciate fare a chi di dovere.”

“Cioè tu potresti distruggere il pianeta?!”

“Potrei distruggere l’universo.”

“Wow… E qui arriviamo alla terza cosa.”

“Ovvero?”

“Useremo tutte le creature controllabili di questo posto nell’esercito. Sarete dei deterrenti perfetti. Ancora migliori di una bomba nucleare.”

“COSA?”, William sbattè un pugno sul tavolo, “Noi creature usate come armi nei conflitti mondiali?! Usati come soldati in un esercito?! Non esiste! Noi siamo politicamente neutri! Noi riceviamo fondi dai governi di tutto il mondo, questo è territorio internazionale.”

“Ma i miei superiori… ”

“Senti!”, William si mise una mano sugli occhi, e appena la tolse tornò con il suo solito tono pacato, “Vi darò una chance solo quando i pezzi grossi verranno a dirmi in faccia questa sciocchezza.”

“Non penso che questo succederà mai… ”

“Infatti. Anche loro sanno che questa cosa non succederà mai. Te ne puoi andare.”

L’agente uscì dalla stanza, tutti rimasero in silenzio.

“Carcerati?”, chiese confuso Edward.

“Molta gente è qui perché ha preferito questo a scontare la propria pena.”

“Però a quanto ne so di carcerati solo Fatima ha una posizione di rilievo, giusto?”

“Giusto.”

Il pomeriggio, alle cinque, Fatima arrivò e chiese di parlare con i ragazzi.

“Che succede?”

“Voi quattro volete venire con me per cercare di conoscere meglio 9CP45?”

“Sì, per me va bene.”

“Sì. Ma William dov’è?”

“Non lo so bene, qualche ora fa, prima che lui abbia portato le protesi a 36, mi ha detto che doveva andare via urgentemente, e che sarebbe stato via al massimo due giorni, senza darmi spiegazioni. Per questo vi vorrei portare tutti e quattro con me.”

“Ok, per noi va bene.”

Tutti insieme, quindi, si diressero verso la stanza.

“Adesso non stiamo andando alla stanza degli esperimenti, o mi sbaglio?”

“No Edward. 45 è piuttosto problematico da spostare, quindi questa volta saremo noi ad andare nella sua cella.”

“Ma cosa sarebbe 45?”

“45 è una creatura antropomorfa alta circa tre metri e mezzo, coperta da ferite da cui esce continuamente sangue velenoso, che anche solo al contatto con la pelle può uccidere umani in pochi minuti. Ogni giorno, alle cinque di pomeriggio, risucchia il sangue che ha perso e ricomincia a perderlo lentamente. In più è molto aggressivo, e tenta di mangiare ogni umano che gli capita.”

Arrivati, poterono osservare il mostro dall’esterno della cella.

“Un attimo”, Henry confuso si rivolse a Fatima, “Entri anche tu nella cella?”

“Sì, oggi mi tocca.”

Fatima prese una valigetta metallica che era già lì, la aprì. Al suo interno c’era un copricapo simile ad una rete e sei tentacoli meccanici lunghi mezzo metro, ognuno al termine aveva una mano robotica con le falangi fatte da lamine strette e lunghe, affilate nel tratto finale. Si mise il copricapo, prese i sei tentacoli e li avvicinò alla sua schiena. Improvvisamente essi si attaccarono alla sua schiena, e da essi uscirono moltissime lamine di metallo sottile, che formarono un’armatura metallica su tutto il suo busto, la quale era anche collegata al copricapo tramite delle lamine sulla nuca e sul collo. I tentacoli, che spuntavano dal centro della sua schiena, erano completamente sotto il suo controllo.

“Entriamo?”

“Ok”, sia Henry che Edward erano impressionati da ciò a cui avevano assistito, “Entriamo… ”

Nella cella il sangue era davvero poco, poiché le cinque erano passate da molto poco.

Subito 45 tentò di aggredire Fatima, ma Giulia lo fermò con le sue code di sangue e lo spedì nell’angolo della stanza.

“Quella cosa metallica che indossa Fatima”, era Edward, “L’ha costruita lei?”

“Sì, l’ha costruita lei. Ho sentito che quelle cose sono così resistenti che sono abbastanza forti da tenere a bada anche 08, per qualche minuto.”

“Qui dentro c’è qualcuno di normale a parte noi tre?”

“No, fidati.”

“Tu sei in grado di parlare?”, chiese Giulia al mostro, senza ricevere risposta.

“Sappiamo che ne sei in grado, visto che in molti lo hanno testimoniato.”

“Va bene, è vero. Quindi?”

“Quali sono i tuoi poteri?”

“Come se li dicessi alla prima persona che vedo.”

“E invece temo che dovrai parlare.”

“Volete sapere i miei poteri? Veniteli a scoprire mocciosi!”

“Con piacere!”

Charles e Pierre si toccarono reciprocamente con i pugni chiusi.

“Andiamo!”

Entrambi scattarono in avanti, attaccando frontalmente il mostro. Esso riuscì ad attaccare per primo, ma Pierre ebbe i riflessi per portare in avanti il suo braccio e creare con esso uno scudo, che parò completamente dai colpi sia lui sia Charles; quindi Charles prese per il braccio il mostro e lo schiantò a terra, mettendogli un piede sul petto, impedendo il suo movimento.

“Adesso non fai più così lo spavaldo eh?”

“Mi sa che qualcuno qui ha sottovalutato noi mocciosi.”

“Lasciatemi!”

Mentre stavano litigando sentirono qualcuno bussare alla porta.

“Toc toc, posso entrare?”

“Entrare?! Questo posto è pericoloso!”

“Io entro, allora.”

Nella stanza entrò 36, il mostro con le lame, che tuttavia erano nascoste da delle protesi, le quali sembravano quasi davvero le sue braccia, anche se erano più lunghe di normali braccia.

“Che ci fa lui qui?”, chiese Giulia

“Niente, sono qui per vedere Lily.”

“Tu…”, era il mostro, “Come sai il mio nome? Un attimo. Jack?! Jack!”

45 si liberò dalla prese e abbracciò 36.

“Come mi hai riconosciuto cara?”, chiese lui.

“Gli occhi e il pessimo vestiario.”

“Voi vi conoscete?!”

“Questo stupido è mio marito.”

“Grazie del complimento.”

“Tu sai dove sono i nostri piccoli nipotini?”

“Sono anche loro qui. Una l’hai davanti.”

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