Caligola

Serie: Freaks

Per molte persone l’incapacità di pronunciare parole è una grossa mancanza.

Io credo che sia molto peggio saper parlare e non aver niente di intelligente da dire.

Quelli come me possono sempre cercare di farsi capire con i gesti, per la stupidità invece non ci sono alternative valide.

E questo difetto, la stupidità intendo, miete molte più vittime del mutismo, ve lo assicuro.

Il mio socio, per esempio, ne è afflitto in una forma molto grave.

Si chiama Merlin ed è un mago.

Badate bene, ho detto mago e non prestigiatore, visto che Merlin non usa trucchi né illusioni. Le sue sono vere e proprie magie. Solo che non lo sa.

Ve l’ho detto che è stupido.

Lui è convinto di essere abilissimo nel gioco di mano e nell’ingannare l’occhio dello spettatore.

Ma non fa altro che ripetere i gesti visti fin da piccolo in televisione, senza però conoscerne i segreti. Poiché i trucchi gli riescono, non si è mai chiesto come mai quando fa sparire un coniglio, questo sparisce per davvero e non finisce in qualche doppio fondo, abilmente celato.

E’ un po’ come un super eroe al rovescio, invece di essere l’unico a conoscenza del proprio potere e cercare di sembrare una persona comune, lui è l’unico a ignorane la natura.

Non gliel’ho mai svelato, in fondo è un buon diavolo e mi dispiacerebbe rovinare i suoi sogni da illusionista, dicendogli che ha dei poteri magici.

Sarebbe un trauma per lui.

Nemmeno quando eravamo rinchiusi nella sede centrale del C.I.R.C.O gli hanno mai raccontato la verità, quindi sarebbe inutile farlo adesso che siamo in fuga e lui mi serve.

Dimenticavo di presentarmi, io sono Caligola.

Non è il mio vero nome naturalmente e nemmeno quello del mio socio lo è.

Quando il C.I.R.C.O ti prende, ogni ricordo della tua vita precedente ti viene sottratto, nome compreso. Il lato positivo è che puoi scegliere da solo come farti chiamare. Se i tuoi genitori ti hanno affibbiato un nome stupido è un gran vantaggio.

Il C.I.R.C.O a cui mi riferisco non c’entra niente con quel luogo divertente e colorato dove si va a vedere i clown o gli acrobati, tutt’altro. La sede della Corporazione Infida per Ricerche Criminose Organizzate è un posto terribile, dove bambini con abilità sovrannaturali vengono strappati alle loro famiglie, rinchiusi e studiati.

Se non ne avete mai sentito parlare c’è un motivo. È una corporazione potente e occulta, celata dietro miriadi di società, aziende e perfino enti di beneficenza. Trama nell’ombra per portare avanti il suo terribile piano: la conquista del mondo.

Avrete sicuramente già sentito parlare di illuminati, massoni e rettiliani. Non sono nulla al confronto.

I poteri forti, al C.I.R.C.O, gli puliscono casa.

Io nella sede centrale della corporazione ci sono finito per caso. Non ho poteri né abilità speciali, mi hanno rapito per sbaglio, ma ormai ero lì e mi hanno messo a fare l’inserviente. Forse hanno pensato che essendo muto fossi anche sciocco e io non ho mai dato loro motivo di pensare il contrario.

Ho sopportato il loro disprezzo senza fiatare, per dieci lunghi anni. Essendo uno sguattero il mio nome l’hanno scelto loro e riflette l’opinione che avevano di me: un imperatore sì, ma folle e mezzo idiota. Mi hanno sempre trattato come uno sbaglio e presto sapranno quanto hanno avuto ragione.

Fingendomi uno scimunito, li ho osservati da vicino, ho carpito i loro segreti, li ho studiati fino a riuscire ad evadere assieme a Merlin.

Da allora siamo in fuga.

Non dormiamo mai due volte sotto lo stesso ponte, mai due spettacoli nello stesso quartiere, mai due colpi nella stessa città. La prudenza non è mai troppa con gli Agenti del C.I.R.C.O alle calcagna.

Volete sapere come sopravviviamo? Avvicinatevi allora. Lo spettacolo sta per cominciare…

“Buonasera Signori” urla il mio socio con un voce impostata. “Io sono Merlin, il più grande prestigiatore del mondo. Nessun occhio umano è abbastanza veloce per svelare i miei trucchi. Provateci se ci riuscite”

Con gesti eccessivamente teatrali fa apparire dal nulla due candide colombe. La folla di vacanzieri sottolinea con un ohhhh ammirato il volo degli uccelli sopra le loro teste.

Io nel frattempo studio gli spettatori. Ci serve un colpo fruttuoso, le ultime due esibizioni non sono andate come speravo.

Il mio ruolo in questo spettacolo è fare il buffone. Con il volto nascosto dietro un pesante trucco bianco, giro tra la folla tirando corde invisibili e salendo scale d’aria; faccio linguacce, dispetti e cerco un generoso pollo con cui arrotondare i miseri guadagni ottenuti dalle monete lasciate cadere nel cappello.

Non rubiamo a tutti, non siamo dei criminali. Noi siamo i buoni, come cerco di spiegare sempre a Merlin quando mi chiede da dove vengono i soldi.

Dopo qualche capriola e un paio di rovinose cadute, vedo finalmente il bersaglio giusto. In mezzo a costumi e magliette, noto un paio di raffinatissimi pantaloni di lino con dentro un signore dall’aria snob. Ha il viso coperto da due enormi occhiali da sole, poggiati su un nasetto antipatico, arricciato come se stesse sentendo un cattivo odore. Per mano tiene un bambino paffuto, che cerca insistentemente di attirare la sua attenzione.

“Va bene Olderico” dice mentre mi avvicino. “Ti comprerò un mago tutto per te.”

“Non certo quello” interviene una signora biondissima e più truccata di me. “Non è per niente bravo, si vedono benissimo i trucchi.”

“Io voglio quello” strilla il bamboccio, con uno strattone più vigoroso degli altri sfugge alla stretta del padre, infilandosi tra le gambe degli spettatori.

Dio benedica i bambini viziati, penso mentre gli taglio la strada e, uscendo da una porta astratta, gli finisco addosso, mandandolo disteso a terra.

Il piccolo fagotto inizia a strillare come un’aquila, la madre in mezzo alla folla sviene, il padre rimane per un attimo interdetto poi decide di soccorrere il figlio. Avrà pensato che un erede fosse più difficile da sostituire di una moglie.

“Toglili le mani di dosso, idiota” grida il marito modello mentre si lancia su di me. Mi afferra di peso e mi strattona. Faccio un po’ di resistenza prima di lasciarmi spingere via, assieme al suo pasciuto portafogli e all’orologio d’oro.

Mi giro verso Merlin che mi sta guardando scocciato, con l’indice della mano destra puntato verso il cielo traccio dei cerchi nell’aria.

Spero che si ricordi il segnale d’emergenza. La giostra si è rotta, è il momento di togliere il disturbo.

Il mio socio ha un’espressione interrogativa. Accidenti, gli avrò spiegato mille volte cosa significa.

Poi finalmente il suo volto si illumina.

“Signori e signore buonanotte” grida scagliando qualcosa a terra. Un denso fumo ci avvolge.
 So che non ha gettato niente, il fumo si è creato per magia. Ancora una volta mi chiedo come faccia a non accorgersi dei suoi poteri.

“Non mi piace quando interrompi lo spettacolo” dice il Merlin mentre cerca di seguirmi negli stretti vicoli della periferia. “Stavo per fare il numero della levitazione, se non mi concentro si rischia di far capire il trucco”.

Dovevamo andare, gli rispondo a gesti.

“Va bene però la prossima volta voglio farlo, me lo hai promesso.”

Unisco la punta dell’indice a quella del pollice formando un cerchio. Sorrido.

Merlin è più grande, ma sono io a dovermi prendere cura di lui. Non che me ne lamenti. Lui mi evita domande scomode su cosa ci faccia un quindicenne in giro da solo.

E’ ormai sera quando arriviamo al rifugio che ho scelto: un vecchio capanno abbandonato in riva al fiume che attraversa la città.

L’avevo scovato quella mattina, seminascosto dalle alte canne e distrutto dal tempo. Una rimessa di qualche pescatore, probabilmente risalente ai tempi in cui il fiume non era così stanco e inquinato.

Non abbiamo nemmeno il tempo di sederci che la porta scalcinata è scossa sotto una raffica di colpi.

Mi guardo attorno, sento il sudore scavare linee nel trucco, non ci sono vie d’uscita. Merlin è terrorizzato.

Se solo sapesse quanto può essere forte, non dovremmo vivere nella paura. Basterebbe un suo gesto per disintegrare ogni nemico.

I colpi cessano, mi accorgo solo in quel momento di aver smesso di respirare, il cuore mi deve aver otturato la gola.

Poi riprendono, più forti e urgenti. La porta della cascina non regge, cadendo in avanti tra nuvole di povere.

Una sagoma bassa e nerboruta è in piedi sulla soglia, ritagliata dai raggi del sole morente.

Entra calpestando le tavole dell’uscio, spezzandole come fuscelli.

Ha le braccia corte ma con dei bicipiti formidabili e mani talmente grosse e larghe da aver quasi perduto la forma umana. Le spalle e le cosce, così possenti da sembrare prive di flessibilità, sono contenute a malapena dal vestitino rosa.

Porta i capelli raccolti in una lunga treccia, gli occhi scuri cerchiati da abbondanti strati di kajal, due labbra lucide di rossetto scintillano sotto una folta barba ben curata.

“Ze-Zelinda, sei tu?” balbetta il mio socio.

“No sono la fatina dei denti. Certo che sono io rimbambito. Dovete andarvene subito, vi hanno trovati. Il C.I.R.C.O. è arrivato in città.”

Serie: Freaks
  • Episodio 1: Caligola
  • Episodio 2: Acciaio
  • Episodio 3: Il nome
  • Episodio 4: Il Burattinaio
  • Episodio 5: Sibilo
  • Episodio 6: Il Poeta
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Fiabe e Favole

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    Discussioni

    1. Be’ arrivo un po’ in ritardo…però super cool!!! Tra l’altro di recente ho visto un corto con mio figlio, “il circo della farfalla”, assegnato da una prof…il messaggio era molto rivolto all’accettazione della diversità ma l’ho trovato grottesco, arretrato, non mi è piaciuto insomma.
      Il tuo racconto si! Leggerò la serie tutta!

      1. Ciao Maria, che piacere leggerti.
        Mi fa piacere che la serie ti piaccia, e che il messaggio arrivi.
        Un abbraccio e grazie ancora

      1. Ciao Martina, grazie per aver letto questa serie, e grazie per il bel commento.
        Un abbraccio alla prossima

    2. Ciao Ale, che diavolo di primo racconto… le tue parole dipingono perfettamente le situazioni che descrivi e le immagini sono chiare e lampanti nella mente del lettore. Davvero una gran qualità.
      I primi due personaggi sono davvero una bella coppia stramba ma Zelinda… beh, entra di prepotenza come la sua stazza.
      Mi leggo il seguito.
      Alla prossima lettura..

      1. Ciao Raffaele, grazie per il tuo bel commento, sono contento che Zelanda ti piaccia, forse rispunterà fuori

    3. Questo racconto mi è piaciuto particolarmente. In così poche parole hai orchestrato una storia dalla trama fitta, surreale e magica. Ho letto d’un fiato trovando nella semplicità delle tue parole una storia davvero ben riuscita, come i personaggi. Bella anche la voce del narratore che altrimenti non avremo mai sentito. Ci vuole il seguito!!! 👏👏

    4. Ciao Alessandro!
      Mi è piaciuta molto questa storia, complimenti. 🙂
      Può davvero diventare l’inizio di una serie, i presupposti ci sono tutti 😉
      Bravo Alessandro, sono davvero contento di aver letto questo LibriCK.
      A presto!

    5. Ciao Ale, complimenti davvero, hai tirato fuori dal cilindro un libriCK originale, bello, con tanti spunti di riflessione e emozioni😁, inoltre hai gestito al meglio il tema circense con qualcosa di forte e surreale, dando uno spazio importante a un argomento fondamentale: la diversità. E io so bene quanto tu sia bravo nel fare ciò, in maniera semplice, ironica ma mai banale, portando sempre in scena il tratto caratteristico del tuo stile: la fiaba, perché ci vedo anche questo! Per concludere ti dico: e falla la serie😁😁😁😂😂😂!

      1. Ciao Antonino, come sempre sei un lettore attento e questo ed è un onore leggere i tuoi commenti.
        L’ambientazione favolostica non riuscirò mai ad abbandonarla del tutto, cosi come il tema del “diverso”, semmai questo librick diventerà mai una serie, vorrei proprio che fosse il tema centrale.
        Grazie per le tue parole e a presto

    6. Come il buon Giuseppe, penso che sia uno dei tuoi librick più riusciti. Narrare storie “circensi” è spesso un azzardo; c’è il rischio di cadere nel già sentito. Invece hai saputo condire la tua opera con un pizzico di surrealismo che, secondo me, la eleva. Bravo, e adesso devi cacciare fuori la serie!😁

      1. Ciao Dario, grazie per le belle parole e per averlo letto.
        Mi fa molto piacere il tuo apprezzamento.
        Ehhehe invierò la serie non appena ci esci le nuove puntate di Helena Everblue

    7. Non so perché, ma mi viene da dirti che si tratta – almeno per me, s’intende – di uno dei tuoi librick più belli… o uno degli episodi di apertura serie più epici (già, ne potresti ricavare tranquillamente una serie)! Sei stato capace di alternare momenti “magici”, quasi spensierati, a momenti in cui la “realtà” reclamava il suo spazio. Il tipo di narrazione poi è assolutamente azzeccata, così come il finale… decisamente a effetto! Complimenti! 🙂

      1. Buongiorno Giuseppe, grazie!
        Mi fa piacere che questo episodio ti sia piaciuto 😃😃😃
        E grazie per i complimenti sempre molto apprezzati

    8. Fin da bambino, ho sempre trovato una certa venatura “inquietante” nel circo. Ho riscoperto quella sensazione grazie a questo bellissimo racconto che si sviluppa meravigliosamente su certi aspetti, come ad esempio: un “C.I.R.C.O.” che non è propriamente un “circo” e un mago che pare non sia un semplice illusionista ma un vero e proprio soggetto dotato di poteri sovrannaturali…senza esserne cosciente! Complimenti davvero ad Alessandro e speriamo di leggere presto il seguito.

      1. Ciao Raffaele, grazie per il tuo commento e per essere passato.
        In effetti il circo ha sempre avuto un lato spaventatoso, speriamo di essere capaci di ricrearlo

    9. Mi unisco agli altri: adesso ci vuole una serie! Non può finire così, Merlin e Caligola son due bei personaggi e pure Zelinda, nonostante la piccola comparsa, fa la sua figura. Complimenti.

      1. Ciao Ivan, grazie per il commento e per essere passato. Beh mi sa che la dovrò fare questa serie alla fine🤣🤣🤣

    10. Ciao Alesssandro, non capisco come fai ma ogni volta mi fai innamorare dei tuoi personaggi e “voglio” di più. Questo racconto si presta a una serie magnifica: vorrei che la voce narrante di Caligola (non male per un mimo) sussurrasse ancora nella nostra mente, raccontandoci di più del C.I.R.C.O, Zelinda e altri magnifici personaggi che di sicuro hai nascosto nel cilindro 😉

      1. Ciao Micol,
        grazie per le belle parola, non credo che abbandonerò Caligola, spero anzi di riuscirlo a portare un po’ avanti.
        GRazie per essere passata e per il bel commento 🙂

    11. Sento odore di nuova serie in arrivo! 😁
      Il racconto ha proprio un bel ritmo, si legge da solo, i personaggi sono ben caratterizzati, ed il tocco in più è la surreale situazione di Merlin, è davvero una trovata originale!

      1. Ciao Sergio, grazie per essere passato. Sono contento che la storia ti piaccia. Grazie per i complimenti, li apprezzo molto.
        Merlin piace tanto anche a me, ma devo ammettere che non sarebbe nato senza un forte suggestione datami da @micol-fusca

    12. “Il C.I.R.C.O a cui mi riferisco non c’entra niente con quel luogo divertente e colorato dove si va a vedere i clown o gli acrobati, tutt’altro. La sede della Corporazione Infida per Ricerche Criminose Organizzate”
      Acronimi alla Zio Paperone! 😂