Caronte va in pensione

Come tutte le mattine si era ritrovato lì, sulle sponde di quel fiume che tanto aveva amato. Vedeva le correnti rivoltarsi in turbini sconnessi, vedeva i riflessi rossi delle fiamme sulla superficie imperfetta di quelle acque nere, vedeva le anime dannate attendere sull’altra sponda… e ancora avrebbero avuto molto da attendere; ma in fondo cosa cambia aspettare un giorno in più o un giorno in meno quando si è morti?

Se poi si è all’inferno per giunta?

Caronte, seduto sull’erba secca, si bagnava i piedi nell’Acheronte, suo luogo di lavoro, suo regno, dove era l’unico e incontrastato padrone… fino al giorno precedente.

Nulla gli giovava di più del terrorizzare le anime impaurite appena giunte negli inferi. Nulla lo faceva sentire più vivo… vivo?

Eppure era arrivato il momento tanto temuto. Lucifero gli aveva mandato una mail il giorno precedente, esattamente alla conclusione del suo ultimo turno di lavoro. Il suo servizio era ormai giunto al termine, aveva versato i contributi necessari per andare in pensione. Il re degli angeli caduti si era già messo alla ricerca di un degno sostituto, magari giovane, con gli occhi altrettanto infuocati, e con tanta forza nelle braccia e nelle spalle, il quale sarebbe riuscito a sbrigare le funzioni di traghettatore in modo più veloce ed efficiente.

In effetti Caronte, negli ultimi tempi, aveva perso un po’ di fluidità nella pagaiata, aveva perso un po’ di smalto, le giunture gli dolevano, doveva prendersi pause sempre più lunghe. Gli era capitato anche di sbagliare girone.

Ma non era colpa sua!

Lo ripeteva in continuazione.

Quel dannato lavoro (dannato è l’aggettivo più appropriato) era diventato un casino, soprattutto da quando la gente si era messa a snocciolare in vita tutti i peccati possibili, come se fosse una lista da spuntare per vincere un peluche. “Vincono la dannazione eterna, ecco cosa vincono! Maledetti!” pensò Caronte sensibilmente arrabbiato.

Anche Minosse aveva dato i numeri, ma Lucifero mica se l’era presa mai con lui: “Poverino, il suo lavoro è estremamente pesante” diceva con tono di compassione.

E il povero Caronte che passava le giornate a remare, sudato come un mulo, e sentire le lagne dei novelli dannati? Del povero Caronte non si preoccupava nessuno? Persino Flegiàs riceveva più attenzioni! Ma dai scherziamo? Flegiàs!? Quel piromane scodinzolante!

Una volta era tutto più semplice.

Ruffiano? Ottavo cerchio, prima bolgia.

Traditore degli ospiti? Nono cerchio, seconda zona: Antenora.

Morto con un bignè per traverso? Terzo cerchio: golosi.

Morto soffocato durante il bondage? Lussuriosi, secondo cerchio.

E così via… .

Era semplice. Persino Dante era rimasto sorpreso nell’organizzazione di quel luogo, un unico organismo in cui ogni singolo ingranaggio funzionava alla perfezione. Lucifero si era impegnato nel creare un’azienda efficiente. Giuda, Bruto e Cassio, poi, erano dei buoni consiglieri, oltre ad assolvere alla funzione di chewing gum.

Però una volta era più semplice gestire l’Inferno. La gente era più brava, aveva un peccato prediletto. Ai giorni d’oggi tutto era diventato più complesso.

L’altro giorno, per esempio, era morto un ciccione a causa di un infarto dovuto ad un’incazzatura clamorosa perché un suo amico non gli aveva restituito i soldi del caffè.

In quale cerchio lo mettiamo? Goloso, iracondo o avaro?

Poi si è scoperto anche che era un bestemmiatore incallito e che si trombava la moglie del fratello.

Dove lo buttiamo a marcire?

Era diventato veramente un incubo quel lavoro… un inferno!

Ecco allora che Lucifero aveva avuto una grande idea… fluidifichiamo le pene, facciamo far fare ai peccatori un giorno qua, uno giorno là, un altro giorno in un altro girone, così che possano subire le pene di tutti i loro peccati.

Ma a lui in fondo che gli importava? Tanto stava lì incastrato al centro della terra a masticare i suoi tre amici… era il povero Caronte a spaccarsi la schiena a portare su e giù tutti i morti, che, inoltre, diventavano sempre più numerosi: vedi guerre, vedi terrorismo, vedi fast food, vedi social network, vedi inquinamento, vedi idiozia del genere umano.

Per far muovere i dannati da un cerchio all’altro erano state messe a disposizione delle navette. Inoltre c’erano degli ispettori che controllavano che i dannati rispettassero le loro scadenze, tutte segnalate su dei cartellini legati intorno al collo delle anime. Non un sistema molto efficace. Immaginate i lussuriosi che vengono sbatacchiati qua e là… e migliaia di cartellini che vorticano insieme a loro, lontani dai legittimi proprietari. E i golosi immersi nel fango? Ne escono fuori che di quello che avevano scritto sulla comanda non c’è più neanche l’ombra. Per non parlare degli eretici… cosa ne rimane del loro badge dopo essere entrati nei sepolcri infuocati?

Lucifero e le sue gomme da masticare stavano pensando a una soluzione da molto tempo. Si era pensato addirittura di inserire la tecnologia negli inferi… ma dai… la tecnologia? E cosa ne avrebbe capito Caronte? Lui remava e basta. In fondo era un vecchio rimbambito che ogni mattina metteva le lenti a contatto infuocate, che, oltretutto, cominciava a non sopportare più.

Quella mattina, con i piedi immersi nelle acque torbide dell’Acheronte, l’ex traghettatore infernale, ormai giunto alla pensione, ci rifletté su… e comprese che non era poi così male starsene un po’ a pancia all’aria a non fare nulla. In fondo la sua vita era sempre stata un inferno… tanto valeva godersi un po’ di meritato riposo.

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