È così che deve finire  

Serie: Fino all'ultima paura

Settembre 2016

Bergamo

La stanza degli educatori sembra identica a quando ci entrava Beatrice anni fa, la scrivania di legno compensato è lucida e chiara e le cartellette rosse e gialle segnano arrivi e ingressi dei ragazzi lì dentro, Beatrice si chiede chi sono, passando attraverso la sua stanza non ha avuto il coraggio di guardarci dentro, di vedere altri occhi regalarle specchi dei suoi vecchi tormenti.

Fabrizio intanto gli occhi li affonda nella cartella di Ylenia, lui rispetto a Beatrice non corre il rischio di annegare fra i ricordi.

“Ylenia è stata dimessa il giorno stessa che è scomparsa?”

Roberta si sposta una ciocca simile a un cavatappi e non si scompone.

“Sì, è la nostra prassi.”

“Quindi ve ne lavate le mani.”

“Ha trasgredito alle regole di questa comunità, fuori da qui ritorna in mano ai servici sociali.”

“Ha solo 13 anni!”

È la prima volta che Beatrice sente urlare Fabrizio, una voce rauca e quasi sommossa dalla sua stessa rabbia, lei invece non può più essere sorpresa da quei meccanismi.

“Quando sono scappata io avete aspettato un giorno e mezzo per avvertire i carabinieri e i miei genitori, lo so perché ero con loro e nessuno, prima del giorno dopo la mia scomparsa, ci ha cercato.”

Il volto dolce di Fabrizio si trasforma in uno sguardo duro, immutabile nella sua rigidezza.

“È successo questo anche con Ylenia?”

La voce di Fabrizio un solo soffio deciso, mentre Roberta messa alle strette ammette ciò che ormai è evidente.

“Lei è impazzita! Si rende conto?”

Una figura alta si delinea sulla porta spalancata dell’ufficio.

“Scusate?”

“Lei chi sarebbe?”

È Fabrizio a parlare, Roberta con la sua faccia arrogante e ora schiacciata di realtà scomoda, rimane in disparte con le braccia fisse sulla poltrona di tessuto blu.

“Uno dei giardinieri dell’azienda agricola qui sotto, mi occupo del terreno della comunità.”

“Era di turno una quindicina di giorni fa?”

“Sì, perché?”

“Ho delle domande da farle. Sono il commissario Prandoni, può essermi utile per l’indagine della ragazzina scomparsa.”

Il ragazzo insicuro si lascia trascinare via da Fabrizio mentre lo sguardo di Roberta fissa in modo inquietante un particolare del ragazzo, un braccialetto con dei pompon colorati sul braccio sinistro.

“Roberta, cosa hai visto?”

La sua scena muta altera Beatrice che ora con gli occhi neri e scurissimi la scuote senza nemmeno muovere un dito.

“Il braccialetto, del ragazzo, credo sia quello di Ylenia.”

“Credi o lo sai? La vedevi tutti i giorni, non puoi essere incerta! È il suo?”

“Sì.”

Beatrice è un incrocio di gambe disciolto mentre in un attimo nel corridoio cerca di raggiungere i due uomini di poco prima, li vede, appena lontani, vicino alla porta d’ingresso.

“Fabrizio!”

Cerca di avvertirlo con una voce che ha il suono del pericolo e lui, agitato, ha un attimo di esitazione, si gira di scatto con la pistola ben salda nella mani, non capendo il tono grave di Beatrice.

Il ragazzo si rialza da terra veloce e con un pugno ben deciso fa traballare Fabrizio all’indietro, contro il muro bianco e freddo.

Beatrice ancora immobile ha solo il tempo di sentire un profondissimo sparo perforare l’aria e poi niente, solo il rumore assordante di una pallottola appena esplosa fra la distanza che separa lei da Fabrizio, subito prima di pensare che non è così che deve finire.

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È stato un attimo velocissimo, la sua voce preoccupata arrivata sulla soglia della mia spalla, il ragazzo a terra tremante per la pistola quando al suo polso ho riconosciuto il braccialetto che apparteneva a Ylenia, poi il pugno ricevuto come se fossi un dilettante qualunque, la paura di sapere lei in pericolo che ha offuscato la mia lucidità e il colpo che è partito nitido nell’aria.

Gli uomini duri dicono che i cazzotti più li prendi e meno li senti, io per esperienza so solo che più lividi collezioni e più dolore si deposita nelle scanalature dei muscoli.

Mi tiro su veloce, cerco Beatrice e Roberta e tracce del loro sangue, il pavimento e il muro sono intatti, loro due contro la parete si appoggiano le mani alle orecchie, uno sparo ravvicinato per chi non è abituato è come un pugno multiplo e continuo.

“State bene?”

“Sì, ma lui è scappato. Ce la fai a recuperarlo? Io penso a Roberta e ai ragazzi.”

Nessuno di loro era uscito per verificare cosa fosse quello sparo, ma da oltre le soglie sottili delle porte si sentivano chiaramente pianti e singhiozzi.

Adesso corro cercando quello sconosciuto, si sta dirigendo verso il suo camioncino verde, sparo due colpi alle ruote, lui si gira come sorpreso di vedermi di nuovo in piedi e ora so che comincia la corsa fra i campi.

Sono più vecchio di lui e fumo le Malboro quotidianamente, mi maledico e cerco di fissarmi il volto di Ylenia nella mente per andare più velocemente, per prenderlo.

Non ho tempo di pensare chi sia, perché ha quel braccialetto al polso, so solo che scappa dopo le domande che gli ho fatto e che devo raggiungerlo.

La ghiaia schizza sotto le nostre scarpe mentre nelle braccia rimangono incastrate spighe e piccole canne selvatiche, sono più veloce di quello che mi ricordavo, ansimo e in bocca mi sale il gusto del fumo, ne ho voglia e intanto anche lui accelera, poi si ferma di colpo, tira fuori le cesoie dalla sua cintura e se le punta alla gola, non è così che deve finire.

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Non so come io sia finita a casa sua, è stata una giornata lunga e forse nessuno dei due è pronto per stare da solo, mi versa il vino come se nelle ore appena passate non avesse mai impugnato una pistola, è la prima volta che vedo Fabrizio così elegante, anche se indossa una t-shirt vecchia di anni e un paio di bermuda anonimi e blu.

La sua cucina per essere un uomo è incredibilmente spaziosa, non so dove trovi il tempo di cucinare ma è uno spazio vissuto e intimo, i colori sono scuri e caldi, rossicci e lineari nei giochi di righe sul muro, i mobili a contrasto sono tutti di legno chiaro, nell’isola centrale siamo appoggiati uno davanti all’altro, intravedo il suo profilo con l’ombra di una padella appesa mentre taglia i pomodorini e si annota cosa manca per la prossima spesa sulla lavagna nera.

“Quindi è in stato di fermo?”

“Sì, la sua situazione è piuttosto grave.”

“Cosa avete trovato nel furgoncino per poter effettuare l’arresto?”

Lui mi guarda perplesso, so bene che non può dirmi niente.

“Ti piace il peperoncino?”

“Molto. Allora?”

“Oggetti di Ylenia.”

“Quindi è lui, l’avete preso?”

“Dobbiamo ancora eseguire l’analisi del suo DNA, interrogarlo e capire dove sono Ylenia e Marika. Ti ringrazio, tutto questo senza di te non sarebbe stato possibile.”

“Suona molto come un non ho più bisogno di te.

Mi chiedo se è così che deve finire, con me e lui a dirci arrivederci a piedi nudi tra i fornelli di una cucina.

“Non voglio coinvolgerti più del dovuto, ho visto quanto stavi male là dentro. E poi, non hai qualcuno che ti aspetta a casa?”

“Non più.”

“Perciò, se io adesso faccio questo…”

Le sue mani sporche dell’acqua dei pomodorini fanno rosse le mie guance, io avvampo ancora di più mentre lo bacio, mentre proprio non mi trattengo più e gli tolgo la maglietta, l’isola di marmo ci trova accavallati e uniti dentro un bacio che va oltre la bocca e prende tutto il nostro corpo, ormai unico, attraverso minuti lunghissimi e tanto aspettati.

Dobbiamo riprendere fiato e ci stacchiamo come di nuovo coerenti della realtà, i nostri petti nudi uno specchio diverso della nudità dell’altro mentre ci guardiamo e sappiamo che non è così che deve finire.

Ottobre 2016

Bergamo

Ci siamo guardati mentre eravamo quasi nudi e muti ci siamo promessi di non andare oltre quel nostro impeto, adesso che la sera è passata e lei è fra le mie braccia, mi chiedo quale sia dentro questa mattina la sua idea di noi.

Debiase mi chiama al cellulare, io con gli occhi fissi sul soffitto riprendo fiato dopo averlo lasciato in sospeso da quel suo bacio vanigliato, sono stato uno stupido, incapace nel gestire le mie emozioni, nel coinvolgerla ancora una volta quel troppo che so, non potrà lasciarla intatta.

“Stai arrivando?”

“Tra venti minuti sono lì.”

A Beatrice non ho detto niente, quel ragazzo ha un garage di proprietà ed è lì che sto andando, un posto isolato ideale per nasconderci qualcuno, magari Ylenia, magari viva, perché è quella la speranza, è così che deve finire.

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Il letto sa ancora di lui, anche se lui non c’è.

Le promesse della sera si mischiano alle sensazioni della mattina, sono stata una ragazzina, incapace nel gestire le mie emozioni, nel coinvolgerlo prima ancora di sapere cosa entrambi proviamo.

Il cellulare suona, spero sia lui, ma il nome è quello di Giacomo.

“Sono a Bergamo. Possiamo vederci?”

Guardo la t-shirt di Fabrizio accanto a me, chiedendomi se è proprio così che deve finire.

Dicembre 2016

Lucca

Adesso lui mi guarda, è identico a come me lo ricordavo, sta per farmi quello che non mi ha fatto 10 anni fa in comunità, mi mette la mano sulla coscia e mi chiedo, è così che deve finire? 

Serie: Fino all'ultima paura
  • Episodio 1: Sentimenti negati 
  • Episodio 2: La paura del passato 
  • Episodio 3: Operazione cena fuori al via 
  • Episodio 4: La tormentata decisione 
  • Episodio 5: Il dolore di essere persone nuove
  • Episodio 6: La condizione dei ricordi
  • Episodio 7: L’amore è quello che facevo
  • Episodio 8: L’intromissione delle domande 
  • Episodio 9: Il male è alla luce del sole 
  • Episodio 10: Armi invisibili
  • Episodio 11: Resistere per non soffrire 
  • Episodio 12: È così che deve finire  
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      D’accordo, sono disorientata. La terza voce, quella di Lucca, è apparsa dal nulla come un fulmine a ciel sereno. Per fortuna ho già a disposizione la seconda serie 🙂

    2. Marta Borroni Post author

      @tiziano_pitisci Già quando ho iniziato a scriverla, sapevo più o meno tutto quello che volevo raccontare, la sto tirando lunga, è un rischio farsi seguire così tanto tempo su una piattaforma, ma è necessario affinché la storia sia verosimile nell’arco di tempo minimo che sto svolgendo, dunque come i migliori tremendi sceneggiatori che si rispettano non potevo certo chiudere questa stagione in modo risolutivo, siamo quasi peggio che al punto di partenza, da qui comincerà la discesa folle per assemblare ogni aspetto e non sarà facile, ma credo che la seconda stagione sarà molto più bella della prima o almeno lo spero 😀

    3. Tiziano Pitisci

      Siamo finalmente arrivati al finale di stagione, con una serie di ganci per la stagione successiva (cosí peró non vale) e hai saputo sapientemente dosare ogni ingrediente. Tanti i nodi ancora irrisolti: la relazione tra Beatrice e Fabrizio, le sorti di Ylenia, la presenza di Giacomo…urge seconda stagione, bravissima Marta!!! 🙂