Fine dei giochi

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)

Kathrin ha detto troppo. John comincia a studiarla. È sempre più pallida e magra. Kathrin sente l’urgenza di rimediare all’errore. «Penso che mia madre non avrebbe sopportato nemmeno vedermi qui per rimettermi in forze. Forse ha avuto paura che le tornassero in mente certi ricordi su Christian».

«Sì, ha senso». Nel sentire ciò Kathrin vorrebbe sospira sollevata. «Promettimi che non ti arrabbierai per quel che ti sto per dire».

«Non lo farò».

«Bene. Riesco a capire i motivi di tua madre… ma secondo me non dovrebbe comportarsi così, preoccupandosi solo per sé stessa». Aspetta in silenzio l’effetto che le sue parole hanno su Kathrin.

«Io… non so che pensare, John. Fino a pochi minuti fa avevo la tua stessa opinione. Ora non so, davvero. Forse… forse è solo colpa mia».

«Cosa dici? Non è vero». Lei alza le spalle, con indifferenza. «Guardami», le ordina John, «non è stata una tua scelta. Non darti colpe che non hai».

Kathrin lascia che i loro sguardi si intreccino, completamente persa nelle sue parole. Lo sa? Per un attimo il dubbio si impossessa di lei. Come fa a sapere? Non gli ha mai detto niente. Ci riflette su e capisce che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ѐ solo che su di lei tutto questo ha un effetto più forte sapendo la verità. Abbozza un debole sorriso e si avvicina il più possibile a John, chinando la testa per appoggiarla sulla sua spalla.

«Ora mi racconti di tuo padre?», domanda a bassa voce, dopo un breve silenzio. Così John inizia a spiegare da dove derivi il risentimento nei confronti di Richard, cosa è successo alla madre, il ruolo che hanno avuto la signora Collins e Tom nella sua vita. Infine arriva a raccontarle della prima vera intromissione da parte di Richard e di come si sia fatto ingannare.

«Ora capisco meglio», dice Kathrin, pensando fra sé. «Deve essere stata dura per te all’inizio, lavorare da Mrs. Brown».

«Lo odiavo quel posto… e poi è saltata fuori quella vecchia irritante», ridacchia, facendo ridere Kathrin. «Fortuna che poi ho conosciuto te», ammicca.

Kathrin inclina la testa, ancora posata sulla spalla di John, quando basta per uno scambio di occhiate e sorrisi. 

«Non l’hai… capito, John?», chiede infine lei, dopo aver concluso una serie di ragionamenti su quanto gli ha detto.

«Cosa?».

«Tuo padre. L’ha fatto per te, perché ti vuole bene».

«No, non è per questo. È solo interesse per il lavoro che c’è da fare alla fattoria, nient’altro».

«Secondo me ti sbagli. Dopotutto tu sei qui, vivo».

John capisce chiaramente a cosa sta alludendo. Ad esempio, adesso lui non sa se Tom lo è ancora. Non è arrivata nessuna notizia. C’è il dubbio e lo stesso potrebbe valere per lui se fosse partito con l’amico.

«Sì, sono qui… ma non è giusto».

Kathrin potrebbe aiutarlo a partire. Però John è troppo prezioso e sarebbe un gesto da incoscienti scegliere questo. Partirebbe prima del previsto. Un gesto tanto da incoscienti quanto da egoisti. Ma è essere egoisti voler proteggere con dei sotterfugi la persona a cui si vuole bene? 

***

Il cielo è quasi completamente scuro quando raggiungono la casa di cura ai piedi della collina su cui si trova. Per le sue assi verniciate di bianco spicca nell’oscurità. Dalle finestre della sala da pranzo trapassa la luce calda delle lampade. Kathrin si chiede se la stanno cercando, se Ben è riuscito a mentire alla signora Brown.

«Forse questa è l’ultima volta che potrò uscire», mormora amareggiata, persa nei suoi pensieri.

«Devi avere fiducia in Ben. Se è già tornato, ti starà aspettando fuori», le dice John, infilando le mani in tasca. Quest’oggi Kathrin gli ha raccontato tutto riguardo il modo in cui è uscita. Lei appoggia una mano al collo muscolo di Tyson, alla sua destra, per accarezzarlo. Ha deciso di smontare un po’ di tempo fa, in modo da restare al fianco di John.

«Spero solo che questo non gli costi un raffreddore», sorride mesta.

«Uscirai ancora, Kat. Non possono rinchiuderti».

«Lo spero davvero».

«Se succedesse, ti farei fuggire», ammicca, strappandole un sorriso lievemente divertito. Si fermano prima di poter essere visti da chi potrebbe affacciarsi ad un finestra. «Non sai cosa darei per poter trascorrere un’altra giornata così, con te».

«Allora ti prego di farlo davvero in caso, perché lo stesso vale per me». Le loro mani si incontrano timorose, le dita si stringono tra di loro con delicatezza. Fanno un passo per avvicinarsi, trovandosi l’uno di fronte all’altra. 

«Kat», sussurra John, alzando le loro mani per accarezzarle il profilo del viso. «Sono davvero contento di averti conosciuta».

«Per una volta potresti anche provare a non rubarmi le parole di bocca», dice lei in un sussurro e i visi di entrambi sussultano, divertiti. Poi accade qualcosa di inspiegabile se non lo si prova in prima persona. Come se l’intero mondo si fosse zittito, come se tutto si fosse fermato, ad un tratto è come se ci fossero solamente loro due. Non esiste nient’altro. Rimangono per degli istanti interminabili a fissarsi negli occhi. Poi, un fiotto di calore scioglie la sorpresa, rivelando l’emozione. Occhi negli occhi, lentamente, col respiro trattenuto, i loro volti si avvicinano, fino a che le fronti non si sfiorano. Le palpebre di entrambi si socchiudono e le loro labbra si stanno per sfiorare, quando dei fari li colpiscono con il loro fascio di luce. John afferra prontamente Kathrin per un braccio e la trascina via dalla strada. È un’auto, quella della signora Brown. Ma non è lei al volante. È stato Ben a prenderla questa mattina, per andare in città. Prima che si accosti per far salire Kathrin, John si avvicina alla ragazza quel che basta per baciarle la guancia con delicatezza. Una volta arrivato, Ben apre la portiera a Kathrin e senza scendere saluta John, con voce un po’ tesa. Non vede l’ora che la giornata finisca. Kathrin rivolge a John un’ultima volta lo sguardo, con un sorriso a distenderle le labbra. Lui le risponde con un cenno del capo. Durante il tragitto chiede qualche informazione a Ben su cosa abbia fatto, giusto per riuscire a costruirsi un alibi. 

«Signorina, la sua giornata com’è stata?».

«Davvero incredibile, Ben. Non mi sono mai sentita così bene». Nel dirlo sospira, felice. «Non saprò mai come ringraziarti».

«Mi ha concesso un giorno libero. Questo può bastare». Sul suo volto spunta il classico sorriso con le increspature delle rughe. «Prima però, le voglio dare una cosa». Parcheggia l’auto e la spegne. Kathrin corruga la fronte finché Ben recupera una strana valigetta in pelle che però le è alquanto familiare. Quando la vede chiaramente tra le sue mani, le manca il respiro.

«Oh Cielo, Ben, non ci credo!», dice con un gridolino finché la apre. E sotto i suoi occhi si ritrova un violino nuovo, con un archetto. È passato così tanto tempo dall’ultima volta che ha suonato.

«Non avresti dovuto! Quanto ti sarà costato… devo assolutamente restituirti il denaro», protesta frenetica, ancora incredula.

«No, è un regalo, se mi pagherà mi farà star male. È anche una scusa, per testimoniare la sua uscita in città». Quando scendono Kathrin lo abbraccia forte e gli occhi le pizzicano per delle piccole lacrime. 

***

A cena Kathrin è abbastanza distratta, e se ripensa a cosa stava per succedere prima che arrivasse Ben, si sente scottare le guance. Scopre però che il prossimo sabato la signora Dunn compie gli anni e che vuole organizzare qualcosa alla sera. Li avverte solo che dovranno essere eleganti. Finito di cenare Kathrin viene accompagnata in camera da Bertha. Bertha sta preparando i letti di entrambe quando qualcuno bussa alla porta. Va subito ad aprire. Spalanca la porta solo dopo aver visto che si tratta della signora Brown.

«Posso esserle utile?».

«Potresti lasciarmi parlare qualche momento in privato con miss Wilson?». 

Bertha china il capo, poi esce in silenzio. L’anziana chiude la porta con cura, poi si volta a guardare la ragazza con occhi freddi. 

«Finalmente riesco a parlarle, signorina. La sua partenza di oggi è stata molto improvvisa. Non ha nemmeno fatto colazione», osserva, avvicinandosi lentamente.

«Io e Ben abbiamo mangiato in città, appena arrivati», risponde pronta.

C’è qualche attimo di silenzio, in cui l’infermiera fa un respiro profondo, poi prosegue: «Questa mattina presto ho trovato sul suo tavolo un biglietto per informarmi della vostra uscita improvvisa insieme al vostro maggiordomo. Mi ha fatto molto piacere che ve ne siate ricordata».

«Prego», risponde Kathrin, insicura. 

Finché la signora Brown continua a camminare in tondo, lentamente, davanti ai due letti, Kathrin rimane ferma immobile davanti alla porta del bagno, resistendo con molta fatica all’impulso di chiudersi dentro per sfuggirle.

«Vede, oggi è venuto qui il dottore. Mi sono accorta che avevo assolutamente bisogno di rifornirmi di garze e alcuni medicinali, così quando è tornato in città si è offerto di darmi un passaggio visto che l’automobile l’aveva presa lei». Un brivido corre lungo la schiena di Kathrin e i muscoli si paralizzano.

«Sono rimasta alla cittadina per quasi tutto il pomeriggio ed ero convinta che l’avrei incontrata insieme a Ben. Ebbene, ho visto solamente lui. Di lei non c’era traccia».

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)
  • Episodio 1: Per Tom, per i Collins
  • Episodio 2: La prima uscita
  • Episodio 3: Conoscersi meglio
  • Episodio 4: Indesiderato
  • Episodio 5: Riflessioni 
  • Episodio 6: Crescente sospetto
  • Episodio 7: Un unico obiettivo
  • Episodio 8: Sgattaiolare via
  • Episodio 9: Christian Wilson
  • Episodio 10: Fine dei giochi
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    Discussioni

    1. A dire il vero mi è dispiaciuto un po’, che Kat e John si siano lasciati senza un vero bacio, ma d’altronde lo sospettavo… Comunque, una bella fine stagione. Allora arrivederci, Linda. Ah, ti svelo una sorpresa: finalmente anche io pubblicherò una serie. Shhhh Ti aspetto.

      1. Ciao Ivan! Eh, è andata così, ma posso dirti che il “bello” deve ancora venire! 😉 Grazie mille, tra poco inserisco l’inizio della terza stagione.
        Sarò davvero curiosa di venir a leggere! In bocca al lupo con l’inizio allora 😀
        Un caro saluto!

      1. Ciao Kenji! Grazie, son contenta che continui a trovarla bella