
Francesca
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Una sbronza colossale
- Episodio 3: Eva
- Episodio 4: Un Natale di merda
- Episodio 5: Telefono erotico
- Episodio 6: La sconosciuta
- Episodio 7: Il dolore
- Episodio 8: Melania
- Episodio 9: La donna della domenica
- Episodio 10: Irina
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Scrittura creativa
- Episodio 3: L’assenza
- Episodio 4: Il mistero della penna di Flaiano
- Episodio 5: Il ritorno alla strada
- Episodio 6: Florentina
- Episodio 7: Andrea
- Episodio 8: La ragazza del killer
- Episodio 9: Sull’autobus di notte
- Episodio 10: Eugenia
- Episodio 1: A Casa di Loredana
- Episodio 2: Teresa
- Episodio 3: Gineceo
- Episodio 4: Addio
- Episodio 5: Denise
- Episodio 6: Ninna nanna malfamata
- Episodio 7: OF
- Episodio 8: I gemelli Murphy e il fantasma di Joyce
- Episodio 9: Il vino triste prima parte
- Episodio 10: Il vino triste seconda parte
- Episodio 1: Liturgia del desiderio – Parte prima
- Episodio 2: Liturgia del desiderio – Parte seconda
- Episodio 3: Non è successo
- Episodio 4: B-Movie
- Episodio 5: Francesca
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Sono nel bel mezzo di un capitolo. Le parole scorrono finalmente, dopo giorni di blocco. Il flusso è vivo, lucido, quasi violento, e io ci galleggio sopra come un rabdomante in trance.
Poi squilla il telefono.
Lo ignoro una prima volta, sperando che smetta. Ma squilla di nuovo. So che non posso più rimandare.
Con uno sbuffo irritato, prendo il cellulare.
«Malaparte» grugnisco.
«Signor Malaparte, sono Francesca, la maestra di Andrea. La signora Silvia ha avuto un contrattempo. Lei è il contatto di emergenza… può passare a prenderlo?»
Sospiro. Interrompere la scrittura è come staccarsi da un sogno a metà: fa male, lascia il vuoto. E dover fare da babysitter non era certo nei piani. Ma Silvia ha lasciato il mio numero per un motivo. Andrea non può restare lì da solo.
«Arrivo» rispondo, chiudendo la chiamata con un colpo secco.
Esco con la giacca a malapena sulle spalle, ancora impastato di storie e frasi non scritte. Quando arrivo a scuola, Andrea è seduto sui gradini all’ingresso, il viso abbattuto, le spalle curve. Accanto a lui c’è una giovane donna. Presumo sia la sua insegnante.
Non l’ho mai vista prima. Mi colpisce subito: giovane, bionda, occhi vivaci e un sorriso troppo largo per essere solo educazione. Capisco immediatamente dove vuole andare a parare.
«Grazie per essere venuto» dice, la voce dolce come zucchero filato. «Non volevo disturbarla.»
C’è qualcosa nel suo sguardo. Non è solo cortesia professionale. È un invito, sottile ma inequivocabile.
«Devo dire che ho letto il suo libro» aggiunge, con un tono che finge timidezza. «È… davvero crudo e autentico. Non vedo l’ora di leggere il seguito.»
Sorrido tra me e me. Lo conosco bene, quello sguardo. È sempre lo stesso gioco.
«Grazie» rispondo, con un tono neutro, forse un po’ distaccato. Ma dentro, so esattamente cosa sta succedendo.
La maestra ride. Una risata leggera, quasi studiata. Poi si avvicina di un passo e mi porge un bigliettino con disinvoltura.
«Nel caso volesse parlare di scrittura… o altro. Mi faccia sapere.»
Prendo il biglietto e lo infilo nella tasca, senza affrettarmi. Andrea osserva la scena con la curiosità di chi non capisce tutto, ma intuisce qualcosa. Gli prendo la mano e ci avviamo verso casa.
A metà strada, rompe il silenzio:
«Zio Rocco, la maestra Francesca ti ha dato un biglietto?»
Sorrido.
«Sì, piccolo. Ma è solo per parlare di scrittura.»
Non sembra del tutto convinto, ma non insiste.
Quando torniamo a casa, Loredana ci accoglie in salotto. Andrea corre verso di lei come se fosse la salvezza.
«Zia Loredana! Zio Rocco ha parlato con la maestra e lei gli ha dato un biglietto!» esclama, con l’entusiasmo disarmante dei bambini.
Loredana mi lancia uno sguardo che conosco fin troppo bene. Non dice nulla, ma i suoi occhi parlano chiaro: tra noi c’è una conversazione in sospeso.
Il silenzio che cala è spesso, teso. Andrea si rifugia davanti alla TV. Io so già che per stasera andrò in bianco.
Dopo cena, Silvia passa a prendere Andrea. Appena la porta si chiude alle sue spalle, mi preparo al peggio.
Ma non succede nulla.
Loredana si limita a sedersi sul divano, muta. Aspetto un’esplosione, un sarcasmo velenoso, una frecciatina.
Niente.
Poi si alza. Va in camera da letto.
Resto lì, indeciso: seguirla o lasciarla sbollire?
Ma poco dopo, torna.
Quello che vedo mi lascia senza fiato.
Camicia bianca aderente, cravatta sottile, minigonna. Nelle mani, un righello di legno che batte piano sul palmo.
«Allora, Malaparte» dice con voce autoritaria e un sorriso storto. «Oggi sei stato un monello, eh? Mi sa che meriti una punizione.»
Resto muto. Poi mi lascio trascinare nel gioco.
«No, signora maestra… non mi punisca» supplico, con finto pentimento.
Lei alza una mano, mi zittisce. Poi solleva la gonna, lentamente. Sotto, niente. Solo pelle.
«Se vuoi essere perdonato, sai cosa devi fare.»
Mi inginocchio, senza esitare. So dove ci condurrà tutto questo. E non ho alcuna intenzione di resistere.
Più tardi, stesi nel letto, esausti e soddisfatti, Loredana ha la testa sul mio petto. Mi accarezza con pigrizia, il respiro ancora caldo.
«Sai», dice, «stavo pensando… potresti invitare la maestrina a cena da noi domani sera. Che ne pensi?»
Un sorriso lento mi si allarga sulle labbra.
«Vedremo» rispondo. «Vedremo.»
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: Liturgia del desiderio – Parte prima
- Episodio 2: Liturgia del desiderio – Parte seconda
- Episodio 3: Non è successo
- Episodio 4: B-Movie
- Episodio 5: Francesca
Caspita, bello diretto! Ogni volta che leggo una tua storia rimango per qualche secondo perplessa. Bravo. Forse te lo già scritto, hai uno stile che ti caratterizza, complimenti! …Scrivi tantissimo faccio fatica a starti dietro
Grazie. Scrivo molto è vero, anche se negli ultimi tempi ho rallentato la pubblicazione su EO.
Sono contento che ti sia piaciuto.
A presto
Sei entrato nel racconto, forte! 😅 Non me l’aspettavo. Idea interessante.
Sono quasi sempre nei racconti. In alcuni sono il protagonista, in altri solo il narratore. Rocco Malaparte è un personaggio che ho creato un anno fa e siccome il suono mi piaceva ho deciso di usarlo come pseudonimo.
Pensavo fosse il tuo vero nome!
No. Le storie che scrivo sono spesso tratte dalla realtà che mi circonda e non voglio che le persone a cui mi sono ispirato ci si ritrovino dentro.