giVaffa… e la volgarità

Serie: RACCONTI DA QUARANTENA - SECONDA PARTE


In un paese vicino vicino, e in un tempo non troppo lontano, viveva una fastidiosa, volgare ed ignorante giraffa. Le sue caratteristiche erano la rabbia, l’invidia sociale, la frustrazione, la poca intelligenza e il pochissimo, se non inesistente rispetto.

Prima vennero la rabbia e le frustrazione:

non si capisce ancora oggi da dove nacque la scintilla da cui scaturì quella sensazione potente ed incontrollabile; non era successo nulla nella vita della giraffa tanto forte da giustificare quella collera. Aveva abbastanza soldi. Godeva persino di un discreto pubblico. Aveva avuto successo.

Ville abusive in zone balneari, stipendio con qualche zero di troppo e tanta arroganza.

Quando iniziò il declino della sua miserrima figura da pascolatore di capre , ecco che arrivò la frustrazione. Gli altri, quelli capaci, avevano ruoli importanti, di responsabilità, di potere! Perché lei no? Perché lei doveva affrontare il declino senza godere, almeno per un po’, di ulteriore fama e gloria?

Non era capace, e lo sapeva. Si sentiva avvilita, demoralizzata, affranta. Il terreno ideale per far nascere un odioso, scenario umano.

Così pensò di cavalcare l’invidia sociale che governava l’animo dei suoi seguaci animali insoddisfatti. Destinati ad arrivare sempre dopo gli altri, quelli bravi e competenti che riuscivano perfino a lavorare fuori confine, date le loro preziose qualità bramate nel mondo intero. Nel terreno dove rabbia e insoddisfazione stavano germinando beffarde, la giraffa dal cuore cupo ed egoista, guidò una rivolta , una sommossa, una (pessima) rivoluzione volgare contro gli altri animali.

E per battere il leone, re indiscusso della savana, usò l’ignoranza. Cavalcò per mesi e mesi le paure dei suoi seguaci, le loro fragili menti e il loro esiguo intelletto, l’insufficiente conoscenza e le loro anime ormai corrotte dall’odio, dall’invidia e dall’ira.

Non contenta però, perché fortunatamente nel mondo ancora vinceva ancora la meritocrazia sui favori, la cultura sull’ignoranza, la fiducia sullo sconforto, le capacità sull’inutilità, la politica sugli slogan, la condivisone sul nazionalismo. Il positivo sul negativo.

Poi, la perfida giraffa decise di usare la volgarità. E da quando si tramutò in givaffa, l’essere più spregevole e disumano del mondo, l’animale capace solo di dire no, di scontrarsi con tutti e di portare la rozzezza persino all’interno della conoscenza, vinse.

Ora givaffa se la gode, la situazione. Tutti ormai fanno come lei, e nel mondo animale è il caos.

A noi, cari lettori, il compito di riportare nel mondo le qualità perdute. Il merito, la conoscenza, la cultura, la fiducia, il buonsenso, la condivisione, la fratellanza. E l’amore.

E tu ci stai?

Serie: RACCONTI DA QUARANTENA - SECONDA PARTE


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