Il barone Von Cruiff convola a nozze

Serie: Il barone Von Cruiff


Era una normale notte estiva, ma stranamente nel castello Von Cruiff vi era gran fermento. Il barone si era svegliato di buon ora e dopo essersi fatto la barba, con qualche difficoltà, si era diretto davanti all’armadio e mettendosi a braccia conserte, cominciò a osservare il suo guardaroba per scegliere cosa mettersi. Intanto che Van se la prendeva comoda, i suoi servitori correvano avanti e indietro per tutto il castello cercando di fare in modo che tutto fosse perfetto; infatti, quel giorno, dopo secoli trascorsi in solitudine, il barone aveva deciso di convolare a nozze con la sua amata.

Finito di prepararsi, Van si affacciò alla porta e sorridente chiamò il ragnetto, che appena sentì la sua voce, si scapicollò da lui.

«Padrone, mi ha cercato?» chiese l’animaletto affacciandosi da dietro la porta.

«Sì, entra!»

«Posso davvero, signore?» insistette lui che, in un giorno così importante, non voleva farlo arrabbiare.

«Se te lo sto dicendo. Mi sembra ovvio, no?»

«La ringrazio signore!»

«E di cosa?» lo guardò stranito. «Ma che hai oggi?»

«Niente, perché?»

«Ti comporti in modo strano. Va beh, sarà solo una mia impressione.» Dopo di che, si avvicinò allo specchio e si aggiustò il farfallino, per poi girarsi verso il ragnetto. «Come sto?»

«Molto bene» e si diresse nuovamente alla porta. «Signore, se non ha altro da chiedermi, io andrei.»

«Ma dove vai? Vieni qua! Se ti ho chiamato, un motivo ci sarà, no?»

«Mi dica.»

«Che dici, starò facendo la cosa giusta? In fondo sono solo da così tanto tempo che ormai mi ero abituato.»

«Signore, capisco la sua paura e le sue perplessità ma è la cosa giusta da fare. Se non altro quest’anno passerà un Natale felice.»

«Di cosa stai parlando?»

«Parlo del fatto che anni fa, mentre io stavo banchettando allegramente con la mia famiglia, uscii dalla mia tana per sgranchirmi un po’ e vedendo la luce del camino acceso in sala da pranzo, pensai bene di venirle a fare gli auguri. Una volta lì, la vidi seduto a tavola a sorseggiare un bicchiere di sangue; mentre, con uno sguardo perso nel vuoto, sospirava ascoltando il baccano proveniente dalla mia tana.»

«Ma che stai dicendo?» urlò il barone imbarazzato.

«Signore, non neghi. Capisco che lei voglia nascondere le sue debolezze ma, ahimè, è la verità e lo sappiamo entrambi.»

«Se è come dici tu, allora perché non ti sei fatto vedere?»

«Perché in quel momento era molto fragile e non volevo disturbarla con cose così futili.»

«Quindi mi stai dicendo che eri dispiaciuto nel vedermi in quello stato e allo stesso tempo hai pensato che l’unica cosa che potevi fare era lasciarmi solo? Capisci che questo ragionamento non ha alcun senso?»

«Padrone, la compagnia di cui lei aveva bisogno non ero io.»

«Va beh, ho capito… La carrozza è pronta?»

«Sì, signore.»

«Bene, allora andiamo prima che si faccia tardi. Sai, non vorrei far aspettare la sposa», e gli accennò un sorriso.

In seguito i due uscirono dalla camera e si diressero alla stalla, dove ad aspettarli vi era una bellissima carrozza tutta nera e con le rifiniture in oro, trainata da sei purosangue neri con criniere così lunghe che per poco non toccavano terra. Il ragnetto, a quel punto, fece salire Van per poi andarsi a mettere al posto del cocchiere. Fatto ciò prese la frusta e, dopo averla fatta schioccare, si misero in viaggio verso la chiesa, dove si sarebbe tenuto il matrimonio ma, arrivati in una stradina buia, una figura sinistra si piazzò al centro della strada costringendoli a fermarsi.

«Chi siete?» chiese il ragnetto terrorizzato.

«Sono la guardia del re. Dove state andando?» disse il soldato con fare autoritario.

«In chiesa.»

«A quest’ora di notte?» ribatté il militare che, avvicinandosi alla carrozza, mostrò il suo aspetto da troll spaventando a tal punto i cavalli che si lanciarono in una folle corsa in mezzo al bosco.

«Che diavolo succede?» urlò il barone sballottato di qua e di là.

«Padrone, potrebbe aspettare? In questo momento sono un po’ impegnato», rispose lui che, grondante di sudore, cercava in ogni modo di far fermare i cavalli.

«Maledizione, ferma la carrozza!»

«Ci sto provando!»

«Brutto idiota, se non arriviamo in tempo in chiesa, me la pagherai molto cara!»

«Padrone, al momento questo è l’ultimo dei miei pensieri.»

«Cosa?» e furioso come non mai, spostò le tendine e si affacciò per vedere cosa stesse succedendo, ma appena mise la testa fuori dal finestrino un ramo gli sbatté sui denti mettendolo nuovamente a sedere.

«Signore, tutto bene?» chiese il servitore, avendo sentito uno strano rumore.

«Puh! Sì. Puh! Puh!» rispose sputacchiando qua e là le foglie che gli erano rimaste in bocca, per poi trasformarsi in pipistrello e uscendo dalla carrozza si andò a mettere in cassetta dove, tornando alla sua forma originaria, afferrò le redini e cominciò a tirare con tutta la forza che aveva in corpo fino a quando non riuscì a fermarla. Fatto ciò, si passò la mano sul volto e facendo un sospiro di sollievo, si girò verso il ragnetto per controllare come stesse e, vedendolo bianco come un cencio, cominciò a scrollarlo.

«Che cos’è successo?» chiese il povero animaletto che ancora non si era ripreso dal forte shock.

«Che per colpa tua ci siamo persi nel bel mezzo del bosco.»

«Per colpa mia?»

«Sì, e ti dirò di più: questa te la faccio pagare!»

«E cosa c’entro io? La colpa è di quel maledetto troll che ha fatto imbizzarrire i cavalli.»

«Sì, va beh, ne riparliamo dopo. Adesso la cosa più importante è capire dove ci troviamo», e cominciò a guardarsi intorno; quando a un tratto vide una flebile luce in lontananza. A quel punto afferrò il ragnetto per una zampa e lo trascinò dietro di sé.

«Signore, ma cosa fa? Dove mi sta portando?» urlò il piccolo essere mentre si dimenava nel disperato tentativo di liberarsi dalla morsa di Van.

«Shhh! Sta zitto e seguimi!» ribatté lui portandosi l’indice davanti alla bocca.

«Ehm, anche se non volessi, in questa situazione sarebbe al quanto difficile non crede?» obbiettò l’esserino facendogli notare che, trovandosi appeso come un salame, non poteva fare altro.

«Fai silenzio. Ormai dovremmo essere vicini.»

«Ma a cosa?»

Il barone non ebbe il tempo di rispondere, che appena spostò un ramo si trovarono nel bel mezzo di una cerimonia indiana, dove una bellissima ragazza dai capelli corvini si esibiva con una danza tribale intorno al fuoco; mentre il resto della tribù beveva uno strano intruglio e fumava.

«E voi chi siete?» chiese la giovane accorgendosi della loro presenza.

«Ehm, scusateci non volevamo disturbare il vostro… come dire… Ma che state facendo?»

«È un rituale di buon augurio per una nostra parente che presto convolerà a nozze. Dovrebbe essere anche lei presente, ma a quest’ora starà in chiesa e quindi…»

«Mi state forse dicendo che siete i parenti di Adriana?» chiese Van al quanto stupito.

«Sì, la conosce?»

«Direi proprio di sì. Sono il futuro sposo.»

«Cosa? Tu saresti il futuro marito di Adriana?»

«Proprio così.»

«E che ci fai qui? Non dovresti essere in chiesa?»

«C’è stato un piccolo imprevisto e adesso… come dire…»

«Ti sei perso?» lo interruppe lei.

«Sì.»

«Non ti preoccupare. Se è solo questo il problema, ho io la soluzione», e sorridendogli si portò le dita alla bocca e fece un fischio fortissimo che quasi stordì i presenti; dopo di che, dal nulla apparve un cavallo che le andò vicino e le strusciò il muso sul suo braccio. A quel punto lei gli fece una carezza e afferrando una ciocca della sua folta criniera lo accompagnò vicino al barone. Fatto ciò, aiutò Van a salirci sopra e, senza dargli troppe spiegazioni, diede una pacca fortissima sul fondoschiena dell’animale che partì come un proiettile; mentre il barone e il ragnetto, impauriti, non poterono far altro che urlare.

Arrivato davanti alla chiesa, il possente animale arrestò la sua corsa così che Van potesse scendere e, alla fine, dopo tante disavventure,anche per il povero vampiro giunse il momento del lieto fine.

E vissero tutti felici e contenti.

Toc! Toc! «Ehi, c’è nessuno?»

«Chi è?»

«Salve signor narratore, sono il ragnetto.»

«E che vuoi?»

«Mi scusi se la disturbo, non vorrei contraddirla, ma non crede che questo finale non si addica ai personaggi?»

«Queste sono cose che non ti riguardano.»

«Ma…»

«Comunque… Sentiamo: come dovrei terminare questo racconto?»

«Non lo so, ma di certo non possono “vivere” felici e contenti.»

«E che devo scrivere: morti e disperati?»

«Disperati no, però deve ammettere che a essere morti, so’ morti.»

«A parte il fatto che è solo il barone a essere un “morto vivente”, ma ti sembra il caso?»

«Beh…»

«Adesso basta, mi hai scocciato!»

«Ma signore…»

«Shhh!»

“…dopo tante disavventure, finalmente poté coronare il suo sogno d’amore sotto gli occhi commossi del suo fedele servitore.”

«Così va bene?»

«Ottimo!»

«E grazie.»

«Prego.»

«Ma va a quel paese!»

«Quale?»

«Uffa!» “Stump!”

«Ma perché se n’è andato sbattendo la porta? Va beh, allora chiudo io. Ciao gente!»

Serie: Il barone Von Cruiff


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Discussioni

    1. Ciao, Cristina
      Mi fa piacere che ti sia piaciuto e spero di continuare ad allietarti, durante i tuoi attimi di pausa, con il mio lavoro.
      Per quanto riguarda la tua domanda: in realtà sono più di due Lab. La storia è stata strutturata proprio per riportare al suo interno più fattori possibile. Ovviamente ci sono alcuni Lab che spiccano di più. ☺

  1. Ciao Antonio, finalmente il Barone è convolato a nozze! Si intuiva che fra ragnetto e il suo padrone ci fosse un rapporto di profondo affetto, in questo episodio hai messo il luce l’aspetto più tenero del loro legame. Ho solo una curiosità. Adesso che il Barone è sposato, Ragnetto si divertirà a fare dispetti al Narratore?

    1. Ciao Micol,
      Innanzitutto ti voglio ringraziare per le belle parole che hai sempre verso di me e verso il mio lavoro.
      Per quanto riguarda la tua domanda posso dirti solo che non ne ho la minima idea, però, penso che anche se il barone si è sposato, sarà sempre lui la “vittima” della situazione. In fondo non si può separare una coppia comica, non credi? 🙂 Ma ti prometto che ci penserò.

  2. “«Quindi mi stai dicendo che eri dispiaciuto nel vedermi in quello stato e allo stesso tempo hai pensato che l’unica cosa che potevi fare era lasciarmi solo? Capisci che questo ragionamento non ha alcun senso?»”
    ❤️ Ha perfettamente, senso