Il Club del cinema

Se qualcuno mi domandasse come mai vado al cinema Giulio Cesare pur sapendo che non molto lontano c’è un multisala, gli risponderei: “per lo stesso motivo per cui molte persone fanno ancora la spesa nei piccoli generi alimentari”. Ma il vero motivo, però, è un altro, e non ha niente a che fare con la scelta o la comodità: è che mi permette di fare un certo giochino vietatissimo, una cosa da arresto.

Le istruzioni della mia analista a riguardo furono perentorie. «Lei deve infrangere le regole. Trasgredisca! Faccia qualcosa di sbagliato, qualcosa che non si può fare, qualcosa che le dia un brivido. Ah, mi raccomando però, non si faccia arrestare, altrimenti dovrò redigere un certificato di semi infermità mentale per farla uscire, ma si dà il caso che ho un problema con la stampante e quindi potrebbero volerci giorni, forse settimane. Insomma, non si faccia scoprire.»

«Dottoressa, ma ne è proprio sicura?» domandai sprofondando lentamente nella poltrona.

«Romualdo» disse tamburellando con una penna «mi ricorda qual è stata l’esperienza più trasgressiva della sua vita?»

«Ehm…quella volta in cui in Via Rizzo pagai il parcheggio fino alle 18:50 pur sapendo che l’orario era fino alle 19:00.»

«E la seconda cosa più trasgressiva?»

«Quella volta in cui al supermercato finsi di non avere due centesimi e il conto mi fu arrotondato per difetto.»

La dottoressa sfilò gli occhiali e si massaggiò la fronte, lentamente. «Non osi tornare qui se non ha trasgredito. Per questa settimana è tutto.»

E va bene, va bene: mi misi in gioco. Ma non senza aver prima studiato il piano nei minimi dettagli. Venne fuori che quello che avevo in mente si poteva fare al cinema Giulio Cesare, vista la carenza di personale. Dovevo solo mantenere la calma e tutto sarebbe andato liscio come l’olio. I nervi però…non dovevo farmi tradire dai nervi e questa era la parte più difficile, ma potevo farcela, dovevo farcela.

Il film cominciò, era “Cuori incollati con lo sputo” di Antonio Anticoli. Lo guardai per venti minuti senza prestare attenzione ad una sola parola e poi mi alzai fingendo di andare in bagno. Rimasi nella toilet a fissarmi allo specchio mentre un alone si faceva largo all’altezza delle ascelle e un rivolo di sudore scendeva dalla fronte finendomi negli occhi.

«Ok, si va in scena,» dissi auto motivandomi «dimostriamo a quella frigidona di una strizzacervelli cosa sappiamo fare.»

Uscii dal bagno, percorsi il corridoio, arrivai in prossimità della porta di ingresso e invece di entrare nella “mia” sala, entrai nella Sala 2, dove stavano proiettando un film sugli Avengers. Una scarica di adrenalina mi pervase il corpo: non avevo mai violato un protocollo così rigido in vita mia: entrare in un’altra sala! Dopo pochi passi ebbi la netta sensazione che tutti, ma proprio tutti, inclusi Thor e un semi dio di minore importanza, mi stessero fissando – d’altronde la mia aria colpevole non lasciava spazio a dubbi, ma nel caso mi avessero chiesto spiegazioni mi sarei appellato alla clemenza della mascherina. Fortunatamente andò tutto per il meglio.

Quando la settimana successiva lo raccontai, la dottoressa si sperticò in lodi. Però, però, però…c’era poco da adagiarsi: l’esperimento doveva andare avanti e diventare un’abitudine settimanale, con livelli di trasgressione sempre più elevati. E allora cominciai a vedere un film intero, dall’inizio alla fine, per poi restare in sala e riguardarmelo; o ancora guardavo tutto il film, aspettavo l’inizio della proiezione successiva e solo allora mi intrufolavo nella Sala 2; e per finire raggiunsi l’apice guardando tre film in sequenza con un solo biglietto. Mi bastava entrare con disinvoltura, sedermi in fondo per godermi lo spettacolo e il gioco era fatto. Mi sentivo come un fuorilegge, ero finalmente padrone della mia vita e un giorno, al culmine della mia esistenza da Lupin, uscii dalla Sala 1, entrai in Sala 2, e tornai in Sala 1. Ero pervaso da un delirio di onnipotenza, mai nessuno aveva osato così tanto, mai nessuno era riuscito a farsi beffe del sistema in modo così plateale e sistematico. Su di me avrebbero girato un film o scritto un libro o addirittura un LibriCK!

Smisi di soffrire di insonnia, niente più attacchi di panico, ma soprattutto presi il mio primo volo aereo: Fiumicino-Malpensa in classe economy, poi andai in stazione per tornare con Italo: non volevo forzare troppo la mano.

Un venerdì pomeriggio decisi che era arrivato il momento di cambiare aria e provare a prendermi gioco di quelli del cinema Eden -che solitamente ha una programmazione niente male fatta eccezione per alcuni pretenziosi filmetti francesi. Il cuore mi batteva all’impazzata: se fossi riuscito a violare le regole dell’Eden chissà di cos’altro ero capace. Mi sentivo a un passo dalla “no limits zone”, stavano per aprirsi orizzonti sconfinati per me, sarei riuscito perfino a superare l’ornitofobia e chissà, un giorno, avrei anche potuto guidare la macchina come fanno tutti.

Come al solito, per calmarmi decisi di darmi un piano preciso: ore 19:30, ingresso in Sala 1 per vedere “Proviamo con il tango” del regista polacco Wajdanski; ore 19:50, uscita in bagno e successivo ingresso in Sala 2 dove davano “Tutti a bordo”, film di denuncia con Luca Sparelli, sovvenzionato dal ministero dei beni culturali – come quasi tutti i film italiani, d’altronde, e quando non paga il ministero ci pensa Rai Cinema. Verrebbe da chiedersi: ma se il film viene pagato con le tasse o con il canone RAI, perché pagare anche il biglietto? Cioè: quante volte lo devo pagare questo film, considerando anche il contributo delle persone che non hanno alcuna intenzione di vederlo? – Mentre sgranocchiavo dei popcorn ultra salati, le mie riflessioni polemiche vennero interrotte da una telefonata: era mia madre, la mia onorevole e venerabilissima madre a cui non potevo non rispondere; pena: la messa in castigo. Purtroppo però una super intollerante ragazza bionda alle mie spalle mi chiese con una certa arroganza di fare silenzio – come se quel lento polpettone fosse interessante – e mi affrettai a chiudere: non era certo il momento di dare nell’occhio.

Andai in bagno, mi lavai le mani come da programma e mentre le asciugavo meticolosamente la porta si spalancó facendomi trasalire.

«Hai dimenticato questi» disse la ragazza bionda porgendomi i popcorn. «Se continui a lasciare tutte queste tracce ci farai scoprire tutti, prima o poi. A proposito, se stai pensando di andare in Sala 1, scordatelo: stiamo per andarci in tre, rischiamo di essere troppi. Tira fuori un po’ di coraggio e vai in Sala 3.

«Non so di cosa sta parlando» provai a balbettare. «E comunque questo è il bagno dei maschi.»

Lei mi porse un biglietto. «Chiamami, vediamo di risolvere questo problema.»

Scappai dal cinema, al diavolo tutto! Stava diventando troppo per me, e poi avevo anche un soffio al cuore – non diagnosticato ma ovviamente ce l’avevo.

Seguirono giorni di inferno.

«Dottoressa, è tornata l’insonnia. E in ufficio tutti parlano di me, stanno tramando qualcosa, me lo sento. Mormorano, bisbigliano, ridono di me. Li odio tutti.»

La dottoressa fece una lunga pausa, poi ruppe il silenzio. «Romualdo, credo sia arrivato il momento di considerare una terapia farmacologica.»

Quella sera mia madre preparò una cena a base di pastina. Prima di intimarmi di finirla tutta mi chiese se gradivo anche del formaggino. Ingoiai con riluttanza fino all’ultima brodosa cucchiaiata, poi ringraziai per il pasto e andai nella mia cameretta per chiamare la ragazza bionda.

«Fatemi capire chi siete» dissi con voce tremante.

«Fai troppe domande. Sto per inviarti un indirizzo. Vieni alle 22:00 in punto, sulla destra c’è un box auto. Bussa e assicurati di non essere seguito.»

Obbedii.

Quel mini garage non giovava di certo alla mia claustrofobia, ma fui sollevato nel vedere altri cinque casi clinici, messi – se è possibile – peggio di me. Mi fu spiegato che stavano facendo progressi enormi da quando trasgredivano le regole delle sale cinematografiche.

La ragazza bionda ci mise tutti in riga, mi diede ufficialmente il benvenuto e poi pronunciò una specie di decalogo a cui bisognava attenersi scrupolosamente: «Prima regola del Club del Cinema: non parlare mai del Club del Cinema. Seconda regola del Club del Cinema: non dovete parlare mai del Club del Cinema.»

Avevo finalmente trovato il mio posto e da quel giorno smisi di andare dall’analista.

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Discussioni

    1. Caro Alberto, dici bene: nome che si presta a complessi, non a caso ho attinto dalla realtà, ispirandomi ad un uomo a cui un nome improbabile ha regalato in destino crudele. Grazie per la lettura!

  1. Ci sarà un episodio 2 in cui Romualdo smette di tornare dalla mamma? E un episodio 3 in cui la mamma e l’analista cominciano a convivere? E via dicendo. È troppo gratificante per finire qui.

    1. Francesca scusami ma mi era sfuggita la notifica, leggo solo ora il tuo commento. Felice che il racconto ti sia piaciuto ma devo deluderti: il racconto si chiude qui…dall’analista però continuerò ad andarci io 😄 Grazie per la lettura!

  2. il passaggio all’atto è una terapia formidabile: ma forse è di più, è il segnale che si è già guariti, se di malattia si può parlare. E in ogni caso, come tu sottolinei molto opportunamente, tutto è stato (già) pagato.

    1. Ciao Hugo, scusa il ritardo nella risposta, mi era sfuggita la notifica! Grazie davvero per aver letto, sono contento il racconto ti abbia divertito. In effetti sì, è un film nel film dunque la tua definizione è pertinente, anche se mi investe di un merito che non credo di avere visto che è venuto fuori davvero per caso, senza nessuna intenzione insomma. A presto!
      Tiziano

  3. Esilarante! Ho goduto ogni parola di questo splendido racconto. Ho avuto l’ansia e il terrore assieme al protagonista mentre infrangeva le regole e poi, il discorso di benvenuto della ragazza bionda alla fine…fe-no-me-na-le!

    1. Ciao Carlo, grazie per questo bel commento, lo apprezzo molto. L’omaggio finale al Fight Club ha avuto un buon riscontro, meno male, altrimenti Pitt e Norton avrebbero anche potuto aggredirmi 😃

  4. Ho adorato come hai preso ispirazione da Fight club.
    Racconto ironico e molto divertente, non è facile esserlo.
    Ho apprezzato moltissimo la parte in cui parla con la dottoressa.

    1. Grazie @Sara_blonderline , mi sono impegnato tanto su questo racconto: scomodare un film culto come Fight Club richiedeva una degna reinterpretazione…solo cambiare genere e trasportarla sul comico/grottesco mi avrebbe sottratto dal confronto e messo al sicuro 🙂 Grazie davvero per l’apprezzamento e per le belle parole. A presto!

    1. Grazie per averlo letto! La citazione al Fight Club è sia nel titolo (storpiato) che nel finale. Pellicola culto, non potevo non infilarla in una storia, a modo mio 😃. Grazie dei complimenti!

  5. Ho dovuto aspettare che mi passassero i dolori all’addome prima di scrivere questo commento… Tiziano, quando vuoi andiamo al cinema insieme, te lo pago io il biglietto visto che mi hai fatto scompisciare dalle risate! Ahahahahahahhaaaa

  6. Molto ben scritto e divertente, potrebbe essere un monologo di stand up comedy di quelli a cui pensi e ripensi a lungo tra una risata e l’altra.
    Questo è il primo commento che scrivo sulla piattaforma, mi sono appena iscritto e devo dire che il livello di quello che leggo è decisamente alto, sostenuto da una community molto accogliente.

    1. Ciao Riccardo e benvenuto! Grazie davvero per avermi letto e grazie per i complimenti 🙂 . Il racconto fa parte di un Lab a tema (ambientato, appunto, in un cinema). Spero di leggere presto qualcosa di tuo. Alla prossima! 🙂

    1. Ciao Blonderline, scusa se rispondo solo ora ma il tuo commenti mi era sfuggito. Grazie davvero, sono felice di averti diverito. Il racconto fa parte di un Lab tematico e ho pensato di interpretarlo con scimmiottando il mitico Fight Club. A presto!

  7. Posso parlare? Al Giulio Cesare…posso chiedere se è tratto da una storia vera? 😀 Scherzo, grazie per le risate, come sempre hai una scrittura molto fluida e le battute sempre pronte (la mia preferita è quella del parcheggio :D!) bellissima storia, e ora mi sa che ti sei impelagato oltre a Vladimiro non puoi non continuare il racconto! Ciao Tiziano, mi è piaciuto leggerti come sempre!

    1. Ciao Maria Anna, sono felicissimo di rivederti qui, le tue apparizioni sulla piattaforma sono sempre ben gradite e sai trovare le parole giuste per spingermi a continuare. Riguardo al Giulio Cesare, come scrittore non ho molta fantasia quindi mi ispiro a fatti realmente accaduti! Certo, un po’ romanzati, ma almeno un paio di volte sono saltato da una sala all’altra. A mia parziale discolpa devo dire che il film era noiosissimo e non avevo altra scelta. A presto e grazie!!! 🙂
      PS. Vladimiro è un parto lento, sto lavorando per cambiare la piattaforma Edizioni Open, ci vorranno altri mesi, poi potrò finalmente dedicarmi solo alla scrittura (unica ragione per cui ho creato la piattaforma). Ciao!

  8. wow ma che bella!!! non sono riuscita a smettere di leggere! Complimentissimi, per tutto! per lo stile, per le parole, cavolo (probabilmente dovrei andare in analisi anch’io… 😁) continuavo a chiedermi se mi avrebbero scoperto (sì, perchè sono entrata in tutte le sale anch’io e ho ascoltato con attenzione la dottoressa!!!!) mi è piaciuta tantissimo, andrò a curiosare il tuo profilo e leggermi qualcos’altro. Ancora bravo!

    1. Grazie, sono davvero felice che ti sia piaciuto, non sapevo cosa inventare per il Lab ma alla fine la storia è venuta da sé. Se vorrai leggere altre mie storie potresti curiosare dando un’occhiata alla mia Serie “Vladimiro”. A presto!

  9. Racconto leggero con finale positivo. Mi ha fatto sorridere la fissazione del protagonista di lavarsi le mani, come un “cambio pelle”, per lui era il momento dell’indosso del mantello, della maschera da fuorilegge! Un sorriso mi hai strappato quando Romualdo pensava se ci fosse qualcuno che scriveva la sua storia magari con un librock…lo spirito imprenditoriale si è conciliato con l’animo scrittore…bravo!

  10. Caro Tiziano , mi fa sorridere questo LiBrick. In realtà l’argomento è profondo. Osare trasgredire, l’ebrezza nel sentirsi invisibili attori invece che spettatori. Una chiamata all’ azione. Originale senza dubbio. Torna presto su questi schermi!

  11. Fantastico Tiziano, che figata di idea… il Club del Cinema… cazzarola quelli si che sono dei duri, mica i pappamolla dei loro colleghi del Fight Club!! Ho letteralmente trangugiato il tuo racconto e sono arrivato al termine deluso da fatto che fosse già finito! Mi è piaciuto tutto, dai protagonisti, ai dialoghi ai pensieri “spinti” del protagonista verso la sconfinata terra dell’illegalità più estrema! Ho sorriso quando ho letto “[…] Fiumicino-Malpensa in classe economy, poi andai in stazione per tornare con Italo: non volevo forzare troppo la mano”.. va bene essere temerari ma anche gli eroi sanno quando fermarsi!! 🙂
    Complimenti… avrei voluto scriverlo io!!
    Alla prossima lettura.

    1. Caro amico mitologico, grazie!! Sono strafelice di averti fatto sorridere. Riguardo alla trama è stata frutto del caso e dell’improvvisazione, ma senza lo spunto del Lab non mi sarei mai avventurato a scrivere…il protagonista è davvero un soggettone ipocondriaco, ultimamente ho visto un paio di film di Verdone e mi sono un po’ ispirato…alla prossima!

  12. Ciao Tiziano, sono felicissima che tu abbia deciso di partecipare al Lab. Una vera sorpresa. Attendo sempre i tuoi racconti: hanno il pregio di portarmi in una dimensione parallela che tanto amo e amavo nell’adolescenza: quella ironico onirica dei racconti di Pennac. Riesci sempre a strappare un sorriso, far pensare, divertire. Mi piace il tuo modo di scrivere estremamente misurato, capace di sorprendere senza orpelli o eccessi. Ti aspetto al prossimo Lab 😉

    1. Ciao Micol, addirittura Pennac! Non merito questo onore, anche se ho visto tutti i suoi film (scherzo 🙂 ) Come ho già scritto nei commenti non potevo non partecipare, e poi volevo provare cosa si prova a far parte attiva del Lab ed è molto bella l’atmosfera di condivisione che si crea tra i partrcipanti. A prestissimo e grazie per avermi letto e aver lasciato un commento 🙂

  13. Ciao Tiziano,
    G E N I A L E! L’idea di questo mutuo aiuto tra fobici è divertentissima. Lei schietta e senza mezzi termini, lui mammone. Sembra quasi una coppia vincente ahahah. Complimenti per il riferimento al “Cine Fight Club” (visto, rivisto e consumato)

    1. Ciao Silvia, grazie davvero per queste belle parole, sono contento che la storia sia piaciuta. Addirittura geniale! Grazie grazia grazie! E allora visto che ci sono ti rivelo la prima regola del nostro Lab Club: parlare sempre e a chiunque del nostro Lab Club 🙂 alla prossima!! 🙂

  14. Troppo divertente. Hai descritto alla perfezione le paranoie grandi e piccole di una mente decisamente in subbuglio.Coinvolgente la parte in cui Romualdo finalmente acquista potere su di sé. Bellissima la battuta sul soffio al cuore non diagnosticato. Il finale poi divertentissimo, assolutamente imprevedibile. Ho apprezzato molto i riferimenti agli Avengers ed al fight club. Geniale!!!

    1. Cara Marta, che bello ritrovarti! Aspetto con ansia e altri sintomi il tuo ritorno sulle scene Openiane. Grazie per i complimenti, come al solito generosissimi, proprio come te. A presto!

  15. È per caso un librick autobiografico? Il protagonista mi ricorda tanto qualcuno in grado di esporre con grazia le proprie stranezze, senza rimanere intrappolato negli schemi preconfezionati della banalità. Interessante lui, geniale lei.

  16. Che bello questo librick Tiziano! La tua vena comica è fantastica! Molto bella l’idea, bella l’ambientazione, bello il personaggio un po’ matto che deve infrangere le regole e bello il club del cinema! Ottimo lavoro come sempre!

  17. Bel racconto mi ha fatto morire dal ridere il cliché della psicoterapeuta frigida ( in realtà non lo sono per niente, forse le psichiatre un pò, ma le psicologhe-psicoterapeute NO 😀 )
    Bello il colpo di scena, bella l’idea del club, bello tutto.

  18. Vecchio folle che non sei altro 😂, questo racconto è spassosissimo! Quando hai detto che avresti partecipato al lab pensavo scherzassi, invece… Io Romualdo lo conosco, ovviamente ha un nome diverso ma è lui!!!😉

    1. Amico mio, di Romualdo ce ne sono tanti, e il bello è che mi stanno tutti simpatici. Riguardo al Lab, ormai l’avevo annunciato, non potevo tirarmi indietro. Senza contare che è davvero bello confrontarsi con altri autori. A proposito: corro a leggere il tuo!

  19. Tiziano, sei diabolico! Ho riso dall’inizio alla fine, il tuo stile non si smentisce mai! Comunque non sapevo che infrangere le regole al cinema fosse una utile cura psicoanalitica😁😁!! E l’idea del club mi ricorda vagamente (ma vagamente ah) il Fight club… ma è solo un sospetto😂😂! Grande Lab, la tua comicità tragica è fantastica!!