
Il Calendario delle Memorie
Serie: Il Consiglio di Steven
- Episodio 1: Del Prima e del Poi
- Episodio 2: Il Calendario delle Memorie
- Episodio 3: L’Auspicio
STAGIONE 1
Scotto aveva ricevuto la sua bramata chitarra la notte di Natale.
Il padre aveva dovuto fare i doppi turni giù alla cava di ardesia per più di un mese per essere in grado di comprare quella chitarra, vessando il suo padrone, l’Avvocato Lorenzo, uomo nerboruto con un folto ciuffo di capelli ramati, affinché lo facesse lavorare persino durante i giorni festivi.
Finalmente aveva pensato Scotto scartando il suo regalo.
Finalmente avevano sospirato i suoi genitori, sperando così di poter tornare alla normalità.
Scotto aveva dimostrato tutta la propria tenace caparbietà esercitandosi sullo strumento in ogni momento libero della giornata.
Seduto su una poltrona nel corridoio di casa, lo stesso corridoio in cui il padre, otto anni prima, aveva percorso chilometri come un leone in gabbia in attesa che il figlio nascesse, il bambino muoveva incessantemente le dita sulle corde di metallo fino a farsi venire i calli ai polpastrelli.
Ma Scotto si era reso ben presto conto che, nonostante tutta la sua buona volontà, non sarebbe mai riuscito, da solo, ad imparare a padroneggiare lo strumento nello stesso modo in cui aveva visto farlo ad Alvise Lodaro qualche mese prima.
Aveva quindi capito di non potere più rimandare la decisione di prendere lezioni di chitarra da un professionista.
In un giorno piovoso, uno dei tanti, ritornando da scuola, Scotto era passato davanti alla casa del Maestro di musica Pietro Pontefice e, trovato il coraggio, aveva bussato alla porta di questi.
Il Maestro aveva aperto l’uscio e squadrato il bambino dall’alto di tutta la sua imponenza, e accarezzandosi la barba corvina aveva chiesto:
«Come posso aiutarti?»
«Maestro Pontefice, mi chiamo Scotto Mollentini…»
«So benissimo chi sei, ragazzo. Quello che non so è che cosa ti spinga a bussare alla mia porta all’ora di pranzo. Eppure i tuoi genitori sembrano essere persone che conoscono il concetto di creanza.»
«Domando scusa Maestro Pietro per il gesto scortese. Io… ecco…»
«Muoviti ragazzo, mi si fredda il cibo in tavola.»
«Maestro, vorrei prendere lezioni di chitarra da lei. Se fosse possibile. Se non ha altri impegni più importanti in questi giorni.»
Il Maestro Pontefice aveva fissato il suo sguardo in quello di Scotto, allo scopo di sondarne la reale convinzione. Infine aveva risposto:
«Potrebbe avanzarmi un po’ di tempo da dedicarti, nell’arco della settimana. Ma i miei insegnamenti non sono gratuiti. Tu sei in grado di pagarli?»
«Troverò il modo Maestro, di questo non deve avere timore.»
«Sta bene, ragazzo» aveva acconsentito il Maestro dopo una breve riflessione. «Vieni dentro e asciugati, discuteremo i dettagli».
La conversazione con il Maestro Pontefice aveva instillato nelle vene di Scotto una sferzata di entusiasmo, ma era stata al contempo foriera della preoccupazione di non potere mantenere l’impegno economico preso con il suo futuro insegnante.
Rientrato a casa, seduto a tavola con i genitori, Duilio aveva immediatamente percepito il cipiglio del figlio, e gli erano bastate pochissime insistenze perché Scotto rivelasse loro che cosa lo turbasse.
«Mmh. Quanto ti ha chiesto il Maestro Pontefice, per darti lezione?»
«Più di quanto mi possa permettere, papà.»
«E quanto ti puoi permettere, Scotto?»
«Meno di quello che mi ha chiesto il Maestro» aveva risposto il figlio, tranciando l’argomento.
Duilio aveva apprezzato lo spirito d’iniziativa di quel bambino di otto anni appena, nonché la battuta pronta, e gli aveva fatto una proposta:
«Ascolta Scotto, possiamo fare così. Ti pagherò io le prime lezioni con il Mastro, ad una condizione:»
«Quale papà?» aveva domandato Scotto, indeciso se in lui dovesse prevalere l’entusiasmo per l’aiuto che stava per ricevere o il sospettoso timore per la contropartita che questo avrebbe comportato.
«Che tu dia una mano a me e a tua madre nella gestione della casa. Senza discutere. Senza obiettare. Quando ti chiediamo di fare una cosa, tu la fai. Che cosa ne dici?»
«Duilio, sei sicuro che possiamo…» aveva azzardato Adele abbozzando una timida protesta, ma Duilio, senza nemmeno degnarla di uno sguardo, l’aveva immediatamente messa a tacere con sole due dita della mano, mantenendo lo sguardo fisso su quello del figlio.
«Allora Scotto, cosa mi rispondi?»
Scotto aveva riflettuto qualche secondo, tenendo testa agli occhi del padre, ed infine aveva accettato la proposta.
«Ci sto papà.»
«Mmh. Ci sto papà… e poi…» lo aveva incalzato il padre dall’altro capo della tavola, con la stessa mano con la quale aveva zittito la moglie.
«Ci sto papà. Grazie.»
«Molto bene» avevo annuito soddisfatto Duilio appoggiandosi allo schienale della sedia, «cominciamo subito.»
Duilio aveva estratto dalla tasca dei pantaloni una moneta, l’aveva gettata al figlio e gli aveva detto:
«Finisci di mangiare e vai alla fermata dell’autobus a comprarmi il giornale».
Scotto aveva consumato il pasto in fretta e furia, si era pulito la bocca con il tovagliolo e si era alzato dalla sedia.
«Corro» aveva detto al padre sprizzando energia da ogni poro, ed era uscito di casa sbattendo la porta per la concitazione.
«Prendi l’ombrello, che piove» aveva tentato di urlargli dietro Adele, ma ormai era troppo tardi, il bambino era già fuori.
A quel punto Adele si era alzata e, senza proferire parola, aveva iniziato a sparecchiare la tavola, comunicando con il suo rumoroso silenzio tutto il proprio dissenso.
«Che c’è Adele, cos’è che ti dà tanto fastidio?»
«Mi infastidisce il fatto che tu abbia preso questa decisione senza nemmeno considerarmi. Non ce le possiamo permettere delle lezioni di chitarra, non per come vanno le cose ora.»
«Ma le cose stanno per cambiare, Adele. Siediti, dobbiamo parlare».
***
Adele era rimasta a bocca aperta, e ora svuotava in un sorso il bicchiere di acqua che aveva davanti a sé per riempirlo con una generosa quantità di vino, pur essendo lei quasi astemia.
«Quando sarebbe?» aveva chiesto al marito.
«Fra quattro settimane, abbiamo già i biglietti per la nave. Oggi è stato il mio ultimo giorno di lavoro.»
«Perché? Cos’ha che non va questo posto? A me piace qui, è dove sono nata. E poi il lavoro alla cava cominciava a dare i suoi frutti, no? Il tuo padrone è soddisfatto di te…»
«Si, quel vanesio dell’Avvocato» aveva bofonchiato Duilio con un verso della bocca che bastava da solo a racchiudere tutto il proprio malcontento. «Al mio padrone non interessa niente di me, come di nessun altro del resto. Quello pensa solo ai suoi cappotti col collo di pelliccia. Mi ha fatto fare gli straordinari solo perché gli servivano e perché sono l’unico ad averglieli chiesti. Ma anche la cava ha i giorni contati, e io non voglio essere qui quando ci dirà che non serviamo più. Il lavoro se ne sta andando da questo paese, Adele, e non tornerà indietro.»
Ora anche Duilio si stava versando un bicchiere di vino. Un altro. L’occasione lo richiedeva.
«E come si chiama il posto?»
«Freehold, New Jersey. L’America Adele, l’America!» le aveva detto prendendole le mani tra le sue. Nessuno dei due riusciva a ricordare l’ultima volta che si erano tenuti per mano, ma Duilio sperava che quello potesse ritornare presto ad essere un normale gesto di quotidianità coniugale, invece di una sporadica eccezione da annotare con stupore nel calendario delle memorie.
«Possiamo finalmente dire addio a questa valle affogata nell’umidità, alla muffa che incrosta i muri di questa casa e le pareti di questi polmoni» aveva proseguito Duilio colmo di entusiasmo, battendosi il petto. «Là c’è il lavoro, è già tutto sistemato.»
«Che lavoro?» aveva chiesto Adele, combattuta fra lo scetticismo e la curiosità, fra la paura di abbandonare la confortante certezza di giorni che si susseguivano regolari come un pendolo e l’ebrezza di lasciarsi trasportare dalla travolgente corrente che l’avrebbe condotta in un mondo sconosciuto.
«Una fabbrica di caffè. Cercano gente che non abbia paura di faticare, e pagano bene, molto più di quello spilorcio imbellettato. Fidati di me. Ci aspetta una nuova vita.»
Adele fissava la tovaglia macchiata di caffè, senza sapere se piangere dalla gioia o tremare per il terrore di dover affrontare questo cambiamento così enormemente più grande di lei.
«Questo posto ci schiaccerà se non glielo impediamo, Adele. Non facciamoci sotterrare.»
«E quando pensi di dirlo al ragazzo?»
«Subito. Glielo diremo quando torna».
***
E così era stato. Duilio aveva preso due sedie, una per sé ed una per il ragazzo, lo aveva fatto accomodare e gli aveva parlato come si parla ad un uomo. Scotto aveva ascoltato, rapito dalla descrizione di quel mondo nuovo che lo avrebbe accolto di lì a poco, da quella lingua sconosciuta che, il padre gliel’aveva assicurato, avrebbe imparato a parlare più in fretta di quanto immaginasse, e quando Duilio aveva terminato ciò che aveva da dire e aveva chiesto al figlio se volesse porgli delle domande, la prima cosa che Scotto aveva chiesto era stata:
«Posso portare la chitarra con me?»
Il padre gli aveva sorriso, divertito da quella richiesta inaspettata, e con un gesto della mano gli aveva scompigliato i capelli castani.
«Certo che puoi portarla» gli aveva risposto. «Ci aspetta un lungo viaggio, avremo bisogno di qualcuno che ci tenga compagnia nel mentre.»
Scotto aveva provato un moto di orgoglio alle parole del padre, aveva sentito su di sé la responsabilità di un compito che era stato affidato a lui e a lui soltanto, e desiderava per questo esserne all’altezza.
Serie: Il Consiglio di Steven
- Episodio 1: Del Prima e del Poi
- Episodio 2: Il Calendario delle Memorie
- Episodio 3: L’Auspicio
Questo mi è piaciuto decisamente più del primo, anche se sia i discorsi dei coniugi che la “voce” del narratore non portano in nessun tempo preciso: per me la storia potrebbe esser ambientata in qualsiasi tempo. Negli anni ’20 o negli anni ’60, nei giorni nostri o qualche decennio fa, poco cambia. Non mi sento trasportato in un periodo preciso e forse non lo dovrei proprio essere, magari lo scritto non non possiede una specifica volontà nel farlo. Proseguo con il terzo, abbastanza incuriosito da questa potenziale traversata oceanica e tutto quello che ne comporta
Si, è una fiaba (mi pare l’abbia già osservato @cristiana), tel tempo in cui i padri sapevano trovare le risposte giuste per i loro figli. Mi piace moltissimo quando le grandi cose – la Merica! – vengono trattate in modo quieto.
una vita dura, senza sconti, un sogno lontano come l’America – e la chitarra che può anche servire a raccontare storie. Credo che Scotto dovrà combattere, via via vedrò come affronterà la sua guerra.
Il riscatto da una condizione di subalternità sociale e di sfruttamento può avere esiti anche molto diversi.
Grazie come sempre per la tua attenzione Francesca.
Ciao ❣️
Allora Duilo è sicuramente un brav’uomo, il fatto che faccia gli straordinari per comprare la chitarra al figlio gli fa onore, ma continuo a storcere il naso ogni volta che letteralmente non parla con la moglie Agnese.
Agnese quasi subisce le decisioni del marito, ma vedo che c’è in lei la volontà di farsi rispettare.
L’America è perfettamente in linea con il periodo storico, così come anche il fatto che le decisioni siano prese più dal marito che dalla moglie.
In definitiva credo che questa seria sia una sorta di fotografia del dopoguerra, anche se è ancora presto per fare questo tipo di considerazioni … devo leggere ancora per confermarla.
Complimenti ancora per il linguaggio e per la caratterizzazione dei personaggi. ❣️
Eh, è un uomo singolare Duilio, semplice e complesso allo stesso tempo, che si logora in segreto tormentato da demoni coi quali non sa come comunicare per placarli. Ma voglio concedergli le attenuanti che merita.
Grazie per non esserti fermata alle apparenze con lui.
“Mi infastidisce il fatto che tu abbia preso questa decisione senza nemmeno considerarmi. “
Non è che prima l’avesse considerata più di tanto … ti capisco Agnese, ti sono vicina 😅
*Adele
Questa è un’osservazione molto pertinente, avrei dovuto considerarla prima di scrivere. Grazie per avermici fatto riflettere.
Non mi aspettavo l’emigrazione in America, bel colpo di scena
Grazie Carlo per tutti i tuoi apprezzamenti, e per aver trovato il tempo di leggere quello che scrivo.
Ti muovo solo un’osservazione, che spero di essere in grado di esprimere non come una critica piccata ma come uno spunto di riflessione per tutti noi.
Credo che sia importante, nei commenti che lasciamo, non svelare mai ciò che succede nella storia, specie se, come giustamente hai fatto notare tu, si tratta di un colpo di scena, piccolo o grande che sia, perchè così si rischia di perdere un po’ di quel gusto nella scoperta del percorso che segue la narrazione.
E’ vero, come probabilmente potresti obiettare, che i commenti si leggono dopo aver letto il racconto, ma può capitare che alcuni, se brevi, saltino all’occhio subito sotto all’anteprima del racconto stesso, nella time line.
Spero di non essere risultato eccessivamente permaloso, come spesso involontariamente mi succede quando scrivo, e mi auguro che vorrai proseguire nella storia, perchè secondo me…
Hai ragione, non ho pensato a questo fatto perchè in genere io i commenti li vedo dopo. Scusa al prossimo episodio!
“conoscono il concetto di creanza”
😂 Mi ha fatto ridere
Scotto? Mi è venuto in mente Pino Scotto
😂 no, nessun collegamento
Inutile dire che ora dovremo aspettare con pazienza tutte le prossime uscite per seguire con curiosità l’epopea di Scotto. Perché ci hai catturato!
Grazie Giancarlo, buon anno! Spero ti piacerà anche il seguito.