IL FANTASMA 

Serie: GLI OSCURI SEGRETI DELLA VILLA MALEDETTA DI GHOST PEAK


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lucilla persa nel bosco si ritrova davanti alla villa maledetta di Ghost Peak dove incontra un esercito di fantasmi ad accoglierla.

Poco a poco rinvenne dallo svenimento.

Aprì gli occhi e si ritrovò a fissare le tenebre.

Era ancora a terra, il corpo le faceva male da morire, faticava a muovere le gambe e le braccia.

C’erano troppa polvere e ragnatele, non riusciva a respirare bene.

Tossì di colpo e si eresse in piedi, abbandonando il cappello da strega sulle assi del pavimento.

Andò verso la porta, ma era di nuovo bloccata. Non riusciva ancora una volta ad aprirla. Prese a tirare il pomello con forza e più forza, con tutta quella che le era rimasta, ma nulla da fare.

Si ritrovò bloccata là dentro.

Era sola e indifesa.

La bambina sentì un verso stridulo provenire proprio dietro le sue spalle.

Una sensazione di freddo la invase.

Si strinse a sé e lentamente si voltò.

Non c’era nessuno.

Solo il buio oscuro.

Lasciò la presa dalla porta e si fece coraggio.

Si incamminò, a piccoli passi, verso il centro della stanza, fino a giungere davanti all’uscio di una sala ampia: un salotto.

La luce della luna entrava dalla vetrata rotta che dava sul giardino.

La bambina non aveva il coraggio di affacciarsi, perché aveva paura di rivedere quegli orribili mostri incombere sul cimitero.

La stanza era impolverata, ma stranamente in ordine. Le pareti erano ricoperte da una carta da parati giallognola con motivi floreali. Davanti a lei si stagliava una spaziosa libreria che ricopriva tutta la parete. Era stracolma di libri vecchi e ammuffiti, coperti da sottili ragnatele, dove si intravedevano piccoli ragni sostare immobili.

La piccola fece una smorfia di disgusto e di disdegno. «Che schifo…», disse a fil di voce. «Odio i ragni…»

Al centro della sala c’era un tavolo ovale in legno, con sopra un centrino bianco sporcato da macchie color crema e un vaso con dei fiori appassiti, soffocati da un’enorme ragnatela di polvere.

Si guardò attorno.

Era tutto così triste e logoro. Tutti quei libri abbandonati, tutte quelle storie mai lette o raccontate, chiuse in quelle pagine mai aperte.

A un certo punto, la bambina udì di nuovo quello strano cigolio e le si accapponò la pelle.

Questa volta sentì una leggera aria fredda abbracciarla da dietro.

«Non dovresti essere qui, bambina.» Una voce le sussurrò all’orecchio.

«C’è qualcuno?» Chiese, tremando di paura.

«Non dovresti essere qui, bambina», ripeté di nuovo l’oscura e misteriosa voce.

«Chi sei?» Domandò con tono forte e deciso.

«Uno spirito cattivo.»

«Che cosa vuoi?»

«Questa domanda dovrei fartela io», sbottò maligno.

La bambina deglutì.

Sentì il respiro di lui attaccato al suo collo.

«Perché sei qui? Cosa ti ha spinto a intrufolarti in casa mia?»

«Niente, ehm, mi so…no per…sa», pronunciò balbettando. «Stavo andando a fare “dolcetto o scherzetto”, ma sono inciampata in mezzo al bosco e poi mi sono ritrovata in una strada che mi ha portata fino a qui.» Aveva gli occhi lucidi. «Ti prego, dimmi come posso scappare via.» Lo implorò.

«Semplice, non puoi, non puoi più…ora sei mia prigioniera…non si scappa da Ghost Peak!» Lo spirito l’afferrò per le spalle e la fece voltare.

La bambina sgranò gli occhi e sul suo volto si dipinse un urlo di terrore.

Davanti a lei si materializzò il fantasma di un giovane uomo in camicia e panciotto chiusi sul davanti. Aveva il viso squadrato, le guance infossate e gli zigomi pronunciati. Le labbra nere e sottili, gli occhi tondi color cristallo cerchiati di nero e i capelli ondulati, scuri e lisciati all’indietro. Lo spirito la prese in braccio e la scaraventò sopra a una poltrona in velluto cremisi, poi le si fiondò addosso e la bloccò per entrambi i polsi.

La bambina inorridita dallo spirito, chiuse gli occhi urlando e dimenandosi come una pazza isterica.

«Lasciami andare, ti prego, lasciami andare!» Le lacrime cominciarono a scendere copiose dal suo volto.

Il fantasma dunque allentò la presa.

La bambina riaprì gli occhi e vide che era scomparso.

Tirò un sospiro di sollievo senza smettere di piagnucolare.

Ancora più impaurita si rialzò e uscì dal salotto.

Sentì un pianto calmo, seguito da lamenti di dolore.

La bambina era ripiombata nell’oscurità, non riusciva a vedere né a scorgere di nuovo più niente, ma poteva sentire bene da dove proveniva quel patimento angosciante.

Quando voltò lo sguardo verso sinistra, vide di nuovo il fantasma bianco spettrale che si dondolava su una sedia. Aveva la testa china, il volto rivolto verso il basso e gli occhi chiusi.

Era lui che piangeva.

La bambina sbigottita e preoccupata gli andò incontro, a piccoli passi, fino a giungere a pochi metri dallo spirito.

Si ritrovò sull’uscio della porta che dava su una cucina semidistrutta e in disordine: c’erano pentole, mestoli e posate sparpagliate ovunque, sopra al tavolo e per terra. I cassetti delle credenze erano alcuni aperti e altri semi-distrutti. C’erano scaffali e mensole con piatti rotti.

Era un ammasso di distruzione e confusione totale.

Le ragnatele ricoprivano ogni oggetto. All’improvvisò un ratto comparì e scomparì da sotto il tavolo emettendo un acuto squittio.

Il fantasma non smetteva di singhiozzare davanti ai resti di un camino ormai in disuso da anni.

La bambina si avvicinò ancora di più a lui, con il fiato sospeso e senza smettere di fissarlo.

«Perché piangi?» Ebbe il coraggio di domandargli.

«Scusa se poco fa sono stato cattivo.» Le rispose singhiozzando.

La bambina pronunciò un lieve sorriso nel suo volto.

«Non avrei dovuto spaventarti in quel modo. Sono secoli che non ricevo visite, sono solo. Non ho nessuno.» Il fantasma alzò gli occhi lucidi verso di lei. «Mi perdoni?»

«Sì», disse. Provò ad accarezzargli il dorso di una mano. Percepì subito quanto era freddo e umido.

«Come ti chiami?» Domandò poi la piccola intrusa.

«Barnaby e tu?»

«Lucilla.»

«Perché piangevi prima?» Chiese curiosa e in pena per lui.

«Perché sono solo.»

«Cosa ti è successo?»

«Mi hanno ucciso.»

La bambina trasalì incredula. «Com’è successo?»

«Mi ha ucciso mia sorella.»

La bambina era scioccata.

«Sei sconvolta, vero?»

«Com’è potuto succedere? Non ti voleva forse bene?»

«O, sì, anche fin troppo bene.»

«Troppo? E…»

«Troppo da uccidermi.»

«Ma perché?»

«Mi voleva tutto per sé.»

«Perché?» Domandò ancora la piccola. Il fantasma non le faceva più tanto timore. Si era fatta tutta curiosa.

Il fantasma sbuffò. «Vuoi sentire una storia? La mia storia.»

«Sì, certo.»

«All’età di sedici anni mi innamorai di una giovane fanciulla dai capelli dorati come il sole e gli occhi verdi smeraldo. Era un incanto. Possedeva una personalità rara da trovare ai giorni nostri: era gentile, premurosa, altruista e buona. La più buona di tutte le persone dell’universo. Davvero una brava persona, una di quelle che vedono sempre il buono nell’umanità, una che crede sempre in te e che ama di più i tuoi difetti che i tuoi pregi. Quando la incontrai per la prima volta, stavo passeggiando in compagnia di mia sorella. Fu amore a prima vista. Rimasi ammaliato dalla sua bellezza e mi feci avanti. Mi presentai e lei fece lo stesso. Presi subito a corteggiarla. Nelle settimane avvenire mi invitò a prendere il tè molti pomeriggi consecutivi. Mia sorella iniziò a sospettare. Capì che mi ero innamorato, perché iniziai ad allontanarmi da lei per passare più tempo con la mia amata. Lei odiava ciò. Mi ha sempre voluto tutto per sé. Sai, nostra madre era morta dandomi alla luce, mio padre era sempre assente per affari e così dovette crescermi lei.»

«Mi dispiace.»

«Non devi dispiacerti. La morte fa parte della vita. Io e il mio amore continuammo a frequentarci. Ci conoscemmo meglio e ogni giorno che passava eravamo sempre più innamorati, mentre mia sorella era sempre più irritata, frustrata e arrabbiata. Mi stava ormai odiando a morte. Poche volte mi rivolgeva la parola. Quando è stato il momento giusto di annunciare il matrimonio alle nostre famiglie si scandalizzò. Io guardai il suo cuore spezzarsi. Fuggì via. Non la rividi più fino al giorno della mia morte, quando mi tagliò la gola proprio qui, su questa sedia, mentre stavo leggendo il giornale del mattino e mi gustavo il caffè zuccherato.»

Solo ora la bambina si accorse che il collo del fantasma era segnato da un insolito solco scarlatto.

«Non ti meritavi una fine così brutta…»

«Cosa non si fa per amore….» Il fantasma abbassò di nuovo il capo ed evaporò nell’oscurità.

La bambina rimase lì ferma e allibita.

Il fantasma era andato via e l’aveva lasciata sola nella cucina della villa.

Serie: GLI OSCURI SEGRETI DELLA VILLA MALEDETTA DI GHOST PEAK


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