IL LAVAGGIO DEL SILENZIO

Serie: DO NOT SILENCE

  • Episodio 1: LA DECISIONE
  • Episodio 2: IL LAVAGGIO DEL SILENZIO

I due falliti salgono in macchina, arrivano all’ambulatorio… quattro frasi al medico mezzo addormentato, una puntura e via ancora in macchina. Eccoli ancora parcheggiati dietro ai giardini. Matteo inizia a piangere, non vuole restare solo fino a che la puntura farà effetto. Il ragazzo non sopporta quelle lacrime: non piange da così tanto tempo, e vorrebbe tanto. Forse un ultimo atto di carità, prima di uccidersi, avrebbe mitigato la pena davanti a chi l’avrebbe accolto nell’aldilà. Entrambi si ritrovano fuori un locale con due birre ciascuno; facevano sempre così: due birre per volta così non bisognava rifare la fila dopo la prima che va scolata in fretta. Seduti, uno che piagnucola e l’altro che sta zitto ma dentro urla, e nessuno lo sente. Le ultime ore prima della morte, vicino a un altro ubriacone che puzza di sudore e si contorce dal dolore. «Degna fine di una vita che puzza pure lei!» sussurra il ragazzo a se stesso. A un certo punto, dai tavoli in prima fila, spunta la testa nera della ragazza che lui guarda sempre. Quella delle foto che aveva riguardato sul letto qualche ora prima, prima della grande decisione. Lui aveva provato ad attaccare bottone più di una volta. Un’amica di lei ogni tanto si era “imboscata” con Matteo, per effusioni poco lucide e assai meno romantiche. Purtroppo il ragazzo non è mai riuscito a parlare alla testa nera come voleva: gli uscivano solo sberleffi da ubriaco e lei si allontanava. All’improvviso quella testa nera si gira e sorride al ragazzo. Con la manina gli fa cenno di sedersi lì. Lo guarda, spostato in prima fila con lei… mentre l’amica raggiunge Matteo sullo scalino zozzo del locale.

«Ciao Da, come stai? Stai bene? Ti vedo strano… ti va di parla’ un po’… stavolta, però, evita di fare battute sceme sui miei ricci!» Il ragazzo sorride: è bellissima, a lui piacciono i suoi ricci, ogni cosa di lei. Nessuno chiedeva al ragazzo se stava bene da un tempo indefinibile. Dario, questo è il nome del ragazzo, inizia così a raccontare a Giulia tutto quello che va storto: il lavoro, il padre malato, la fidanzata. Si ritrova d’improvviso a parlare dei sui desideri… ne parla per la prima volta, accorgendosi di averne ancora. Giulia prende la mano di Dario e lo porta a passeggiare proprio intorno ai giardini, dove la macchina sta in attesa della fuga verso la soluzione finale. Giulia non parla, lo guarda e ascolta. Sorride e gli stringe la mano forte. Lei sta solo zitta; Dario invece parla da due ore come mai aveva fatto.

Giulia deve andare, fa due passi… poi si rigira di corsa e corre ad abbracciare forte Dario, che resta prima impietrito e poi molle come una caramella gommosa e piena di zucchero. Sembra piovere zucchero su quei due cuori che si sono chiamati, nel silenzio.

Il silenzio sordo stava per uccidere Dario… ora sta seduto su una panchina, alle sei del mattino, che legge sul suo cellulare la buona notte di Giulia: una sola frase con vicino la figurina di un raggio di luce. Il silenzio in ascolto di Giulia lo ha salvato.

Andando verso la macchina, nella testa, inizia a parlarsi: “Devo andà a butta quel quadro. Me faccio un panino. Sabato invito Giulia a cena… Giulia sì… chissà Matteo come sta. Io me sento così bene adesso… come se i Vigili del Fuoco m’avessero lavato la testa, come se m’avessero spento l’inferno co’ tutte le fiamme. Come se all’ultimo m’avessero tirato fuori da qualche buco profondo. So’ vivo. Domani vado a fa’ la spesa per Sabato. Me ricordo che il pesce lo sapevo cucina’ bene… è buono il pesce, ME PIACE!”

Fine.

Serie: DO NOT SILENCE
  • Episodio 1: LA DECISIONE
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    Discussioni

    1. Il silenzio può ferire più di mille parole, ma può anche lenire le pene. Sai Francesca quanto adori i tuoi racconti e come al solito non ti smentisci mai. I sentimenti che si palesano nelle righe sono forti, prorompenti e ahimè specchio dell’esistenza di molte persone. Il dolore del protagonista lascia inizialmente senza fiato, tanto da riempirmi d’angoscia, tuttavia il suo risveglio psicologico ha mutato quell’angoscia. Ho apprezzato il simbolismo del quadro che, almeno per come l’ho inteso io, rappresenta la vita di Dario e ciò a cui lui si sente incatenato.

      1. Mia cara… dimostri una grandissima sensibilità emotiva e letteraria. Hai colto i punti salienti… e hai perfettamente osservato il quadro con il giusto “sguardo”. Detto questo è chiaro quanto tu sia vicina anche al mondo dell’arte. Scrivi molto bene… si vede dal tuo commento. Grazie mille Olga, sono onorata.

    2. Ci si potrebbe domandare perché le persone continuano ad aggregarsi in coppie e completano il disastro riproducendosi. Quante frustrazioni ha creato questa convenzione sociale? E quante personalità ha spento? Certo, il protagonista di questa storia forse non aveva personalità da vendere, ma ha dovuto comunque ridimensionarsi per fare spazio all’ego della sua compagna. Sono pochi quelli che alzano la testa e rompono gli schemi e i condizionamenti esterni. E talvolta un po’ di alcool può aiutare a fare questo passo nel vuoto, il primo di un lungo viaggio verso se stessi.

      1. La gente sceglie la strada più facile che inevitabilmente diventa un nero tunnel senza via di uscita.
        Grazie per aver letto caro Tiz.

      1. Hello… a ognuno chissà cosa può sembrare. Grazie per aver letto, benvenuto. Un caro saluto.

    3. Che bello il mio nome! Nell’episodio precedente, l’uomo mi era parso una sorta di misero codardo; ora mi accorgo di quanto sia una vittima del destino, di una fidanzata incapace di provare empatia. Speriamo che il rapporto con la bella riccia non si trasformi in un nuovo errore. Ciao Francesca!?

      1. Ma adesso perché gliela devi tirare… ahahahah. Dato il senso del risveglio psicologico… credo che non ricadrebbe nei vecchi schemi; assolutamente no.

      2. A parte tutto, il mio omonimo un po’ lo capisco! Anch’io ho un debole per le ricce….per fortuna mia moglie non legge i commenti. Mi accoppa! Ahahahah