
Il mio sogno-mimo
Serie: In dreams
- Episodio 1: Il mio sogno-mimo
- Episodio 2: Il mio primo sogno
STAGIONE 1
Apro gli occhi lentamente e a fatica quando mi accorgo di essere intrappolata tra pareti di vetro. Vedo la strada, le persone camminare tranquille attorno a me come se non ci fossi. Provo a chiedere aiuto, a chiamarle urlando, ma mi accorgo che nessun suono riesce a penetrare quei muri fastidiosamente trasparenti. Mi sembra quasi di non sentir più neanche la mia stessa voce ormai, allora decido piuttosto di trovare una via d’uscita cercando di alzare, spingere o tirare le quattro colonnine di vetro che mi separano dal mondo esterno. Sudando e piangendo mi rendo conto a un certo punto che davanti alla mia bara di cristallo si è fermato qualcuno. Così per una frazione di secondo il mio cuore sussulta illuso dalla speranza di ricevere aiuto. Mi alzo quindi dal pavimento trasparente e guardo incredula la figura che sembra vedermi perfettamente attraverso il vetro lucente. Come fa a vedermi? Perchè gli altri non ci riescono? Forse sta guardando solo qualcosa attraverso di me. Il suo sguardo perso, anonimo penetra quel vetro infrangibile e mi mette angoscia. L’uomo sembra completamente bloccato, assolutamente immobile, improvvisamente in pausa e continua a guardare nella mia direnzione, ma è strano perchè non mi sembra fissare la mia faccia, piuttosto qualcosa di più lontano. Non capisco. Provo allora a bussare con le nocche sul muro e il suo viso fa una smorfia strana e innaturalmente priva di senso. Non sembra una persona normale. Poi i suoi occhi si spostano direttamente su di me. Dopo interminabili minuti, continua a guardarmi e io guardo lui incredula; poi inizia a muoversi lentamente, come fosse un mimo e chissà perchè adesso lo vedo proprio vestito come tale.
Porta un cappello nero, una parrucca rossa e il suo viso è truccato in modo strano. Non ricordo come lo vedessi prima di questo momento. Probabilmente mi appariva come un uomo normale, dalla carnagione e dalla statura normali. Invece adesso è un mimo, non troppo alto e magrissimo. Il suo corpo visibilmente ossuto è avvolto da una tuta scura con una zip sul fianco sinistro e quel colore sembra farlo sparire tra le pieghe lontane dei mattoncini della piazza dietro di lui.
Solo un mimo.
Non mi hanno mai fatto paura, i mimi. Molti li trovano terrificanti, ma per me sono persone normali, come tutte le altre. Non capisco davvero come mai non piacciano proprio a nessuno, i mimi.
Lo guardo fare il suo numero e mentre fa finta di spegnere un incendio immaginario con un enorme tubo; mi sento improvvisamente meglio e mi scappa una risata. Si ferma. Ha gli occhi spalancati, la bocca serrata e sembra completamente irrigidito. Intrappolato in quella postura plastica non muove neanche gli occhi ed è solo in quel momento che mi rendo conto che nessuno a parte me riesce a vederlo. Una signora gli passa addirittura attraverso lasciando per un secondo intravedere i suoi organi interni e e le ossa che sbiadiscono come fumo dietro di lei per poi tornare al loro posto in quel corpo di ghiaccio. Penso allora che potrebbe essere stata la mia risata a farlo irrigidire e quindi la rifaccio. Niente, non si muove. Batto quindi nuovamente le nocche sul vetro e lui finalmente, al terzo tok, si risveglia. Assonnato e intenerito, mima la parte di un bambino appena sveglio. Mi fa così insensatamente ridere che non riesco a trattenermi, ma questo sembra infastidirlo. Si ferma, poi riparte forzatamente con il suo numero, ma io davvero non riesco a smettere di ridere.
Stufo di me, improvvisamente, si avvicina alla teca e sbattendo prima le mani e poi la fronte contro il vetro, spalanca occhi e bocca come per mangiarmi e subito faccio un balzo indietro sperando di fuggire immediatamente. La lingua esce lentamente e si schiaccia inumidendo e appannando tutto il muro trasparente davanti a me. La sua faccia adesso è completamente bianca, gli occhi truccati di un nero intenso che cola per le lacrime, le labbra e la lingua rosse come fragole mature. Sta piangendo mentre continua a leccare il vetro e i suoi occhi iniziano a ruotare al contrario. La visione tremendamente spaventosa si concretizza davanti ai miei occhi quando poi, per l’ennesima volta si blocca di botto. Mi avvicino con cautela e provo a toccare la parete su cui poggia il suo viso, come per fargli una carezza e improvvisamente il vetro attorno a me si scioglie completamente e il mimo, ringhiando come una bestia, si rianima e mi guarda, rimanendo immobile. Gli occhi iniettati di sangue puntano esattamente verso di me che con le lacrime sulle guance cerco di astenermi il più possibile da qualunque movimento. Lui continua a ringhiare finchè non scappa dal mio petto un piccolo e insignificante singhiozzo che probabilmente segnerà la fine della mia vita.
Il cane rabbioso si scaglia verso di me buttandomi a terra. Il mimo, tanto stravolto da non sembrare più umano, cerca invano di mordermi, mentre mi dimeno sotto di lui con tutte le mie forze.
All’improvviso smetto di sentire qualunque suono attorno a me e resto a guardare quella bestia sbavarmi addosso senza avvertire neanche un rumore.
Nella pace irreale di quel momento, penso di aver capito come mai non piacciano proprio a nessuno, i mimi.
Serie: In dreams
- Episodio 1: Il mio sogno-mimo
- Episodio 2: Il mio primo sogno
Un incubo ben descritto!
Se avevo delle riserve sui mimi e i clown in generale, adesso la mia antipatia è cresciuta. L’aspetto più interessante di questo incubo è il tempo presente, forse il più adatto per descrivere un sogno, perchè com’è noto i sogni non hanno ne capo ne coda, e chi prova a raccontarli (ad esempio ad un amico) spesso si trova nell’imbarazzo di farsi capire. Sono una sequenza di impressioni e di sensazioni e quello che resta è l’angoscia, ben descritta e in questo racconto, in cui il disagio si fa soffocante. Comunque il mio incubo più ricorrente è un urlo sordo, che fatica ad uscire. Un po’ l’ho rivissuto leggendo.
Ciao Clelia, benvenuta tra di noi.
Il tuo è un incubo claustrofobico e irrazionale, che toglie il respiro al lettore e lo intrappola tra le righe.
Brava bel LAB
Grazie davvero <3
Ciao Clelia, a me il racconto è piaciuto. Disturbante, soffocante, come deve essere un vero incubo. Mi piace il tuo surrealismo, confesso che odio mimi e pagliacci fin da quando ero bambina, molto prima che Mr. King proponesse il suo al mondo intero 😀
Beh, io sono perplesso. Il racconto è troppo scolastico. Devi prosciugare il testo, eliminare quasi tutti gli aggettivi e qualche avverbio di troppo. La trama è fragile. Il cambio di parere sul mimo è scontato. Ci devi lavorare ancora molto e vedrai che migliorerà. Passo al secondo episodio, spero nella tua crescita.
Mi dispiace che non ti piaccia il mio modo di usare le parole. Personalmente non trovavo questo il mio racconto più brillante, ma ho deciso comunque di pubblicarlo per il lab. Mi sono iscritta esattamente per cercare di espandere il più possibile le mie conoscenze riguardanti la scrittura essendo io molto giovane ed avendo sempre scritto poche e semplici storie. Spero leggerai qualcosa che potrà entusiasmarti di più in futuro.
Un incubo inquietante! Sei stata brava a creare tensione. Il lettore è infatti spinto a continuare la lettura, per capire quale possa essere il finale. Brava! ?
Grazie mille, spero di fare lo stesso con gli altri episodi della serie che ho in mente
🙂
Mi piace come è costruito il racconto, ci trovo delle belle idee ed un bello stile narrativo. Solo che il finale non c’è… La storia rimane un pochettino appesa. Il mimo è assassino o sbava e basta? Sarà il mimo di Schrödinger..
Ciao Clelia, librick che trasmette molta inquietudine, un bell’effetto il mimo che si trasforma, anche a me ha ricordato, per certi versi, il caro buon Pennywise ?, e magari ti sei ispirato a lui. Hai reso davvero bene il contrasto tra una strana normalità, l’intimo terrore della protagonista e la mostruosità della bestia, brava davvero! Alla prossima!
Grazie mille! Sono contenta di aver trasmesso quello che avevo in mente, non credevo che fosse uno dei miei scritti particolarmente riusciti, ma vedo che sta interessanto molti 🙂
Una bella descrizione di un vero e proprio incubo, con tutte le caratteristiche del caso. Mi piace come hai usato alcuni “mattoni” classici dell’incubo, come l’essere invisibili agli altri, essere muti, essere intrappolati ed, ovviamente, la creatura mostruosa, incastrandoli a formare una storia che funziona (ed decisame inerente al tema del Lab).
Bello anche quel tocco di tenerezza del mimo prima della trasformazione “alla IT”, se mi passi il paragone :-). Mi piacciono i contrasti, ed il passaggio dal mimo rassicurante alla belva feroce è molto ben reso.
Bello!
Sono felice ti sia piaciuto tutto, Sergio 🙂