
Il pranzo
Serie: Mia cugina Elena
- Episodio 1: Mia cugina Elena
- Episodio 2: Il piccolo diavoletto
- Episodio 3: A casa della zia Carmela
- Episodio 4: Il pranzo
STAGIONE 1
La mamma aveva preparato i ravioli di ricotta al sugo di maiale, con pezzi di carne grandi quanto le mie mani. Mi avvicinai ai fornelli per assaporare e gustare con l’olfatto quello che il mio gusto avrebbe goduto da lì a poco. Alzai il coperchio della pentola col sugo, chiusi gli occhi e sospirai lentamente, e con l’altro mano feci segno a Elena di avvicinarsi, di godere con me quel momento sublime.
Quanto le cose devi ancora averle, stanno in tutt’altra dimensione, la loro consistenza, il loro colore, il loro profumo, la loro promessa avanza, inesorabilmente, verso i nostri sensi più lontani ed arcani. Vibri come se nascessi in quel preciso momento. Certo, poi, le cose, quasi sempre, perdono questo alone di divinità assoluta, rientrano nella sfera del normale. Ma… ma per quanto riguarda i ravioli al sugo che preparava mia mamma, no, questo non succedeva mai. Sublimi erano prima, sublimi rimanevano e rimarranno.
Elena, dando un’occhiata alla zia Carmela, come quasi a chiedere il permesso, si avvicinò a me e ridendo mi disse che in quel modo facevo raffreddare tutto, che potevo rovinare, con la mia sconsideratezza, per non dire altro, il pranzo. Mi passò per la testa di prendere quella chioma nera e abbassarla verso quel liquido odoroso che aromatizzava la cucina. Abbassai il coperchio e dissi a mia cugina.
«Guarda che qua non fa il freddo del nord, Elena, rilassati e godiamoci queste giornate di sole e mare.»
«Sì, hai ragione, non vedo l’ora.»
Mia mamma intanto aveva apparecchiato e ci chiamò a tavola.
Il tempo di lavarmi le mani, tornare e vidi mia cugina seduta col tovagliolo appeso al collo, con una postura da manico da scopa, quasi tesa. Fissava sua zia come si muoveva, la guardava posare i ravioli, uno dopo l’altro, sul piatto, con estrema lentezza e felice di farlo. Guardava i suoi occhi vivi, lucenti, sorridenti posare tra lei e me e i piatti che poco dopo si riempirono in maniera esagerata. Elena sembrava aver dimenticato del tutto il rito del pranzo della Domenica, dove tutto era calcolato, la tavola con la tovaglia migliore, d’occasione, le posate, quelle buone, d’argento, i bicchieri, quelli grandi di vetro spesso, colorati, i piatti, possibilmente quelli che si usavano nelle occasioni raririssime, come esigeva quel momento, il vino, quello dello zu Pippinu, il migliore. Il sorriso! L’allegria della convivialità, lo stare insieme, in silenzio, gustando i sapori familiari irrinunciabili. Tutto questo era pronto. Mi sedetti senza in assoluto religioso silenzio e cominciai a far scivolare il sugo tra le mie labbra insalivate.
Guardavo Elena, volevo vedere per quanto tempo quella sua postura durasse, quanti minuti avesse avuto bisogno prima di lanciarsi su quel piatto prelibato. Seppur fermandosi, sentendo un leggero rumorino che mia madre emetteva mangiando, una, due volte, poi si abbandonò completamente al convivio familiare. Mangiò tutti i ravioli, venendo meno alla decisione o convinzione che ne avrebbe potuto mettere dentro si e no la metà. La vidi addirittura chiudere gli occhi, assaporare la ricotta che, dolcemente, appagava tutto il suo palato. Mangiava e rideva.
Stessa sorte ha avuto il maiale che pazientemente aspettò il suo turno.
«Elenuccia mia, tu non sai quantu sugnu cuntenta» mia mamma cominciò a parlare mentre mangiava lentamente i suoi ravioli. Sorseggiando un po’ di vino rosso continuò.
«Dimmi, dimmi, comu ta passi dda supra? È veru ca ci piovi sempri? Hanno tanta di quell’acqua preziosa che potrebbero aiutarci, vuliennu, è veru? C’è friddu, veru?»
«Mamma, lasciala mangiari, non lo viri che si sta godendo i tà ravioli? Mangia pure tu, dai, hai altro mezzo piatto davanti.»
Mia madre, già un po’ sorda di suo, non sentì nulla di quello che avevo detto.
«Però una cosa te la devu diri, tu si ciù sicca! Ma chi fa nun mangi al nord? Ti la passi bona veru?»
«Sì zia, mangio e me la passo bene. Sto benissimo. Certo i primi giorni non sono stati facili, ma dopo un po’ ti ambienti, anzi, sai cosa ti dico, qualche giorno ti ci devo portare, ci vuoi venire?»
Mia madre a sentire quella voce, quel modo di parlare, un po’ rimase in silenzio. Mi guardò senza farsi notare da Elena e fu tutto un dialogo tra di noi.
“Sì, mamma, è lei, la tua Elena… sì, la stessa che ti rompeva tutto, quella che prendevi a scuola e gliela riportavi. Lei, lei è!”
“Nun po’ essiri!»
Poi, ripresosi e rassicurata dai miei occhi rispose a mia cugina.
«Elenuccia, che dici, no, iu mai lassu la Sicilia, e picchì mai? E poi, comu vinissi? Cu l’aeroplanu? No, amuruzzu miu, chiddu è na cosa ca non mi appartieni, è per voi giovani, noi autri vicciarieddi, lassatini stari qua, con le nostre convinzioni. Che ti posso diri, ca mi dispiaci, forse avissima chiedere scusa a tutti i giovani ca si ni vannu, questo si.»
Mia madre posò le posate con calma, si asciugò il muso col tovagliolo di stoffa e guardando negli occhi Elena con estrema calma e con toni di voce sommersa le disse:
«Noi autri abbiamo avutu i nostri problemi Elenuccia, mi ricordu ca, quannu eravamo giovani, e parlavamu fra cumpagne, ca un saccu di nonni e patri se n’eranu andati, ma no al nord comu hai fattu tu, no, iu ho vistu e sentitu i pianti de famigghi senza il patri o il maritu, o il figghiu, case desolate, vuote, lassati a caderi per terra. Distruzioni! Ma, Elenuccia, nun ti vuogghiu fari sentiri tristi. Ti dicu solo ca per voi, anchi se è sempri na cosa ca non va, è diversu. Comunqui, cari picciuttieddi, iu l’aeroplanu non lo piglio, mai! E ora mangiamu!»
Serie: Mia cugina Elena
- Episodio 1: Mia cugina Elena
- Episodio 2: Il piccolo diavoletto
- Episodio 3: A casa della zia Carmela
- Episodio 4: Il pranzo
Mi hai fatto venire fame 😅 mi sembra di sentirlo l’odore di quel sugo!
Vero? Allora buon appetito Arianna 😂
Mi diverte molto il tuo protagonista eternamente in lotta fra odio e amore. Lo sento molto attratto da quella sua cugina ‘strana’, quella che se n’è andata dal paese a fare fortuna. Quella che torna e non è più la stessa, in ogni casa c’è una ‘Elena’. Al contempo, lui non la sopporta, ne osserva ogni singolo movimento. Ne è quasi ossessionato. A me, Elena, pare essere completamente a suo agio, invece. Vediamo come va fra i due…
Si, una ragazza che man mano ritrova quello che forse non vedeva prima. C’è tanto oltre quello che riusciamo a vedere con gli occhi. Vediamo, la storia si sviluppa quotidianamente. Grazie Cristiana grazie sempre
Mannaggia, Nino. Ma che ne sanno? Io ci provo anche qui in Francia a fare un minimo di pranzo domenicale. Che ne so… Pasta o riso o furnu oppure pasta al nero di seppia. Qualche sera gli preparo pure le scacciate. Niente, mangiare da Roma in sù è assolutamente secondario. Si nutrono, non mangiano 🙂
Ciao Francesco, non per essere di parte, ma evidenzio il fatto che un pranzo domenicale, almeno una volta era così, diventava un pranzo di nozze, si teneva a quella riunione familiare tanto da offendersi. Oltre a quello che dici tu, per dei sapori unici! Una volta a Legnano, unac ragazza mi disse, voi al sud siete fortunati, avete la convivialità, la forza e il piacere di fermare il mondo per delle cose importanti , cosa che non riusciamo a fare qua a Milano. Forse oggi qualcosa sta cambiando, ma ancora a pasta co sugu, no😀
Scusatemi se mi infilo qui. Vorrei spezzare una lancia a nostro favore sottolineando le nostre digestioni lente…Un po’ di comprensione, suvvia 🙂
😂😂 hai ragione Cristiana, sicuramente oggi al nord si mangia bene, quando vado dalle mie figlie e trovo conferma, io sottolineo il fatto di una certa sacralità di cose andate perse al sud e mai state al nord. Comunque Cristiana nessun campalinismo, vi vogliamo bene, soprattutto a chi come te lo permette 😘 Ciao
La mia è lentissima, infatti faccio il quasi-vegano cinque o sei giorni su sette 🙂 La domenica però si mangia.
“Alzai il coperchio della pentola col sugo, chiusi gli occhi e sospirai lentamente”
L’ho fatto anche io, tantissime volte!!! 👏 👏 👏
Ciao Alberto, sensazioni divine!
Bello pieno di energia, si sente che ti diverti a scrivere. E sei capace anche di trasmettere questo tuo entusiasmo a chi legge. 👏👏👏
Grazie Nicola, sì, scrivere mi serve, come del resto a tutti noi, per tante cose, anche divertendosi, perché no.
Grazie kenji
Oh, che bello!