Il primo demone

Serie: In una strana notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: In una strana e fredda notte

Poco più avanti, da dove la fontana non si vedeva, la strada era illuminata da quattro lampadine esatte. Tremolanti, incerte se restare con me o no. Qualcuna aveva già, provvidenzialmente, deciso di entrare nell’oblio di quella notte. Mi trovai sotto uno di questi lampioni, spento e confuso tra la leggera nebbia che iniziò a scendere su di noi. Appoggiai il mio corpo impaurito in attesa di capire quale fosse quel grido che sentivo ancora distante ma non tanto. Era come se facesse capolino dentro di me, urlasse a tutti i miei organi, li scuotesse a morte e riuscisse a perdersi nel mondo esterno lugubre e freddo di quella strana notte. Sentivo una voce, possente, decisa, dura. Allungai la mia testa, spalancando gli occhi all’inverosimile, per individuare quell’uomo che sempre più si avvicinava a me. Nel segno dell’incoscienza, invece di andare via e tornare a casa, mettermi a letto e aspettare la dolce mattina, andai avanti, spostandomi verso l’albero che occludeva la mia visione. Mi portai sotto di esso e mi accorsi che in fondo al viale c’erano sei figure, indefinite, sistemate a plotone, come se imbracciassero ognuna un fucile, pronte a eseguire l’ordine di sparare. Mi sentì un condannato a morte. Ogni mio respiro volle chiedere più aria del precedente, fino a perdere quasi lucidità. Sei! Contai più di una volta; sei! Ma non erano sette? Il rumore che copriva la notte, nato dal triste suono dei mie passi incerti su quell’asfalto bagnato, dal fremere freddoloso delle foglie agitate, dal sibilo del vento, che come nave incerta in un mare in tempesta, portava l’avvolgente nebbia spargersi fra i miei occhi e il mio terrore. Fermai le mie gambe, a fatica: tremavano. Sentii l’asfalto che come un’eco ribadiva la strana presenza, la settima! Chiusi gli occhi per un attimo, racchiusi in me le forze necessarie per gridare un urlo pauroso.

«Chi sei? Che vuoi? Fatti vedere. Che volete da me? Perché sono qui?»

Tra il battito del cuore confuso nel suo ritmo e l’ansia mortale di non sapere nulla, nella certezza di non vedere altro giorno, aspettai la mia sorte.

«Io sono tua Madre, tuo Padre, il tuo essere totale. Tu, misero uomo, tu elevato a Dio, ti sei prostrato ai miei piedi. Hai leccato le mie unghie sporche, hai goduto della tua assurda ego, tu non altri che miserabile essere spregevole. Eccomi al tuo cospetto.»

Cominciai a girare su me stesso, alla ricerca estenuante di quell’uomo o chissà quale altra figura aliena mi stesse parlando. I capelli, avvolti nel buio umido di quella notte, mi impedivano una retta visione. Sentivo solo quella voce farsi sempre più forte. Avevo paura. Volevo scappare, ma rimasi immobile, pietrificato. Le sei forme umane erano lì in fondo come ad aspettare il loro turno.

«Come ti sei sentito da superuomo? Dimmelo. Tu, padrone del mondo vicino a te. Cosa mi dici del vecchio professore, colpito a morte dalla lama delle tue umiliazioni? Come hai potuto dormire le notti serenamente quando chi moriva e lasciava questo mondo subiva tutto il loro dolore per causa tua? Dovuto al tuo malessere. Tu, malato d’anima, tu, boia di sentimenti, ascoltami, vieni ad uccidermi!. UCCIDIMI! Comincerai a vivere finalmente.»

Sentii quel grido infernale scrutare il cielo annerito di quella notte. Forse era diventato un uccello, forse girava attorno a me senza farsi vedere, invisibile alla mia coscienza, un rapace di serenità.

«Fatti vedere, chi sei? fatti guardare negli occhi.»

Dissi con voce incerta.

«Io non ho occhi per vedere, non ho bocca per baciare, non ho testa, non ho corpo affatto. Non hai nulla da vedere in me, ma in te. Entra in te e vedrai il mio mondo. Sei venuto tante volte. Non ricordi affatto le nostre mense, quelle lauti cene, alla faccia dell’umile, del povero, del nulla! Scruta il tuo cuore, percuotilo, aprilo e vedrai scorrere la mia forza bruta. Tu, uomo misero, apriti, io, ora, entro in te, e tu, lasciati vincere. Scansati!»

La voce era profonda, come se davvero provenisse dal sottosuolo, come se con la sua forza sussultoria, venisse fuori da chissà quale infero e con forza centrifuga mi avvolgesse nella cruda analisi del mio essere. Sconosciuto.

Uno straniero, non identificato, mi fece visita. Sentii fremere tutto il mio corpo, come una forza distruttrice di un fulmine il quale avesse scelto il mio corpo per trarne destinazione finale, e scaricare tutta la sua potenza in quella strana notte.

Ebbi un momento di quiete. Non sentii più nulla. Nessun rumore, né l’acqua cadere, né le foglie tremare a se stesse, né il mio arrovellarmi nell’anima. Tutto ebbe e assunse una serenità inaspettata. Fuori di me tutto tacque.

Dentro sentivo sussurrare lamenti pacati. Immergersi nella mia coscienza con discreto silenzio.

Un olezzo di violetta raccolse le mie arroganze e ne fece falò. Un fuoco acceso fu mostrato ai miei occhi nascosti, una fiamma di speranza.

«Eccoti con me. Ecco il fiore della speranza. Prendilo, annusalo con amore e fatti trasportare nel nuovo mondo. Nessuno adulatore è il benvenuto, nessun uomo morirà indegno di conoscerti. Vivi!»

Presi quel fiore con le dita del cuore aperto e corsi verso me in quella strana notte.

Serie: In una strana notte


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Discussioni

  1. A volte ci troviamo, tristemente, sotto un temporale a prendere il sole, ad abbronzare la nostra pelle, a renderci belli e presentabili in virtù di certe regole, senza capire realmente come e dove ci troviamo veramente. Presi da un miliardo di cose sotto il sole, dimentichiamo che c’è anche una notte da passare, a riflettere e correggere e compensare.

  2. Molto interessante qiesta nuova serie. Uno stile completamente diverso rispetto a quello che ho già letto di te, mi è piaciuto molto. La frase finale “corsi verso me” mi ha incuriosita … vediamo come procede!

    1. Ciao Dea. grazie intanto per la lettura deel’episodio. Sì, questo è il mio stile, diciamo che io, naturalmente, scrivo così, frugando fra l’animo umano, perdendpmi in ciò che non è del tutto emerso. Nella serie “I tormenti d’animo”, una serie un pò dura se vogliamo, sia a scriverla che a leggerla, si nota bene quello che tento di dirti. Sono aspetti dell’uomo che mi affascinano. E’ un pò cupo, triste, se vuoi, ma di vitale importanza. Grazie sempre della tua attenzione.