Il Titanic italiano 

Serie: Come le conchiglie


Genova, Locanda Lepre, 25 ottobre 1927 

Edmondo sfogliò il giornale e, quando lesse la notizia, nei suoi occhi si raccolsero tutti i pianti del mondo.
Un terremoto interiore gli sconvolse le viscere e, con l’anima dissestata, realizzò che il mare lo aveva tradito. Di nuovo. 

Offese Dio e il suo creato e, mentre bofonchiava quelle frasi infamanti, l’aria gli passava tra i denti urtando contro le gengive gonfie, violacee e striate di sangue. Violacee erano anche le chiazze che gli ricoprivano la pelle: lividi scuri, portati in superficie da vasi sanguigni stremati.
Nello specchio posto di fronte al letto su cui era disteso, si guardò le braccia plumbee e quelle gengive storpiate.  

Oltre al danno, la beffa, – si disse con tono sarcastico. Non era sufficiente che il mare lo avesse derubato di tutto, no; ci mancava anche lo scorbuto! Quando il medico glielo aveva diagnosticato, Edmondo non sapeva nemmeno cosa significasse quella parola dal suono aspro. Il dottor D. gli aveva spiegato che c’era da aspettarselo, che quel morbo affliggeva, più di tutti, i marinai, privati durante le loro lunghe traversate di alimenti contenenti la vitamina C.
 Gli aveva poi prescritto una minuziosa cura, sconsigliandogli vivamente di ripartire. 

Al giovane non era stata offerta alternativa. Doveva accettare quella pausa forzata e acconsentire alla proposta della maîtresse che gestiva “La Lepre”, di offrire cure e ospitalità a quell’uomo che lì, sulla terraferma, non aveva più nemmeno un letto in cui poter soffrire in santa pace.
 

L’insolito strepitio proveniente dalla camera dell’ospite, fece allarmare Wanda che si precipitò per andare a controllare. Aprì rapidamente la porta che emise un fastidioso cigolio, e squadrò Edmondo. Aveva stampata sul viso l’espressione di chi è rimasto orfano persino della Speranza.  

In quell’attimo le parve che tutti gli sforzi da lei compiuti per aiutare quel giovanotto che aveva cominciato a scuoterle i sensi e a riscaldarle le più gelide paure, si fossero vanificato.
Da quando era stato permesso che il navigatore senza dimora trovasse ricovero nella locanda, Wanda si occupava personalmente di lui. Gli portava da bere un paio di caraffe d’acqua al giorno e, da mangiare, frutta fresca e verdure di stagione, così come raccomandato dal medico; gli teneva compagnia tra le pareti di quella stanza spoglia che aveva cercato di rendere più accogliente con fiori appena colti e nastri colorati; gli raccontava cosa accadeva giù al porto o al mercato, e qualche volta riusciva quasi a farlo ridere. 

Ma adesso, con quel giornale sgualcito sul ventre, Edmondo le sembrava un altro, come se fosse tornato l’estraneo e taciturno marinaio che se ne stava seduto al bancone.  Wanda non poteva restare indifferente a quel mutamento, e allora parlò: 

– Voi piangete, imprecate contro L’Onnipotente e contro il mare, ma il vostro delirio non vi permette di vedere quanto siete stato fortunato. Se solo pensaste che, in assenza della vostra malattia, su quella nave potevate esserci anche voi. Adesso potevate giacere, cadavere tra i cadaveri, in fondo al baratro!

Mentre pronunciava quelle parole, i suoi occhi si inumidirono.

Poi continuò: – Voi mi dite che il destino vi ha sempre remato contro. E se questa volta si fosse voluto far perdonare?

Edmondo sembrò concordare con lei e, rabbonito, le fece cenno di sedersi accanto a lui: le vene di Wanda s’infiammarono.

Più si avvicinava, più era presa da un’irresistibile smania di stringerlo forte e ricoprirlo di baci. Poco importava se la sua bocca fosse ancora devastata dai segni dello scorbuto: era stata davvero troppo vicina dal perderlo per sempre.

Prima di rendersene conto, era già col viso ad un palmo da lui. Una piacevole sensazione le si agitava nello stomaco e la muoveva sempre più in là, fin quando non furono labbra contro labbra. Gliele sfiorò quasi, ma Edmondo, dapprima impassibile, la allontanò: –Non posso, non fatemi questo. Per favore, andate via!

Wanda provò vergogna e uscì dalla stanza. Chiuse la porta, ma non il cuore.

Serie: Come le conchiglie


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Discussioni

  1. Ciao Martina, i sentimenti di Edmondo sono comprensibili, è troppo legato al ricordo della sua amata, e leggendo circa la nuova tragedia da lui scampata forse, e dico forse, per un attimo, ha pensato che se fosse annegato su quella nave avrebbe raggiunto la sua anima gemella. Ma è solo una mia sensazione. Riesci sempre al meglio ad esprimere i sentimenti ed ogni emozione, a trasmettere quella malinconia come pochi, e sempre emozionante leggerti. Spero che Wanda possa in qualche modo far breccia nel cuore di Edmondo, o che comunque, quest’ultimo possa liberarsi di questo fardello che continua a perseguitarlo. Un caro saluto, alla prossima!