IL VOLTO NELL’ACQUA 

Serie: REALTÀ NASCOSTE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Arkon si ritrova prigioniero nel suo mondo interiore insieme al demone Luvart, assoldato da Lucifero per recuperare il Cerchio del Guardiano, che lo stesso Lucifero aveva estorto allo Stregone. Ora però i due dovranno affrontare un nuovo mistero.

   «E queste cosa sono?» Il demone guardava incuriosito le strane creature che stavano volteggiando sopra la loro testa.

   Erano tantissimi piccoli insetti che emanavano un forte bagliore azzurro alternato a forti pulsazioni di un bianco accecante. Svolazzavano pigri attorno a loro, avvolgendoli sempre di più con un lento vortice. L’impercettibile ronzìo delle ali echeggiava timidamente tra gli alberi del bosco, che con i loro rami distanti rappresentavano l’unica scenografia per quella rappresentazione di luci.

   «Sembrerebbero delle lucciole» constatò Arkon, mentre osservava una decina di quegli insetti che gli si erano appoggiati sul palmo della mano. «Cosa può significare tutto questo?»

   Intanto, senza quasi che se ne accorgessero, i due si stavano man mano ricoprendo di quelle presenze luminose. Entrambi i loro corpi ormai emanavano la stessa luce intermittente. Si guardarono l’un l’altro, rapiti da quello spettacolo.

   «È strano» esordì ad un certo punto Luvart, fissando il corpo luminoso dell’altro «non riesco a staccarti gli occhi di dosso. Queste luci alternate…»

   «È vero» gli rispose l’altro «anch’io non riesco a distogliere lo sguardo da questi bagliori. È come se mi attirassero verso di loro.»

   «Già, è proprio così» disse il demone, come inebetito. Ma poi proseguì con tono allarmato: «Ehi, non riesco a muovermi!»

   «Anch’io non riesco a muovermi!» avvertì di rimando Arkon. Con gli occhi fissi su quel lampeggiare ipnotico, i loro corpi non rispondevano più ai comandi della loro volontà.

   «Questa è un’altra trappola!» fece allora Luvart, iniziando a preoccuparsi.

   «Può essere. Se così fosse, allora queste lucciole non sono altro che un altro dei miei demoni interiori» riflettè l’uomo. «Dobbiamo liberarcene al più presto. E tu devi aiutarmi, come hai promesso.»

   Le parole uscivano fluide, ma i loro cervelli si stavano addentrando sempre di più in un labirinto fatto di immagini sfuocate e colori sovrapposti. Arkon non sentiva più la terra sotto i piedi, rapito completamente dentro alla sua allucinazione. Eppure era cosciente. Si trattava di una stranissima impressione: da una parte quella sensazione era confortevole, ritrovandosi cullato così nella tiepida sicurezza dell’immobilità. Allo stesso tempo, però, capiva che la sua mente era narcotizzata, e con essa anche il suo spirito. Avrebbe voluto reagire in qualche modo, ma era come se fosse lui stesso a trattenersi dal farlo. Perché stava bene lì dov’era, in quell’illusione.

   Anche Luvart era preda ad una qualche alterazione mentale, proiettato in una dimensione nella quale si riconosceva bloccato nella condizione eterna di servo. A differenza dell’altro, il suo stato non era piacevole. Un’alone di pensieri negativi avvolgeva i suoi pensieri, inducendolo a ritenersi un incapace a prendere in mano la sua vita. Si stava perdendo nei dedali dell’ignavia, lasciando che fosse sempre il suo Padrone a prendere le decisioni e a dirgli cosa fare. Si sforzava con tutto sé stesso per bussare alla porta della libertà, non rendendosi conto che per aprirla bastava usare la maniglia: dipendeva solo da lui. Forse non ci credeva fino in fondo? Magari stava bene in quella sua condizione, pensava, perso nei flash davanti ai suoi occhi.

   Ma la natura demoniaca di Luvart giocò per fortuna a loro favore. Dagli abissi di un cuore nero nato dall’Oscurità, il demone riuscì a richiamare una forza misteriosa, una sferzata di energia che frantumò in un istante il vello manipolatorio creato delle lucciole. Riuscì a risvegliarsi da quell’incubo e a riprendere coscienza. Per reagire. Usando i suoi artigli spazzò via gran parte di quegli insetti nefasti, che stentavano a staccarsi, ancorati com’erano con le loro zampette uncinate. Poi aiutò Arkon, ripulendogli il corpo.

   «Grazie» disse l’uomo, finendo di scrollarsi di dosso le ultime lucciole.

   Le videro volare via in sciame, per poi tornare a posarsi sulle fronde degli alberi.

   «È meglio che andiamo via da qui.» Luvart sembrava provato da quell’esperienza. Aveva dato un’occhiata all’interno di sé, e si era accorto di come stesse buttando via la sua esistenza. «Finchè siamo in movimento quelle maledette bestiacce non ci attaccheranno.»

   Si addentrarono quindi nella fitta selva, facendosi strada nel groviglio di rami e arbusti. Luvart camminava davanti, aprendo la pista spezzando tutto ciò che ostacolava il passaggio. La luce azzurrognola della vegetazione conferiva un non so che di spettrale all’ambiente. In più, il silenzio derivante dall’assenza di ogni animale suscitava un’angoscia latente.

   Finalmente uscirono da quel claustrofobico tunnel vergetale aggrovigliato. Videro un piccolo corso d’acqua che serpeggiava attraversando il bosco. I due ebbero la stessa sensazione: si guardarono con un’espressione interrogativa, per poi avvicinarsi prudenti.

  «Vado io» si offrì Luvart. Sarebbe sbucato fuori dall’acqua qualche altro mostro?

 Avvicinatosi al ruscelletto, il demone si concentrò profondamente, avocando a sé tutti i suoi poteri magici per scandagliare l’occulto e cercare di visualizzare se si celasse qualcosa all’interno dell’acqua. Non vide niente. Fece un cenno ad Arkon, che si avvicinò, capendo che non c’era pericolo. Erano molto assetati, così si inginocchiarono, sporgendosi dalla riva per bere qiualche sorso.

   Specchiandosi nell’acqua, però, si accorsero di qualcosa alle loro spalle. Era un’immagine sfuocata, come una foschia che lentamente dietro di loro stava assumendo le sembianze di un volto gigantesco. Finchè non si distinsero chiaramente i lineamenti deformi di un’espressione diabolica.

   «Vieni, scappa!» gridò Arkon a Luvart, alzandosi di scatto per allontanarsi oltre il ruscello. L’altro gli venne dietro correndo veloce.

   «Un altro demone! Non ci danno tregua» disse poi Arkon ansimante, una volta che si furono allontanati dal posto di prima.

    Luvart annuì. Non disse niente, ma era più che sicuro che quello che avevano visto non era di certo un altro dei demoni di Arkon. Quello era il volto del suo Padrone.

Serie: REALTÀ NASCOSTE


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni