
In Festa
Serie: De madrelingua romana
- Episodio 1: Aó! Forse è de passaggio (st’episodio me sa lo cancello)
- Episodio 2: Dai che je la fai! Aò!
- Episodio 3: E andiamo!!!
- Episodio 4: “O così o non se ne fa niente!”
- Episodio 5: Niente de niente
- Episodio 6: Laboratorio = Alt = Doc
- Episodio 7: InKiEstA
- Episodio 8: In Festa
- Episodio 9: Autostrade
- Episodio 10: Arrivati, in entrambi i sensi
STAGIONE 1
Traslocare. Davvero lo stavo facendo? Ma soprattutto… è davvero nostra tutta sta robba!?! Per fortuna che c’era Zio Igino, e il suo maxifurgone nel quale caricammo tutto: valigie, mobili e ricordi. E la sedia a dondolo de vimini de Nicolina. Lei c’aveva solo quella.
Alle ore due, presi la mi machina dar piazzaletto, salutai l’amico abusivo pe’ l’ultima volta e parcheggiai in doppia fila vicino al furgone de zio.
Mia mamma pianse, pure Nicolina. Pur’io. Molto dopo e molto di più pe’ la disperazione. Ogni volta che accennavamo a partire, col furgone carico carico di… (lo facevate sto gioco?Spetta quello era er treno) arrivava qualcuno! Bloccammo er traffico, diciamo. Meno male che Trastevere è ZTL e le macchine che stavamo a bloccà pe’ adesso erano sostanzialmente tre, di cui una era quella della cassiera del supermercato express che non regalava mai le buste.
“Fedò! Che parti senza salutamme? Fedò ‘spetta! Prendi questo!”. La scena si ripeté quasi all’infinito. Co mi madre che come nei film si voltava a rallenty…(solo perché je faceva male l’anca e sorda com’era je ce voleva er terzo richiamo)…E puntualmente erano baci, abbracci e chi poteva: er pensierino. Dove mamma non riusciva mai a trattene la lacrima.
Perfino alla consegna della pallina del cane della Gigia bagnata de saliva sorrise commossa, ancor di più all’abbraccio stritolatore de la Gigia ormai diciottenne a cui mi madre aveva fatto da seconda mamma; poi sospirò felice alla caciotta de Sandro dell’ alimentari, non so se più pe la caciotta, o pe’ Sandro “occhi azzurro cielo”; agli gnocchi de sor Cesare, (a ripensacce forse più pe’ Sandro!); al bel tocco de porchetta dar figlio der vecchietto der primo piano, che non me ricordo come se chiama, ma venne caruccio apposta da “li castelli” pe salutà mi madre!
E poi tanti altri, e altre, come non citare le amiche de briscola: Maria Carmela Assunta (non so’ le tre, è una sola) Cecilia e sora Erminia. Insomma, ora si che stavamo a stoppà er traffico! Insieme a tutti l’altra gente, il trio “coppe, spade e bastoni” attese che la machina partisse, ognuna col fazzoletto in mano. J’ annava via er quarto. Come avrebbero fatto senza, fu la più grande angoscia che mi madre portò nel core lasciando casa.
Quanto a me, la scena che me colpì de più prima di montare in macchina, fu la corsa affannata de Mariella la giornalaia. Non l’avevo mai vista uscire dall’edicola. L’avevo sempre conosciuta come la Gioconda, a mezzo busto. Rimasi sorpreso al vederla tutta intera, così come ciò che le era appena caduto dalle mani: gli ultimi dieci romanzi Harmony che mi madre amava divorare, quasi quanto Nicolina co le parole incrociate.
Nicolina infatti mi chiese subito una penna ed emozionata salutò e salì in macchina. Anche io ebbi un regalo dalla mitica Mariella: l’ultimo Corriere dello Sport. Dopo avrei visto solo rosa… che tristezza ragazzi!
Insomma, quel giorno facemmo un bagno de folla, solo er Papa ce fece concorrenza. Tanta, tanta gente, mi resi conto che Fedora non era solo mamma mia, e l’amore mio, ma l’amore del rione tutto. Mancava solo spuntasse la banda da ponte Garibaldi, co’ tutti i mille ar seguito!
Mi madre manco a dirlo, aveva ricambiato l’affetto della gente con ringraziamenti pe tutti, salutando con altrettanto trasporto, e distribuendo ciascuno, un sacchetto de polpette, confezionate come li confetti a numero dispari e dentro una vaschetta de alluminio infiocchettata. Infatti l’ultima cosa che mi madre aveva fatto prima de lascià casa, era stato pulì la cucina, attiva già dalle sei del mattino. Non avevo mai visto tante polpette tutte assieme!
Alla fine con tre ore de ritardo partimmo alle 17.07. Mamma assorta nei suoi pensieri fece tutto il viaggio, o quasi, in silenzio, ma non ce l’aveva con me. Era un silenzio malinconico e tenero pe’ Trastevere sua che lasciava pe la prima volta. Con lo stesso sguardo dopo un pò che stavo guidando mi disse che non voleva lo facessi con il buio. Mi chiese di fermarci per la notte, era parecchio stanca.
Al mio sì, d‘improvviso, mi accorsi che non lo era più! Con mia sorpresa tirò fuori i walkie-talkie di quando ero piccolo e chiamò Nicolina che seguiva in seconda, con zio Igino alla guida. Afferrato il cellulare con l’altra mano, la vidi andare su Google.
La guardai ancora, illuminata dalla luce azzurrina del cellulare intenta a fare una ricerca sul web con quei polpastrelli che veloci sulla tastiera si muovevano come il più esperto dei teenager.
Ma chi era mia madre? La regina del rione, o una spia in incognito?…o tutte e due?
– Trovato! – esclamò Fedora alzando il pugno. Aveva prenotato pure con Booking!
Raggiungemmo l’agriturismo facendo una deviazione a sette chilometri da Firenze. Sta volta il mutismo era il mio. Seguii zio, mi madre e Nicolina lungo il vialetto in silenzio. L’appartamento aveva un divano letto e una camera matrimoniale, già pronti per la notte. Mia madre ringraziò e prima che potessi domandarle qualcosa, aprì la porta della camera e svelta prese il braccio di Nicolina trascinandola dentro.
Non le dissi niente il mio cervello era stanco, avevo bisogno di resettare. Guardai Zio Igino, lui mi disse di non preoccuparmi, di solito non russava. Lasciammo le due amiche nella camera e ci rilassammo un pò in soggiorno prima di scendere per la cena. Zio Igino era da sempre uno spasso!
Dimentico di quello che aveva fatto mia madre in macchina poco prima, mi gustai la cena preparata dai gestori, davvero ottima. Ringraziai più volte pagai e li salutai cordialmente. Mia madre infondo aveva avuto un ottima idea, che serata fantastica!
Sostai un attimo sotto il portico su quella collinetta circondata dal verde, dove basso era l’ inquinamento luminoso, e mi ricordai di quanto fossero belle le stelle. “E vidi me stesso quaggiù, piccolo e disperso errare tra le stelle in una stella”…poi mi madre tirò fuori il cellulare e la luce bianca mi flesciò in viso. E al posto delle stelle mi apparve Carlo.
“Sai il tuo amico è andato da Maison du Monde a comprarti le sedie! Non volevo spoilerartelo ma è stato troppo carino, guarda mi ha inviato il video!” disse mi madre mostrandomelo a due centimetri dal naso
Rimasi basito, le parole mi uscirono a stento.“Mamma scusami volevo chiedertelo anche prima… ma… come si chiamava l’insegnante del corso di pc che hai frequentato al centro anziani? E comunque che ne sai se il mio amico milanese sta a Maison du Monde? Non ti ho mai parlato di questa fissa di Carlo!”- risposi. Ne le ho mai dato il numero di Carlo! Oh si?
“Sono andata su Facebook prima e ho controllato la geolocalizzazione ” – rispose Fedora
“E da quando hai Facebook? – le chiesi ancor più incredulo notando il numero dei follower. Ronaldo ne aveva meno. “Lo sai che non voglio! Sono contrario a… Faccialibro, può essere pericoloso per te! E comunque ma’ sei strana! Usi parole come spoilerare, geocalizzazione!… a proposito, che io sappia, se siamo in due città diverse, non ti dice dove di preciso si trova una persona tipo Carlo, ma solo la città, giusto?” – dissi mettendola sotto scacco
“Ma si infatti…” – rispose Fedora, facendo cadere la frase
“Ma si infatti” – ripetei tra me, facendo una smorfia.
Ma che facevano le due comari quando andavo a lavoro? Non credo di aver mai visto mia madre così esperta di tecnologia! La guardai per un lungo attimo cercando i suoi occhi, ma non alzò lo sguardo da quel cellulare. Guardai Nicolina, anche lei con lo sguardo fisso sull’auricolare che mi madre le aveva affidato per districarlo dai nodi. Che Nicolina prontamente con le sue mani disfava e riannodava meglio de la Penelope da Itaca. Le porsi la mano aperta con tenerezza e poco dopo glielo riconsegnai. Nicolina sfoderò il suo sorriso a due denti. Sorrisi di rimando. Spie queste? Vincè stai fori proprio.
Le guardai con affetto, e prendendole entrambe a braccetto le condussi verso l’appartamento. Era ora di mettere a nanna le bimbe. Anche perché l’aria era diventata troppo umida. Infatti voltandomi mi resi conto che zio Igino era rientrato da un pezzo. Appizzando l’orecchio sentii il gracchio della televisione. Poretto, avoja ad aspettarci sveglio! Anche se, quando entrai, era tutto buio.
No, non era la tv. Sospirai. Zio Igino nun se svejò manco quando accesi la luce. Non cercai neanche di smuoverlo per arrestare il frastuono. Fa niente, avrei di sicuro preso sonno sta sera anche in mezzo ad una giungla in festa!
Baciai mi madre, dandole la buona notte. Le dissi grazie. Mi resi conto solo ora di quanto le avevo chiesto. Lasciare il suo tutto per me. Dissi grazie anche a Nicolina e lei ricambiò d’impulso con un abbraccio. E la previsione meteo per domani. Disse che in tarda mattinata ci sarebbero state delle potenti raffiche di vento e una forte pioggia, e che sarebbe stato meglio mantenere un andatura veloce per arrivare prima a destinazione.
Un andatura veloce… per arrivare a destinazione… decisi in quell’istante che pe’ sicurezza, avrei rinnovato il mio intero guardaroba e buttato gli abiti usati tutti. E una volta a Milano sarei entrato nel primo negozio di abbigliamento, e da solo!
Serie: De madrelingua romana
- Episodio 1: Aó! Forse è de passaggio (st’episodio me sa lo cancello)
- Episodio 2: Dai che je la fai! Aò!
- Episodio 3: E andiamo!!!
- Episodio 4: “O così o non se ne fa niente!”
- Episodio 5: Niente de niente
- Episodio 6: Laboratorio = Alt = Doc
- Episodio 7: InKiEstA
- Episodio 8: In Festa
- Episodio 9: Autostrade
- Episodio 10: Arrivati, in entrambi i sensi
Ahahahah meraviglia! Spassosissimo!
Grazie Maria! Contenta ti abbia fatto ridere 🙂
Ciao Maria Anna, anch’io adoro Fedora! 😀
Mi ricorda che succede a me, quando vado a qualche colloquio con uno dei nuovi professori di mia figlia. Amo vestire comoda, tipo tuta da ginnastica eternamente nera, e raccolgo i capelli con un mollettone. Tipica indigena locale che smozzica a fatica l’italiano. In effetti, quando esco sono un po’ allucinati e io ne godo nel profondo… Sono cattivissima!
Quindi anche tu sei una spia? :D… “tipica indigena locale che smozzica a fatica l’italiano” …. ahahahh XD XD guarda che potrei prendere spunto! :)))) grazie Micol son contenta che Fedora ti piaccia :))))))))))))))))))))))))))))))
Ciao Maria Anna, Fedora è proprio un bel personaggio, mi piace tantissimo! Ma quante polpette distribuisce???? A parte questo, la madre tecnologica mi fa pensare sul quanto sia inadatta l’espressione ” la tecnologia non è roba per vecchi” perché tutti hanno diritto all’uso di Internet e di tutte le diavolerie esistenti al giorno d’oggi! Una madre moderna, un po’ strana? ma che in fondo sono convinto che sia giovane dentro! Il tema del distacco ha dato una punta amara a questo episodio come al solito godibile e divertente? alla prossima polpetta???!
“Alla prossima polpetta” mi piace! :DDDDDDD posso inserirlo da qualche parte? :)… grazie son contenta ti abbia fatto ridere e ti piaccia Fedora :))))))))))))))))…e grazie anche per la tua riflessione, concordo appieno!
La mamma insospettabilmente tecnologica è spassosissima, così come la distribuzione delle polpette nel rione. È un momento drammatico, quello dello sradicamento, ma vedremo a cosa porterà.
Ciao Tiziano, grazie :)))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))) per avermelo fatto sapere, son contenta ti sia piaciuta la mia Fedora
Fedora è un bel personaggio. Chissà se esiste davvero…